l maresciallo della stazione del paesino di Sesta Godano non era affatto contento quando ha dovuto bussare alla casa e portarsi via Ngom Kine, «la senegalese», in caserma. Nell’atto che aveva in mano, trasmessogli dalla Prefettura di La Spezia c’era l’ordine di prelevare la donna come «pericoloso criminale». Ma tutte e 600 le anime del borgo abbarbicato sulle montagne della Lunigiana conoscono «la Kine» come una tra le persone più gentili e di cuore della vallata. Un giudizio evidentemente arrivato anche alle orecchie dei carabinieri. E infatti il maresciallo ha chiamato il sindaco, per metterlo a parte del suo stupore e del suo rammarico. Dall’altra parte della cornetta, Giovanni Lucchetti del Pd, ha aggiunto a questi sentimenti una increspatura di indignazione e un retrogusto amaro di risentimento politico. Quando ha chiuso la coversazione c’è scappata un’esclamazione. Perché l’unica ragione per cui la signora Kine veniva trascinata via in manette dalla casa del suo datore di lavoro senza poter dire «né a né ba» è la procedura della legge Bossi-Fini che trasforma i clandestini in delinquenti e le badanti come Kine in pericolosi criminali da espellere senza tanti accertamenti e preamboli.
La signora Ngom Kine, senegalese di 41 anni e sei figli, è arrivata dodici anni fa in Italia fuggendo dalle botte e dalle vessazioni continue di un marito alcolista e violento. «In Italia ho sempre lavorato, io, ho pulito tanto, tante case – racconta dal Cie di Bologna dove si trova adesso – ho lavorato quattro anni in una famiglia a Vicenza, poi quando è morta la nonna, mi hanno mandata via e sono andata a Milano. A Milano dopo un po’ mi è stato chiesto non solo pulizie, qualcosa di più, e io ho detto no e me ne sono andata. Ora a Sesta sto bene». Anche il signor Giorgio Noberini, in carrozzella per un ictus che lo ha colpito quattro anni fa, ha ritrovato grazie a lei la sua pace e molte relazioni personali che a causa della sua infermità si erano rarefatte. «Non è solo la pulizia e i mille accudimenti e attenzioni di cui ha bisogno – spiega il fratello Sergio – questa donna ha fatto un miracolo, gli ha restituito la serenità, il suo posto nella comunità, quel che si dice il benessere». A sentire Sergio Noberini tutto ciò grazie a Kine, «alle sue doti umane e spirituali, che non son davvero merce molto diffusa».
Kine e Giorgio hanno ripreso a coltivare pomodori e insalate nell’orto. Naturalmente è lei che si accolla i lavori più faticosi. Una volta a settimana si mette con una seggiolina bianca sul bordo della stradina e regala le verdure alle vicine. «La Rosalba, la Angela, si fermano a chiacchera, portano le uova fresche – racconta Sergio – Ivano porta i suoi prodotti, Arturo una volta a settimana porta e cucina il pesce». E poi c’è il passeggio al mercato, il giro all’edicola. «Lei non sa quante persone in questi giorni mi hanno fermato, telefonato, scritto – dice Sergio – tutti per mettersi a disposizione: “cosa si fa?”». Anche il sindaco Lucchetti ha messo a disposizione l’assistente sociale e i suoi funzionari per cercare di sbrogliare la matassa burocratica e far tornare Kine. Che tra l’altro attendeva da settembre la richiesta di regolarizzazione, la famosa «sanatoria delle badanti», per la quale il suo datore di lavoro aveva già anticipato il primo versamento di 500 euro. Tre mesi fa si è scoperto che c’era un impedimento, una «situazione ostativa», un verbale di polizia che risaliva a diversi anni prima. Kine era stata sorpresa con del materiale contraffatto, neanche è chiaro il contesto. Forse sopresa ad un banchetto di cappellini in una festa senegalese davanti all’Acquario di Genova o come ipotizza l’avvocata Alessandra Ballerini associata ad un sequestro in un appartamento dove stava in coabitazione. Le hanno dato «ricettazione», un reato penale pesante e l’aggravante della «pericolosità sociale». Tanto basta per rischiare di essere rispedita in Senegal da un momento all’altro. Anche se a Sesta Godano nessuno ci crede. Conta di più aver conosciuto tre dei figli che sono venuti a trovarla. «Ragazzi estremamente garbati, rispettosi, ubbidienti – racconta ancora il fratello di Giorgio – che lei aiuta e sente continuamente, che abbiamo ospitato e rivorremmo come ospiti». Alcuni abitano in Francia, uno è già sposato con figli, gli altri studiano e quelli che sono ancora in Senegal sperano di raggiungerla prima o poi. «Certo che vorrei rivederli – dice Ngom dal Cie di Bologna – ma meglio lontana che morta e mio marito mi minaccia continuamente, vuole che lo curi ma è un drogato. Non so perchè certi uomini torturano, violentano. Mio padre mi ha sempre aiutato ma non ce la fa contro di lui. E io non voglio tornare in Senegal: sono molto contenta di vivere». L’avvocatessa Alessandra Bellerini cerca di rincuorarla.
