Globalist.it | La crisi Formigoni-Cl apre la questione morale nella Chiesa.

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di Francesco Peloso
La vita e i comportamenti privati dei cattolici impegnati in politica e in ambito sociale hanno un “indiscutibile rilievo pubblico” e, in questo senso, ai cristiani è richiesta piena coerenza fra i due ambiti. Inoltre, nel Paese, “lo scandalo avvertito dai più di fronte alle frodi perpetrate da esponenti delle classi dirigenti, rivela la crescente percezione dell’urgenza di un’etica pubblica da tutti condivisa e rispettata”. Come dicono i titoli di coda di certi film in cui i rimandi alla cronaca sono fin troppo evidenti, anche questa volta ogni riferimento a fatti realmente avvenuti è puramente casuale. Ma certo al presidente della Lombardia Roberto Formigoni devono essere fischiate le orecchie non poco quando, ieri mattina, queste parole del Segretario generale dei vescovi, monsignor Mariano Crociata, sono state diffuse.
D’altro canto se la Cei interviene su temi caldi legati all’attualità, in genere enuncia il principio – il peccato – ma non il peccatore, per evitare gli eccessi polemici. Ma certo la sequela di vicende giudiziarie che vedono coinvolto il governatore della Lombardia e diversi dei suoi più stetti collaboratori tutti legati a Comunione e liberazione, ha aperto un’altra ferita nella Chiesa e nel mondo cattolico italiani, anche perché il sistema Cl e Milano sono stati punto di riferimento del pensiero dominate nell’ultimo trentennio di vita ecclesiale. Qualcosa ora sta cambiando. Tanto che nei giorni scorsi il portavoce di Cl Alberto Savorana ha dovuto chiedere di non coinvolgere nelle responsabilità di alcuni tutto il movimento.
Ma Crociata sembra, per la prima volta, fare i conti anche con il trionfalismo di una concezione del cattolicesimo propugnata negli ultimi decenni dai vertici della Cei. Il vescovo, infatti, intervenendo a Sorrento a un convegno organizzato dal Sovrano militare ordine di Malta, ha chiarito che “la pluralità religiosa e ideale è un dato immodificabile” delle nostre società e dunque un’etica neutra, valida per tutti, ispirata all’individualismo liberale, è una forzatura ideologia. La novità però è che, nelle parole di Crociata, i cristiani sono diventati uno dei segmenti sociali che rivendica ruolo e identità pubblica, ma non rappresentano più “tutto il Paese”; c’è la presa d’atto della fine di un’era. Continua a leggere

ROMA – Nelle casse delle banche svizzere si stima che ci siano almeno 150 miliardi di euro degli evasori italiani. Se lo Stato intervenisse potrebbe prendersene fino a 50 evitando così di continuare ad inserire tasse o ad aumentare la benzina. Come scrive però Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano di domenica 29 aprile, al Governo italiano questi soldi però, non sembrano proprio interessare.
Nella conferenza stampa di mezzogiorno del 17 aprile il commissario europeo alla Fiscalità Algirdas Šemeta, aveva spiegato ai giornalisti presenti che gli accordi di Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera, i paesi che hanno deciso di tassare i capitali portati in Svizzera, sono perfettamente compatibili con il diritto comunitario. Nel 2013, questi accordi produrranno i loro effetti sulla spesa pubblica ed impediranno tagli.
A firmare per ultima l’accordo con la Svizzera è stata il 13 aprile l’Austria. Continua a leggere

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Se due indizi fanno una prova, si può dire in tutta tranquillità che lo Scudo Fiscale è stato usato anche per ripulire i finanziamenti elettorali dei partiti e i conti dei politici. Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita dell’inconsapevole Rutelli, li ha fatti rimpatriare dal Canada. Gianluca Pini, parlamentare e leader della Lega in Emilia Romagna, ha fatto un bonifico più ravvicinato, dalla Repubblica di San Marino, di 400.000 euro sottratti al fisco. Le leggi se le votano e se le cantano Continua a leggere
Boom di vendite per il Casalese, si pensa a un tour.
