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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori


oggi giovedi 23 febb in mattinata non vi sarà la rassegna per aggiornamenti tecnici

guerra in libia

Libia, muore in carcere la giornalista del Raìs In guerra andò in televisione con la pistola – Corriere.it.

fotografia da web della redazione N.R.

Hala Misrati si era schierata contro i ribelli, poi a loro favore
Secondo alcune fonti le sarebbe stata tagliata la lingua

MILANO – La nota presentatrice libica pro-regime, Hala Misrati, sarebbe stata trovata morta in un carcere della capitale libica, uccisa dai membri di una delle cosidette brigate rivoluzionarie, riferisce un’emittente degli Emirati Arabi. Prima della caduta di Gheddafi la giornalista era apparsa in tv armata di pistola e poi, arrestata dai ribelli, era passata dalla loro parte.

UCCISA NEL GIORNO DELL’ANNIVERSARIO - Come riporta domenica il canale al-Arabiya, le notizie dell’uccisione della presentatrice dell’allora televisione di stato libica Jamahiriya, erano circolate nel Paese già nella giornata di sabato. Misrati sarebbe stata ammazzata il 17 febbraio, proprio in occasione del primo anniversario dell’avvio della liberazione della Libia dal regime di Gheddafi. Dalle autorità della capitale non è arrivata al momento nessuna presa di posizione ufficiale sulla morte della giornalista. Per il canale Algeria ISP si tratta invece solo di «voci prive di conferma». Continua a leggere

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LIBIA: DA GHEDDAFI AL QAEDISMO? | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.

Le ultime notizie che filtrano dalla Libia delineano l’avanzare di un network qaedista che si sta trasformando poco alla volta ma inesorabilmente in uno stato parallelo.

GIANNI CIPRIANI*

Roma, 10 febbraio 2012, Nena News (nella foto l’ex capo di al Qaeda in Libia, passato lo scorso anno con i ribelli anti-Gheddafi, Abd el-Hakim Belhaj) – Che la cosiddetta Libia democratica somigli molto più all’Iraq del dopo Saddam che alla Tunisia del dopo Ben Alì, lo hanno capito in molti. A cominciare dal presidente del Consiglio, Mario Monti, che le cronache dipingono come sconvolto dopo il suo viaggio a Tripoli. Gli avevano descritto una situazione tutto sommato tranquilla e sotto controllo, si è ritrovato in una città in preda all’anarchia, nelle mani di bande armate e di gruppi delinquenziali, con la Cnt sempre più all’angolo. Scampato il pericolo, Monti ha avuto molto da ridire sulla campagna libica. E forse non aveva e non ha tutti i torti. Non è infatti un mistero da tempo che la Libia del dopo Gheddafi stia sprofondando nella guerra civile; che l’unità nazionale sia fortemente a rischio; che le kabile l’un contro l’altra armata gestiscano i loro pezzi di potere e di territorio e che la presenza dei salafiti e della galassia qaedista (o se vogliamo para-qaedista) sia ogni giorno militarmente e organizzativamente più forte. Le ultime notizie che filtrano dalla Libia, però, sembrano ancora più allarmanti e delineano l’avanzare di un network qaedista che si sta trasformando poco alla volta ma inesorabilmente in uno stato parallelo all’interno della Libia, in grado di condizionarne in negativo una possibile evoluzione democratica (sempre che ce ne sia una in questo quadro) e rappresentare il nuovo polo d’attrazione dello jihadismo internazionale. Continua a leggere

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La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Libia: Cnt a Niger, consegnateci Saadi.

Ieri figlio ex rais aveva paventato “sollevazione imminente”
(ANSA) – TRIPOLI, 11 FEB – Il Consiglio nazionale transitorio libico, Cnt, chiede al Niger di “consegnare immediatamente” Saadi Gheddafi e “gli altri fuggiaschi” riparati nel Paese.
Ieri il figlio dell’ex rais era tornato a farsi sentire, pronosticando una “imminente sollevazione popolare” contro il nuovo governo libico.
“I tuwar sono ancora armati e pronti ad affrontare con la forza tutti i tentativi imprudenti”, ha detto un portavoce del Cnt.
Saadi si e’ rifugiato in Niger lo scorso agosto.
(ANSA).
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Profughi di guerra e guerra ai profughi | senzafrontiere.

by faiantirazzisti

Le scelte del governo nell’ultimo anno sono state un mix di criminalità e cialtroneria.
È stato un anno di “emergenze” costruite per poter meglio modellare un dispositivo securitario, che punta sul disciplinamento del lavoro migrante, come grimaldello per eliminare ogni tutela per tutti i lavoratori, immigrati o “indigeni”.
Il 21 gennaio Monti è andato in Libia per discutere, di soldi, ENI, petrolio ed immigrati. In ballo è la ripresa della cooperazione nel respingimento in mare di profughi e migranti. Con il governo Gheddafi – prima che l’Italia entrasse guerra – le cose andavano a gonfie vele per i razzisti: respingimenti di massa, detenzione nelle galere libiche, netta riduzione degli sbarchi in Sicilia.

