La conferma del governo giapponese. Dispersi altri tre reporter secondo l’Osservatorio per i diritti dell’Uomo
La giornalista giapponese Mika Yamamoto è rimasta uccisa negli scontri in Siria, che seguiva per Japan Press e per alcune emittenti televisive. Lo ha riferito il ministero degli Esteri del Giappone tramite il portavoce Masaru Sato. Al momento della morte, ha spiegato Sato, la reporter si trovava con un collega di Japan Press, ma non sarebbe chiaro né quando né dove sarebbe stata colpita. Secondo il suo collega la donna è stata colpita durante uno scontro a fuoco tra soldati e ribelli. Il suo corpo è stato trasferito in Turchia in attesa di essere rimpatriato dal consolato. Altri tre reporter, due arabi e un turco risultano dispersi, secondo l’Osservatorio per i diritti dell’Uomo.
ESPERTA DI CONFLITTI – Mika Yamamoto, 45 anni, lavorava per la piccola agenzia di stampa indipendente ‘Japan Press’. La donna, prima cittadina di Tokyo e quarta reporter straniera a perdere la vita nel conflitto in Siria, era una veterana del giornalismo di guerra, con esperienze in Afghanistan e Iraq, dove nel 2003 sfuggì per miracolo al bombardamento del ‘Palestine Hotel’ di Baghdad da parte di un carro armato americano: per quel reportage fu insignita del premio ‘Vaughn-Ueedà, sorta di versione nipponica del ‘Pulitzer’.
Siria, uccisa giornalista giapponese, nel 2003 scampò ai bombardamenti in Iraq – Corriere.it.
Yemen, kamikaze a Sana’a fa strage: 96 morti – Video Repubblica – la Repubblica.it.
Un kamikaze, in uniforme militare, si è fatto esplodere tra i militari in piazza Sabiine, a Sana’a, Yemen. I soldati erano schierati per preparare la parata in occasione del 22esimo anniversario di riunificazione dello Yemen. Il bilancio, ancora provvisorio, è di 96 morti e oltre 300 feriti. E’ l’attacco suicida più grave nella capitale yemenita dopo l’elezione del nuovo presidente Hadi. Fonti mediche riferiscono che i feriti sono stati portati in sette ospedali della capitale. Tutte le vittime erano soldati.

Presa di mira casa a Jaar, roccaforte della rete terroristica
(ANSA) – ADEN, (YEMEN), 10 MAG – Otto membri di Al Qaida sono stati uccisi nella notte nel sud dello Yemen in un attacco di un drone, probabilmente americano, contro la casa dove erano riuniti, secondo quanto riferito da un funzionario locale. L’attacco ha preso di mira una casa di Jaar, roccaforte della rete terroristica nella rete provincia di Abyan.
La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Yemen: 8 membri Al Qaida uccisi da drone.
| TRADOTTO DA ELENA INTRA | |
| A settimane di distanza dalle proteste contro i bassi salari e la mancanza di occupazione che nella capitale Saa’na hanno visto coinvolte migliaia di persone, le autorità dello Yemen non hanno ancora risolto la “marginalizzazione” della minoranza degli Akhdam. “Gli Akhdam non sono solo dei cittadini di serie B”, sostiene un attivista dalla sua tenda in Change Square. “Sono più cittadini di quinta o sesta classe, i livelli più bassi dell’intero Paese”.
Secondo la leggenda popolare, questo popolo è arrivato in Yemen nel quinto o sesto secolo, quando i loro antenati etiopi avevano attraversato il Mar Rosso nel tentativo non riuscito di conquistare l’angolo meridionale della penisola arabica. Continua a leggere |
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A lanciare l’allarme è stato l’inviato speciale dell’Onu Jamal Benomar. La lunga agonia del regime di Saleh, durato trentatrè anni, “ha creato un collasso dell’autorità in diverse zone del paese”. Che ha avvantaggiato Al Qaeda
Proteste contro Ali Abdullah Saleh
Non basta la difficile transizione dopo trentatré anni di regime del presidente Ali Abdullah Saleh e nemmeno gli attacchi di Al Qaeda nella Penisola arabica. Ai guai dello Yemen, il più povero dei paesi arabi, si aggiunge ora anche una possibile crisi umanitaria.