| Scritto da Carmine Gazzanni |
| Venerdì 27 Aprile 2012 04:12 |
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. di Carmine Gazzanni
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La Suprema Corte ha chiesto un esame più approfondito per il faccendiere, che resta in carcere per i fatti relativi alla Fondazione Maugeri. Il gup a Milano ha ammesso la Fondazione San Raffaele come parte civile. Dalle carte, emergono i nomi dei referneti politici di Daccò: Cuffaro, Micciché, Cammarata, Comincioli. Soldi anche dai Ligresti di WALTER GALBIATI
MILANO – La Cassazione ha disposto un nuovo esame nei confronti di Pierangelo Daccò, l’intermediario di affari in campo sanitario, arrestato nell’ambito del crac del San Raffaele di Milano. In particolare, la Suprema Corte nelle motivazioni contenute nella sentenza 16000 spiega che il gip del Tribunale di Milano, il 19 novembre 2011, ha “omesso di motivare” se Daccò fosse “consapevole dello stato di ‘grave crisi’ della Fondazione da cui aveva ricevuto le cospicue somme di denaro indicate nell’imputazione”. Daccò è finito in carcere per bancarotta fraudolenta in relazione al crac del San Raffaele. Nell’ambito dell’udienza preliminare sul San Raffaele, iniziata oggi a Milano, il gup Maria Cristina Mannocci ha ammesso come parti civili la Fondazione Monte Tabor in concordato preventivo e i commissari, mentre ha respinto la richiesta di costituzione da parte di Medicina democratica e dell’Usb, i sindacati dell’ospedale fondato da Don Luigi Verzè. Intanto dalle carte depositate al Tribunale del Riesame emergono alcuni particolari sull’attività di Daccò. L’Interrogatorio integrale 1 (esclusivo)
Non sono un tecnico della sanità. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Vincenzo Tutinelli ha ammesso di aver ricevuto 70 milioni in consulenze
dall’ente con sede a Pavia per progetti di ricerca scientifica ritenuti fittizi dagli inquirenti. E rispondendo a una domanda del pm Antonio Pastore, uno dei titolari dell’inchiesta, ha riconosciuto: “Non sono un esperto, un tecnico di sanità. Sono un esperto (…) nella frequentazione da ormai 34 anni di tutti i meandri regionali per quanto riguarda la sanità e sì, so cosa bisogna fare, come intervenire, quando intervenire…”. Continua a leggere
Scandalo sanità in Lombardia, Daccò interrogato rivela i contatti in Regione
fotografia da web della redazione N.R.
Gli scandali che hanno scosso il mondo della sanità lombarda, in particolare i casi del San Raffaele e della Fondazione Maugeri, stanno facendo emergere un sistema di sussidierità ‘malata’. Dove non sono estranei gli interessi di colossi ospedalieri cattolici e di gruppi di lobby come Comunione e Liberazione. Non mancano favoritismi e stretti rapporti personali, per facilitare l’elargizione ingenti somme di denaro ad alcuni istituti. Sfiorato dallo scandalo, per vacanze (pagate) col faccendiere ciellino Pierangelo Daccò, anche il presidente della Regione Lombardia – e ciellino anch’egli – Roberto Formigoni. Daccò, già indagato per il crac dell’ospedale di don Luigi Verzè e ora anche per consulenze ‘gonfiate’ per la Fondazione Maugeri, ha spiegato ai pm milanesi come questo ’sistema’ fosse ramificato e diffuso. E come si muovesse “nei meandri regionali”. Dall’interrogatorio vengono fuori contatti con assessori, funzionari, direttori generali, cui mandava anche pacchi dono per Natale e Pasqua. E anche con ”amici” in Parlamento. Intanto la Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e disposto un nuovo esame per Daccò. I giudici vogliono anche chiarire se fosse consapevole dello stato di grave crisi della Fondazione Monte Tabor. Ammesse come parti civili in questo nuovo processo la stessa Fondazione, ma non Medicina Democratica e Usb, i sindacati dei dipendenti del nosocomio colpito dal crac. Grande assente, la Regione Lombardia. E’ indicativo infatti che non si sia costituita parte civile al processo, almeno per il momento. Perché, si legge in un comunicato, “i reati ipotizzati e oggetto di indagine attengono a condotte di soggetti privati verso soggetti privati” e “non si configurano danni patrimoniali all’amministrazione regionale o al Sistema sanitario lombardo”, né “alcuna incidenza sulla qualità, la quantità e l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie erogate”. Nonostante il fiume di denaro pubblico finito dalla Regione Lombardia alle casse del San Raffaele.
Globalist.it | L’impero Cl-Formigoni Compagnia delle Opere.

