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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Estorsione

Boom di vendite per il Casalese, si pensa a un tour.

 (Foto da Web, N.R.) La notizia gli è arrivata ieri mattina, mentre stava parlando col sottosegretario all’editoria Paolo Peluffo al festival del giornalismo di Perugia. Un semplice messaggino con scritto «Vittoria!», che ha avuto la capacità di fargli sparire il magone con cui era partito dalla città dove vive e lavora, Napoli. Stiamo parlando di Ciro Pellegrino, giornalista trentacinquenne che collabora con Il Mattino e Linkiesta.Ma Ciro è soprattutto uno dei nove autori de Il Casalese, libro che racconta l’ascesa e la caduta dell’ex sottosegretario ed ex coordinatore campano pidiellino Nicola Cosentino, fedelissimo berlusconiano, su cui pendeva una richiesta d’arresto per concorso esterno in associazione di stampo camorristico prima che il parlamento lo salvasse col voto contrario. Il volume è stato preso di mira dalla famiglia Cosentino, che, tramite i propri avvocati, ha chiesto il sequestro immediato delle copie in circolazione nonché un risarcimento danni monstre di 1,2 milioni di euro.Una chiara strategia legale volta a intimidire la piccola casa editrice che ha pubblicato il testo e a mettere in guardia qualsiasi giornalista che voglia accendere un faro su una delle famiglie più importanti e discusse della provincia casertana. Il primo round di quella che si preannuncia una lunga battaglia giudiziaria è però andato a Pellegrino e agli altri otto colleghi. Il giudice che doveva decidere sulle sorti de Il Casalese si è infatti dichiarato incompetente e ha passato la questione a un altro magistrato della sezione ordinaria del tribunale di Napoli. Il libro, quindi, potrà tranquillamente essere venduto, almeno fino a quando non verrà fissata una nuova udienza. Continua a leggere
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Daccò: “Avevo referenti politici a Roma” La Cassazione annulla il carcere – Economia e Finanza con Bloomberg – Repubblica.it.

La Suprema Corte ha chiesto un esame più approfondito per il faccendiere, che resta in carcere per i fatti relativi alla Fondazione Maugeri. Il gup a Milano ha ammesso la Fondazione San Raffaele come parte civile. Dalle carte, emergono i nomi dei referneti politici di Daccò: Cuffaro, Micciché, Cammarata, Comincioli. Soldi anche dai Ligresti di WALTER GALBIATI

MILANO – La Cassazione ha disposto un nuovo esame nei confronti di Pierangelo Daccò, l’intermediario di affari in campo sanitario, arrestato nell’ambito del crac del San Raffaele di Milano. In particolare, la Suprema Corte nelle motivazioni contenute nella sentenza 16000 spiega che il gip del Tribunale di Milano, il 19 novembre 2011, ha “omesso di motivare” se Daccò fosse “consapevole dello stato di ‘grave crisi’ della Fondazione da cui aveva ricevuto le cospicue somme di denaro indicate nell’imputazione”. Daccò è finito in carcere per bancarotta fraudolenta in relazione al crac del San Raffaele. Nell’ambito dell’udienza preliminare sul San Raffaele, iniziata oggi a Milano, il gup Maria Cristina Mannocci ha ammesso come parti civili la Fondazione Monte Tabor in concordato preventivo e i commissari, mentre ha respinto la richiesta di costituzione da parte di Medicina democratica e dell’Usb, i sindacati dell’ospedale fondato da Don Luigi Verzè. Intanto dalle carte depositate al Tribunale del Riesame emergono alcuni particolari sull’attività di Daccò. L’Interrogatorio integrale 1 (esclusivo)

Non sono un tecnico della sanità.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Vincenzo Tutinelli ha ammesso di aver ricevuto 70 milioni in consulenze

dall’ente con sede a Pavia per progetti di ricerca scientifica ritenuti fittizi dagli inquirenti. E rispondendo a una domanda del pm Antonio Pastore, uno dei titolari dell’inchiesta, ha riconosciuto: “Non sono un esperto, un tecnico di sanità. Sono un esperto (…) nella frequentazione da ormai 34 anni di tutti i meandri regionali per quanto riguarda la sanità e sì, so cosa bisogna fare, come intervenire, quando intervenire…”. Continua a leggere

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Scandalo sanità in Lombardia, Daccò interrogato rivela i contatti in Regione

fotografia da web della redazione N.R.

