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Chi è Antonio Cicchetti? – Indymedia Abruzzo

Chi è Antonio Cicchetti? – Indymedia Abruzzo.

 

Direttore amministrativo dell’università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico Gemelli, Gentiluomo
del Papa, proprio come Angelo Balducci, (il dirigente del consiglio superiore dei lavori pubblici, arrestato per lo scandalo appalti G8).

 

Nel suo paese d’origine, Santi di Preturo, ha costruito – grazie a un accordo di programma con Comune,
Provincia, Regione e Arcidiocesi, realizzato tra il 2003 e il 2007 e che gli ha consentito di ottenere una
variante al Piano Regolatore Generale – un complesso turistico di gran lusso, con campo da golf e beauty
farm, per l’accesso al quale ha di recente inaugurato una variante stradale, finanziata con danaro pubblico.

Presidente della Perdonanza Celestiniana tra il 2002 e il 2004, nel momento più opaco della sua gestione, quella che si concluse con l’arresto del direttore artistico Gentile e con un patteggiamento e per lo stesso Cicchetti. La sua gestione della Perdonanza – che prevedeva anche premi in denaro, di cui in realtà è stato corrisposto solo quello al Papa Giovanni Paolo II – ha provocato un indebitamento per il Comune di due milioni di euro.

Antonio Cicchetti è stato proposto da Chiodi come vice commissario alla ricostruzione. Un esponente del potere romano e Vaticano, cha sempre ostentato la sua ricchezza e che non ha altri titoli se non i suoi affari. Per il resto, non ha nessuna competenza per l’incarico e conferma solo quello che si dice dell’Aquila, come futuro terreno di speculazione e di affari.

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Posted 18 hours, 44 minutes ago.

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«Ambrosoli? Se l’andava cercando» Sconcertante Andreotti da Minoli - Il Messaggero

«Ambrosoli? Se l’andava cercando» Sconcertante Andreotti da Minoli - Il Messaggero.

La frase detta durante La Storia siamo noi. Il liquidatore ucciso
da un killer su mandato di Sindona. Veltroni: incredibile

ROMA (9 settembre) – «Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo, è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando». Lo dice Giulio Andreotti a proposito dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato che si occupò della liquidazione dell’impero di Michele Sindona e che fu ucciso da un suo sicario l’11 luglio del 1979.

Intervistato da Giovanni Minoli per la puntata che ricorda l’avvocato della Storia siamo noi (in onda questa sera), come anticipa il Corriere della Sera, il senatore a vita usa anche parole positive per Sindona: «Io cercavo di vedere con obiettività. Non sono mai stato sindoniano, non ho mai creduto che fosse il diavolo in persona». Il fatto «che si occupasse sul piano internazionale dimostrava una competenza economico finanziaria che gli dava in mano una carta che altri non avevano. Se non c’erano motivi di ostilità, non si poteva che parlarne bene».

L’immediata replica alla dichiarazioni di Andreotti arriva da Walter Veltroni, ex segretario del Pd: «Per chi volesse partecipare alla nostalgia per i bei tempi della prima repubblica segnalo la incredibile dichiarazione di Andreotti secondo il quale Ambrosoli, ucciso da un killer su mandato di Sindona, se l’è cercata. Se non si ha voglia di futuro, il passato ritorna».

Ambrosoli, liquidatore della banca di Michele Sindona, fu assassinato l’11 luglio del 1979 dal killer Joseph Arico su incarico di Sindona per 50mila dollari.

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Posted 1 day, 1 hour ago.

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Achille Toro, ex procuratore aggiunto e il suo ruolo da talpa

C’è una talpa.

Una talpa c’è sempre, c’è sempre stata. C’era quando si era piccoli e nella comitiva si aveva l’amico spione, chiacchierone, mandato ad ”osservare” e a ”riferire”. Una talpa fa sempre comodo, e poi, avere al servizio una talpa, è importante, denota un certo potere e prestigio. Indispensabile avere una talpa quando si agisce al di fuori di ogni regola e legge, soprattutto quando si agisce contro lo Stato e il demanio. Naturale che chi complotta contro lo Stato, chi abusa e si serve dello Stato abbia bisogno di una talpa. Questi individui sono dei semplici spioni, senza spina dorsale, senza onore nè gloria, perchè chiamarli ”talpa”? Continue Reading…

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Posted 1 day, 2 hours ago.

