
Il Co-operative Group, il quinto più grande rivenditore della Gran Bretagna, ha deciso di boicottare i rivenditori che producono le merci nelle colonie israeliane della Cisgiordania. Nena News ha intervistato la coordinatrice della campagna BDS nel Regno Unito.
* Al-Jiftlik (Valle del Giordano), 30 aprile 2012, Nena News
“E’ un passo molto importante, una grande conquista per il movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) in Gran Bretagna. Ora non resta che continuare la lotta”. Natalie Philips, co-coordinatrice della campagna per porre fine al commercio agricolo con Israele si dichiara positiva e soddisfatta per i risultati ottenuti – ero appena atterrata all’aeroporto Ben Gurion, mi stavano interrogando, quando ho ricevuto la bella notizia”.
La quinta più grande catena inglese di supermercati, il Co-operative Group (Co-op), ha deciso di chiudere ogni rapporto commerciale con le compagnie israeliane che producono le proprie merci nelle colonie israeliane, illegali secondo il diritto internazionale. Continua a leggere

Il prigioniero politico palestinese Tha’er Halahla, entrato nel suo 58esimo giorno di sciopero della fame presso l’Ospedale giudiziario di Ramla, è ancora determinato a continuare il suo sciopero mentre i medici della prigione hanno avvertito che il suo corpo sta perdendo il sistema immunitario ed i suoi organi rischiano di collassare.
L’Avvocato del Mandela Institute, Anwar Abu Lafy, ha visitato Halahla e ha dichiarato che una recente analisi di fegato e reni ha rivelato che il suo corpo non è quasi più in grado di funzionare e che la sua vita è in grave pericolo.
Abu Lafy ha dichiarato che Halahla, 34 anni, non è più in grado di camminare o stare in piedi, è affetto da dolore toracico acuto, mal di stomaco, e riesce a malapena a vedere con l’occhio destro.
Halahla ha perso 24 chili e sta soffrendo di pressione arteriosa bassa, i livelli di zucchero nel sangue sono insufficienti, i battiti del cuore crescenti, sta perdendo i capelli, sanguina dalla bocca e delle gengive e i muscoli si stanno via via indebolendo.
Nonostante il grave deterioramento del suo stato di salute, Halahla ha detto al suo avvocato che è determinato a continuare il suo sciopero fino a quando Israele non revocherà l’ordine di detenzione amministrativa contro di lui, e ha invitato le organizzazioni per i diritti umani a prestare attenzione alle condizioni miserabili cui sono soggetti i detenuti malati nell’ospedale giudiziario di Ramla. Continua a leggere
Marco, cittadino italiano di 32 anni, l’11 aprile si trovava a Hebron per partecipare alla conferenza internazione sulla resistenza popolare nonviolenta. Stava facendo ritorno alla conferenza dopo la pausa pranzo quando la polizia israeliana lo ha arrestato con l’accusa di partecipare ad una manifestazione illegale. Marco ha deciso di resistere all’espulsione affrontando la detenzione per avere un processo in cui le infondate e fantasiose accuse contro di lui possano definitivamente cadere. Il processo avrà luogo lunedì 23 aprile.
Martedì 17 aprile 1200 palestinesi, detenuti nelle carceri israeliane sono entrati in sciopero della fame, il nome che hanno dato alla loro protesta è “we will live in dignity”, vivremo dignitosamente. Marco insieme a 40 partecipanti alla Flytillia, che come lui hanno deciso di resistere all’espulsione e si trovano per questo momento in carcere, si è unito allo sciopero della fame finalizzato a denunciare le condizioni inumane in cui i palestinesi sono detenuti. Continua a leggere
Nel 1970, il contadino palestinese Sabri Gharib ha costruito una casa in pietra Bianca su una collina del villaggio di Beit Ijza, nel centro della Cisgiordania, un’area fertile ricca di uliveti, vigneti e verdure. Oggi, 41 anni dopo, la vista dalla sua casa è occupata da una rete d’acciaio alta sei metri che ha annesso la sua abitazione alla colonia israeliana di Givat Zeev e separa la famiglia dalla propria terra e dal resto del villaggio.

fotografia da web della redazione N.R.
La situazione della famiglia Gharib è uno dei casi più estremi ed inquietanti e mostra con chiarezza gli effetti della politica coloniale illegale di Israele in Cisgiordania. Le famiglie palestinesi sono da sempre e ovunque colpite dall’occupazione israeliana, ma il caso della famiglia Gharib è unico per la sua assurdità.
Sabri Gharib, un uomo anziano che soffre delle complicazioni di un attacco cardiaco, ci accoglie seduto nell’ombra dell’unico albero di ulivo rimasto e ci spiega come la sua terra e la sua vita gli siano state portate via, lasciando a lui e alla sua famiglia solo un dunam di terra (1 dunam = 1km2). All’epoca in cui costruì la casa di famiglia, la sua terra era grande 110 dunam. Continua a leggere
DALLA PALESTINA OCCUPATA: ALTRO CHE “FAR FIORIRE IL DESERTO!” | Palestina Rossa.it

