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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

evasione

Globalist.it | La crisi Formigoni-Cl apre la questione morale nella Chiesa.

Il Segretario della Cei richiama i politici cattolici alla coerenza etica, l’Azione cattolica torna riferimento per l’impegno pubblico dei credenti nella vita pubblica.

 

di Francesco Peloso

La vita e i comportamenti privati dei cattolici impegnati in politica e in ambito sociale hanno un “indiscutibile rilievo pubblico” e, in questo senso, ai cristiani è richiesta piena coerenza fra i due ambiti. Inoltre, nel Paese, “lo scandalo avvertito dai più di fronte alle frodi perpetrate da esponenti delle classi dirigenti, rivela la crescente percezione dell’urgenza di un’etica pubblica da tutti condivisa e rispettata”. Come dicono i titoli di coda di certi film in cui i rimandi alla cronaca sono fin troppo evidenti, anche questa volta ogni riferimento a fatti realmente avvenuti è puramente casuale. Ma certo al presidente della Lombardia Roberto Formigoni devono essere fischiate le orecchie non poco quando, ieri mattina, queste parole del Segretario generale dei vescovi, monsignor Mariano Crociata, sono state diffuse.

D’altro canto se la Cei interviene su temi caldi legati all’attualità, in genere enuncia il principio – il peccato – ma non il peccatore, per evitare gli eccessi polemici. Ma certo la sequela di vicende giudiziarie che vedono coinvolto il governatore della Lombardia e diversi dei suoi più stetti collaboratori tutti legati a Comunione e liberazione, ha aperto un’altra ferita nella Chiesa e nel mondo cattolico italiani, anche perché il sistema Cl e Milano sono stati punto di riferimento del pensiero dominate nell’ultimo trentennio di vita ecclesiale. Qualcosa ora sta cambiando. Tanto che nei giorni scorsi il portavoce di Cl Alberto Savorana ha dovuto chiedere di non coinvolgere nelle responsabilità di alcuni tutto il movimento.

Ma Crociata sembra, per la prima volta, fare i conti anche con il trionfalismo di una concezione del cattolicesimo propugnata negli ultimi decenni dai vertici della Cei. Il vescovo, infatti, intervenendo a Sorrento a un convegno organizzato dal Sovrano militare ordine di Malta, ha chiarito che “la pluralità religiosa e ideale è un dato immodificabile” delle nostre società e dunque un’etica neutra, valida per tutti, ispirata all’individualismo liberale, è una forzatura ideologia. La novità però è che, nelle parole di Crociata, i cristiani sono diventati uno dei segmenti sociali che rivendica ruolo e identità pubblica, ma non rappresentano più “tutto il Paese”; c’è la presa d’atto della fine di un’era. Continua a leggere

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Sanità lombarda, la procura indaga su nuove lobby – Repubblica.it.

La Guardia di Finanza: “Ci sono anche altri faccendieri”. Daccò spese 200mila euro per sette vacanze alle quali ha partecipato anche Formigoni
di PAOLO BERIZZI e DAVIDE CARLUCCI

MILANO – C’è un lobbista della sanità – il suo motto è “pagato per insistere”, ma poi a sua volta pagava anche lui, eccome – che per sette vacanze riesce a spendere – solo di carte di credito – oltre 200mila euro. C’è un governatore – Roberto Formigoni – che a quei soggiorni di piacere organizzati dal suo amico Pierluigi Daccò ha partecipato, e oggi li definisce “vacanze di gruppo dove alla fine ognuno pagava qualcosa”. Poi ci sono 450 milioni di fondi extra che in sette anni la Regione Lombardia ha versato al San Raffaele e alla Maugeri: un fiume di denaro che – sospettano i magistrati, ma su questo punto non ci sono ancora capi di imputazione – potrebbe avere ingrossato i conti dello stesso Daccò, già accusato di aver distratto dalle casse della Fondazione Maugeri 70 milioni di euro e per questo in carcere da cinque mesi. Non soltanto il gran cerimoniere ciellino, però. La procura di Milano vuole capire se e chi altri, oltre a Daccò e al suo socio Antonio Simone, anche lui agli arresti, possano avere tratto vantaggi dai favolosi “mandati di pagamento” disposti dal Pirellone sotto forma di “funzioni non tariffabili” (soldi assegnati “con margini di discrezionalità”, e proprio per questo ritenuti “interessanti” ai fini delle indagini).

