Libia, muore in carcere la giornalista del Raìs In guerra andò in televisione con la pistola – Corriere.it.
fotografia da web della redazione N.R.
Hala Misrati si era schierata contro i ribelli, poi a loro favore
Secondo alcune fonti le sarebbe stata tagliata la lingua
MILANO – La nota presentatrice libica pro-regime, Hala Misrati, sarebbe stata trovata morta in un carcere della capitale libica, uccisa dai membri di una delle cosidette brigate rivoluzionarie, riferisce un’emittente degli Emirati Arabi. Prima della caduta di Gheddafi la giornalista era apparsa in tv armata di pistola e poi, arrestata dai ribelli, era passata dalla loro parte.
UCCISA NEL GIORNO DELL’ANNIVERSARIO - Come riporta domenica il canale al-Arabiya, le notizie dell’uccisione della presentatrice dell’allora televisione di stato libica Jamahiriya, erano circolate nel Paese già nella giornata di sabato. Misrati sarebbe stata ammazzata il 17 febbraio, proprio in occasione del primo anniversario dell’avvio della liberazione della Libia dal regime di Gheddafi. Dalle autorità della capitale non è arrivata al momento nessuna presa di posizione ufficiale sulla morte della giornalista. Per il canale Algeria ISP si tratta invece solo di «voci prive di conferma». Continua a leggere
LIBIA: DA GHEDDAFI AL QAEDISMO? | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
Le ultime notizie che filtrano dalla Libia delineano l’avanzare di un network qaedista che si sta trasformando poco alla volta ma inesorabilmente in uno stato parallelo.
GIANNI CIPRIANI*
Roma, 10 febbraio 2012, Nena News (nella foto l’ex capo di al Qaeda in Libia, passato lo scorso anno con i ribelli anti-Gheddafi, Abd el-Hakim Belhaj) – Che la cosiddetta Libia democratica somigli molto più all’Iraq del dopo Saddam che alla Tunisia del dopo Ben Alì, lo hanno capito in molti. A cominciare dal presidente del Consiglio, Mario Monti, che le cronache dipingono come sconvolto dopo il suo viaggio a Tripoli. Gli avevano descritto una situazione tutto sommato tranquilla e sotto controllo, si è ritrovato in una città in preda all’anarchia, nelle mani di bande armate e di gruppi delinquenziali, con la Cnt sempre più all’angolo. Scampato il pericolo, Monti ha avuto molto da ridire sulla campagna libica. E forse non aveva e non ha tutti i torti. Non è infatti un mistero da tempo che la Libia del dopo Gheddafi stia sprofondando nella guerra civile; che l’unità nazionale sia fortemente a rischio; che le kabile l’un contro l’altra armata gestiscano i loro pezzi di potere e di territorio e che la presenza dei salafiti e della galassia qaedista (o se vogliamo para-qaedista) sia ogni giorno militarmente e organizzativamente più forte. Le ultime notizie che filtrano dalla Libia, però, sembrano ancora più allarmanti e delineano l’avanzare di un network qaedista che si sta trasformando poco alla volta ma inesorabilmente in uno stato parallelo all’interno della Libia, in grado di condizionarne in negativo una possibile evoluzione democratica (sempre che ce ne sia una in questo quadro) e rappresentare il nuovo polo d’attrazione dello jihadismo internazionale. Continua a leggere
La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Libia: Cnt a Niger, consegnateci Saadi.