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di Dino Rosso
Formigoni San Lorenzo. Anche lui sulla graticola, il suo impero politico che minaccia di franare assieme alla Lega nel susseguirsi degli scandali. Ma il nodo di tutto non si chiama Formigoni ma Comunione e liberazione. La definizione più chiara, anche se meno benevola dell’organizzazione è di Franco La Cecla. «Il meccanismo della setta è oggi sempre di più un meccanismo che ha preso in prestito dalla politica, da un lato e dalla psicanalisi dall’altro le proprie armi. C’è una maniera politica della religione che conosciamo bene, un leninismo del gruppo dei credenti che in Italia di tanto in tanto rinasce. Comunione e Liberazione è stata la cosa più vicina a un gruppo troskista che il cattolicesimo ha saputo inventare. Con la sua buona dose di regole endogamiche, la propria dose di segreti e di regole solo per iniziati».
Troppo politici e affaristi. Le critiche nei confronti di CL si possono dividere in tre categorie: quella politica-economica, quella dell’ambito religioso e sociale espressa da ambienti esterni alla Chiesa, e quella religiosa e sociale espressa da ambienti stessi della Chiesa. Noi siamo più interessati ad occuparci di Cosa Pubblica quindi, di politica. Secondo alcuni puristi un movimento ecclesiale non dovrebbe occuparsi di politica impegnando il nome di CL in battaglie come quella contro l’aborto nel 1981 o a favore dell’astensione ai referendum sulla legge 40 nel 2005, né indirettamente con la partecipazione attiva di membri di CL a schieramenti politici. Protagonista, sempre lui, Roberto Formigoni, dal 1995 ad oggi Presidente della Regione Lombardia.
Tra Setta e Massoneria. Ma di lui parleremo più diffusamente tra poco: troppa cronaca giudiziaria oggi -in un crescendo che pare inarrestabile- per favorire un ragionamento. Una critica diffusa a CL è quella di essere una sorta di “setta”, di “massoneria” che punta a favorire tutti gli aderenti al movimento con collaboratori sempre scelti tra gli esponenti di CL secondo un’usanza ormai consolidata di occupazione silenziosa e vincente delle posizioni di potere. Secondo i sostenitori di questa tesi, ovunque vi sia una posizione rilevante acquisita anche da un solo esponente di CL seguirà l’occupazione delle poltrone da parte di altri esponenti di CL e la privazione di potere per gli esponenti di qualunque altra idea religiosa o politica. Piovra di formato lumbard.
Potere Vaticano. Vescovi provenienti da CL. Cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano). Cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Eugenio Corecco, vescovo della diocesi di Lugano, in Svizzera. Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina. Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, in Brasile. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. Giancarlo Petrini, vescovo di Diocesi di Camaçari, Bahia, in Brasile. Javier Martínez, arcivescovo di Granada, in Spagna. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, in Russia. Guido Zendron, vescovo di Paulo Afonso, in Brasile. Dario Walter Maggi, vescovo ausiliare di Guayaquil, in Ecuador. Continua a leggere
Formigoni, vacanze anche a Rio – l’Espresso.
Non bastavano i tre viaggi dorati pagati da Daccò ai Caraibi: il governatore della Lombardia è andato pure in Brasile, sempre con il suo faccendiere di fiducia. Che, tra l’altro, non ha mai pagato un euro al fisco
(26 aprile 2012)
Quando arrivava Piero Daccò era festa. Tutti i migliori chef d’Italia lo deliziavano con i loro manicaretti: da Gualtiero Marchesi alla Cassinetta di Lugagnano, dall’Enoteca Pinchiorri a le Calandre di Massimiliano Alajmo, un tripudio di stelle Michelin, un trionfo di alta cucina e prezzi siderali.Ma lui sapeva essere generoso anche con i camerieri: una sera da Cracco Peck, a Milano, paga 12.375 euro e ne lascia ben 1.125 di mancia, molto più di uno stipendio. Faceva sempre cifra tonda: 7.214 di conto e 486 di mancia; 7.011 al ristoratore e 489 al personale.
Un vero signore, che metteva sulla tavola dei suoi commensali leccornie sublimi, aragoste e champagne, tarfufi e bottiglie di Sassicaia. Tanto sapeva come rifarsi: non pagava le tasse. L’uomo da 70 milioni di fondi neri per il Fisco non esisteva: era residente a Londra. Peccato che in dieci anni le sue carte di credito testimonino la presenza in Gran Bretagna per una sola notte, il resto della sua vita scorreva tra Padania e Sud America, tra cene eleganti e vacanze di gruppo altrettanto importanti per chi ha fatto i soldi – come lui ha dichiarato – mediando tra la sanità privata e la Regione Lombardia. I magistrati lo accusano di avere intascato fondi neri colossali, ma negli interrogatori – come ha chiosato il suo difensore Giampiero Biancolella – “c’è un convitato di pietra: il reato di corruzione”.
