Comitato De Matteis: «voto di scambio, il sindaco si ritiri dalla competizione»
L’AQUILA. Una lettera inviata via email dal sindaco Cialente a Daniele Toto (Fli) nelle ultime ore sta gettando scompiglio. Il sindaco uscente comunica che l’apparentamento con Futuro e Libertà non può andare in porto a causa della contrarietà di tre liste che lo sostengono già dal primo turno ma Cialente promette «tre postazioni» per gli uomini di Toto.
Non «postazioni» a caso, ma molto prestigiose, una delle quali «con retribuzione superiore a quella di un consigliere comunale», ci tiene a precisare l’esponente del Pd.
Gianni Chiodi parla di «scellerati “accordi” elettorali tra Paolucci e Toto». Per De Matteis il suo avversario sta «cadendo sempre più in basso». Pierluigi Mantini (Udc) invoca addirittura la magistratura che «dovrà indagare sulla sussistenza di reati specifici». Cialente si difende su Facebook: «faccio tutto alla luce del sole».
LA LETTERA
Ma partiamo dal principio ovvero dalla mail che il sindaco invia a Daniele Toto, capogruppo regionale del Fli di Gianfranco Fini e per conoscenza anche al segretario regionale del Pd. La lettera è datata 13 maggio ore 11.16. Continua a leggere
Finmeccanica, indagato Bonferroni per finanziamento illecito ai partiti – Repubblica.it.
La società ha comunicato che rinvia all’esito delle indagini in corso eventuali iniziative nei confronti del consigliere di amministrazione. Bonferroni, ascoltato dal magistrato, si è detto estraneo ai fatti contestatigli.
ROMA - Il consigliere di amministrazione di Finmeccanica, Franco Bonferroni, è indagato a Roma per illecito finanziamento ai partiti. Emerge da un documento integrativo richiesto dalla Consob consegnato agli azionisti in occasione dell’assemblea. Bonferroni aveva comunicato il 2 maggio all’ azienda di aver avuto un avviso di garanzia a fine marzo.
Finmeccanica, si legge nel documento, rinvia eventuali iniziative sul consigliere indagato “anche alla luce delle informazioni allo stato disponibili, all’esito delle indagini in corso”. Lo scorso 6 aprile su alcuni giornali era uscita la notizia che il consigliere di amministrazione di Finmeccanica era indagato dalla procura di Roma. La notizia dell’informazione di garanzia, si legge nel documento, “è stata riferita dallo stesso Bonferroni lo scorso 2 maggio in occasione di una riunione tra il comitato per il controllo interno e il collegio sindacale”. Il consigliere ha detto di aver chiesto di essere sentito dal magistrato, cosa avvenuta lo scorso 21 aprile, al quale ha dichiarato “la propria assoluta estraneità ai fatti contestatigli”.
Una quantità di anomalie che rivelano un quadro «molto inquietante». Alfredo D’Attorre, commissario del Pd in Calabria, commenta così i dati dell’esposto presentato alla magistratura dopo l’accesso ai verbali di voto a Catanzaro. La Digos ha già sequestrato, su mandato dei pm, i verbali di tutti i seggi in cui si è votato il 6 e 7 maggio. Già questo, commenta D’Attorre, «non credo abbia precedenti in Italia». Ma ieri è arrivato l’esposto che vede concordi, nel chiedere che sia fatta chiarezza, le forze di centro sinistra, quelle di Fli e Udc. Vediamo nel particolare: nella sezione 59 il numero di schede votate e scrutinate è 612, il numero dei votanti 613 (manca un voto) ma le schede timbrate e firmate 800 mentre quelle restituite sono solo 46, dunque di 141 schede non si sa nulla; nella sezione 26 il numero di schede votate e scrutinate è 661, le schede timbrate e firmate sono 856, quelle restituite 84 (mancano all’appello 111 schede); sezione 28: numero di schede votate e scrutinate 68, schede timbrate e firmate 69, schede restituite 0 (ne manca 1); sezione 2: numero di schede votate e scrutinate 794 schede timbrate e firmate 993, schede restituite 200 ( una in più); nella sezione 3 c’è un voto in più rispetto ai votanti, le schede votate sono infatti 649 su 648 votanti. Continua a leggere
Lavori a rilento in commissione. Il partito del Cavaliere inanella una lunga fila di interventi che di fatto bloccano i lavori. Votato un solo emendamento. Pdl: “Assalto giustizialista”. Pd e Idv: “E’ una vergogna”. “Svuotato” il provvedimento sul falso in bilancio. Severino: “Se c’è un errore rimedieremo”. Di Pietro attacca la Iannini, capo del legistlativo del ministero
ROMA – La giustizia continua ad essere terreno di tensione. Oggi la cronaca racconta di polemiche sul ddl corruzzione e sul falso in bilancio. Con il Pdl alle prese con un ostruzionismo in commissione giustizia alla Camera e con il governo che è costretto a correre ai ripari sulla riforma del falso in bilancio.