 Gli scandali che hanno scosso il mondo della sanità lombarda, in particolare i casi del San Raffaele e della Fondazione Maugeri, stanno facendo emergere un sistema di sussidierità ‘malata’. Dove non sono estranei gli interessi di colossi ospedalieri cattolici e di gruppi di lobby come Comunione e Liberazione. Non mancano favoritismi e stretti rapporti personali, per facilitare l’elargizione ingenti somme di denaro ad alcuni istituti. Sfiorato dallo scandalo, per vacanze (pagate) col faccendiere ciellino Pierangelo Daccò, anche il presidente della Regione Lombardia – e ciellino anch’egli – Roberto Formigoni. Daccò, già indagato per il crac dell’ospedale di don Luigi Verzè e ora anche per consulenze ‘gonfiate’ per la Fondazione Maugeri, ha spiegato ai pm milanesi come questo ’sistema’ fosse ramificato e diffuso. E come si muovesse “nei meandri regionali”. Dall’interrogatorio vengono fuori contatti con assessori, funzionari, direttori generali, cui mandava anche pacchi dono per Natale e Pasqua. E anche con ”amici” in Parlamento. Intanto la Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e disposto un nuovo esame per Daccò. I giudici vogliono anche chiarire se fosse consapevole dello stato di grave crisi della Fondazione Monte Tabor. Ammesse come parti civili in questo nuovo processo la stessa Fondazione, ma non Medicina Democratica e Usb, i sindacati dei dipendenti del nosocomio colpito dal crac. Grande assente, la Regione Lombardia. E’ indicativo infatti che non si sia costituita parte civile al processo, almeno per il momento. Perché, si legge in un comunicato, “i reati ipotizzati e oggetto di indagine attengono a condotte di soggetti privati verso soggetti privati” e “non si configurano danni patrimoniali all’amministrazione regionale o al Sistema sanitario lombardo”, né “alcuna incidenza sulla qualità, la quantità e l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie erogate”. Nonostante il fiume di denaro pubblico finito dalla Regione Lombardia alle casse del San Raffaele.

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Globalist.it | L’impero Cl-Formigoni Compagnia delle Opere.

La Lombardia frana. Eugenio Scalfari a proposito della Compagnia delle Opere e di Comunione e Liberazione: «nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere».

 

di Dino Rosso

Formigoni San Lorenzo. Anche lui sulla graticola, il suo impero politico che minaccia di franare assieme alla Lega nel susseguirsi degli scandali. Ma il nodo di tutto non si chiama Formigoni ma Comunione e liberazione. La definizione più chiara, anche se meno benevola dell’organizzazione è di Franco La Cecla. «Il meccanismo della setta è oggi sempre di più un meccanismo che ha preso in prestito dalla politica, da un lato e dalla psicanalisi dall’altro le proprie armi. C’è una maniera politica della religione che conosciamo bene, un leninismo del gruppo dei credenti che in Italia di tanto in tanto rinasce. Comunione e Liberazione è stata la cosa più vicina a un gruppo troskista che il cattolicesimo ha saputo inventare. Con la sua buona dose di regole endogamiche, la propria dose di segreti e di regole solo per iniziati».

Troppo politici e affaristi. Le critiche nei confronti di CL si possono dividere in tre categorie: quella politica-economica, quella dell’ambito religioso e sociale espressa da ambienti esterni alla Chiesa, e quella religiosa e sociale espressa da ambienti stessi della Chiesa. Noi siamo più interessati ad occuparci di Cosa Pubblica quindi, di politica. Secondo alcuni puristi un movimento ecclesiale non dovrebbe occuparsi di politica impegnando il nome di CL in battaglie come quella contro l’aborto nel 1981 o a favore dell’astensione ai referendum sulla legge 40 nel 2005, né indirettamente con la partecipazione attiva di membri di CL a schieramenti politici. Protagonista, sempre lui, Roberto Formigoni, dal 1995 ad oggi Presidente della Regione Lombardia.