Prima tappa al Satyricon
Il Natale il gran lobbista lo trascorreva in famiglia, con un presepe molto personale: possedeva terreni pure a Nazareth, frutto di vecchie operazioni immobiliari. Poi partiva per le Antille con i soliti amici: due settimane di assoluto relax. In casa Daccò raccontavano che Roberto Formigoni era sempre presente, ospite fisso dell’allegra brigata, e c’è traccia di lunghi soggiorni ai Caraibi nel gennaio 2008, 2009 e 2010. Stando alle loro parole, solo nel 2007 gli impegni del governatore avevano costretto la comitiva a ridurre i tempi di un viaggio verso altre mete: Capodanno a Rio, un vero cinepattone sulle spiagge di Copacabana. La prima tappa ha un nome evocativo: Satyricon, come il banchetto sfrenato del ricco Trimalcione a cui è dedicato il ristorante sul mare di Buzios, paradiso carioca amato da Brigitte Bardot.
La sera dopo è la volta dell’Antiquarius, angolo verde nel cuore della metropoli. Poi si vola a San Paolo, con il panorama mozzafiato dal 41mo piano del Terraco Italia che domina tutte le luci della città. Prima del Brasile, però, c’era stato un evento ancora più esclusivo: in Patagonia per il Capodanno più lungo che esista, nella punta estrema del continente. Nella Terra del Fuoco Daccò sborsa quasi 20 mila euro per offrire lo spettacolo del giorno senza fine, con luce anche in piena notte. Un tour de force tra Argentina e Brasile di soli nove giorni, forse perché Formigoni doveva volare in India, per una missione ufficiale conclusa poi a Bollywood. Continua a leggere
Formigoni, quel muro di gomma eretto di fronte alle domande – Repubblica.it.
di MASSIMO GIANNINI
Roberto Formigoni ha sprecato la sua grande occasione. A “Matrix”, due sere fa, avrebbe potuto esibire la prova “regina”, che fuga ogni ragionevole dubbio sulla sua onestà politica e sulla sua dirittura morale. Sarebbe stato sufficiente esibire la copia di un estratto conto, che confermasse con assoluta certezza la falsità di ciò che invece si sospetta, e cioè che l’amico Pierangelo Daccò, faccendiere in combutta con le aziende sanitarie appaltatrici della Regione Lombardia, gli ha pagato le vacanze a cinque stelle ad Anguilla per tre capodanni consecutivi. E invece il Celeste non l’ha fatto. Perché non vuole, o più verosimilmente perché non può farlo.
Il “governatore di Dio” non solo non ha risposto ad alcuna delle tante domande ancora inevase, che gettano un’ombra sulla sua persona e proiettano una luce sinistra su un Pirellone già oscurato dagli scandali. Si è rimangiato anche quelle poche, e ancora contraddittorie “ammissioni” che gli erano sfuggite finora. Di fronte alle domande di Repubblica, ha eretto un muro di gomma, impastato di arroganza, fantascienza e reticenza.
È arroganza, per un uomo politico obbligato a “rendere conto” ai suoi elettori, rispondere “chi le da l’autorità di rivolgermi domande sulla mia vita privata?” al giornalista che gli chiede dove e con chi abbia trascorso i capodanni 2008, 2009 e 2010. La stessa arroganza dimostrata nel definire “sfigato” il cronista del Corriere della Sera che ha scritto di quelle sue vacanze sospette. Nell’attaccare in conferenza stampa una cronista di Repubblica, “colpevole” di avergli chiesto chiarimenti su quei “viaggi di gruppo”. E infine nello sfilare a un’altra cronista il microfono, per darle “una lezione di giornalismo”. Continua a leggere

Sarebbero dieci i milioni che il Presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi avrebbe destinato “per soddisfare le esigenze dei partiti e in particolare della Lega Nord”, come dichiarato da Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle pubbliche relazioni del gruppo Finmeccanica. La vicenda è relativa all’accordo per la vendita di 12 elicotteri di Agusta Westland (una controllata di Finmeccanica) al governo indiano. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli che si sta occupando della questione, nella trattativa per l’acquisto si sarebbe poi deciso di aumentare di dieci milioni il valore delle consulenze in maniera tale da destinare quei soldi alla Lega. 