Ora tutta la vicenda è nelle mani del giudice di pace di La Spezia che nell’udienza fissata per venerdì prossimo esaminerà il ricorso presentato contro il decreto d’espulsione. «Sarebbe davvero assurdo ripagarla così», concludono nel paese di Sesta.
L’assurdo provocato dalla Bossi-Fini( Ricordi… paladino d’ogni giustizia d’essere artefice e complice di questo orrore???) non ha mai fine, mostruosità che fanno gongolare il cuore e la mente malata d’ogni razzista, ma che ci coprono di ridicolo e di umiliazione agli occhi del mondo. Nello specifico qui…”volesse Iddio…” abbiamo avuto una razione positiva da parte del tessuto sociale, il che fa sperare nella possibilità di questa Nazione di ritrovare sè stessa ed il senso del suo percorso…ma resta il fatto che abbiamo una legge “vomitevole” creata apposta per creare disagioe ed umiliazione in coloro che abbiano la vicissitudine di essere ospitati( parola grossa ormai) in questo paese.(giandiego)
Quando la diversità fa paura, la normalità uccide. A tutti coloro che sostengono la necessità di un superamento della 180, sarebbe necessario ricordare che la legge, ha avuto in primis, lo scopo di tutelare l’inviolabilità della persona da parte di eventuali concezioni autoritarie dello Stato, nel rispetto della persona, anche qualora sussistano ragioni di sicurezza, che mai devono giustificare il controllo capillare sugli individui, e non di meno di metter fine a quella mostruosa degenerazione dell’umano, tanto ben rappresentata dai manicomi.
A tal proposito, non certo superfluo ricordare il recentissimo caso di Franco Mastrogiovanni, che il 4 agosto 2009, morto a causa di aberranti maltrattamenti avvenuti durante un Tso (trattamento sanitario obbligatorio). Il comitato ferite giustizia per Franco ha reso pubblico un video (andato in onda anche su “Mi manda Rai 3″ di una ventina di minuti circa, che riprende l’agonia e la morte di Mastrogiovanni, sono le ottanta ore dal 31 luglio al 4 agosto 2009, tempo in cui Franco stato ospite del reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania in provincia di Salerno.
Ma andiamo con ordine: Franco, contrariamente a quanto si potrebbe presumere, non era un disabile psichico (ammesso che lo fosse stato non cambia la sostanza della gravità dell’accaduto), ma una persona tranquilla e insegnate di scuola elementare molto apprezzato e benvoluto. Purtroppo per etichettato come anarchico, a causa di un episodio che anni prima ha segnato il suo destino di diverso
Il 7 luglio 1972 Franco Mastrogiovanni si trovava sul lungomare di Salerno insieme a Giovanni Marini e Gennaro Scariati, i quali erano perseguitati da giorni da alcuni fascisti che tentavano in vari modi di provocare Marini al fine di avere un alibi per aggredirlo. Perché Marini, da un po’ di tempo svolgeva indagini su uno strano incidente avvenuto due anni prima, quando un tir sulla Roma Napoli aveva investito procedendo a fari spenti l’auto di cinque giovani anarchici calabresi, uccidendoli proprio mentre si stavano recando a Roma a consegnare ad alcuni compagni della capitale i risultati di una loro inchiesta sulle stragi fasciste, in particolare sul deragliamento del Treno del Sole Palermo Milano del 22 luglio del 1970.
