Riva, il tesoro offshore – l’Espresso.
Sequestrati nelle isole del Canale 1200 milioni di euro nascosti al Fisco dai padroni dell’Ilva. Denaro fatto arrivare dalle società estere individuate da “l’Espresso”
(22 maggio 2013)
Finisce sotto chiave il tesoro off shore dei Riva. La Guardia di Finanza ha sequestrato 1,2 miliardi di euro nascosti al Fisco dalla famiglia lombarda proprietaria, tra l’altro, dell’Ilva di Taranto. Il denaro era stato depositato in otto trust aperti nel paradiso fiscale dell’isola di Jersey, una delle isole del Canale a sovranità britannica. L’inchiesta della procura di Milano per trasferimento fittizio di beni e truffa ai danni dello Stato riguarda Emilio Riva, patron dell’omonimo gruppo, da mesi agli arresti domiciliari per l’inchiesta di Taranto sui disastri ambientali dell’acciaieria, e suo fratello Adriano. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i Riva avrebbero fatto confluire il denaro nei trust di Jersey attraverso complesse operazioni societarie su finanziarie di diritto olandese e lussemburghese, a loro volta legate alle attività industriali del gruppo. In pratica, i padroni dell’Ilva hanno prelevato denaro dalle casse delle aziende produttive per nasconderlo all’estero al riparo del Fisco. Già nel dicembre scorso un’inchiesta dell’Espresso aveva ricostruito per la prima volta la mappa delle holding dei Riva in Olanda e in Lussemburgo. Da qui i soldi hanno poi preso il volo verso i trust di Jersey. Come adesso ha scoperto la Guardia di Finanza.Padrone delle ferriere a chi? L’aria del rude industriale padano non deve ingannare. Il milanesissimo Emilio Riva sarà pure un duro tutto casa e azienda, tanto che anni fa qualcuno gli attribuì (sbagliando) simpatie leghiste. Di sicuro, però, il meccanismo finanziario messo a punto nel tempo dai padroni dell’Ilva non teme confronti con le più sofisticate alchimie studiate dai grandi banchieri internazionali. Ne sanno qualcosa gli investigatori che da mesi stanno cercando di ricostruire i flussi di denaro che in qualche modo fanno capo all’ottuagenario Emilio Riva insieme a figli e nipoti. Continua a leggere
Nel 2012 fatte quasi 2.400 dichiarazioni di trasporti transfrontalieri di denaro in entrata o in uscita dal Vaticano superiori ai diecimila euro. Nel primo rapporto del’Autorità di informazione finanziaria sei segnalazioni per sospetti di riciclaggio. In corso monitoraggio dei conti dello Ior
Ior e riciclaggio, il Papa faccia pulizia | Giorgio Bongiovanni.
(Foto da WEB) di Giorgio Bongiovanni – 20 maggio 2013
Trame occulte, illeciti finanziari, mafia, riciclaggio. E’ questo il peso della storia che la banca del Vaticano, l’Istituto per le opere di religione (Ior) porta con sé e con cui si trova a dover fare i conti Papa Francesco. Nuovi elementi investigativi sorgono dall’inchiesta su illecite compravendite di valute e lingotti d’oro per decine di milioni di euro, condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Palermo, sfociata ieri in oltre trenta ordini di arresto (tra gli arrestati Gianni Lapis, ex prestanome della famiglia Ciancimino e il giudice del Tar del Lazio Franco Angelo De Bernardi ndr).
C’è un’intercettazione, datata 19 dicembre 2011, in cui Mario Brandani, uno dei faccendieri arrestati, sostiene di avere entrature fino al Vaticano e di avere un rapporto d’amicizia con il direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani.
