Sentenza della Cassazione
Nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non e’ piu’ obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato, ma puo’ applicare misure cautelari alternative. Insorgono le esponenti di maggioranza e opposizione. Telefono Rosa: “Un ennesimo passo indietro”.
La Corte di Cassazione a Roma
Roma, 02-02-2012
“ In caso di violenza di gruppo il giudice puo’ applicare all’indagato in attesa di processo la misura alternativa al carcere. Lo ha evidenziato la Cassazione (terza sezione penale, relatore Luigi Marini) recependo una sentenza della Corte
Costituzionale del 2010 che ha previsto l’applicazione delle misure
alternative al carcere per i reati sessuali. Continua a leggere
Cucchi, perizia choc della famiglia: «E’ morto dopo il pestaggio» - Il Messaggero.
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ROMA – Altro che decesso naturale, altro che lesioni trascurabili, altro che destino. La fine di Stefano Cucchi è stata determinata dai colpi che ricevette al viso e alla schiena e dalla successiva negligenza dei medici che lo ebbero in cura. I periti della famiglia, alla ventiquattresima udienza del processo, contestano senza peli sulla lingua le conclusioni dei consulenti della Procura. Cucchi non morì perché il caso a volte si accanisce ma «per una serie incontestabile di eventi».
«Finalmente ha detto in una pausa del dibattimento Ilaria Cucchi, 38 anni, sorella della vittima arriva una spiegazione scientifica e ascoltiamo la verità». Per ore ieri Rebibbia, Aula A quattro schermi hanno rilanciato senza sosta le foto di Cucchi al momento dell’arresto, Cucchi dopo la morte, Cucchi sul tavolo dell’autopsia, prima, durante e dopo. «Il giorno prima dell’arresto ha ricordato la donna mio fratello era in palestra sul tapis-roulant. Poi è successo quello che è successo».
Cucchi morì nell’ottobre del 2009 al reparto carcerario dell’ospedale «Pertini» sei giorni dopo un fermo per droga. Gli imputati principali del processo sono i medici che lo seguirono e tre agenti della Polizia Penitenziaria. I primi sono accusati di aver abbandonato il paziente senza cure adeguate, gli altri di averlo picchiato in una cella del Tribunale. Continua a leggere
TMNews – Carceri/ Lega: Chiusura ex manicomi criminali è pericolosissima.
“Logica tipica della sinistra ideologica”

Roma, 25 gen. (TMNews) – La chiusura entro il 31 marzo del 2012 degli ex manicomi criminali, inserita con un emendamento approvato oggi al Senato nel decreto sul sovraffollamento delle carceri è una “decisione pericolosissima”: è questa la posizione sostenuta in aula dagli esponenti della Lega nord. Su punto sono intervenuti nell’aula di palazzo Madama i senatori Irene Aderenti, Roberto Castelli e Sergio Divina.
“Ad un provvedimento su cui il giudizio della Lega Nord è già estremamente negativo perchè comporta il cedimento nei confronti della criminalità, consentendo a molti colpevoli di reati di stare comodamente a casa propria anzichè in carcere, è stato aggiunto un emendamento – si legge in una nota del Carroccio – che creerà enormi problemi al Paese. Infatti, seguendo una logica tipica della sinistra ideologica, la norma impone di chiudere entro il 31 marzo 2013 gli ospedali psichiatrici giudiziari. Per usare un linguaggio più crudo, ma forse più comprensibile, stiamo parlando di manicomi criminali, dove sfortunati esseri umani incapace di intendere e di volere ma con incontrollabili istinti criminali vengono tenuti rinchiusi sia per tentare di guarirli sia per impedire loro di fare del male a loro stessi e ad altri”.
Carceri affidate ai privati, con obbligo di partecipazione delle banche. Ecco cosa si nasconde nell’art. 44. La mafia ringrazia: finalmente potranno gestirsi le carceri da soli.

Mentre eravamo tutti intenti a preoccuparci di tassisti, crociere e forconi, guarda guarda cosa ti infilano nel decreto “liberalizzazioni” i nostri amici seduti al governo. Una ventina di righe all’articolo 44, mica niente di che, che ancora nessuno ha letto e di cui nessun giornale ha fatto ancora parola.
Il provvedimento si chiama Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie, ed in sintesi realizza un sogno da tempo coltivato: quello di affidare le carceri ai privati. Si sa, le carceri son piene, mica vorremo un indulto al giorno con tutti i delinquenti che ci sono oggidì.
Leggetelo, lo trovate qui.
Non solo si permette ai privati costruire le carceri, ma si scrive nero su bianco che
al fine di assicurare il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell’infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia. Continua a leggere
Il Riformista.
di Alessandro Calvi
Celle vuote. Nel paese con 67mila detenuti ammassati in 45mila posti ci permettiamo il lusso di 38 strutture inutilizzate: manca la strada, l’allaccio alle fogne… e, soprattutto, il personale.
Nella foto: VEDUTA DEL CARCERE BICOCCA A CATANIA
Troppo facile entrare in carcere; troppo difficile uscirne. E le carceri sono troppo poche e troppo affollate. Per non dire di quelle esistenti ma non utilizzate, magari perché manca una strada per arrivarci. Altro che Kafka, è un labirinto prodotto da scelte contraddittorie nel quale è facile perdersi, a volte per sempre.