Destinatari: il solito gruppo Maugeri e il San Raffaele del crac. Ad accendere il primo barlume di luce su questa nuova pista investigativa è un’informativa della guardia di finanza e della polizia,

nella quale si fa riferimento a altri soggetti, “ancora da identificare”, che potrebbero avere ficcato le mani nella marmellata dei fondi extra elargiti dalla generosa Regione Lombardia a strutture pubbliche e private. Magari proprio in virtù dell’azione di lobbying esercitata da Daccò e altri “uomini di pubbliche relazioni” come lui. Era proprio la mediazione tra sanità statale e gruppi privati il core business del faccendiere che pagava i viaggi a Formigoni e familiari. Continua a leggere

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Regione Lombardia, in 7 anni altri 300 milioni di euro al San Raffaele col ’sistema’ Daccò

 (Foto da Web, N.R.) Il sistema di amicizie e lobbying messo in piedi da Pierangelo Daccò, manager ciellino del settore sanità, per ottenere lauti finanziamenti a favore del San Raffaele e Fondazione Maugeri era ben oliato. Tanto che la Regione Lombardia, guidata Roberto Formigoni – anche lui storico esponente di Comunione e Liberazione – ha elargito dal 2004 al 2010 ben 300 milioni al nosocomio di don Luigi Verzè e 150 alla Fondazione Maugeri. Non solo, ma il San Raffaele risulta in prima posizione tra gli Irccs (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) lombardi per i finanziamenti ottenuti. Tra 2008 e 2010 ad esempio, il San Raffaele ha ottenuto circa 147 milioni, circa un terzo dei fondi stanziati dalla Regione per le funzioni “non tariffabili”. Cioé quei finanziamenti per le prestazioni sanitarie che la giunta può distribuire, spiega Il Fatto Quotidiano, “con una certa discrezionalità”. Cui vanno sommati i rimborsi sulla base delle tabelle dei Drg (Diagnosis Related Groups) e in più decine di milioni per la cosiddetta ‘legge Daccò’. Le cifre sono state rese note dai consiglieri regionali Pd Alessandro Alfieri e Sara Valmaggi. L’ennesimo fiume di denaro pubblico, elargito nel nome di una sussidiarietà ‘malata’ e cattolicamente orientata, gestito in maniera pessima e tutt’altro che trasparente.

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Banca svizzera

 

 

 

 

 

 

 

ROMA – Nelle casse delle banche svizzere si stima che ci siano almeno 150 miliardi di euro degli evasori italiani. Se lo Stato intervenisse potrebbe prendersene fino a 50 evitando così di continuare ad inserire tasse o ad aumentare la benzina. Come scrive però Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano di domenica 29 aprile, al Governo italiano questi soldi però, non sembrano proprio interessare.

Nella conferenza stampa di mezzogiorno del 17 aprile il commissario europeo alla Fiscalità Algirdas Šemeta, aveva spiegato ai giornalisti presenti che gli accordi di Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera, i paesi che hanno deciso di tassare i capitali portati in Svizzera, sono perfettamente compatibili con il diritto comunitario. Nel 2013, questi accordi produrranno i loro effetti sulla spesa pubblica ed impediranno tagli.

A firmare per ultima l’accordo con la Svizzera è stata il 13 aprile l’Austria. Continua a leggere

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Piranha.jpg

Se due indizi fanno una prova, si può dire in tutta tranquillità che lo Scudo Fiscale è stato usato anche per ripulire i finanziamenti elettorali dei partiti e i conti dei politici. Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita dell’inconsapevole Rutelli, li ha fatti rimpatriare dal Canada. Gianluca Pini, parlamentare e leader della Lega in Emilia Romagna, ha fatto un bonifico più ravvicinato, dalla Repubblica di San Marino, di 400.000 euro sottratti al fisco. Le leggi se le votano e se le cantano Continua a leggere

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Boom di vendite per il Casalese, si pensa a un tour.