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Altro che mafia vinta, gli onesti lasciati soli

anticipo dell’editoriale di liberazione dell’ 8 settembre

Giovanni Russo Spena

Giovanni Russo Spena
la brutale uccisione di Angelo
Vassallo, con cui sono intercorse
relazioni di stima ed affetto,
è un brutto e tragico richiamo alla realtà.
E’ un grande omicidio politicocamorristico.
Avevamo detto ripetutamente,
nelle ultime settimane, con
Saviano, Don Ciotti, Agnoletto, De
Magistris, che erano frutto di banalità
propagandistiche le frottole del
ministro dell’Interno il quale asseriva
che entro tre mesi il governo
avrebbe sconfitto la mafia. Frottole
ignoranti e, per giunta, pericolose.
Perché nascondono l’intreccio crescente
tra economia legale e illegale,
vogliono nascondere i processi di accumulazione
economica che sono il
fondamento primo della nuova borghesia
mafiosa. Né si dimentichi che
il governo ha fatto approvare leggi
che hanno favorito la valorizzazione
del capitale mafioso e avallato comportamenti
che hanno permesso una
pervasività istituzionale di illegalità
amministrative di stampo piduista.
Penso a leggi come i condoni, lo scudo
fiscale, la vendita all’asta di beni
confiscati alle mafie… Quello di Vassallo,
dunque, è un omicidio politico.
Ed è un omicidio politico “annunziato”.
Chi si è interessato del fatto
che in comuni cilentani vicini al
suo vi erano muri tappezzati con manifesti
che annunciavano la morte di
Vassallo? Ha scritto con parole dolenti
Roberto Saviano: «Questa storia
meritava di essere raccontata assai
prima del sangue. Forse il finale sarebbe
stato diverso». E’ inquietante
ciò che afferma il fratello di Vassallo,
che sostiene che Angelo gli parlava,
negli ultimi tempi, di settori di forze
dell’ordine collusi con le mafie. Anche
su questo tema scabroso avevamo
molto lavorato nel passato (chi si
ricorda del depistaggio attuato dopo
l’uccisione di Peppino Impastato?);
forse abbiamo lasciato cadere, negli
ultimi tempi, forme e strutture organizzate
di inchieste e denunce. Questo
omicidio è politico anche perché
vuole colpire perfino gli assetti istituzionali,
le autonomie del decentramento;
è un segnale terribilmente
netto e crudele, che rischia di incidere
molto sulle politiche locali,
in un futuro immediato, lì dove ingenti
risorse e fondi pubblici dovranno
essere utilizzati. Il segnale
camorristico è preciso: se non permetterete
che la borghesia mafiosa
gestisca, attraverso amministratori
collusi, le risorse, farete la fine di
Vassallo, ucciso perché amministratore
per bene, che non si piegava.
Ha detto giustamente ieri il magistrato
Cantone, che ha alle spalle inchieste
molto rilevanti: «Vi sono
amministratori per bene e amministatori
collusi. La camorra tratta,
corrompe, media; ma poi spara».
>> 4 continua su liberazione

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Posted 2 days, 10 hours ago.

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Napoli, «parentopoli» al Comune 12 nomi nel mirino della Procura - Il Mattino

Napoli, «parentopoli» al Comune 12 nomi nel mirino della Procura - Il Mattino.

di Leandro Del Gaudio

NAPOLI (6 settembre) – La Procura indaga su una Parentopoli al Comune di Napoli resa possibile da un sottobosco di clientele e appoggi bipartisan.
Dodici nomi sono già emersi – e altri stanno per spuntare – a proposito di un giro di posti di lavoro assegnati a persone che non ne avrebbero avuto titolo, ma che avevano in compenso gli appoggi familiari «giusti». Si passano così al setaccio appalti, graduatorie, assunzioni a chiamata diretta nell’ambito del welfare. E alcuni appartamenti di proprietà del Comune, anche di notevole valore, sarebbero stati assegnati senza rispettare le pubbliche graduatorie. Come nel caso di un palazzo assai ambito in pieno centro storico, nella zona dei Decumani.

