Siria, fuoco su due giornalisti Marie e Remi uccisi sul campo – Mondo – l’Unità.

Un militante antiregime contattato via Skype ha riferito che nel bombardamento del centro stampa nel quartiere di Baba Amr ad Homs – dove sono morti un giornalista francese ed uno americano – «sono rimasti feriti altri tre o quattro giornalisti occidentali».
I due giornalisti si trovavano in una casa nel quartiere di Bab Amro colpita da proiettili di mortaio, secondo quanto riferiscono gli attivisti. Un video da loro diffuso su Internet mostra l’edificio quasi interamente distrutto. Tra le macerie di vedono due cadaveri, ma è impossibile capire le identit… e anche il sesso. Continua a leggere
Kabul, la sede Usa chiusa e blindata L’ira degli afghani dopo il rogo del Corano – Repubblica.it.
Una persona è morta e almeno 21 sono rimaste ferite da colpi di arma da fuoco durante le violente manifestazioni. In fiamme un compound riservato a contractor stranieri. E la folla urla: “Morte agli americani”
KABUL – L’ambasciata americana in Afghanistan è stata chiusa e lo staff è rimasto bloccato al suo interno a causa delle violente manifestazioni a Kabul per protestare contro le copie del Corano bruciate ieri nella base Usa a Bagram. A Jalalabad una persona è morta e almeno 21 sono rimaste ferite da colpi di arma da fuoco durante le violente manifestazioni. Lo ha reso noto un medico dell’ospedale, assicurando di aver visto il corpo all’ospedale. “Si tratta – ha detto – di un giovane che partecipava alla manifestazione”.
La polizia afghana ha però smentito di aver sparato sulla folla. A Kabul i manifestanti hanno dato fuoco ad un compound riservato a contractor stranieri. Secondo un testimone le fiamme hanno danneggiato parte della guesthouse nel complesso del Green Village, dove vivono e lavorano 1.500 contractors stranieri.
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OGGI LO YEMEN SCEGLIE IL NUOVO PRESIDENTE | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
Ma il risultato del voto e’ scontato. C’e’ un solo candidato. Adrabuh Mansur Hadi sara’ il capo dello stato yemenita. Tra sostenitori e rivali, il futuro del paese rimane in bilico.
ELEONORA VIO
Roma, 21 Febbraio 2012, NenaNews (nella foto il candidato unico Abdrabuh Mansur Hadi) – Oggi gli yemeniti scelgono il nuovo presidente e Abdrabuh Mansur Hadi, il solo candidato in lizza per il potere in queste elezioni che sanno di referendum, si accinge a diventare il nuovo capo dello stato secondo un accordo stipulato lo scorso novembre tra l’uscente contestatissimo presidente Ali Abdullah Saleh (rimasto al potere oltre 30 anni) e il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Saleh sembra seriamente intenzionato a lasciare il posto al candidato sudista e, almeno da quanto riporta l’agenzia governativa Saba, “ha ordinato a tutte le autorità e istituzioni pubbliche e private di rimuovere le sue immagini da piazze pubbliche, strade, palazzi e uffici e di sostituirle con quelle del Vice Presidente Abdarabuh Mansur Hadi.” Dopo quasi un anno di proteste represse nel sangue e un lungo tira-e-molla diplomatico, Saleh lo scorso novembre ha deciso di firmare una carta presentatagli più volte nei mesi antecedenti. Secondo l’accordo bilaterale, il più politicamente longevo tra i capi di stato del Golfo Persico si impegna a lasciare le redini del potere al suo vice Hadi in un governo di coalizione tra il Congresso Generale del Popolo (CGP), il partito al potere, e i partiti di opposizione. Continua a leggere
Tre militari italiani morti in un incidente in Afghanistan – Cronaca – ANSA.it.
Un blindato si ribalta nell’attraversare un fiume
Cientos de miles de personas protestan en toda España contra la reforma laboral | Economía | EL PAÍS.
(per tradurre questo articolo, utilizza il translator del sito, posto nella colonna a destra)
Si el Gobierno no rectifica, continuaremos en la movilización creciente”, afirman CC OO y UGT
La manifestación contra la reforma laboral convocada por los sindicatos, a su paso por la plaza de Neptuno de Madrid. / GORKA LEJARCEGI
Apenas 59 días después de llegar a La Moncloa, Mariano Rajoy ya se ha topado con su primera gran protesta contra su política. Decenas de miles de personas han salido este domingo a la calle de 57 ciudades españolas convocados por UGT y CC OO para pedir cambios profundos en la reforma laboral que el Gobierno aprobó el 10 de febrero. De lo contrario, amenazan, habrá más movilizaciones. “Si el Gobierno no rectifica, continuaremos con la movilización creciente”, concluía el manifiesto leído en Madrid.