Tra Setta e Massoneria. Ma di lui parleremo più diffusamente tra poco: troppa cronaca giudiziaria oggi -in un crescendo che pare inarrestabile- per favorire un ragionamento. Una critica diffusa a CL è quella di essere una sorta di “setta”, di “massoneria” che punta a favorire tutti gli aderenti al movimento con collaboratori sempre scelti tra gli esponenti di CL secondo un’usanza ormai consolidata di occupazione silenziosa e vincente delle posizioni di potere. Secondo i sostenitori di questa tesi, ovunque vi sia una posizione rilevante acquisita anche da un solo esponente di CL seguirà l’occupazione delle poltrone da parte di altri esponenti di CL e la privazione di potere per gli esponenti di qualunque altra idea religiosa o politica. Piovra di formato lumbard.

Potere Vaticano. Vescovi provenienti da CL. Cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano). Cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Eugenio Corecco, vescovo della diocesi di Lugano, in Svizzera. Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina. Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, in Brasile. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. Giancarlo Petrini, vescovo di Diocesi di Camaçari, Bahia, in Brasile. Javier Martínez, arcivescovo di Granada, in Spagna. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, in Russia. Guido Zendron, vescovo di Paulo Afonso, in Brasile. Dario Walter Maggi, vescovo ausiliare di Guayaquil, in Ecuador. Continua a leggere

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Formigoni, vacanze anche a Rio – l’Espresso.

Non bastavano i tre viaggi dorati pagati da Daccò ai Caraibi: il governatore della Lombardia è andato pure in Brasile, sempre con il suo faccendiere di fiducia. Che, tra l’altro, non ha mai pagato un euro al fisco

(26 aprile 2012)

Quando arrivava Piero Daccò era festa. Tutti i migliori chef d’Italia lo deliziavano con i loro manicaretti: da Gualtiero Marchesi alla Cassinetta di Lugagnano, dall’Enoteca Pinchiorri a le Calandre di Massimiliano Alajmo, un tripudio di stelle Michelin, un trionfo di alta cucina e prezzi siderali.Ma lui sapeva essere generoso anche con i camerieri: una sera da Cracco Peck, a Milano, paga 12.375 euro e ne lascia ben 1.125 di mancia, molto più di uno stipendio. Faceva sempre cifra tonda: 7.214 di conto e 486 di mancia; 7.011 al ristoratore e 489 al personale.

Un vero signore, che metteva sulla tavola dei suoi commensali leccornie sublimi, aragoste e champagne, tarfufi e bottiglie di Sassicaia. Tanto sapeva come rifarsi: non pagava le tasse. L’uomo da 70 milioni di fondi neri per il Fisco non esisteva: era residente a Londra. Peccato che in dieci anni le sue carte di credito testimonino la presenza in Gran Bretagna per una sola notte, il resto della sua vita scorreva tra Padania e Sud America, tra cene eleganti e vacanze di gruppo altrettanto importanti per chi ha fatto i soldi – come lui ha dichiarato – mediando tra la sanità privata e la Regione Lombardia. I magistrati lo accusano di avere intascato fondi neri colossali, ma negli interrogatori – come ha chiosato il suo difensore Giampiero Biancolella – “c’è un convitato di pietra: il reato di corruzione”.

Prima tappa al Satyricon
Il Natale il gran lobbista lo trascorreva in famiglia, con un presepe molto personale: possedeva terreni pure a Nazareth, frutto di vecchie operazioni immobiliari. Poi partiva per le Antille con i soliti amici: due settimane di assoluto relax. In casa Daccò raccontavano che Roberto Formigoni era sempre presente, ospite fisso dell’allegra brigata, e c’è traccia di lunghi soggiorni ai Caraibi nel gennaio 2008, 2009 e 2010. Stando alle loro parole, solo nel 2007 gli impegni del governatore avevano costretto la comitiva a ridurre i tempi di un viaggio verso altre mete: Capodanno a Rio, un vero cinepattone sulle spiagge di Copacabana. La prima tappa ha un nome evocativo: Satyricon, come il banchetto sfrenato del ricco Trimalcione a cui è dedicato il ristorante sul mare di Buzios, paradiso carioca amato da Brigitte Bardot.