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Posted 4 days, 3 hours ago.

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Quotidiano Net – G8, spunta una nuova lista: 100 nomi nel mirino dei pm

Quotidiano Net – G8, spunta una nuova lista: 100 nomi nel mirino dei pm.

E’ stata trovata nel computer del commercialista di Anemone. C’è anche un Berlusconi. Accertamenti su 250mila euro versati sul conto corrente di un giudice, Ghedini: “Nessuna novità” 

Roma, 4 settembre 2010 - Case e soldi. Ristrutturazioni nelle abitazioni e negli uffici di clienti potenti e operazioni bancarie sospette. Spunta una nuova lista di 100 nomi nell’inchiesta della procura della repubblica di Perugia sui grandi appalti per il G8 della Maddalena e i 150 anni dell’Unità d’Italia.

 E’ stata trovata nel personal computer del commercialista dell’imprenditore Anemone. Lo riferiscono alcuni giornali. Nella nuova lista comparirebbe anche il cognome Berlusconi. I magistrati vogliono verificare – si legge negli articoli – se si tratti del presidente del Consiglio o di un familiare.
Dopo una recente segnalazione di Bankitalia gli accertamenti si concentrano su 250 mila euro versati lo scorso anno da un avvocato sul conto corrente del giudice De Lise, il presidente del Consiglio di Stato che allora guidava il Tar del Lazio. Quest’ultimo, riferisce il Messaggero, spiega: “Cado dalle nuvole, ma quell’anno comprai una casa e ne vendetti un’altra”.
Inoltre, si legge ancora, in vista del verdetto della Corte di cassazione sulla competenza dei pm umbri, gli investigatori hanno acquisito nuovi elementi relativi al filone d’indagine che riguarda l’ex procuratore Achille Toro e a quello sull’ex ministro Claudio Scajola.

GHEDINI: NESSUNA NOVITA’ - “Come sempre vengono pubblicate notizie, coperte da segreto di indagine e senza alcun riscontro al solo scopo di diffamare il presidente Berlusconi – dice Nicolò Ghedini, deputato pdl e avvocato del premier - La asseritamente nuova lista dei lavori eseguiti dalla ditta Anemone per quanto riguarda il presidente Berlusconi non rappresenta alcun elemento di novità. Come già documentalmente comprovato per la precedente lista si tratta di alcuni modesti lavori di manutenzione eseguiti dalla ditta Anemone, una delle società più apprezzate nel settore edile”.


“È quindi evidente
-rimarca Ghedini- che in questa lista non vi è altro se non la riproposizione dei lavori che nella prima erano indicati con la dicitura Palazzo Grazioli. Tali lavori erano stati ordinati da Forza Italia quale adeguamento di alcuni locali utilizzati a Palazzo Grazioli dal partito”. “Il prezzo dei lavori -conclude- è stato regolarmente fatturato e regolarmente pagato. Era quindi sufficiente un modesto approfondimento per evitare di lanciare sulle prime pagine dei giornali una notizia del tutto infondata”.

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Posted 6 days ago.

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Tra i nomi di Anemone spunta un Berlusconi E si aggrava la posizione di Scajola – Repubblica.it

La Procura intende verificare se si tratti del Presidente del Consiglio o del fratello Paolo

di CARLO BONINI

PERUGIA – L’inchiesta sul Sistema Anemone e i grandi appalti per il G8 della Maddalena e i 150 anni dell’Unità d’Italia torna a bussare al portone di Palazzo Chigi. E incrocia il nome “Berlusconi”. L’estate non ha fermato l’attività istruttoria del Ros dei carabinieri e del Nucleo di polizia tributaria della Finanza e agli atti dei pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi è infatti ora un nuovo documento. Il “listino Anemone”, come lo hanno battezzato gli inquirenti. Una seconda e nuova contabilità dei lavori di ristrutturazione che, nel tempo, le ditte del costruttore Diego Anemone hanno effettuato nelle residenze private e istituzionali di ministri della Repubblica, grand commis di Stato, uomini degli apparati della sicurezza, inquilini degli immobili di “Propaganda Fide”.

