I tempi sono cambiati, cara Belén | Gad Lerner.
Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
L’esibizione dell’inguine tatuato di Belén è stata il culmine di un’operazione di marketing ben congegnata intorno alla soubrette più amata dagli italiani, elevata a simbolo del desiderio erotico. Prima erano venute le foto senza veli di Giovanni Gastel su “Vanity Fair”, poi la mossetta scosciata con farfallina sul palco di Sanremo, proposta insistentemente come ulteriore salto di qualità nel linguaggio della trasgressione femminile; un po’ come il soliloquio dell’anziano cantante Celentano è stato proposto quale ulteriore salto di qualità della trasgressione maschile.
Sono molto lieto che di fronte all’abuso smaccato dei corpi virtuali da desiderare, in questo paese abbiano cominciato a manifestarsi per reazione degli anticorpi. Gli anticorpi della protesta guidata dal ministro delle Pari opportunità, Elsa Fornero (finalmente ne abbiamo una che non sembra la parodia della carica che riveste: ricordiamo della Carfagna scatti fotografici che fanno impallidire la performance di Belén) sono formidabili perché ci parlano di corpi veri. Sveglia, maschi! Continua a leggere
Internazionale » La fine del ciberflâneur
Evgeny Morozov
Agli albori di internet, l’idea di esplorare la rete come un territorio vergine, ancora non colonizzato da governi e multinazionali, era romantica.

L’altro giorno, mentre rovistavo in una pila di articoli più o meno vecchi sul futuro di internet, il mio occhio si è posato su un oscuro saggetto del 1998 pubblicato, tra tutti i posti possibili, su un sito che si chiamava Ceramica Oggi. Celebrava l’ascesa di quello che definiva il “ciberflâneur”, l’utente che vaga per la rete in cerca di nuove scoperte. Il luminoso futuro digitale, all’insegna del gioco, dell’intrigo e della casualità, attendeva questo misterioso personaggio del mondo virtuale. Una simile visione del domani era inevitabile, in un’epoca in cui si scriveva che “internet e l’autostrada dell’informazione sono diventate ciò che la città e la strada erano per il flâneur di un tempo”.
Incuriosito, ho quindi deciso di scoprire che fine ha fatto il ciberflâneur. Pur imbattendomi in altri commentatori dell’epoca convinti che la flânerie online avrebbe prosperato, il triste stato in cui si trova internet oggi lascia supporre che si sbagliassero di grosso. Oggi i ciberflâneur sono una rarità, e la ciberflânerie è in netto contrasto con il mondo dei social media. Cosa è andato storto? Dobbiamo preoccuparci? Continua a leggere
Come (è possibile) cambiare gli italiani? – Corriere.it.
Non siamo previdenti come la formica della favola; ma siamo troppo smaliziati per non intuire il destino della cicala
Se davvero Mario Monti volesse cambiare il modo di vivere degli italiani, Giulio Andreotti dovrebbe aggiornare la sua massima: i pazzi non sono soltanto quelli che credono di essere Napoleone e riformare le Ferrovie dello Stato. Ma il presidente del Consiglio non è pazzo. Semmai silenziosamente euforico e, di conseguenza, incauto. Perché bisogna abbandonare ogni cautela per dire agli italiani una cosa semplice e ovvia come questa: «Qualsiasi riforma sarà effimera se non entra gradualmente nella cultura della gente».
Non credo che Mario Monti, nella sua intervista a Time, intendesse «bocciare gli italiani», come riassume il Giornale . Ma è evidente: non intende neppure assolverci e applaudirci qualsiasi cosa facciamo. È questa la tentazione di ogni leader in ogni tempo e in ogni Paese: si chiama populismo, e porta prima illusioni, poi amare sorprese. Un leader non ha facoltà di condurre; ne ha il dovere. Se seguisse tutti gli istinti dei suoi elettori, in cambio di popolarità e voti, farebbe il loro male. Non è così che si aiutano le nazioni a crescere (neppure i figli). Continua a leggere
Sogno realizzabile e perciò di tutti noi.
di walter maccari
Questo bene così richiamato, ma che diciamolo francamente è un intendimento e segno, da troppi anni è stato indirizzato e frainteso nel bene individuale che è forma e sostanza di una ideologia capitalista, che i novelli tardo-liberisti hanno spacciato nelle piazze televisive come sogno.
Ciò che i liberali d’antan intendono come libertà, somiglia al menefreghismo fascista, all’interesse proprio di arrivisti e truffaldini, così quello che io sento come bene proprio lo penso plasmabile nel bene comune, quale segno e forza, solamente esprimendosi dentro regole e valori di un bene condivisibile.
Il fascismo mascherato di questi anni ha propagandato il bene comune come valore dell’individuo, così come i pistoleros yankee impongono il diritto alla difesa personale tramite la libera possibilità di armarsi, come in un fortino; confondendo così il diritto privato nel bene comune, travolgendo il diritto pubblico. Continua a leggere
Non mi interessano le 725 precisazioni che Martone potrebbe inventarsi per giustificare una frase veramente infelice che dalle mie parti viene definita una stronzata.
Lo sfigato è colui che a 28 anni hon ha ancora un lavoro certo, che non sia precario, ed è una situazione chi coinvolge tutti laureati e no.
Trovo anche che non sia necessario laurearsi, prima o dopo i 28 anni non ha importanza, per essere dei coglioni nella vita, delle teste di cazzo nei ragionamenti.
Mi scuso per il linguaggio particolarmente triviale di questo mio post ma oggi ho la presunzione di farmi capire anche dai leghisti e dalle ragazze come Terry De Nicolò che pur non sapendo parlare l’italiano sparano sentenze come Martone.
Farebbero una bella coppia, non so che titolo di studio abbia la Terry e, certamente, Martone sarà un laureato con tanto di scadenza, come lo yogurt, di certo hanno una cosa in comune, la cultura, la logica. Continua a leggere
Quando Marx criticava i “censori” dell’arricchimento di Massimo Adinolfi – Economia – l’Unità.