fotografia da web della redazione N.R.
Valle del Giordano e Bilin
Il lungo spostamento di oggi ci ha permesso di conoscere la Jordan Valley da Sud a Nord, lungo la strada che fiancheggia il confine con la Giordania, sul lato occidentale del “fu” Giordano, visto che di acqua ne scorre ben poca nello storico fiume da quando Israele con sbarramenti, dighe e prelievi selvaggi se la prende tutta per le sue colture installate sulla terra rubata ai Palestinesi, contribuendo peraltro alla desertficazione di una vasta area meridionale e alla definitiva condanna del Mar Morto (piu’ cadavere che mai, cala di 18 cm. all’anno!). Altro che “far fiorire il deserto”, come recita uno dei piu’ diffusi miti costruiti dalla propaganda sionista.
Dopo un brevissimo passaggio dall’antichissima citta’ di Gerico, abbiamo percorso una piccola valle laterale che si inoltra sul lato occidentale del Giordano, costeggiando il letto di un arido torrente. Sono bastati pochi km. per comprenderne la ragione: uno sbarramento incanala l’acqua proveniente da una copiosa sorgente posta poco piu’ a monte. Continua a leggere
Nell’ultimo periodo le forze di occupazione israeliane hanno aumentato il numero degli arresti nei confronti di attivist@ internazionali, ed anche l’intensità delle pene. In meno di 15 giorni ci sono stati 7 arresti, tra cui un arrestato non ha ancora la possibilità di avere il suo passaporto (e quindi non può muoversi da Tel Aviv), due sono stati trattenuti per 24 ore senza una reale ragione. Gli ultimi due arrestati sono stati accusati di manifestazione non autorizzata (non era in corso alcuna manifestazione, stavano solo tornando da una pausa pranzo), ed è loro stato dato il rimpatrio forzato. Uno di questi due, Marco, sta resistendo al rimpatrio chiedendo un processo. Durante una biciclettata in una delle strade riservate agli israeliani, una donna palestinese e due attivisti internazionali sono stati portati in ospedale per le ferite, ed un altro internazionale è stato fermato ed ammanettato per un’ora prima di essere rilasciato senza accuse. Continua a leggere
Marco Mohamed Abdelaal, un attivista ISM di 32 anni è stato arrestato l’ 11 APRILE 2012 alla 7 ° Conferenza internazionale di Bil’in sulla lotta popolare palestinese tenutasi nella città vecchia occupata di Hebron. Marco è stato arrestato con 11 altri partecipanti alla Conferenza, quattro internazionali e otto palestinesi, tra di essi molti sono organizzatori dell’evento internazionale. Marco è trattenuto in una struttura di detenzione per immigrati mentre sta per iniziare il processo di appello contro l’espulsione giustificata dall’accusa di aver aggredito un soldato. Due degli Internazionali arrestati sono stati rilasciati senza accuse mentre il terzo ha collaborato con le procedure di espulsione. Due degli otto palestinesi arrestati restano in carcere e saranno processati all’inizio della prossima settimana.
Appellarsi alla deportazione di Marco costa 15.000 NIS (3041 €)
Donate qui per supportare questa importante causa legale
bonifico internazionale a: ISM PALESTINA swift code: ARAB PS 22 090 c/c 673589 Continua a leggere
Alitalia ha negato l’imbarco su un volo diretto a Tel Aviv a sette pacifisti. Vauro non era in aeroporto. Ma è giallo: è stato inserito in una black-list?
Questa la nota pubblicata un paio d’ore orsono.
Su direttiva dello Stato di Israele, Alitalia questa mattina ha negato l’imbarco su un volo diretto a Tel Aviv a sette attivisti italiani del gruppo internazionale Flytilla, che nel pomeriggio doveva atterrare, in partenza da diverse città dell’Europa e della Turchia, allo scalo internazionale di Tel Aviv.
I nomi della delegazione italiana – tra cui c’è anche quello del vignettista Vauro Senesi – sono stati inseriti in una lista di persone a cui Alitalia ha negato l’imbarco.
Il problema è che Vauro questa mattina non era a Fiumicino, quindi non è stato bloccato.
In realtà il direttore de Il Male aveva intenzione di andare a Tel Aviv, poi per altri impegni di lavoro ha dovuto rinunciare.
Ad ogni modo è possibile che Vauro non sia molto gradito, soprattutto per il suo impegno per Flotilla e le sue posizioni sulla Palestina. Ed è possibile che gli attuali governanti di Tel Aviv guidati da Nethanyau, per altro criticati da esponenti delle comunità ebraiche sia da forze israeliane di opposizione per la loro linea tutta muscoli e “tolleranza zero” (vedi il caso Gunter Grass) abbiano davvero inserito Vauro in una lista nera. Questo non si sa. Resta il fatto che Vauro non era a Fiumicino e non è stato bloccato. Ma è giallo.


