Il “listino” è saltato fuori dall’esame dell’hard disk del personal computer sequestrato a Stefano Gazzani, il commercialista di Anemone indagato per riciclaggio. E, rispetto alla prima “lista Anemone” e ai circa 400 nomi che elencava (di cui le cronache hanno dato ampio conto nel maggio scorso e scovata nel computer di Daniele Anemone, fratello di Diego), presenta  -  per usare le parole di una qualificata fonte investigativa – “molte e significative coincidenze di nomi, come ad esempio quello dell’ex ministro Claudio Scajola, e altrettanto significative differenze”. A cominciare da un cognome  -  “Berlusconi”  -  che nella prima lista era assente. La Procura intende verificare se si tratti del Presidente del Consiglio o del fratello Paolo. E l’accertamento richiederà del tempo. Se è vero infatti che nella originaria lista Anemone figuravano lavori eseguiti in indirizzi di stretta pertinenza del Premier (piazza Grazioli, palazzo Chigi, piazza del Plebiscito) è altrettanto vero che, nell’indagine perugina, il nome di Paolo è associato agli accertamenti sugli appalti per il G8 della Maddalena.

Quale che sia la risposta (Silvio o Paolo Berlusconi), l’interesse investigativo che viene attribuito al “listino” è che il documento indica, a giudizio della Procura, almeno due circostanze. La prima: il fatto che fosse in possesso del commercialista di Anemone dimostrerebbe che i lavori indicati nella lista originaria conservata dal costruttore furono effettivamente svolti. La seconda: che di quei lavori, per ragioni contabili e probabilmente non solo contabili, andavano in qualche modo camuffate la committenza e gli importi (e di questo avrebbe dovuto occuparsi appunto Gazzani).

La scoperta del “listino” non è insomma una buona notizia né per Palazzo Chigi, né per Claudio Scajola, per altro tuttora semplice testimone nell’indagine sulla compravendita della sua abitazione di via del Fagutale. Anche perché gli accertamenti sul conto dell’ex ministro per lo Sviluppo economico fanno registrare una novità. Il Ros dei carabinieri ha infatti accertato che i complessi lavori di ristrutturazione del “mezzanino” vista Colosseo (per altro, come ormai documentato, mai pagati e “caricati” sui costi di appalti pubblici vinti da Anemone) vennero seguiti personalmente non solo da Diego Anemone, ma, attraverso la società “Medea”, anche da Mauro Della Giovampaola, l’ingegnere arrestato nel febbraio scorso insieme a Balducci, De Santis e Anemone, all’epoca funzionario della struttura della Ferratella (la stazione appaltante i lavori per i Grandi Eventi), nonché inquilino di riguardo di uno degli immobili di “Propaganda Fide”.

Un terzo ramo di indagine, quest’ultimo, che, come è noto, coinvolge l’ex ministro Lunardi e il cardinale Sepe. Che ha al centro la compravendita del palazzo di via dei Prefetti a Roma e la ristrutturazione della sede della congregazione in piazza di Spagna. Per il quale il tribunale dei ministri di Perugia ha riconosciuto la propria competenza in agosto, sottolineando nelle motivazioni della decisione (depositate ieri) come “l’ipotesi accusatoria di corruzione risulti corroborata”. E che ora attende la decisione del Parlamento sulla richiesta di autorizzazione a procedere.

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Posted 6 days, 2 hours ago.

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Nuova inchiesta sul Comune di Napoli «Una cricca per dare case e posti di lavoro» - Il Mattino

Nuova inchiesta sul Comune di Napoli «Una cricca per dare case e posti di lavoro» - Il Mattino.

Sgombero di case occupate abusivamente ai decumani
di Leandro Del Gaudio

NAPOLI (2 settembre) – Case in pieno centro storico, immobili prestigiosi anche di oltre cento metri quadrati di proprietà del Comune assegnati illegittimamente a persone beneficiarie anche di appalti per conto del Comune L’inchiesta della Procura di Napoli punta sull’intreccio case-lavoro con una ipotesi investigativa che, sia pure alle prime battute, delinea scenari inquietanti.