Cifras estimadas. (Entre paréntesis, cifras de la policía o el Gobierno)
Los sindicatos todavía no concretan en qué consistirá esa “movilización creciente”. Pese a la respuesta del domingo, todavía se resisten a hablar en público de la huelga general y mucho menos a especular con la fecha en la que se podría convocar. “Voy a seguir hablando de la reforma, y no me voy perder en el debate sobre la respuesta”, defiendía el líder de UGT, Cándido Méndez, en la Puerta del Sol de Madrid. Continua a leggere
Libia, muore in carcere la giornalista del Raìs In guerra andò in televisione con la pistola – Corriere.it.
fotografia da web della redazione N.R.
Hala Misrati si era schierata contro i ribelli, poi a loro favore
Secondo alcune fonti le sarebbe stata tagliata la lingua
MILANO – La nota presentatrice libica pro-regime, Hala Misrati, sarebbe stata trovata morta in un carcere della capitale libica, uccisa dai membri di una delle cosidette brigate rivoluzionarie, riferisce un’emittente degli Emirati Arabi. Prima della caduta di Gheddafi la giornalista era apparsa in tv armata di pistola e poi, arrestata dai ribelli, era passata dalla loro parte.
UCCISA NEL GIORNO DELL’ANNIVERSARIO - Come riporta domenica il canale al-Arabiya, le notizie dell’uccisione della presentatrice dell’allora televisione di stato libica Jamahiriya, erano circolate nel Paese già nella giornata di sabato. Misrati sarebbe stata ammazzata il 17 febbraio, proprio in occasione del primo anniversario dell’avvio della liberazione della Libia dal regime di Gheddafi. Dalle autorità della capitale non è arrivata al momento nessuna presa di posizione ufficiale sulla morte della giornalista. Per il canale Algeria ISP si tratta invece solo di «voci prive di conferma». Continua a leggere
di Manuel Navarro Escobedo*
Dalla sanguinante invasione degli Stati Uniti nel 2001, Afganistan ha incrementato le sue colture di papaveri, dal cui frutto si estrae l’oppio che genera il 90% della produzione mondiale della droga. La cifra si è tradotta in più di 6400 tonnellate di papaveri nel 2011, 10 chili corrispondono ad un chilo di eroina, e mantiene il paese islamico al primo posto a livello mondiale, mentre gli occupanti distruttori del paese pretendono una condizione simile però nei confronti del commercio, del consumo e dei crimini vincolati con il narcotraffico. Questo aumento risulta allarmante rispetto al 2004 in cui questa nazione ha prodotto quasi 800 tonnellate, che secondo le statistiche dell’ONU hanno rappresentato il 21% di meno riguardo al 2003. Invece, i loro antichi rivali per quanto riguarda le coltivazioni nel cosiddetto Triangolo Dorato, cioè Laos e Tailandia hanno cambiato le loro semine per colture alternative, e Myanmar sta per sradicarle completamente. La diminuzione osservata si è raggiunta dopo l’applicazione da parte dell’amministrazione dei talibani della Sharia (legge islamica), che da la pena di morte ai produttori, ai consumatori ed ai trasportatori della droga. Continua a leggere
YEMEN: FAIDA IN AL QAEDA ALLA VIGILIA DEL VOTO | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
Un cruento episodio accaduto giovedì mattina in una provincia del sud dello Yemen è l’ultimo esempio della lunga serie di contraddizioni e contrasti che animano lo zoccolo meno ricco della Penisola Arabica
ELEONORA VIO
Roma, 18 febbraio 2012, Nena News – Alle prime luci dell’alba il leader di Al-Qaeda Tareq al-Dhaba – genero del più famoso al-Awlaki assassinato dalle forze militari americane lo scorso anno – era concentrato nella preghiera mattutina nella moschea del piccolo villaggio di Al-Baydah nel sud dello Yemen, secondo l’agenzia AP, quando ad un tratto lui e le sue cinque guardie del corpo sono stati sorpresi dalla furia omicida del rivale fratello Hizam, e di altri combattenti della tribù di al-Dhaba. La guerra fratricida non si ferma qui: gli assassini diventano presto vittime in una resa dei conti senza pari. I seguaci di Tareq al-Dahab decidono di vendicare il loro leader dando fuoco alla casa di Hizam e bruciando mortalmente lui e una decina di suoi seguaci. Diciassette è il numero di corpi abbattuti in poche ore. La nazione Yemen – che è in realtà un accorpamento avvenuto nel 1990 dei due ben distinti Nord e Sud – ha in seno una miriade di questioni religiose e politiche insolute. Per citare solo le più evidenti, il gruppo reazionario sciita degli Houthi è religiosamente conforme alle alte sfere della teocrazia iraniana e alla stra-grande maggioranza della popolazione bahreinita ed è in continua e strenua lotta con la controparte governativa, da un lato, e con Al-Qaeda, dall’altro, per ottenere il controllo di alcuni centri nevralgici del nord del paese. I sunniti salafiti, per contro, si schierano con l’inflessibile gigante saudita e le petro-monarchie del Golfo Persico quando si tratta di zittire con le armi, non quelle diplomatiche, i compaesani sciiti, ma la loro posizione nei confronti dell’annichilimento della ‘minaccia globale’ rappresentata da Al-Qaeda è alquanto incerta. Continua a leggere
Gli “Indignados” al cinema, la loro storia al Festival di Berlino | Diritto di critica.