Tripoli faceva il lavoro sporco, Roma pagava. Chi fuggiva da guerre e persecuzioni trovava galere, torture, stupri e ricatti. Il ministro della difesa Di Paola ha sottoscritto una lettera di intenti con il collega libico Osama al-Juwali per addestrare 300 poliziotti libici in Italia e per il controllo elettronico delle frontiere.

La prossima volta andrà in Libia il ministro dell’interno Cancellieri per fissare il nuovo accordo sui flussi migratori. Tutto cambia perché tutto resti uguale. Continua a leggere

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E’ QUESTA LA “NUOVA” LIBIA? | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.

I media internazionali tacciono ma Medici senza Frontiere, Amnesty international e Onu denunciano abusi di ogni tipo. Sotto accusa la prigione di Misurata. Sospetti gheddafiani sono morti dopo essere stati sottoposti a tortura nelle ultime settimane

TOMMASO DI FRANCESCO

Roma, 27 gennaio 2012, Nena News – A riflettori spenti, è fragoroso il silenzio dei media sulla «nuova» Libia, a meno che non si tratti di petrolio e affari o di «contenimento» dell’immigrazione. Eppure quello libico appare sempre più come un laboratorio di orrori da fare invidia ad Abu Ghraib. Non che prima, nell’era gheddafiana, le violenze mancassero. Il regime torturava e deteneva per conto dell’Occidente gli integralisti islamici. Ora va in onda la violenza degli integralisti islamici e delle milizie del Cnt, in carica grazie ai bombardamenti atlantici. E ha un sapore particolare il fatto che i nuovi crimini avvengano a Misurata, la «città martire» della rivolta. Ieri Médecins sans Frontières (Msf), Nobel per la pace nel 1999, ha annunciato di «aver sospeso le sue attività nei centri di detenzione di Misurata perchè ai detenuti vengono inflitte torture e negato l’accesso a cure mediche d’urgenza». Le équipe mediche che lavorano nelle carceri di Misurata da agosto, «si sono confrontate da allora con un numero crescente di pazienti con ferite causate da torture subite durante gli interrogatori, svolti al di fuori dei centri di detenzione». In totale, precisa Msf, sono state curate 115 persone con ferite da tortura (tutti i casi riferiti alle autorità di Misurata). Ma non basta. «Ci hanno consegnato pazienti provenienti da interrogatori affinchè li stabilizzassimo solo per poterli nuovamente interrogare. Ciò è inaccettabile. Il nostro compito è quello di fornire cure mediche per feriti in guerra e detenuti malati, non di curare ripetutamente gli stessi pazienti per poter essere nuovamente torturati», dice il direttore generale di Msf, Christopher Stokes. Continua a leggere

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La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Libia: Gheddafi aveva armi chimiche non dichiarate.

Tripoli, 20 gen.
- (Adnkronos/Aki) – L’ex leader libico Muammar Gheddafi era in possesso di armi chimiche non dichiarate.
E’ quanto emerge da un’ispezione effettuata dall’Organizzazione per il bando delle armi chimiche (Opcw), chiamata dal Cnt a pronunciarsi sulla natura di uno stoccaggio di armi “sospette” rinvenute nel Paese lo scorso anno, dopo l’uccisione di Gheddafi.
“Gli ispettori hanno esamintato le munizioni, riconoscendole come ‘chimiche’”, hanno riferito fonti dell’Opcw citate dalla Bbc.

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Libia: Cnt, rischia guerra civile nel paese.

Libia: Cnt, rischia guerra civile nel paese

TRIPOLI – La Libia rischia di precipitare nella guerra civile se non riesce a tenere sotto controllo le milizie rivali che hanno riempito il vuoto lasciato da Muammar Gheddafi. L’avvertimento è di Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), dopo i 4 morti in una battaglia a Tripoli.

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PL en italiano – Figlio di Gheddafi dalla prigione: “Non ho avuto accesso ad un avvocato”.