Una cupola di affaristi avrebbe agito all’insaputa dei vertici di Palazzo San Giacomo entrando in azione proprio sul doppio versante delle assunzioni e dell’assegnazione degli immobili di proprietà comunale. Decine sono i nomi al setaccio nelle indagini dei pm del pool di mani pulite.

E non è tutto, perché la polizia municipale indaga anche sulle società miste. Altro versante d’inchiesta, i corsi di formazione fantasma per i disoccupati finanziati con fondi Ue: per il pm la truffa ammonta a un milione di euro…

ARTICOLI E APPROFONDIMENTI
SUL MATTINO IN EDICOLA

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Posted 1 week ago.

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La buona politica del sindaco Moratti “Comportamento grave e colposo” | Il Fatto Quotidiano

La buona politica del sindaco Moratti “Comportamento grave e colposo” | Il Fatto Quotidiano.

Lo scrive il gip di Milano nel decreto di archiviazione per l’inchiesta sulle consulenze d’oro a palazzo Marino. Assolti quindi il primo cittadino e il suo entourage. Ma al di là delle responsabilità penali, non rilevate dai magistrati, restano quelle politiche

Archiviata penalmente. E qui ci si ferma. Perché per il resto le responsabilità sono state gravi, ripetute, accertate. Stiamo parlando della politica milanese. Quella che dalla primavera 2006 guida le sorti del Comune e comanda le poltrone più ambite di palazzo Marino. Il sindaco, ad esempio, e i suoi più stretti collaboratori hanno tenuto “condotte illegittime e pregiudizievoli”, operato con “la volontà di recare vantaggio a terzi”, seguito “percorsi oscuri per la nomina di nuovi dirigenti”. Il tutto assumendo un “comportamento colposo” per mettere in piedi una “forma mascherata di spoil system”, collocando “nelle funzioni dirigenziali soggetti vicini”.

Parole di condanna che però non condannano. Sì perché stanno scritte nel decreto di archiviazione firmato dal gip di Milano per l’inchiesta sulle consulenze d’oro che a partire dal dicembre 2006 ha visto indagato Letizia Moratti assieme al suo più stretto entourage. A partire da Alberto Bonetti Baroggi a capo del gabinetto del sindaco, proseguendo con il direttore generale Giampiero Borghini e il suo vice Rita Amabile. Tutti assolti dall’accusa di violenza privata e abuso d’ufficio dopo la doppia richiesta di archiviazione fatta dall’allora pm Alfredo Robledo. “Sono sempre stata serena – dice soddisfatta donna Letizia – . Fa piacere che anche la magistratura abbia verificato la correttezza e la validità del nostro operato”.

Forse però il sindaco non ha avuto la pazienza di leggersi le 21 pagine firmate dal giudice Maria Grazia Domanico. Si tratta di un documento eccezionale che pur assolvendola penalmente, inchioda la Moratti a gravissime responsabilità politiche. Una vicenda di malamministrazione, l’ennesima in Lombardia, che inizia qualche giorno prima del Natale 2006. Sono passati appena pochi mesi dalle ultime elezioni che hanno visto trionfare il centrodestra della Moratti sull’ennesimo outsider gettato in campo dal centrosinistra, l’ex prefetto Bruno Ferrante.

In quell’inverno sul tavolo della procura atterra un esposto anonimo che denuncia “il conferimento di 54 incarichi a dirigenti esterni e di alte specializzazioni”. Il numero è troppo alto. Lo si capisce subito. Supera di molto al soglia del 5% del personale interno. E poi ci sono quei dirgenti nominati che non sembrano in grado di fornire un curriculum adeguato. Si pensi al caso a tale Del Nero a cui viene affidato l’incarico di responsabile del servizio gestione delle relazioni territoriali. Lavoro di prestigio pagato con 95.000 euro annui. Peccato però che il signore non risulta laureato e il suo curriculum non presenta caratteristiche adatte. In passato Del Nero ha fatto addirittura il giornalista radiofonico, dopodiché ha lavorato per un industria farmaceutica per poi finire in una società specializzata in fondi d’investimento. Continue Reading…

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Posted 1 week, 2 days ago.

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