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carceri

(AGI) – Washington- Barack Obama ha ribadito che la prigione di Guantanamo deve essere chiusa e intanto ha annunciato che i prigionieri saranno trasferiti nello Yemen. Il presidente americano ha aggiunto che sara’ nominato un responsabile per sorvegliare il loro trasferimento e che comunque i casi saranno analizzati “uno per uno”. A Guantanamo vi sono 186 detenuti e il gruppo piu’ folto e’ originario proprio dello Yemen. Obama ha chiesto al Congresso di sollevare le restrizioni che impediscono gli altri trasferimenti. “Non c’e’ alcuna giustificazione al di la’ di quelle politiche del Congresso per impedire la chiusura di un centro che non avremmo mai dovuto aprire”, ha sostenuto il presidente. Il nuovo inviato speciale dipendera’ dai dipartimenti di Stato e Difesa.
“In un momento di tagli alle spese, spendiamo 150 milioni di dollari ogni anno” per mantenere la prigione. La storia, ha ammonito, “emettera’ un giudizio severo se non verra’ chiusa”.
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Guantanamo: Obama annuncia chiusura, “prigionieri nello Yemen”.

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Il colloquio in carcere – Puntata 27 – Servizio Pubblico – YouTube.

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¿Qué es una prueba de terrorismo para un policía? Sobre el material incautado a los anarquistas detenidos en Catalunya

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http://www.alasbarricadas.org/noticias/node/24698

l análisis de las fotos del material incautado a los anarquistas detenidos en diversas partes de Catalunya, es digno de mención. Las fotografías, presididas por el escudo de guerra de los Mossos de Escuadra, muestran un impresionante despliegue de camisetas, pasamontañas, cohetes de feria, tracas, tubos de PVC, una bolsa de maría, cinturones con tachuelas, pulseras, adornos de estética punk, teléfonos móviles, unos cuantos cuchillos, una ballesta de tirar dardos, tirachinas, canicas, botas, una barra de ejercicios o similar, mascarillas de trabajo, ¡una machota!, ¡un mazo de goma de ensolador!, una garrafa de agua de cinco litros medio vacía con bencina, un contenedor naranja de diez litros  que no se sabe que contiene, cinco cuchillos de monte y navajas, ¡un rollo de cinta de embalar!… Continua a leggere

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sciopero-della-fameRiceviamo da Davide Rosci e diffondiamo con la più totale solidarietà e complicità

Viterbo 8 Maggio 2013

In accordo con altri compagni e detenuti abbiamo deciso d’intraprendere uno sciopero della fame che inizierà Mercoledì 22 Maggio per appoggiare il corteo che si svolgerà a Parma il 25 Maggio contro il sistema inumano delle carceri, la differenziazzione, il carcere duro e l’isolamento. Il nostro fine è cercare una solidarietà di classe a sostegno delle lotte di tutti i prigionieri. E’ una forma estrema, ma siamo consapevoli che solo con la lotta da dentro e fuori queste mura si possano ottenere cambiamenti. Continua a leggere

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Un video di Provenzano a colloquio in carcere, rivela maltrattamenti

Un video trasmesso da Servizio pubblico, il programma di Michele Santoro in onda su LA7, mostra Bernardo Provenzano a colloquio con i familiari.

Il capomafia appare invecchiato e confuso e in un passaggio parla di presunti maltrattamenti («Lignate, sì, dietro i reni») ma poi parla di una caduta). Sulla vicenda è stata aperta un’indagine.

Un video di Provenzano a colloquio in carcere, rivela maltrattamenti « Palermo blog – Rosalio.

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da Tiziana Barillà (Note) Lunedì 13 maggio 2013 alle ore 16.48

Un mistero irrisolto. Il decesso di Marcello Lonzi nel carcere di Livorno, dieci anni fa. Caso archiviato per morte naturale, ma la madre chiede verità. E un processo. In questi giorni sarà presentata la domanda per riaprire le indagini

 

Caso chiuso. Archiviato. Marcello Lonzi, 28 anni, è morto per un collasso cardiaco l’11 luglio di dieci anni fa nel carcere Le Sughere di Livorno. Era finito dentro con l’accusa di tentato furto, condannato a nove mesi, ne aveva scontati quasi la metà. «Si può morire d’infarto con la mandibola fratturata, due buchi in testa, il polso sinistro rotto, due denti spaccati, un’escoriazione a V, otto costole rotte?», si chiede la madre di Marcello, Maria Ciuffi. Da quel giorno non ha mai smesso di chiedere la verità sulla morte del figlio. Continua a leggere

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Claudio FaraldiClaudio Faraldi

“Ho visto Claudio due giorni prima che morisse. Era in perfetta forma e in salute.
Devono farmelo vedere e, soprattutto, devono dirmi come e’ morto. E voglio tutta la verita”‘. Lo ha detto Chantal Jiboin, 42 anni, fidanzata di Claudio Faraldi, il ragazzo di 29 anni di Ventimiglia (Imperia) morto in circostanze da chiarire mercoledi’ scorso nel carcere di Grasse, in Francia, dove stava scontando una pena per rapina.

Oggi Chantal ha incontrato il padre della vittima, Giancarlo, per decidere come comportarsi visto che le autorita’ francesi  non fanno vedere la salma ai familiari. “Non credo che Claudio sia morto per un attacco di cuore – ha detto Chantal -. Aveva
smesso da sei mesi di assumere antidepressivi e altri medicinali e aveva gia’ un posto di lavoro per quando sarebbe uscito, come operaio in una fabbrica di profumi di Grasse. Era pulito, educato e gli era stata anche ridotta la pena, proprio per la
sua buona condotta”. Continua a leggere

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Unione Generale dei Torturatori. La tortura è il nostro diritto inalienabile

Domenica 28 aprile, ci fu una marcia al carcere di Quatre Camins, come preludio al processo da eseguire su un gruppo di 9 carcerieri accusati di aver torturato alcuni prigionieri dopo la rivolta in Quatre Camins del 2004.
Dopo la marcia, una delle organizzazioni sindacali che difendono le guardie accusate di torture, piuttosto che esprimersi contro la tortura, chiede al Dipartimento Generale maggiore repressione e forza contro coloro che denunciano le torture.

In una lettera pubblicata sul loro sito web, UGTPrigioni (Unione Generale dei Lavoratori, reparto di Prigione)  si allarmano per le proteste e non per il maltrattamento e la tortura. Detto sindacato, incapace di vedere le torture che avvengono sotto il loro naso nelle carceri, e ostentando impressionanti capacità divinatorie, non hanno nessun dubbio nel dire che le intenzioni di coloro che hanno convocato la protesta davanti al centro di detenzione,  era quella di “causare gravi incidenti.” Continua a leggere

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