Corruzione. Lavori a rilento sul ddl anticorruzione 1 pensato dal ministro della Giustizia Paola Severino. In un’ora, questa mattina, le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno votato un solo emendamento a causa della raffica di interventi da parte del Pdl che questo provvedimento vede come il fumo negli occhi. Puntando a far arrivare in Aula il testo arrivato dal Senato nella formulazione dell’ex ministro del governo Berlusconi Angelino Alfano. Continua a leggere
Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Zoppini, in conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri in una immagine del 16 dicembre 2011.
Lascia il ruolo al Ministero della Giustizia. Nel mirino la sua passata attività da consulente
per la società Giacomini.
L’accusa dei pm è di frode fiscale
Dopo Carlo Malinconico, si dimette un altro esponente del governo Monti. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Zoppini lascia l’incarico a via Arenula dopo aver ricevuto dalla procura di Verbania un avviso di garanzia e un invito a presentarsi all’autorità giudiziaria nell’ambito di un’inchiesta sulla società Giacomini, azienda leader nella produzione di rubinetti e impianti di raffreddamento con oltre mille dipendenti e sedi in diverse parti del mondo. Continua a leggere
NAPOLI – Cinquantasei arresti, 16 appartamenti sequestrati, 170 conti correnti bloccati 3 terreni e 100 auto e moto poste soto sequestro. E’ il risultato di un blitz dei carabinieri del comando provinciale di Napoli che hanno agito su ordinanza della procura nell’ambito dell’inchiesta sui falsi invalidi.
Quattro persone sono state portate in carcere, per le altre il provvedimento prevede i domicilari.
Si tratta del prosieguo delle indagini scattate nel 2009 che hanno portato, fino ad ora, all’arresto di 287 persone e al sequestro di beni per oltre dieci milioni di euro. Continua a leggere
Come spezzare i legami mafia-politica – Il Fatto Quotidiano.
Come spezzare il legame tra organizzazioni criminali e politica? Lo ha spiegato oggi con una proposta concreta la “Fondazione Progetto Legalità in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime della mafia” al Palazzo di Giustizia di Palermo. Serve una nuova legge, che riformi l’articolo 416 ter del codice penale (scambio elettorale politico-mafioso), al momento inadeguato e inefficace rispetto alle esigenze di un Paese mafiosamente “inquinato” come il nostro.
Fino ad ora il reato di voto di scambio con la mafia è stato punito (raramente) soltanto in conseguenza della prova di un versamento di denaro in cambio del sostegno politico-elettorale. Si sa, la mafia è furba e la malapolitica lo è anche di più. Aggirare l’ostacolo in questo caso è semplice: per non essere puniti basta promettere qualcosa di diverso dal denaro. Appalti, favori, assunzioni. Tale condizione consente alla mafia di infiltrarsi senza difficoltà alcuna nei meccanismi elettorali democratici e di negare ai cittadini la sacrosanta libertà di scelta.
Così la Fondazione ha lanciato un appello al Governo e al Parlamento affinché venga riformato l’articolo di legge sul reato di voto di scambio con la mafia. Bisogna fare in modo che il politico che promette favori e utilità al mafioso in cambio dei voti, possa essere punito in modo esemplare. Soltanto così potremo dire di contrastare la corruzione e la mafia, mefitici fenomeni che impediscono lo sviluppo socio-economico e democratico del Paese. L’articolo 416 ter, pertanto, andrebbe così riformulato: “La pena stabilita dal primo comma dell’articolo 416 bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416 bis in cambio della promessa di denaro o di altre utilità per sé o per un terzo”. Continua a leggere
di Maristella Massari
TARANTO – Una maxi evasione fiscale fa vacillare l’impero del re delle automobili. Enzo D’Addario, 57 anni, imprenditore specializzato nella vendita on line di auto semestrali, nonché patron della squadra di calcio della città impegnata nei playoff per la promozione in serie B (si parte dalla gara in trasferta contro il Vercelli domenica prossima), è stato raggiunto ieri da un provvedimento di sequestro per equivalente. Sotto chiave sono finiti beni per un valore di 4 milioni e mezzo di euro.La Guardia di finanza è intervenuta al termine di una verifica fiscale nel corso della quale avrebbe rilevato, per i periodi d’imposta che vanno dal 2009 al 2011, omessi versamenti di Iva e ritenute per un importo corrispondente alla somma di 4 milioni e mezzo di euro. Inoltre, nei confronti del rappresentante legale della società, lo stesso D’Addario appunto, sono state contestate dalla Finanza violazioni penali per omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di Iva e indebita compensazione. Sotto chiave è finito un intero palazzo, un edificio di pregio, che si trova proprio nel centro della città. |
La massoneria e gli affari con Comunione & Liberazione.
