OGGI LO YEMEN SCEGLIE IL NUOVO PRESIDENTE | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
Ma il risultato del voto e’ scontato. C’e’ un solo candidato. Adrabuh Mansur Hadi sara’ il capo dello stato yemenita. Tra sostenitori e rivali, il futuro del paese rimane in bilico.
ELEONORA VIO
Roma, 21 Febbraio 2012, NenaNews (nella foto il candidato unico Abdrabuh Mansur Hadi) – Oggi gli yemeniti scelgono il nuovo presidente e Abdrabuh Mansur Hadi, il solo candidato in lizza per il potere in queste elezioni che sanno di referendum, si accinge a diventare il nuovo capo dello stato secondo un accordo stipulato lo scorso novembre tra l’uscente contestatissimo presidente Ali Abdullah Saleh (rimasto al potere oltre 30 anni) e il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Saleh sembra seriamente intenzionato a lasciare il posto al candidato sudista e, almeno da quanto riporta l’agenzia governativa Saba, “ha ordinato a tutte le autorità e istituzioni pubbliche e private di rimuovere le sue immagini da piazze pubbliche, strade, palazzi e uffici e di sostituirle con quelle del Vice Presidente Abdarabuh Mansur Hadi.” Dopo quasi un anno di proteste represse nel sangue e un lungo tira-e-molla diplomatico, Saleh lo scorso novembre ha deciso di firmare una carta presentatagli più volte nei mesi antecedenti. Secondo l’accordo bilaterale, il più politicamente longevo tra i capi di stato del Golfo Persico si impegna a lasciare le redini del potere al suo vice Hadi in un governo di coalizione tra il Congresso Generale del Popolo (CGP), il partito al potere, e i partiti di opposizione. Continua a leggere
YEMEN: FAIDA IN AL QAEDA ALLA VIGILIA DEL VOTO | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
Un cruento episodio accaduto giovedì mattina in una provincia del sud dello Yemen è l’ultimo esempio della lunga serie di contraddizioni e contrasti che animano lo zoccolo meno ricco della Penisola Arabica
ELEONORA VIO
Roma, 18 febbraio 2012, Nena News – Alle prime luci dell’alba il leader di Al-Qaeda Tareq al-Dhaba – genero del più famoso al-Awlaki assassinato dalle forze militari americane lo scorso anno – era concentrato nella preghiera mattutina nella moschea del piccolo villaggio di Al-Baydah nel sud dello Yemen, secondo l’agenzia AP, quando ad un tratto lui e le sue cinque guardie del corpo sono stati sorpresi dalla furia omicida del rivale fratello Hizam, e di altri combattenti della tribù di al-Dhaba. La guerra fratricida non si ferma qui: gli assassini diventano presto vittime in una resa dei conti senza pari. I seguaci di Tareq al-Dahab decidono di vendicare il loro leader dando fuoco alla casa di Hizam e bruciando mortalmente lui e una decina di suoi seguaci. Diciassette è il numero di corpi abbattuti in poche ore. La nazione Yemen – che è in realtà un accorpamento avvenuto nel 1990 dei due ben distinti Nord e Sud – ha in seno una miriade di questioni religiose e politiche insolute. Per citare solo le più evidenti, il gruppo reazionario sciita degli Houthi è religiosamente conforme alle alte sfere della teocrazia iraniana e alla stra-grande maggioranza della popolazione bahreinita ed è in continua e strenua lotta con la controparte governativa, da un lato, e con Al-Qaeda, dall’altro, per ottenere il controllo di alcuni centri nevralgici del nord del paese. I sunniti salafiti, per contro, si schierano con l’inflessibile gigante saudita e le petro-monarchie del Golfo Persico quando si tratta di zittire con le armi, non quelle diplomatiche, i compaesani sciiti, ma la loro posizione nei confronti dell’annichilimento della ‘minaccia globale’ rappresentata da Al-Qaeda è alquanto incerta. Continua a leggere
Yemen, ministro Esteri: A rischio le presidenziali del 21 febbraio.

SANA’A-Il ministro degli Esteri yemenita Abu Bakr al-Qirbi ha avvisato che le elezioni presidenziali del prossimo mese potrebbero essere rinviate a causa dei disordini in corso in tutto il Paese.