Pare che Giovanni Marini avesse scoperto che alla guida dell’autotreno si trovasse un camionista con simpatie fasciste, e così iniziarono a nascere i primi dubbi sulla casualità dell’episodio. Quando i tre si incontrarono con due giovani aderenti all’ Msi, Carlo Falvella e Giovanni Alfinito, Falvella si scaglia contro Mastrogiovanni che, venne colpito a un ginocchio e svenne. Marini disarmò il fascista, che però lo colpì con lo stesso coltello con cui l’aveva aggredito e lo uccise.
Questa vicenda giudiziaria di Marini, al tempo era molto conosciuta, e sollevò molte voci di protesta, nel mondo dello spettacolo, in particolare, Franca Rame si adoperò per denunciarne le condizioni disumane della carcerazione.
Il nostro, Franco Mastrogiovanni, fu invece immediatamente assolto da ogni accusa.
Ma da quel giorno, fu etichettato come anarchico, e iniziarono contro di lui minacce e intimidazioni da parte di fascisti, e non dimeno da parte delle forze dell’ordine, che presero a seguire passo a passo tutti i suoi spostamenti, diramando direttive interne in cui si raccomandava la sorveglianza del pericoloso anarchico.
Fino al suo arresto nel 1999, dopo che aveva mandato a quel paese un carabiniere con il quale aveva avuto una discussione per via di una multa.
Mastrogiovanni venne portato in commissariato, dove fu picchiato. Messo agli arresti domiciliari, fece una contro denuncia e venne prosciolto. Peri trent’ anni di persecuzione, lo destabilizzarono, andava in panico ogni volta che incontrava una divisa.
Il Sindaco di Castelnuovo gli impose per due volte un Tso, lui continuava a proclamarsi innocente. Continuava ad insegnare circondato dall’affetto dei suoi studenti che, diceva lui, gli davano la forza di andare avanti.
Ma il destino di Franco era segnato, il 30 luglio dello scorso anno, il sindaco di una di una località del Cilento, Pollica Acciaroli, firma una fatale richiesta di Tso. Mastrogiovanni viene inseguito dai carabinieri mentre scappa in preda al panico, si rifugia a casa, ma arrivano sul posto quindici carabinieri, una pattuglia di vigili urbani, un medico dell’ospedale di Vallo della Lucania, lo vogliono portare in ospedale, lui terrorizzato scappa dalla finestra e si getta in mare, a nuoto raggiunge una secca. Sopraggiunge una motovedetta della guardia costiera per avvertire i bagnanti che è in atto una caccia all’uomo E dire che l’estate in quella zona prendono il sole in spiaggia molti camorristi indisturbati.
Franco viene braccato, si arrende stremato. Consapevole che la sua fine gli vengono fatte delle iniezioni e portato a Vallo, non ne uscirà vivo.
L’ impietoso video, mostra l’arrivo di Franco all’ospedale, collaborativo, mangia il suo ultimo pasto. Poi comincia il calvario: Viene legato al letto, per tutte le ottanta ore, senza bere, nutrito un paio di volte con soluzione fisiologica. Cerca disperatamente di liberarsi dalle contenzioni.
Il video non ha audio, i medici passano guardandolo distrattamente, ogni tanto stringo di più le fasce di contenzione che si sono allentate per gli strattoni di Franco, l’autopsia certificherà escoriazioni larghe 4 centimetri. Una sequenza temporale di una terribile agonia, pare di assistere ad una tortura medioevale, Franco ha la funzione respiratoria compromessa dalla persistente posizione a cui e costretto perché legato.