La sera dopo è la volta dell’Antiquarius, angolo verde nel cuore della metropoli. Poi si vola a San Paolo, con il panorama mozzafiato dal 41mo piano del Terraco Italia che domina tutte le luci della città. Prima del Brasile, però, c’era stato un evento ancora più esclusivo: in Patagonia per il Capodanno più lungo che esista, nella punta estrema del continente. Nella Terra del Fuoco Daccò sborsa quasi 20 mila euro per offrire lo spettacolo del giorno senza fine, con luce anche in piena notte. Un tour de force tra Argentina e Brasile di soli nove giorni, forse perché Formigoni doveva volare in India, per una missione ufficiale conclusa poi a Bollywood. Continua a leggere

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Formigoni, quel muro di gomma eretto di fronte alle domande – Repubblica.it.

di MASSIMO GIANNINI

Roberto Formigoni ha sprecato la sua grande occasione. A “Matrix”, due sere fa, avrebbe potuto esibire la prova “regina”, che fuga ogni ragionevole dubbio sulla sua onestà politica e sulla sua dirittura morale. Sarebbe stato sufficiente esibire la copia di un estratto conto, che confermasse con assoluta certezza la falsità di ciò che invece si sospetta, e cioè che l’amico Pierangelo Daccò, faccendiere in combutta con le aziende sanitarie appaltatrici della Regione Lombardia, gli ha pagato le vacanze a cinque stelle ad Anguilla per tre capodanni consecutivi. E invece il Celeste non l’ha fatto. Perché non vuole, o più verosimilmente perché non può farlo.

Il “governatore di Dio” non solo non ha risposto ad alcuna delle tante domande ancora inevase, che gettano un’ombra sulla sua persona e proiettano una luce sinistra su un Pirellone già oscurato dagli scandali. Si è rimangiato anche quelle poche, e ancora contraddittorie “ammissioni” che gli erano sfuggite finora. Di fronte alle domande di Repubblica, ha eretto un muro di gomma, impastato di arroganza, fantascienza e reticenza.

È arroganza, per un uomo politico obbligato a “rendere conto” ai suoi elettori, rispondere “chi le da l’autorità di rivolgermi domande sulla mia vita privata?” al giornalista che gli chiede dove e con chi abbia trascorso i capodanni 2008, 2009 e 2010. La stessa arroganza dimostrata nel definire “sfigato” il cronista del Corriere della Sera che ha scritto di quelle sue vacanze sospette. Nell’attaccare in conferenza stampa una cronista di Repubblica, “colpevole” di avergli chiesto chiarimenti su quei “viaggi di gruppo”. E infine nello sfilare a un’altra cronista il microfono, per darle “una lezione di giornalismo”. Continua a leggere

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Chi ha paura de “Il Casalese”?.

casaleseLa sorte del libro “Il Casalese” – ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di lavoro – edito dalla piccola casa editrice “Cento Autori” di Pietro Valente verrà deciso nei prossimi giorni. Nell’udienza di martedì 24 aprile il giudice Anna Giorgia Carbone, della sezione specializzata in materia di proprietà industriale ed intellettuale del tribunale di Napoli, si è, infatti, riservata di decidere. Durante l’udienza presso il palazzo di giustizia partenopeo sono state riformulate le conclusioni da parte dai legali di Giovanni Cosentino, fratello dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, che con procedura d’urgenza, avevano richiesto il sequestro e la distruzione delle copie del volume nonché 1,2 milioni di euro di risarcimento danni. Dopo la richiesta di rinvio concordata nell’udienza dello scorso 5 aprile, i legali di Cosentino hanno “abbandonato” la richiesta di risarcimento nella procedura d’urgenza.“Ho rappresentato le ragioni della casa editrice al magistrato, replicando a tutte le contestazioni mosse dai legali di Giovanni Cosentino. Alla luce di ciò ritengo che il ‘Casalese’ sia la migliore e più realistica immagine di una certa Italia ostaggio di subculture politiche”. E’ stato il commento di Pietro Valente, amministratore delle Edizioni Cento Autori. La domanda sorge spontanea: ma a chi mette paura il manoscritto firmato da nove giornalisti che narra – senza censure – l’escalation della famiglia del deputato Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia con delega al Cipe, ex potente coordinatore regionale del Pdl che per ben due volte ha scansato il carcere grazie alla Camera dei Deputati che non ha concesso l’autorizzazione a procedere? Continua a leggere
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“Conti usati come cassaforte per gli affari della Sanità” – Repubblica.it.

Interrogatori a raffica, un arrestato parla del governatore. Caccia a chi ha speso il tesoro. Denaro ricevuto in maniera illecita, poi decurtato del 10 per cento, per ostacolare la tracciabilità. Le smisurate risorse finanziarie di cui il sodalizio si è indebitamente appropriato non trova giustificazione. Da un rapporto di guardia di finanza e polizia. L’informativa depositata agli atti dell’indaginedi DAVIDE CARLUCCI.