“Parlo con Cipriani per sapere se c’è la disponibilità, mi faccio dare l’appuntamento. La persona che viene con me neanche sbatte il passaporto… non gli serve. Entra con me ed io faccio fare un bonifico da Ior Lussemburgo al tuo conto estero, che potrebbe essere Montecarlo, Singapore, Svizzera. Dove ti pare. Tu ricevi transfer value, chiami la tua banca: “È arrivato” Prendi, scendi e te ne vai. Questa operazione io ce l’ho al 4 per cento”. E poi aggiunge: “Il rischio è zero, perché tu, i tuoi soldi, dentro l’ufficio di Cipriani li lasci solo dopo che avrai la ricevuta”. A quel punto il finanziere infiltrato all’interno del meccanismo criminale prova a saperne di più: “Ma poi chi me lo dice che i miei soldi, da là dentro?”. Continua a leggere

Scoperta “Rete” di aziende di trasporto fittizie, tutte riconducibili a una società di Trieste, che licenziava e riassumeva 230 autisti di Tir ottenendo illecitamente tre milioni di euro in sgravi contributivi.
E’ stata scoperta e denunciata dalla polizia tributaria della Guardia di Finanza del capoluogo giuliano.
L’OPERAZIONE – La maxi frode è stata scoperta al termine di accertamenti durati oltre un anno e coordinati dal sostituto procuratore della repubblica Lucia Baldovin. Le Fiamme Gialle hanno scoperto le società in Umbria, Campania, Veneto, Toscana, Lombardia e Liguria, apparentemente estranee all’impresa triestina e che invece venivano utilizzate per assumere nuovamente i 230 autisti. Continua a leggere
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e per altre 11 persone coinvolte nell’inchiesta sulla Fondazione Maugeri. Formigoni è accusato di associazione per delinquere e corruzione. Giusto ieri Formigoni, diventato senatore del Pdl dopo aver lasciato il Pirellone, è stato eletto presidente della commissione agricoltura di Palazzo Madama.
Le indagini sulla struttura sanitaria di Pavia sono state chiuse a febbraio. Secondo l’accusa, l’allora governatore lombardo sarebbe stato il “promotore e organizzatore” dell’associazione a delinquere e avrebbe garantito stabilmente tra il 1997 e il 2011 favori alla Fondazione Maugeri e tra il 2002 e il 2011 al San Raffaele, oggetto quest’ultimo di un’indagine parallela. Un ingente flusso di finanziamenti regionali è stato garantito ai due centri di eccellenza, secondo i pm in cambio di favori goduti da Formigoni tramite il faccendiere ciellino Pierangelo Daccò, ritenuto l’uomo cerniera tra strutture private accreditate e la politica regionale. Favori consistiti nelle ormai celebri vacanze “di gruppo” ai Caraibi, tra yacht e resort. Continua a leggere

Genova – Alla fine il “pizzino” è saltato fuori, finendo dritto negli uffici della Guardia di finanza. È il documento che certifica, agli occhi degli inquirenti, la sistematica «spoliazione» (7.500 euro al mese prelevati cash) dell’Enpa, l’ente nazionale protezione animali. Ed era stato scritto in segreto dal suo ex tesoriere Piero Villa, genovese ed ex assessore nella giunta di centrosinistra guidata da Adriano Sansa in città a metà anni ’90.
Villa, come rivelato nelle scorse settimane dal Secolo XIX , è indagato per appropriazione indebita aggravata dalla Procura del capoluogo ligure (il fascicolo è nelle mani del procuratore aggiunto Nicola Piacente), mentre sotto inchiesta è finita pure la sua compagna Rosanna Zanardi, figura molto nota all’ombra della Lanterna e fino al settembre 2012 al vertice del ramo ligure dell’associazione.
Sull’edizione odierna del Secolo XIX tutti i dettagli e i retroscena dell’inchiesta: leggili nell’edicola digitale
Il saccheggio delle donazioni per gli animali | Liguria | Genova | Il Secolo XIX.
Uomini e misteri dello Ior “speculatore” nel nuovo libro di Aldo Maria Valli – Il Fatto Quotidiano.