| Ieri figlio ex rais aveva paventato “sollevazione imminente” |
(ANSA) – TRIPOLI, 11 FEB – Il Consiglio nazionale transitorio libico, Cnt, chiede al Niger di “consegnare immediatamente” Saadi Gheddafi e “gli altri fuggiaschi” riparati nel Paese.Ieri il figlio dell’ex rais era tornato a farsi sentire, pronosticando una “imminente sollevazione popolare” contro il nuovo governo libico. “I tuwar sono ancora armati e pronti ad affrontare con la forza tutti i tentativi imprudenti”, ha detto un portavoce del Cnt. Saadi si e’ rifugiato in Niger lo scorso agosto. (ANSA). |
E’ QUESTA LA “NUOVA” LIBIA? | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
I media internazionali tacciono ma Medici senza Frontiere, Amnesty international e Onu denunciano abusi di ogni tipo. Sotto accusa la prigione di Misurata. Sospetti gheddafiani sono morti dopo essere stati sottoposti a tortura nelle ultime settimane
TOMMASO DI FRANCESCO
Roma, 27 gennaio 2012, Nena News – A riflettori spenti, è fragoroso il silenzio dei media sulla «nuova» Libia, a meno che non si tratti di petrolio e affari o di «contenimento» dell’immigrazione. Eppure quello libico appare sempre più come un laboratorio di orrori da fare invidia ad Abu Ghraib. Non che prima, nell’era gheddafiana, le violenze mancassero. Il regime torturava e deteneva per conto dell’Occidente gli integralisti islamici. Ora va in onda la violenza degli integralisti islamici e delle milizie del Cnt, in carica grazie ai bombardamenti atlantici. E ha un sapore particolare il fatto che i nuovi crimini avvengano a Misurata, la «città martire» della rivolta. Ieri Médecins sans Frontières (Msf), Nobel per la pace nel 1999, ha annunciato di «aver sospeso le sue attività nei centri di detenzione di Misurata perchè ai detenuti vengono inflitte torture e negato l’accesso a cure mediche d’urgenza». Le équipe mediche che lavorano nelle carceri di Misurata da agosto, «si sono confrontate da allora con un numero crescente di pazienti con ferite causate da torture subite durante gli interrogatori, svolti al di fuori dei centri di detenzione». In totale, precisa Msf, sono state curate 115 persone con ferite da tortura (tutti i casi riferiti alle autorità di Misurata). Ma non basta. «Ci hanno consegnato pazienti provenienti da interrogatori affinchè li stabilizzassimo solo per poterli nuovamente interrogare. Ciò è inaccettabile. Il nostro compito è quello di fornire cure mediche per feriti in guerra e detenuti malati, non di curare ripetutamente gli stessi pazienti per poter essere nuovamente torturati», dice il direttore generale di Msf, Christopher Stokes. Continua a leggere
La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Libia: Gheddafi aveva armi chimiche non dichiarate.
Tripoli, 20 gen.
- (Adnkronos/Aki) – L’ex leader libico Muammar Gheddafi era in possesso di armi chimiche non dichiarate.
E’ quanto emerge da un’ispezione effettuata dall’Organizzazione per il bando delle armi chimiche (Opcw), chiamata dal Cnt a pronunciarsi sulla natura di uno stoccaggio di armi “sospette” rinvenute nel Paese lo scorso anno, dopo l’uccisione di Gheddafi.
“Gli ispettori hanno esamintato le munizioni, riconoscendole come ‘chimiche’”, hanno riferito fonti dell’Opcw citate dalla Bbc.
Libia: Cnt, rischia guerra civile nel paese.

TRIPOLI – La Libia rischia di precipitare nella guerra civile se non riesce a tenere sotto controllo le milizie rivali che hanno riempito il vuoto lasciato da Muammar Gheddafi. L’avvertimento è di Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), dopo i 4 morti in una battaglia a Tripoli.
Petrolio, Tripoli gela l’Eni “Modificheremo i contratti” – Economia e Finanza con Bloomberg – Repubblica.it.
L’annuncio del nuovo governo libico allarma l’Italia. Monti: “Andrò in visita a gennaio”. Il premier libico Abdelrahim Al Keeb aveva rassicurato Scaroni, ma ora dice: “Faremo gli interessi dei libici” di VINCENZO NIGRO

È allarme rosso per gli interessi dell’Eni in Libia: mercoledì scorso l’amministratore delegato del gigante petrolifero Paolo Scaroni ha incontrato a Tripoli il nuovo primo ministro provvisorio Abdelrahim Al Keeb. Il premier “tecnico” guida un governo che dovrebbe portare in 3-4 mesi il paese alle prime elezioni democratiche della sua storia. Nelle dichiarazioni “programmatiche” fatte poco dopo la nomina, Al Keeb aveva detto che avrebbe avuto solo tre priorità: preparare le elezioni, curare i feriti, riabilitare la vita civile nelle città libiche. Occuparsi dei contratti petroliferi sarebbe stato compito del primo vero governo “non provvisorio” nato dopo le elezioni.