 (Foto da Web, N.R.) Libia, 30 dic (Prensa Latina) È la prima intervista di Saif al Islam concessa dalla prigione. Un assessore di Human Rights Watch, Fred Abrahams, ha avuto accesso al figlio di Gheddafi ed ascoltò di prima mano i dettagli di come funzionano le cose in Libia dopo “l’intervento umanitario.” “Il gran problema è il mio totale isolamento. Non ho accesso alla stampa, né alla radio, né alla televisione” – disse Islam. “Devo contattare la mia famiglia o i miei amici per trovare un avvocato” – aggregò. Benché le autorità occupanti abbiano promesso un giudizio con tutte le garanzie a Saif al Islam, la cosa certa è che evidenze provenienti della Libia rivelano sempre di più un ambiente di malgoverno e violazioni sistematiche dei diritti umani. La stessa organizzazione Human Rights Watch, insieme ad Amnesty International, denunciarono recentemente detenzioni arbitrarie, maltrattamenti e perfino torture praticate a migliaia di detenuti, da parte dei chiamati ribelli. HRW denunciò il ritrovamento di 53 cadaveri in decomposizione appartenenti a truppe leali a Gheddafi, massacrati con assoluta impunità dai loro avversari. Secondo Abrahams, lo stesso figlio di Gheddafi l’intimò di visitare ad alcune delle 10 mila persone leali a suo padre fermate a Bengasi, Misrata, Tripoli, Zawiya e Zintan. “Ci sono torture” – concluse. La stessa maniera in cui Muamar El Gheddafi è stato assassinato il passato 20 ottobre, alzò la condanna di buona parte della comunità internazionale per quello che, chiaramente, risultò essere un crimine di guerra. Tuttavia, la richiesta che il cadavere fosse esaminato per redigere evidenze non è stata ascoltata dal Consiglio Nazionale di Transizione. ”Non ci sarà autopsia né oggi né un altro giorno. Nessuno aprirà il corpo di Gheddafi”, dichiarò in quel momento all’AFP il portavoce del consiglio militare di Misrata, Fathi Bachagha. Ig/ www.cubadebate.cu

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Petrolio, Tripoli gela l’Eni “Modificheremo i contratti” – Economia e Finanza con Bloomberg – Repubblica.it.

L’annuncio del nuovo governo libico allarma l’Italia. Monti: “Andrò in visita a gennaio”. Il premier libico Abdelrahim Al Keeb aveva rassicurato Scaroni, ma ora dice: “Faremo gli interessi dei libici” di VINCENZO NIGRO

Petrolio, Tripoli gela l'Eni "Modificheremo i contratti"

Il premier libico Abdelrahim Al Keeb

È allarme rosso per gli interessi dell’Eni in Libia: mercoledì scorso l’amministratore delegato del gigante petrolifero Paolo Scaroni ha incontrato a Tripoli il nuovo primo ministro provvisorio Abdelrahim Al Keeb. Il premier “tecnico” guida un governo che dovrebbe portare in 3-4 mesi il paese alle prime elezioni democratiche della sua storia. Nelle dichiarazioni “programmatiche” fatte poco dopo la nomina, Al Keeb aveva detto che avrebbe avuto solo tre priorità: preparare le elezioni, curare i feriti, riabilitare la vita civile nelle città libiche. Occuparsi dei contratti petroliferi sarebbe stato compito del primo vero governo “non provvisorio” nato dopo le elezioni.

Nell’incontro di mercoledì il premier aveva spiegato a Scaroni che avrebbe voluto rivedere soltanto due accordi “di sostenibilità” che l’Eni aveva concluso con la Fondazione Gheddafi. Sono due intese sociali, per l’addestramento di giovani e personale libico e per la costruzione di appartamenti da destinare ai cittadini libici. “È comprensibile che quegli accordi potessero essere rimessi in discussione, visto che erano stati siglati da un’organizzazione gheddafiana”, dice una fonte del governo italiano, “e questo era stato annunciato anche al premier Monti quando Jalil era venuto qui a Roma. Per noi invece i contratti petroliferi non sono in discussione”. Continua a leggere

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LIBIA: RICONCILIAZIONE LONTANA, MINORANZE IN PERICOLO | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.

Nella Libia post-Gheddafi regna il caos tra le milizie dei ribelli. La situazione nel Paese rimane critica, si teme ora una nuova ondata di scontri e violenze.

MARTA FORTUNATO

Beit Sahour (Cisgiordania), 19 dicembre 2011, Nena News – “L’unica via per rendere di nuovo stabile il paese e per costruire uno stato basato sulla legge e sulla giustizia è quella della riconciliazione nazionale e del compromesso tra i vari partiti politici libici”. Così ha parlato Mustafa Abdel Jalil, capo del consiglio nazionale di transizione (NTC) durante la conferenza di riconciliazione nazionale svoltasi il 10 dicembre scorso a Tripoli – “Siamo in grado di perdonare i nostri fratelli che hanno combattuto contro i ribelli”.