 (Foto da Web, N.R.) La notizia gli è arrivata ieri mattina, mentre stava parlando col sottosegretario all’editoria Paolo Peluffo al festival del giornalismo di Perugia. Un semplice messaggino con scritto «Vittoria!», che ha avuto la capacità di fargli sparire il magone con cui era partito dalla città dove vive e lavora, Napoli. Stiamo parlando di Ciro Pellegrino, giornalista trentacinquenne che collabora con Il Mattino e Linkiesta.Ma Ciro è soprattutto uno dei nove autori de Il Casalese, libro che racconta l’ascesa e la caduta dell’ex sottosegretario ed ex coordinatore campano pidiellino Nicola Cosentino, fedelissimo berlusconiano, su cui pendeva una richiesta d’arresto per concorso esterno in associazione di stampo camorristico prima che il parlamento lo salvasse col voto contrario. Il volume è stato preso di mira dalla famiglia Cosentino, che, tramite i propri avvocati, ha chiesto il sequestro immediato delle copie in circolazione nonché un risarcimento danni monstre di 1,2 milioni di euro.Una chiara strategia legale volta a intimidire la piccola casa editrice che ha pubblicato il testo e a mettere in guardia qualsiasi giornalista che voglia accendere un faro su una delle famiglie più importanti e discusse della provincia casertana. Il primo round di quella che si preannuncia una lunga battaglia giudiziaria è però andato a Pellegrino e agli altri otto colleghi. Il giudice che doveva decidere sulle sorti de Il Casalese si è infatti dichiarato incompetente e ha passato la questione a un altro magistrato della sezione ordinaria del tribunale di Napoli. Il libro, quindi, potrà tranquillamente essere venduto, almeno fino a quando non verrà fissata una nuova udienza. Continua a leggere
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Scritto da Carmine Gazzanni
Venerdì 27 Aprile 2012 04:12

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Da Gianni Letta a Ignazio La Russa. Da Nicola Latorre a Marco Follini. Fino a Giuseppe Naro, tesoriere dell’Udc. In questi giorni si fa tanto parlare di Lega e della tangente ricevuta da Finmeccanica. Leggendo, però, le carte dei vari filoni di indagini riguardante la holding pubblica, è evidente che il sistema che è stato creato, di rapporti tra imprenditoria e partiti, è molto più ampio. Le nomine del cda, come molti testimoni hanno confermato, rispondono esclusivamente a interessi di natura politica. Nei fascicoli delle Procure di Roma e di Napoli spuntano tutti (o quasi) i partiti della scena attuale: dal Pdl alla Lega. Dall’Udc al Partito Democratico.

di Carmine Gazzanni

finmeccanica_tangentiSarebbero dieci i milioni che il Presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi avrebbe destinato “per soddisfare le esigenze dei partiti e in particolare della Lega Nord”, come dichiarato da Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle pubbliche relazioni del gruppo Finmeccanica. La vicenda è relativa all’accordo per la vendita di 12 elicotteri di Agusta Westland (una controllata di Finmeccanica) al governo indiano. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli che si sta occupando della questione, nella trattativa per l’acquisto si sarebbe poi deciso di aumentare di dieci milioni il valore delle consulenze in maniera tale da destinare quei soldi alla Lega. Continua a leggere

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Daccò: “Avevo referenti politici a Roma” La Cassazione annulla il carcere – Economia e Finanza con Bloomberg – Repubblica.it.

La Suprema Corte ha chiesto un esame più approfondito per il faccendiere, che resta in carcere per i fatti relativi alla Fondazione Maugeri. Il gup a Milano ha ammesso la Fondazione San Raffaele come parte civile. Dalle carte, emergono i nomi dei referneti politici di Daccò: Cuffaro, Micciché, Cammarata, Comincioli. Soldi anche dai Ligresti di WALTER GALBIATI