Non si vorrà mica tirare in ballo un’altra volta Marx? Certo lui qualche parolina l’ha detta, provando per esempio a sostenere che le crisi non sono eventi più o meno accidentali, ma fasi strutturali del funzionamento dell’economia capitalistica. Come si fa però a riprendere un’analisi del genere, se persino il termine, «capitalismo», è scomparso dal dibattito? In verità, la parola sta di nuovo facendo capolino, e il solo fatto che la si torni a usare indica perlomeno che il problema c’è: …
LEGGI TUTTO IL DOSSIER SUL QUOTIDIANO IN EDICOLA OPPURE CLICCA QUI
La rivoluzione del mocho – Barcellona, Italia – ComUnità – l’Unità.
Ho letto in questi giorni un libro interessante (e sorprendentemente attuale), pubblicato nel lontano 1997 negli Stati Uniti e stranamente mai tradotto in italiano (almeno a mio avviso e da qui il mio avviso a chi voglia prendere nota): The Conquest of Cool, del giornalista Thomas Frank. Un brillante saggio su come le proteste “controculturali” degli anni sessanta si fossero in realtà forgiate all’interno delle grandi agenzie pubblicitarie di New York. Agli intenditori e appassionati della serie Mad Men, poche parole.
L’ipotesi di Frank è molto stimolante e la sua argomentazione documentatissima: più di 400 pagine (nell’edizione spagnola appena uscita) che scivolano via come un soffio e dense di informazioni, esempi, teorie, nomi e cognomi dei responsabili dell’uracano che travolse la comunicazione e la società intera nei fatidici ’60. Continua a leggere
Perugia, Università inaugura anno accademico: ma prima la messa
(Foto da Web, N.R.) Il 27 gennaio sarà inaugurato l’anno accademico 2011/2012 dell’Università degli Studi di Perugia, di cui è rettore Francesco Bistoni. L’evento è previsto per le 15:00, nell’aula magna. Nell’annuncio ufficiale si segnala anche che la cerimonia sarà preceduta, alle 12:00, da una messa officiata nella chiesa dell’Università dall’arcivescovo Gualtiero Bassetti. Probabilmente un espediente, che denota una certa furbizia, per garantire un ‘patrocinio’ rispettabilmente cattolico all’evento, nonostante si svolga prima dell’inaugurazione dell’anno accademico. Si ricorderà di come l’annunciata inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Roma “Sapienza” da parte di Benedetto XVI nel gennaio 2008 suscitò contrarietà e proteste, anche da parte dell’UAAR, in nome della tutela della laicità dell’ateneo.


































martedì, 21 febbraio 2012