MILANO – Con chi hanno diviso il loro “tesoretto” Piero Daccò e Antonio Simone, i due amici di Roberto Formigoni arrestati per lo scandalo Maugeri? Se lo chiede la polizia giudiziaria che indaga sulla distrazione dei 70 milioni della fondazione medica pavese. In un’informativa di Guardia di finanza e Polizia, depositata agli atti dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco, c’è un passaggio che evoca la corruzione: “Le modalità di utilizzo dei conti rubrica (quelli su cui finivano i soldi dei due imprenditori, ndr) lasciano intendere che si tratti di una cassaforte nella quale far confluire il denaro illecitamente ricevuto, decurtato di una percentuale pari a poco più del 10 per cento che confluisce sui conti personali di Daccò e Simone, ostacolandone così l’identificazione la tracciabilità prima di essere destinato a realizzare investimenti immobiliari e/o acquisti di beni di lusso a disposizione di una pluralità di soggetti”.

C’è insomma una parte di denaro, forse ancora più consistente di quella emersa finora, che andava a qualcun altro: “In considerazione dell’entità degli importi ricevuti e di quelli che effettivamente confluiscono sui conti personali di Daccò e Simone, appare inverosimile che questi siano gli unici beneficiari di tanta ricchezza, sebbene le società finanziarie risultino apparentemente a loro riconducibili”. Il concetto è ribadito in un altro punto dell’informativa: “Le smisurate risorse finanziarie di cui il sodalizio si è indebitamente appropriato non trova giustificazione alcuna neppure se a beneficiarne fossero tutti gli appartenenti all’organizzazione”. C’è un tesoretto, insomma, condiviso con altri soggetti da identificare. E che nello stesso tempo è “la fonte da cui attingere per eseguire i cosiddetti “pagamenti riservati”". Continua a leggere

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Formigoni, tutti i regali di Daccò – l’Espresso.

Cene da 1.500 euro l’una con vista sul mar caraibico. Un aereo privato preso in affitto per andare a zonzo tra gli atolli. Yacht e motoscafi per altre gite. Oltre al resort da sogno e ai viaggi. Sembra un film dei Vanzina. Invece sono le vacanze del governatore alle Antille. Offerte dall’imprenditore che faceva affari con il Pirellone

(20 aprile 2012)

Che capodanni regali! Ogni sera cene da 1.500 euro, l’aereo privato per andare a zonzo tra gli atolli, uno yacht per fare i tuffi al largo, casse di vini francesi. E poi la villa, quella dall’Altamer Resort, tra le più costose al mondo, che ha ospitato pure Brad Pitt, Denzel Washington, Al Gore. Un fine anno alle Antille con il lusso più sfrenato, oltre ogni fantasia dei cinepanettoni dei fratelli Vanzina.Quelle dei fratelli Formigoni sono state gite da sogno, trascorse nel paradiso dei Caraibi con la solita formula delle vacanze di gruppo. E i conti? Spesso ci pensava Piero Daccò, l’uomo dei fondi neri che ha intascato oltre 60 milioni per mediare tra gli ospedali privati e la Regione Lombardia. Pronto a spendere cifre folli per quel tesoro di amici.

Il governatore ha passato il capodanno ad Anguilla, perla dei Tropici, per almeno tre anni: dal 2008 al 2010 sempre la stessa villa da favola. Ma la documentazione della procura di Milano mostra chi è il finanziatore di questi magnifici soggiorni. Le carte di credito di Daccò infatti permettono di ricostruire quanto ha pagato per rendere felice la comitiva lombarda.

Nelle due settimane del 2008 va via un capitale. Per il cenone al Cusinart partono 1.800 dollari, il modo più glamour per brindare nel ristorante affacciato sulla piscina. Ma è solo il primo di una lunga serie di pasti faraonici allo Juluca e al Koal Keel. Oltre 2000 euro vanno alla Malliouhana, società locale che noleggia yacht e motoscafi. Più di mille alla Air Services che affitta aerei privati per spostarsi tra le isolette. Continua a leggere

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Sanità lombarda e identità ciellina – Cronache Laiche.