A lanciare l’allarme è stato l’inviato speciale dell’Onu Jamal Benomar, che ha riferito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la sua valutazione sulla situazione nel paese. Benomar ha detto che ci sono almeno tre milioni di persone che hanno bisogno urgente di aiuti umanitari, mentre oltre sei milioni e mezzo di persone hanno lasciato le proprie case e in alcuni casi il paese durante gli ultimi mesi di altissima tensione politica e per sfuggire ai combattimenti tra l’esercito regolare e le formazioni ribelli. Tra loro anche le milizie legate ad Al Qaeda che nei giorni scorsi hanno lanciato un’offensiva nella regione meridionale di Abyan. “C’è una imminente crisi umanitaria nel paese”, ha detto Benomar al Consiglio di sicurezza, dove ha spiegato che dei 446 milioni di dollari che l’Onu aveva chiesto per aiutare lo Yemen, ne sono arrivati appena il 15 per cento.
Secondo Benomar, la lunga agonia del regime di Saleh, “ha creato un collasso dell’autorità in diverse zone del paese”. Un crollo da cui ha tratto vantaggio Al Qaeda, la cui presenza «è una sfida per il prossimo futuro». La transizione in Yemen, dopo quasi un anno di proteste sociali culminate con il passaggio di poteri tra il presidente Saleh e il suo vice Hadi, prevede che si apra adesso un periodo di dialogo nazionale che dovrebbe portare entro due anni a nuove istituzioni democratiche e libere elezioni. Su questo già difficile percorso, però, c’è l’ombra della presenza delle milizie jihadiste che nei giorni scorsi hanno colpito duramente vicino la città di Zinjian. Continua a leggere
YEMEN, L’ELEZIONE FORZATA. HADI IN CARICA DA SABATO | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
L’affluenza è stata del 60 per cento. Ha vinto Hadi, unico candidato, tra boicottaggi e violenze. E mentre alcuni si interrogano sulle modalità della transizione, il mondo plaude al nuovo, vecchio Yemen democratico.
GIORGIA GRIFONI
Roma, 23 febbraio 2012, Nena News. Continua il cammino verso la transizione democratica in Yemen. L’affluenza alle urne ha raggiunto il 60%: l’unico concorrente, il vicepresidente Abdel Rabbo Mansour al-Hadi (uomo di fiducia dell’ex-presidente Saleh e candidato del consenso tra maggioranza e opposizione) è il nuovo presidente dello Yemen. Entrerà ufficialmente in carica sabato e governerà per un periodo di due anni. Il voto è stato accompagnato dal boicottaggio – da parte dei gruppi separatisti del sud e delle confederazioni tribali sciite del nord – e da violenze, che finora hanno provocato 10 vittime nelle città meridionali di Mukalla, Lahj e Aden, dove è rimasto ucciso anche un bambino di 10 anni. Ma nonostante tutto, la comunità internazionale plaude alla svolta democratica yemenita: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è congratulato per il voto “piuttosto pacifico”, come anche la Gran Bretagna, che lo ha definito “un successo”. Le presidenziali hanno interessato circa 10 milioni di cittadini su una popolazione di quasi 24 milioni di persone. Sono il risultato dell’accordo firmato lo scorso novembre a Riyadh tra i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, guidato dall’Arabia Saudita, e il presidente yemenita Saleh, contestato per un anno dalla piazza e fautore di una repressione che ha provocato centinaia di vittime. Continua a leggere
Nonostante parlino arabo e pratichino l’Islam da oltre 1.000 anni, gli Akhdam, che preferiscono essere chiamati Al Muhamasheen, o “emarginati”, non si sono mai sentiti parte della maggioranza.L’indicatore più visibile del loro status all’interno della società yemenita sono le occupazioni umili che svolgono. Gli uomini vagano per le strade su turni di 10 ore spazzando e raccogliendo rifiuti, mentre le donne e i bambini effettuano la raccolta di lattine e bottiglie e chiedono l’elemosina.