(Foto da Web, N.R.) L’inchiesta della procura di Milano su Daccò in cui compare il nome di Roberto Formigoni punta verso il Canton Ticino. Dove si trovavano le fiduciarie attraverso le quali i due protagonisti dell’inchiesta (Simone, oltre a Daccò) facevano sparire i soldi destinati a diventare fondi neri. La scelta di passare dalla Svizzera è casuale o è legata a una precisa strategia di Comunione e Liberazione? Scrive Repubblica:
Da tempo si dice che è lì il forziere del movimento di don Giussani. E da tempo si parla anche di una «espansione» del movimento clericale nella confederazione, dove conta già su alti prelati, banchieri e uomini di governo. Le carte arrivate a Milano tramite rogatoria dalla Svizzera fanno pensare a legami consolidati. Della Norconsulting, la società a cui si appoggiava Daccò, fa parte infatti, Andrea Galafassi, uomo di Cl. Era lui, dal 2006, a occuparsi dei conti del gran cerimoniere dei viaggi in barca (e in aereo, verso i Caraibi) di Formigoni. A febbraio, quando già si sentiva puzza di bruciato — Daccò era in carcere per il crac San Raffaele, nella cui indagine era spuntato il nome di un altro fiduciario svizzero ciellino, Rudy Cereghetti — Simone, da poco sentito come testimone nell’indagine che porterà agli arresti per la Maugeri, incontra Galafassi e un altro personaggio di primo piano di Cl in Svizzera. Continua a leggere
Nell’inchiesta sui fondi del partito spunta una lettera attribuita al primogenito del senatùr e indirizzata al tesoriere del Carroccio: “Ecco i pagamenti a cui devo far fronte entro il 31 gennaio 2011″. Cifre per migliaia di euro, ma l’interessato non svolge attività politiche

Un certo Riccardo, che gli investigatori individuano in Riccardo Bossi, scrive al tesoriere della Lega nord Francesco Belsito per comunicare “i pagamenti a cui devo fare fronte al 31 gennaio 2011″. Cifre per diverse migliaia di euro, ma il figlio primogenito del Senatùr non risulta avere alcun incarico nel partito.
“Caro Francesco, ti elenco i pagamenti a cui devo fare fronte al 31 gennaio 2011″, è l’incipit del documento trovato dagli inquirenti nella cassaforte romana di Belsito – indagato per truffa aggravata e appropriazione indebita nell’ambito dell’indagine sui fondi del partito - vicino all’ormai famosa cartellina intestata a “The Family”. L’elenco comprende “981 euro relativi all’ultimo pagamento per il noleggio della Clio”, e la richiesta di “saldare in contanti le multe arrivate ad oggi” per 1.857 euro.
Riccardo cita anche un pagamento non meglio specificato per il noleggio di un’auto e un altro pagamento di 12.625 euro (indicato come “5.175 + 7.450″) per un altro noleggio fino a febbraio 2011. E ancora si parla di “saldare un lavoro in carrozzeria” per 3.900 euro e “rate di leasing assicurazione” per 2.589 euro. Continua a leggere
Sto cercando di capire da dove viene questa bizzarra idea secondo la quale in queste elezioni hanno perso i “partiti”. Al plurale. Credo che i divulgatori di questa tesi immaginino i “partiti” come una specie di diagramma di Venn, cioè una bollicina con dentro i puntini che rappresenta un insieme. Che siano di destra o di sinistra, estremisti o moderati, europei o antieuropeisti non importa: sono punti. E questo è già bizzarro perché, come ha detto qualcuno, “Ognuno è partito per conto suo, diciamo”. Ma è ancora più curioso che immaginino un punto al di fuori, più grande e più in evidenza, che non fa parte dell’insieme. Sarebbe quello che ha vinto. Non perché ha eletto centinaia di sindaci, ha la maggioranza nei consigli comunali o ha avuto il risultato del 30%, ma perché non fa parte di quell’insieme e, sempre secondo questi commentatori, ha cancellato i puntini dentro la bollicina. In realtà nei Comuni governeranno quegli altri puntini, ma pare che questo non sia rilevante: ha vinto il puntino che sta fuori dall’insieme. Continua a leggere
Il racconto della testimone agli inquirenti della Procura di Forlì. I prescelti del Carroccio dovevano firmare un impegno davanti a un notaio e poi versare, in caso di elezione, la quota al partito. Procedura pensata dopo il caso della Pivetti che, dopo la fuoriuscita dal partito, non voleva più pagare
C’è uno nuovo scenario nello scandalo che sta travolgendo la Lega Nord. Questa volta, come scrive il sito del Sole24ore, i guai per Bossi&co arrivano dalla Procura di Forlì con le dichiarazioni della segretaria amministrativa Nadia Dagrada, teste in ormai in almeno quattro inchieste penali. A partire dal 2000, i prescelti del partito avrebbero di fatto pagato la propria candidatura nelle liste del Carroccio impegnandosi davanti a un notaio a versare circa 2000 euro, alla prima elezione, o 2400 euro, a quelle successive, per tutti i sessanta mesi della legislatura. Una sorta di contropartita, obbligatoria, in cambio delle spese elettorali che la Lega in qualche modo anticipava. Continua a leggere



di Maristella Massari
