MILANO – La Cassazione ha disposto un nuovo esame nei confronti di Pierangelo Daccò, l’intermediario di affari in campo sanitario, arrestato nell’ambito del crac del San Raffaele di Milano. In particolare, la Suprema Corte nelle motivazioni contenute nella sentenza 16000 spiega che il gip del Tribunale di Milano, il 19 novembre 2011, ha “omesso di motivare” se Daccò fosse “consapevole dello stato di ‘grave crisi’ della Fondazione da cui aveva ricevuto le cospicue somme di denaro indicate nell’imputazione”. Daccò è finito in carcere per bancarotta fraudolenta in relazione al crac del San Raffaele. Nell’ambito dell’udienza preliminare sul San Raffaele, iniziata oggi a Milano, il gup Maria Cristina Mannocci ha ammesso come parti civili la Fondazione Monte Tabor in concordato preventivo e i commissari, mentre ha respinto la richiesta di costituzione da parte di Medicina democratica e dell’Usb, i sindacati dell’ospedale fondato da Don Luigi Verzè. Intanto dalle carte depositate al Tribunale del Riesame emergono alcuni particolari sull’attività di Daccò. L’Interrogatorio integrale 1 (esclusivo)

Non sono un tecnico della sanità.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Vincenzo Tutinelli ha ammesso di aver ricevuto 70 milioni in consulenze

dall’ente con sede a Pavia per progetti di ricerca scientifica ritenuti fittizi dagli inquirenti. E rispondendo a una domanda del pm Antonio Pastore, uno dei titolari dell’inchiesta, ha riconosciuto: “Non sono un esperto, un tecnico di sanità. Sono un esperto (…) nella frequentazione da ormai 34 anni di tutti i meandri regionali per quanto riguarda la sanità e sì, so cosa bisogna fare, come intervenire, quando intervenire…”. Continua a leggere

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Scandalo sanità in Lombardia, Daccò interrogato rivela i contatti in Regione

fotografia da web della redazione N.R.

 Gli scandali che hanno scosso il mondo della sanità lombarda, in particolare i casi del San Raffaele e della Fondazione Maugeri, stanno facendo emergere un sistema di sussidierità ‘malata’. Dove non sono estranei gli interessi di colossi ospedalieri cattolici e di gruppi di lobby come Comunione e Liberazione. Non mancano favoritismi e stretti rapporti personali, per facilitare l’elargizione ingenti somme di denaro ad alcuni istituti. Sfiorato dallo scandalo, per vacanze (pagate) col faccendiere ciellino Pierangelo Daccò, anche il presidente della Regione Lombardia – e ciellino anch’egli – Roberto Formigoni. Daccò, già indagato per il crac dell’ospedale di don Luigi Verzè e ora anche per consulenze ‘gonfiate’ per la Fondazione Maugeri, ha spiegato ai pm milanesi come questo ’sistema’ fosse ramificato e diffuso. E come si muovesse “nei meandri regionali”. Dall’interrogatorio vengono fuori contatti con assessori, funzionari, direttori generali, cui mandava anche pacchi dono per Natale e Pasqua. E anche con ”amici” in Parlamento. Intanto la Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e disposto un nuovo esame per Daccò. I giudici vogliono anche chiarire se fosse consapevole dello stato di grave crisi della Fondazione Monte Tabor. Ammesse come parti civili in questo nuovo processo la stessa Fondazione, ma non Medicina Democratica e Usb, i sindacati dei dipendenti del nosocomio colpito dal crac. Grande assente, la Regione Lombardia. E’ indicativo infatti che non si sia costituita parte civile al processo, almeno per il momento. Perché, si legge in un comunicato, “i reati ipotizzati e oggetto di indagine attengono a condotte di soggetti privati verso soggetti privati” e “non si configurano danni patrimoniali all’amministrazione regionale o al Sistema sanitario lombardo”, né “alcuna incidenza sulla qualità, la quantità e l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie erogate”. Nonostante il fiume di denaro pubblico finito dalla Regione Lombardia alle casse del San Raffaele.

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Globalist.it | L’impero Cl-Formigoni Compagnia delle Opere.

La Lombardia frana. Eugenio Scalfari a proposito della Compagnia delle Opere e di Comunione e Liberazione: «nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere».