In un’intervista andata in onda oggi su al-Arabiya, al-Qirbi ha dichiarato che “sarà difficile avere elezioni il 21 febbraio” se la situazione della sicurezza non verrà risolta. La dichiarazione, arrivata da uno dei membri più in vista del regime del presidente Ali Abdullah Saleh, probabilmente farà aumentare la rabbia dei manifestanti, che da tempo chiedono che Saleh trasferisca il potere e venga processato dopo 33 anni di regime. Poco tempo fa Saleh ha accettato di cedere il potere a causa della forte pressione internazionale, ma l’opposizione lo accusa di avere permesso ai militanti legati ad al-Qaeda di prendere il controllo di varie città per giustificare la sua permanenza al potere per tenere il Paese al sicuro.
LONGA MANUS SAUDITA SULLO YEMEN | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
A fine novembre è stato firmato a Riyadh, in Arabia Saudita, l’accordo per il passaggio dei poteri in Yemen. Ma la strada da percorrere è ancora lunga
UMBERTO PROFAZIO*
Roma, 13 gennaio 2012, Nena News – Una valutazione superficiale potrebbe far pensare all’ennesimo successo della “Primavera araba” nei confronti degli ancien régime, accomunando l’esperienza yemenita a quelle di Tunisia, Egitto e Libia e avvalorando la tesi secondo cui le rivoluzioni dei gelsomini non riguardano esclusivamente il Nord Africa, ma anche il Vicino Oriente. Una lettura più attenta può però far emergere opzioni diverse da questa. Regia saudita. La sede della firma dell’accordo non potrebbe essere più significativa al riguardo. Riyadh è stata infatti la principale sede delle trattative sul futuro dello Yemen, paese nel quale il regno saudita ha più di un interesse speciale. Più in generale, l’Arabia Saudita gioca un ruolo fondamentale all’interno delle complesse dinamiche della Primavera araba: dopo aver infatti offerto asilo all’ex presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali, costretto a fuggire da Tunisi dopo la rivoluzione dei gelsomini di gennaio 2011, il regno saudita ha ospitato anche lo stesso Saleh, ferito gravemente in seguito all’esplosione del 3 giungo scorso, quando nella stessa capitale Sana’a infuriava la battaglia tra la guardia repubblicana lealista ed i ribelli. A ben vedere, la complessa politica estera dell’Arabia Saudita sembra essere venata da una forte componente controrivoluzionaria, che mira a mantenere lo status quo nei suoi più vicini confini e a mettere in difficoltà l’Iran, considerato il principale avversario. Di qui anche l’avversione per il presidente siriano Bashar al Assad, alleato di Teheran, il cui regime è stato apertamente dichiarato dalle autorità saudite illegittimo in seguito alla sanguinosa repressione nei confronti dei manifestanti siriani; di qui anche le manovre per reprimere la ribellione sciita in Bahrein e, d’altro canto, l’impegno a trovare una soluzione sostenibile e non sfavorevole ai sauditi alla ben più intricata situazione in Yemen. In questi ultimi due casi, entrambi prossimi ai confini del regno saudita, gli interventi sono stati realizzati anche grazie alla preziosa collaborazione del consiglio di cooperazione del Golfo (Gulf cooperation council, Gcc). Continua a leggere
Yemen: manifestanti chiedono scarcerazione detenuti politici.
SANAA – Decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Sana’a, la capitale dello Yemen, per chiedere la scarcerazione degli attivisti arrestati durante le proteste per chiedere le dimissioni di Ali Abdullah Saleh, che vanno avanti da circa un anno. Nel venerdi’ ribattezzato della ‘Liberta’ per i nostri detenuti’, i manifestanti hanno mostrato cartelli con le foto di centinaia di attivisti al momento in carcere, auspicando un intervento della comunita’ internazionale e delle ong mondiali per favorire il loro rilascio.
Yemen: manifestazioni a Sanaa contro corruzione governo.

YEMEN, LE SPOSE BAMBINE | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
Human Rights Watch denuncia che nel paese non e’ prevista un’età minima per il matrimonio. Quando nel 2009 fu proposta una legge che la fissava a 17 anni, i parlamentari conservatori si opposero
LAURA BETTI
Roma, 15 dicembre 2011, Nena News – Reem aveva 11 anni quando fu costretta a sposare suo cugino 20 anni più grande di lei: un giorno suo padre la prese, la vestì col niqab e la portò a Radda, a 150 chilometri da Sanaa, dove la piccola viveva con la famiglia, per darla in sposa all’uomo che la violentò provocandole un dolore e una umiliazione tale che Reem si tagliò le vene con un rasoio. È con questa storia, fortunatamente conclusa con un divorzio un anno fa, che si apre il report «How Come You Allow Little Girls to Get Married?» che Human Rights Watch (Hrw) ha presentato pochi giorni fa sulla situazione delle spose bambine in Yemen. Un paese in cui non è prevista un’età minima per il matrimonio e dove, come dice Mohammad Al Abbas, funzionario dell’ente governativo per i diritti umani: «Con il consenso del tutore, un contratto matrimoniale si può fare anche per una bambina di un anno». Continua a leggere
Yemen: 138 bambini uccisi dall’esercito dall’inizio dell’anno.