Presentato nella capitale tedesca il film-documentario sui migliaia di giovani che hanno detto basta a corruzione e disoccupazione. Il regista è l’algerino Tony Gatlif
Era uno dei lavori più attesi del Festival del cinema di Berlino, e visto il tema la cosa è facile da capire. “Indignados” è l’ultima fatica del regista Tony Gatlif, algerino trapiantato in Francia e già vincitore a Cannes, nel 2004, per la migliore regia in “Exils”.
Il film-documentario, che ancora non sappiamo quando verrà distribuito in Italia, indaga sulla difficile situazione europea, vista attraverso gli occhi della giovane africana Betty, sbarcata su un’isola greca e vittima di quell’estenuante viatico che spetta alla maggior parte degli immigrati.
La sua storia, nella quale potrebbe rispecchiarsi lo stesso Gatlif (giunto in Francia durante la guerra d’Algeria, nel 1960), si alterna ad immagini girate realmente a Puerta del Sol, il cuore di Madrid e della protesta dei giovani disoccupati stufi di corruzione e giochi di potere. «Sono corso in Spagna con la mia cinepresa – racconta l’autore – appena è iniziato il movimento degli “indignados”. Mi guardavano tutti con sospetto pensando che fossi un uomo di televisione manipolabile e manipolato. Continua a leggere
alternativenews.org- la scuola-tenda a Ein al-Hilweh, Valle del Giordano.

Carri armati e aerei militari sono, per i piccoli studenti di Ein al-Hilweh, parte della vita quotidiana (foto: Marta Fortunato)
Quella di Ein al-Hilweh è una scuola speciale: è un atto di resistenza delle comunità della Valle del Giordano per rimanere nella loro terra nonostante l’aggressiva politica israeliana volta a stabilire sempre maggior controllo in una delle aree più colpita di tutta la Cisgiordania.
Percorrendo la strada 458 Allon che dal check-point di Hamra conduce alle colonie israeliane nella parte settentrionale della Valle del Giordano, potrebbe capitare di vedere alcuni bambini seduti su dei piccoli banchi colorati che seguono con attenzione le parole del maestro. E se si avesse la pazienza e la curiosità di fermarsi e di scendere dall’automobile, li si potrebbe sentire ripetere ad alta voce le lettere dell’alfabeto e piccole canzoncine in arabo e si capirebbe che quella di Ein el-Hilweh non è una scuola qualsiasi.
Costruita a marzo 2011 dal Jordan Valley Solidarity Movement (JVS), la scuola è una semplice tenda di tela bianca con piccoli tavoli, sedie ed una lavagna. Ogni giorno il maestro Ibrahim Sufawta va a prendere i bambini a casa e li carica nella jeep argentata messa a disposizione dal JVS per le comunità locali. Continua a leggere
Siria, retata di blogger e giornalisti E il regime “filtra” gli sms scomodi – Repubblica.it.
Fermati dodici esponenti di spicco dell’opposizione. Tra loro anche il direttore Mazen Darwish e la blogger Razan Ghazzawi. Misure di controllo e blocco sui messaggi di testo contenenti parole chiave “rivoluzionarie”. Assemblea generale Onu approva una nuova risoluzione
DAMASCO – Dodici attivisti siriani di spicco che da anni operano nel settore della difesa dei diritti umani sono stati arrestati oggi a Damasco dalle forze di sicurezza. Tra loro figurano Mazen Darwish, direttore del Centro siriano per i media e la libertà di espressione (preso in casa sua insieme alla moglie) e la blogger Razan Ghazzawi che era già stata arrestata nel dicembre scorso e rilasciata dopo due settimane. Gran parte degli arresti sono avvenuti durante un raid nel Centro per la libertà d’espressione.
Gli arresti arrivano alla vigilia di un nuovo pronunciamento dell’Onu sulla Siria. Questa volta è l’Assemblea generale a discutere una risoluzione – molto simile a quella già discussa e bocciata al Consiglio di sicurezza a causa del veto di Cina e Russia – di condanna del regime di Assad. Le risoluzioni dell’Assemblea non possono essere sottoposte a veto ma non sono vincolanti. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione non vincolante sulla base del piano della Lega Araba, che chiede al presidente Bashar el Assad di farsi da parte. Il testo ricalca quello bloccato il 4 febbraio al Consiglio di Sicurezza dal veto di Russia e Cina. Di fatto il testo varato stasera non è più di un atto meramente simbolico. Continua a leggere






