 

di Dino Rosso

Formigoni San Lorenzo. Anche lui sulla graticola, il suo impero politico che minaccia di franare assieme alla Lega nel susseguirsi degli scandali. Ma il nodo di tutto non si chiama Formigoni ma Comunione e liberazione. La definizione più chiara, anche se meno benevola dell’organizzazione è di Franco La Cecla. «Il meccanismo della setta è oggi sempre di più un meccanismo che ha preso in prestito dalla politica, da un lato e dalla psicanalisi dall’altro le proprie armi. C’è una maniera politica della religione che conosciamo bene, un leninismo del gruppo dei credenti che in Italia di tanto in tanto rinasce. Comunione e Liberazione è stata la cosa più vicina a un gruppo troskista che il cattolicesimo ha saputo inventare. Con la sua buona dose di regole endogamiche, la propria dose di segreti e di regole solo per iniziati».

Troppo politici e affaristi. Le critiche nei confronti di CL si possono dividere in tre categorie: quella politica-economica, quella dell’ambito religioso e sociale espressa da ambienti esterni alla Chiesa, e quella religiosa e sociale espressa da ambienti stessi della Chiesa. Noi siamo più interessati ad occuparci di Cosa Pubblica quindi, di politica. Secondo alcuni puristi un movimento ecclesiale non dovrebbe occuparsi di politica impegnando il nome di CL in battaglie come quella contro l’aborto nel 1981 o a favore dell’astensione ai referendum sulla legge 40 nel 2005, né indirettamente con la partecipazione attiva di membri di CL a schieramenti politici. Protagonista, sempre lui, Roberto Formigoni, dal 1995 ad oggi Presidente della Regione Lombardia.

Tra Setta e Massoneria. Ma di lui parleremo più diffusamente tra poco: troppa cronaca giudiziaria oggi -in un crescendo che pare inarrestabile- per favorire un ragionamento. Una critica diffusa a CL è quella di essere una sorta di “setta”, di “massoneria” che punta a favorire tutti gli aderenti al movimento con collaboratori sempre scelti tra gli esponenti di CL secondo un’usanza ormai consolidata di occupazione silenziosa e vincente delle posizioni di potere. Secondo i sostenitori di questa tesi, ovunque vi sia una posizione rilevante acquisita anche da un solo esponente di CL seguirà l’occupazione delle poltrone da parte di altri esponenti di CL e la privazione di potere per gli esponenti di qualunque altra idea religiosa o politica. Piovra di formato lumbard.

Potere Vaticano. Vescovi provenienti da CL. Cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano). Cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Eugenio Corecco, vescovo della diocesi di Lugano, in Svizzera. Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina. Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, in Brasile. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. Giancarlo Petrini, vescovo di Diocesi di Camaçari, Bahia, in Brasile. Javier Martínez, arcivescovo di Granada, in Spagna. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, in Russia. Guido Zendron, vescovo di Paulo Afonso, in Brasile. Dario Walter Maggi, vescovo ausiliare di Guayaquil, in Ecuador. Continua a leggere

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Formigoni, vacanze anche a Rio – l’Espresso.

Non bastavano i tre viaggi dorati pagati da Daccò ai Caraibi: il governatore della Lombardia è andato pure in Brasile, sempre con il suo faccendiere di fiducia. Che, tra l’altro, non ha mai pagato un euro al fisco

(26 aprile 2012)

Quando arrivava Piero Daccò era festa. Tutti i migliori chef d’Italia lo deliziavano con i loro manicaretti: da Gualtiero Marchesi alla Cassinetta di Lugagnano, dall’Enoteca Pinchiorri a le Calandre di Massimiliano Alajmo, un tripudio di stelle Michelin, un trionfo di alta cucina e prezzi siderali.Ma lui sapeva essere generoso anche con i camerieri: una sera da Cracco Peck, a Milano, paga 12.375 euro e ne lascia ben 1.125 di mancia, molto più di uno stipendio. Faceva sempre cifra tonda: 7.214 di conto e 486 di mancia; 7.011 al ristoratore e 489 al personale.