SANAA – Tre bambini sono stati uccisi nel corso degli episodi di violenza verificatisi negli ultimi giorni a Taez, in Yemen. A denunciarlo e’ l’Unicef, tramite le dichiarazioni della sua portavoce Marixie Mercado. ”Sono 138 i bambini morti in Yemen dall’inizio dell’anno, e 568 quelli rimasti feriti”, ha detto ai giornalisti la Mercado. ”Ci appelliamo a tutte le parti politiche affinche’ risparmino i civili”, ha aggiunto. L’appello della Mercado e’ stato raccolto dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, la cui portavoce Ravina Shamdasani ha chiesto la possibilita’, per i membri dell’organizzazione, di un immediato intervento in loco per monitorare la situazione.
Il Riformista.

fotografia da web dalla redazione N.R.
Esercito sta tentando di assumere il controllo del centro città
San’a, 1 dic. (TMNews) – Cinque persone sono state uccise in occasione dei combattimenti tra forze fedeli al presidente Ali Abdallah Saleh e combattenti tribali a Taez (sudest). Lo hanno indicato fonti sanitarie. Secondo i residenti, contattati dai giornalisti, l’esercito sta tentando di assumere il controllo del centro di questa città che è l’epicentro della contestazione, dove sono dispiegati combattenti tribali che hanno aderito alla contestazione.
Fco
dazebaonews.it – Saleh firma la proposta di trasferimento del potere al suo vice. – di Lucia Morini
Giovani manifestanti di Hodeida chiedono che Saleh sia accusato
DUBAI – Il presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, è arrivato oggi a Riyad, in Arabia Saudita, per firmare la proposta per il trasferimento del potere presentata dal Consiglio per la cooperazione del Golfo (Ccg).
Saleh, al governo nel Paese per 33 anni, per tre volte non ha firmato la proposta; quella di oggi, dovrebbe trasferire i suoi poteri al suo vice, Abdrabuh Mansur Hadi: militare di carriera originario del sud dello Yemen, dal 1994 è vice presidente oltre che segretario generale del partito al potere, il Congresso popolare generale (Cpc). Ha scalato con rapidità i vertici dell’esercito della Repubblica democratica dello Yemen, unico Stato marxista arabo ad avere stretti rapporti con l’Unione sovietica: avrà il compito di dar vita a un governo di unità nazionale con l’opposizione per poi indire nuove elezioni, mentre, con la firma, Saleh otterrà l’immunità nei processi per sé e i suoi familiari. Continua a leggere
Yemen: Sale il numero delle vittime di bombardamenti forze regime a Taiz. 
SANAA – Sono salite a 11 le persone rimaste uccise a Taiz, nel centro dello Yemen, a causa di bombardamenti delle forze di sicurezza. Lo riferiscono fonti mediche coperte dall’anonimato. Taiz, roccaforte dell’opposizione, è stata teatro di diverse violenze scoppiate di recente tra truppe del regime e manifestanti antigovernativi. Intanto nella capitale Sanaa decine di migliaia di persone hanno marciato per chiedere nuovamente le dimissioni di Ali Abdullah Saleh. In un quartiere della capitale, i dimostranti antigovernativi hanno chiesto che Saleh venga processato per la sanguinosa repressione delle rivolte in cui hanno perso la vita centinaia di civili.
Yemen: spari a corteo, 26 morti a Sanaa – Top News – ANSA.it.
Centinaia i feriti. Un medico: ”giorno peggiore da mesi”
18 settembre, 23:03
(ANSA) – SANAA, 18 SET – Nuova giornata di sangue oggi a Sanaa in Yemen, dove l’opposizione e’ tornata in piazza per chiedere la fine del regime di Saleh, attualmente in convalescenza in Arabia Saudita, dopo un attentato a giugno. Almeno 26 persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite durante una delle manifestazioni piu’ imponenti degli ultimi mesi. Secondo fonti mediche, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro i dimostranti. ”E’ il giorno peggiore che abbia visto da mesi”, ha detto un medico.






