I mattoni con i quali è costruito questo labirinto sono le scelte, spesso contraddittorie, del Parlamento. Infatti, a spiegare i numeri da paura che nell’insieme rappresentano l’emergenza carceri c’è anche una miscela tossica composta dalla legge Fini-Giovanardi e dalla legge Cirielli.
«L’emergenza carceri – spiega infatti Stefano Anastasia, presidente onorario di Antigone – non è determinata da uno o più avvenimenti in particolare, come capita appunto con le emergenze, ma è il frutto di alcune scelte politiche. È per questo che l’Italia, che per quarant’anni ha avuto una popolazione di detenuti oscillante tra le 24mila e le 45mila unità, ora fa i conti con numeri molto più alti». Continua a leggere
Il 5 gennaio del 2011 moriva nel carcere Le Sughere di Livorno un ragazzo di 28 anniYuri Attinà, appena rientrato in carcere per piccoli reati e deceduto secondo le autorità carcerarie a causa di un infarto.
Nel luglio del 2003, sempre nel carcere Livornese moriva Marcello Lonzi, anch’egli 28enne, anch’egli ufficialmente morto per infarto e la cui vicenda non si è ancora chiusa fra omissioni, omertà e perizie mediche contrastanti.
A distanza di un anno abbiamo deciso di tornare in piazza per ricordare Yuri e per denunciare la drammatica situazione delle carceri nel nostro paese. Continua a leggere
Legalizzare alcune droghe ha portato di fatto ad un minor numero di criminali in Olanda, paese che oggi e’ in procinto di chiudere otto carceri. Un’altra notizia dopo quella della chiusura della McDonald’s in Bolivia che fara’ morire di invidia gli italiani.
L’Olanda chiudera’ otto carceri perche’ non riesce a riempire la capacita’ di 14 mila persone del suo sistema carcerario. Attualmente sono 12 mila i detenuti in questo paese che negli anni novanta aveva il problema del sovraffollamento. Una delle ragioni per cui si e’ avuto un calo del tasso di criminalita’, sembra essere correlato alla legalizzazione di alcune droghe (probabilmente accompagnato da una politica educativa rispetto ai suoi usi ed effetti). Continua a leggere
Questo blog ieri ha pubblicato (qui) ciò che doveva rimanere segreto: la foto di una delle celle di sicurezza presso i posti di polizia. Quelle che secondo il ministro guardasigilli dovrebbero diventare non più luoghi di detenzione di emergenza, ma una vera e proprio succursale del sistema carcerario. Come si può vedere anche solo 48 ore in un cubicolo del genere sono qualcosa che siamo abituati a vedere in Paesi del quarto mondo e in situazioni dalle quali pensavamo di esserci emancipati. Proprio per questo c’era una sorta di divieto di pubblicazione. Anzi un grande giornale nazionale uso a tacer scrivendo, un giornale sempre governativo che ci sia Giolitti, il Duce o Berlusconi e temiamo anche Pantagruel, si è lamentato con qualcuno del fatto che un blog sia uscito con la foto che loro tenevano nel cassetto. Bé, che dire al grande e augusto giornale: questa è la rete, bamboli.
Violenze al carcere minorile: tutti sapevano Un ex detenuto: “Era una guerra tra bande” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano.
Il ministro della Giustizia Paola Severino ha azzerato in un solo giorno i vertici dell’amministrazione penitenziaria a Bologna e la Procura ha aperto un fascicolo. Secondo gli ispettori del ministero tutti sapevano, ma non hanno mai denunciato cosa avveniva dentro al Pratello
Di quei tre anni passati nel carcere è rimasta solo una cicatrice sul viso, uno sfregio guadagnato a 17 anni dopo un regolamento di conti tra detenuti. Oggi Aldo, ex adolescente rinchiuso nell’istituto minorile di Bologna, ricorda quell’episodio con distacco, come uno dei tanti che ogni giorno scandivano la vita dei giovani nella struttura. Risse, angherie, scherzi che sfociavano in prepotenze e scene del peggior bullismo. Una realtà con cui ha dovuto convivere dal 2007 al 2010, e che non è mai trapelata fuori dalle mura di quell’edificio a due passi dalla centro città. Fino all’ispezione ordinata a dicembre dal ministero della Giustizia, che ha azzerato i vertici dell’amministrazione carceraria minorile a Bologna, tutto è rimasto nascosto.
Non una denuncia né una parola che raccontasse quale difficile mondo fossero costretti ad affrontare ogni giorno i ragazzi. Un quadro a tinte fosche, in parte già raccontato dagli ispettori mandati dal ministro Paola Severino, su cui ora proverà a far luce anche un’inchiesta avviata dalla procura. E che ogni giorno si arricchisce di nuove storie di violenze. Come quella di Aldo raccolta dal fattoquotidiano.it. Continua a leggere
OSSERVATORIO sulla REPRESSIONE.






