Nell’incontro di mercoledì il premier aveva spiegato a Scaroni che avrebbe voluto rivedere soltanto due accordi “di sostenibilità” che l’Eni aveva concluso con la Fondazione Gheddafi. Sono due intese sociali, per l’addestramento di giovani e personale libico e per la costruzione di appartamenti da destinare ai cittadini libici. “È comprensibile che quegli accordi potessero essere rimessi in discussione, visto che erano stati siglati da un’organizzazione gheddafiana”, dice una fonte del governo italiano, “e questo era stato annunciato anche al premier Monti quando Jalil era venuto qui a Roma. Per noi invece i contratti petroliferi non sono in discussione”. Continua a leggere
LIBIA: RICONCILIAZIONE LONTANA, MINORANZE IN PERICOLO | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
Nella Libia post-Gheddafi regna il caos tra le milizie dei ribelli. La situazione nel Paese rimane critica, si teme ora una nuova ondata di scontri e violenze.
Beit Sahour (Cisgiordania), 19 dicembre 2011, Nena News – “L’unica via per rendere di nuovo stabile il paese e per costruire uno stato basato sulla legge e sulla giustizia è quella della riconciliazione nazionale e del compromesso tra i vari partiti politici libici”. Così ha parlato Mustafa Abdel Jalil, capo del consiglio nazionale di transizione (NTC) durante la conferenza di riconciliazione nazionale svoltasi il 10 dicembre scorso a Tripoli – “Siamo in grado di perdonare i nostri fratelli che hanno combattuto contro i ribelli”.
Tuttavia, nella realtà, la Libia è ben lontana dall’unità e dal perdono. Dopo nove mesi di guerra civile, la maggiore sfida che questo paese si trova ad affrontare è proprio quella di integrare nella società coloro che hanno appoggiato il regime di Gheddafi. E negli ultimi mesi la situazione si è aggravata. In particolare è stata presa di mira la minoranza nera dei Tawargha, accusata di aver stuprato ed ucciso, per conto di Gheddafi, gli abitanti di Misurata. Continua a leggere
Libia, Cpi chiede di parlare con Saif al-Islam.
AIA – I giudici della Corte penale internazionale dell’Aia hanno chiesto al governo della Libia dove sia detenuto Saif al-Islam, figlio di Muammaer Gheddafi, e se i funzionari della Corte potranno vederlo. La Corte sta ora dibattendo sul prossimo passo da compiere e ha annunciato di volere ascoltare lo stesso Saif. In un documento pubblicato ieri, i giudici hanno chiesto ai governanti libici “quando e dove” i funzionari della Corte potranno vedere Saif, chiedergli se vuole un avvocato e “accertare il suo stato fisico e mentale”. Lo scorso 19 novembre Saif al-Islam era stato catturato da alcuni combattenti nel deserto nel sud del Paese e, alcuni giorni dopo, era stato annunciato che sarebbe stato processato in Libia, nonostante il tribunale dell’Aia avesse spiccato un mandato d’arresto per crimini contro l’umanità.
Libia: Cpi propone soluzione compromesso per il processo a Seif Gheddafi.
TRIPOLI – Il processo a Saif al-Islam Gheddafi potrebbe svolgersi in Libia sotto il patrocinio della Corte Penale Internazionale (Cpi). Lo ha detto il procuratore generale della Cpi Luis Moreno-Ocampo in un comunicato. ”Il procuratore ha proposto alle autorita’ libiche, come ulteriore opzione, che la Corte Penale Internazionale, con l’approvazione dei giudici, possa condurre il processo a carico di Saif al-Islam in Libia”, recita la nota dell’Aia. Il governo libico negli scorsi giorni si e’ opposto all’estradizione di Saif, dicendo di volerlo processare nel Paese.
(ANSA) – TRIPOLI, 11 FEB – Il Consiglio nazionale transitorio libico, Cnt, chiede al Niger di “consegnare immediatamente” Saadi Gheddafi e “gli altri fuggiaschi” riparati nel Paese.





