Un vero signore, che metteva sulla tavola dei suoi commensali leccornie sublimi, aragoste e champagne, tarfufi e bottiglie di Sassicaia. Tanto sapeva come rifarsi: non pagava le tasse. L’uomo da 70 milioni di fondi neri per il Fisco non esisteva: era residente a Londra. Peccato che in dieci anni le sue carte di credito testimonino la presenza in Gran Bretagna per una sola notte, il resto della sua vita scorreva tra Padania e Sud America, tra cene eleganti e vacanze di gruppo altrettanto importanti per chi ha fatto i soldi – come lui ha dichiarato – mediando tra la sanità privata e la Regione Lombardia. I magistrati lo accusano di avere intascato fondi neri colossali, ma negli interrogatori – come ha chiosato il suo difensore Giampiero Biancolella – “c’è un convitato di pietra: il reato di corruzione”.

Prima tappa al Satyricon
Il Natale il gran lobbista lo trascorreva in famiglia, con un presepe molto personale: possedeva terreni pure a Nazareth, frutto di vecchie operazioni immobiliari. Poi partiva per le Antille con i soliti amici: due settimane di assoluto relax. In casa Daccò raccontavano che Roberto Formigoni era sempre presente, ospite fisso dell’allegra brigata, e c’è traccia di lunghi soggiorni ai Caraibi nel gennaio 2008, 2009 e 2010. Stando alle loro parole, solo nel 2007 gli impegni del governatore avevano costretto la comitiva a ridurre i tempi di un viaggio verso altre mete: Capodanno a Rio, un vero cinepattone sulle spiagge di Copacabana. La prima tappa ha un nome evocativo: Satyricon, come il banchetto sfrenato del ricco Trimalcione a cui è dedicato il ristorante sul mare di Buzios, paradiso carioca amato da Brigitte Bardot.

La sera dopo è la volta dell’Antiquarius, angolo verde nel cuore della metropoli. Poi si vola a San Paolo, con il panorama mozzafiato dal 41mo piano del Terraco Italia che domina tutte le luci della città. Prima del Brasile, però, c’era stato un evento ancora più esclusivo: in Patagonia per il Capodanno più lungo che esista, nella punta estrema del continente. Nella Terra del Fuoco Daccò sborsa quasi 20 mila euro per offrire lo spettacolo del giorno senza fine, con luce anche in piena notte. Un tour de force tra Argentina e Brasile di soli nove giorni, forse perché Formigoni doveva volare in India, per una missione ufficiale conclusa poi a Bollywood. Continua a leggere

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Formigoni, quel muro di gomma eretto di fronte alle domande – Repubblica.it.

di MASSIMO GIANNINI

Roberto Formigoni ha sprecato la sua grande occasione. A “Matrix”, due sere fa, avrebbe potuto esibire la prova “regina”, che fuga ogni ragionevole dubbio sulla sua onestà politica e sulla sua dirittura morale. Sarebbe stato sufficiente esibire la copia di un estratto conto, che confermasse con assoluta certezza la falsità di ciò che invece si sospetta, e cioè che l’amico Pierangelo Daccò, faccendiere in combutta con le aziende sanitarie appaltatrici della Regione Lombardia, gli ha pagato le vacanze a cinque stelle ad Anguilla per tre capodanni consecutivi. E invece il Celeste non l’ha fatto. Perché non vuole, o più verosimilmente perché non può farlo.

Il “governatore di Dio” non solo non ha risposto ad alcuna delle tante domande ancora inevase, che gettano un’ombra sulla sua persona e proiettano una luce sinistra su un Pirellone già oscurato dagli scandali. Si è rimangiato anche quelle poche, e ancora contraddittorie “ammissioni” che gli erano sfuggite finora. Di fronte alle domande di Repubblica, ha eretto un muro di gomma, impastato di arroganza, fantascienza e reticenza.

È arroganza, per un uomo politico obbligato a “rendere conto” ai suoi elettori, rispondere “chi le da l’autorità di rivolgermi domande sulla mia vita privata?” al giornalista che gli chiede dove e con chi abbia trascorso i capodanni 2008, 2009 e 2010. La stessa arroganza dimostrata nel definire “sfigato” il cronista del Corriere della Sera che ha scritto di quelle sue vacanze sospette. Nell’attaccare in conferenza stampa una cronista di Repubblica, “colpevole” di avergli chiesto chiarimenti su quei “viaggi di gruppo”. E infine nello sfilare a un’altra cronista il microfono, per darle “una lezione di giornalismo”. Continua a leggere

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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