Tuttavia, nella realtà, la Libia è ben lontana dall’unità e dal perdono. Dopo nove mesi di guerra civile, la maggiore sfida che questo paese si trova ad affrontare è proprio quella di integrare nella società coloro che hanno appoggiato il regime di Gheddafi. E negli ultimi mesi la situazione si è aggravata. In particolare è stata presa di mira la minoranza nera dei Tawargha, accusata di aver stuprato ed ucciso, per conto di Gheddafi, gli abitanti di Misurata. Continua a leggere

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Libia, Cpi chiede di parlare con Saif al-Islam.

Libia, Cpi chiede di parlare con Saif al-Islam AIA – I giudici della Corte penale internazionale dell’Aia hanno chiesto al governo della Libia dove sia detenuto Saif al-Islam, figlio di Muammaer Gheddafi, e se i funzionari della Corte potranno vederlo. La Corte sta ora dibattendo sul prossimo passo da compiere e ha annunciato di volere ascoltare lo stesso Saif. In un documento pubblicato ieri, i giudici hanno chiesto ai governanti libici “quando e dove” i funzionari della Corte potranno vedere Saif, chiedergli se vuole un avvocato e “accertare il suo stato fisico e mentale”. Lo scorso 19 novembre Saif al-Islam era stato catturato da alcuni combattenti nel deserto nel sud del Paese e, alcuni giorni dopo, era stato annunciato che sarebbe stato processato in Libia, nonostante il tribunale dell’Aia avesse spiccato un mandato d’arresto per crimini contro l’umanità.  

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Libia: Cpi propone soluzione compromesso per il processo a Seif Gheddafi.

Libia: Cpi propone soluzione compromesso per il processo a Seif Gheddafi TRIPOLI – Il processo a Saif al-Islam Gheddafi potrebbe svolgersi in Libia sotto il patrocinio della Corte Penale Internazionale (Cpi). Lo ha detto il procuratore generale della Cpi Luis Moreno-Ocampo in un comunicato. ”Il procuratore ha proposto alle autorita’ libiche, come ulteriore opzione, che la Corte Penale Internazionale, con l’approvazione dei giudici, possa condurre il processo a carico di Saif al-Islam in Libia”, recita la nota dell’Aia. Il governo libico negli scorsi giorni si e’ opposto all’estradizione di Saif, dicendo di volerlo processare nel Paese.  

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 febbraio 2012
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25 febbraio alle ore 22:00 serata di resistenza poetica "VERSI-CONTRO"

programmazione di Donato Monsellato "INDIGNATOS"

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  • L'autosufficienza energetica italiana è possibile
    L'informazione/divulgazione in materiaenergetica segue essenzialmente due grandi filoni: unocatastrofista-allarmista, l'altro ottimista e fondato sulla fiducianel futuro.Il primo, per ragioni politiche (adesempio a sostegno delle tesi ambientaliste e della decrescita) o perragioni di business (giustificare l'aumento dei prezzi deicarburanti, p […]
    Maurizio Zaffarano
  • Ce lo dice perfino Bankitalia....
    L'Effetto credibilità-Monti (volenti o nolenti...) e l'Effetto magic-LTRO della BCE di Draghi stanno avendo un magico riflesso sul mood dei Mercati Finanziari nei confronti dell'Italia... Ma ormai i coca-cow-boys applicano strategie up/down di 1-3 mesi... in base alle pumping-mosse delle banche centrali od in base ad algoritmi che individuano […]
    Pennywise
  • Il mare di Renata Fonte è in pericolo
    di Mauro Miccolis Il mare di Renata Fonte è quello nella foto sopra S.Caterina,Nardò provincia di Lecce, nei pressi della baia di porto Selvaggio, uno dei posti più belli, suggestivi ed incontaminati del Salento. Chi era Renata Fonte ,lo descrive brevemente Wikipedia: Renata Fonte (Nardò, Lecce, 10 marzo 1951 – Nardò, 31 marzo 1984) è […]
    Dott.Ing. Mauro Miccolis
  • Basta!
    Gli spiriti liberi non cancellano nulla, non chiudono mai, aprono e basta! Si dimenticano perfino di spegnere le luci perché non lasciano mai un ambiente, ma lo attraversano in continuazione. Non sono mai fermi, ma cercano e guardano il silenzio sporco, sempre inciso da un segno, un piccolo  significato che non li lascia mai soli. […]
    giosby
  • Agli avvocati che difendono gli stupratori
    Merde. Non so come definirli altrimenti. Metti lo stupro de L’Aquila. Metti una ragazza quasi sventrata con un bastone, lasciata a sanguinare in mezzo alla neve. Metti un militare in fuga, uno dei tre che ancora prestano servizio del loro battaglione e che presto arriveranno all’Aquila per garantire “sicurezza” in quelle strade. Metti che quel […]
    fasst

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quotidiani esteri del 21 febbraio

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