All’interno della scandalo della Sanità lombarda è stato arrestato il ciellino Antonio Simone. Riciclaggio e associazione a delinquere nella creazione di fondi neri i reati ipotizzati. Carla Vites, moglie di Simone e ciellina militante, mercoledì scorso, giorno del compleanno del marito, ha scritto una lettera al Corriere della Sera accusando il governatore Formigoni di aver tradito gli amici più cari e il pensiero del fondatore di Comunione e Liberazione don Giussani.

Perplessi da santificazioni e condanne riteniamo invece che il problema alberghi proprio nell’identità ciellina esaltata da Carla Vites, della quale il governatore Formigoni non è traditore ma diretta e congrua espressione.
Pensiero e identità ciellina così sintetizzabili: punto di partenza l’uomo e le sue presunte necessità ontologiche e ideali. Da qui l’urgenza di trovare direzione, senso e realizzazione, in una consapevolezza integrale: il senso religioso. Questo il valore e da qui i valori. L’urgenza che, dunque, avvertiva Giussani era che il potere politico dovesse asservire questo senso religioso integrale; nella fattispecie che favorisse il consolidarsi e l’ingrandirsi della corporazione-istituzione ciellina fino agli estremi confini della terra. Continua a leggere

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Formigoni ammette: “Simone e Daccò amici miei” – Quotidiano Net.

Cl lo guarda, lui ritrova la memoria. “Ma non mi dimetterò”

Torrenziale lettera al settimanale Tempi. Il governatore alterna il ‘voi’ ai ciellini e il ‘tu’ a Carla Vites, moglie di Simone e sua grande fustigatrice per come ha scaricato il marito e disconosciuto i legami con Daccò, uomo di fondi neri e vacanze generose

di Giovanni Rosi.

Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia (Newpress)

Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia (Newpress)

Roma, 20 aprile 2012 – Al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è improvvisamente tornata la memoria. Dopo la lettera di mercoledì al Corriere della Sera di Carla Vites (moglie dell’arrestato Antonio Simone nell’inchiesta della procura di Milano sulla Fondazione Maugeri) e le nuove accuse lanciate oggi al Governatore di essere “falso” e un “tipico cattolico” pieno “di complessi di inferiorità” (specie nei confronti dell’altro arrestato Pierangelo Daccò, che pure la signora Simone non ha mai amato), Formigoni sceglie l’edizione on line di Tempi, il settimanale ciellino fondato tra gli altri proprio da Antonio Simone, per cancellare il distacco istituzionale opposto agli amici in carcere. Ecco alcuni passaggi salienti della torrenziale missiva.

AMICI PERSONALI – “E’ vero, Simone è mio grande amico da 40 anni - riconosce Formigoni -. Come mio amico – da meno tempo – è Piero Daccò, sia pure, e su questo Piero so che ne converrà, in una dimensione che non è, non può essere quella con chi, come Antonio, ha condotto le battaglie umane, politiche e culturali di una vita”.

IL CELESTE SPIEGA - E’ un salto di qualità non indifferente quello che il Governatore decide di compiere. E “oltre ad annunciare una serie di querele per diffamazione”, prova a spiegare, alternando il ‘tu’ a Carla Vites e il ‘voi’ ai lettori del settimanale, “cosa c’è di reale in tutta la montagna di fango che mi è stata riversata addosso e che, cara Carla Vites, dovrebbe a tuo avviso provocare a Cl ‘un sussulto di gelosia per la propria identità’ “.

SOLO VACANZE - “C’eri talvolta anche tu, in quelle vacanze al mare, in quelle cene e lo sai e l’hai anche detto tra le righe dei tuoi sfoghi alla stampa”, si lamenta il Celeste con la signora Simone. “Nessun festino – giura -. Nessuna occasione per tramare ai danni di chicchessia, nessuna riunione di affari. Mi rimproveri di essere stato trascinato mio malgrado in vacanze spendaccione, nel lusso e nello sfarzo. Scusate, non è un reato“, si giustifica il Governatore a caccia di pezze giustificative con gli elettori, ma soprattutto con i suoi compagni di movimento. Continua a leggere

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Formigoni tra ville super resort nei conti di Daccò le spese del clan di Cl – Repubblica.it.

Il governatore della Lombardia in vacanza in una struttura alle Antille da 80mila euro a settimana. E dalle carte di credito dell’imprenditore spunta una cena da 2mila 800 euro a Rimini nei giorni del Meeting

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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