Dopo, al mattino qualcuno si accorge che morto e con calma, arrivano gli infermieri e il medico. Fanno un grottesco tentativo di rianimazione inutile, coprono il suo corpo senza vita con un lenzuolo, e portano via il lettino. L’autopsia certificherà la morte per edema polmonare.
Il 28 giugno 2010 si aperto il processo per la morte di Mastrogiovanni, sono imputate 18 persone, fra cui 7 medici, l’ accusa di sequestro di persona, morte derivata da contenzione forzata e alterazione della cartella clinica.
E dire che secondo l’ onorevole Ciccioli, promotore di un superamento della legge Basaglia, opporsi al prolungamento a 6 mesi del Trattamento sanitario obbligatorio, durante i quali bene far firmare ai pazienti consenzienti il contratto di Ulisse in base al quale dopo l’avvenuta accettazione, non possano più tornare indietro. Firmerebbero in pratica, la loro detenzione a vita.
Sempre secondo Ciccioli, inorridire difronte a tale assurdità significa avere una concezione paternalistica che va superata.
E’ bene ricordare che il codice di Norimberga del 1946 (nato in conseguenza del nazismo); la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, dichiara che, la Convenzione riconosce la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’ essere umano riguardo alla applicazione della biologia e della medicina (adottata a Strasburgo il 19 novembre 1996; firmata dal Governo italiano ad Oviedo il 4 aprile 1997), che promuove la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali di ogni essere umano e, in particolare della sua integrità psicofisica, sancisce il principio dell’autonomia del soggetto interessato, quale espressione del diritto alla libertà e alla dignità della persona (art 1 e 5) e, in particolare, l’articolo 2 della Costituzione che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’ uomo.
Cioè il ribaltamento della precedente concezione giuridica di stampo leviatano che posponeva la persona umana ai superiori interessi dello Stato.
E’ evidente che imputare alla legge Basaglia le responsabilità dell’inadeguatezza del sistema sanitario nella cura del disagio psichico, del tutto fuorviante, il solito giochino di guardare al dito e non alla luna.
Non voglio rendere pesante il vostro Sabato, e mi domando come mai notizie come questa, anche in quella poca stampa che tenti d’essere voce alternativa trovino così poco spazio, un trafiletto, laterale, mentre il centro e sempre dedicato ad altro…più importante? Anche qui si tratta di come immaginare e proporre il mo…ndo, anche qu…i s…i tratta del concetto del perbenismo, del Potere e della Normalità. Dell’idea di Antigone e del suo rapporto con chi il potere detiene e del motivo, per cui molti, moltissimi , come me non si fidano d’una divisa. Normalità…follia, diversità, marginalità, perbenismo… l’idea stessa di quel che è border line e come lo trattiamo, come lo definiamo tale e del perchè ne abbiamo tanta paura, tanto odio, materie importanti, fondamentali per definire Civiltà, Libertà, Evoluzione…eppure omessi spesso, persino da chi parla di Progresso… Domandiamoci, dedichiamo compagni un attimo del nostro tempo a chiederci perchè…se potrebbe capitare a noi domani, così…com’è capitato a Mastrogiovanni, come per caso…oggi esisti, domani non ci sei più, semplicemente cancellato perchè diverso, altro, sgradito…gli esseri umani sanno essere terribili con quello di cui hanno paura, con quello che ritengono…diverso da loro(giandiego)
“Ogni faccia è un miracolo. E’ unica. Non potrai mai trovare due facce assolutamente identiche. Non hanno importanza bellezza o bruttezza: sono cose relative. Ogni faccia è simbolo della vita, e ogni vita merita rispetto. Nessuno ha diritto di umiliare un’altra persona. Ciascuno ha diritto alla sua dignità. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita in tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e di inatteso. Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità. ”
Il caso segnalato dal suo legale. Era nel Cie di Bologna
(ANSA)
Faith Aymoro, la nigeriana di 23 anni espulsa ieri mattina dal Cie di Bologna nonostante la richiesta di asilo politico, e’ arrivata in Nigeria. Qui e’ stata arrestata per l’omicidio di un uomo che aveva tentato di stuprarla, e ora rischia la pena di morte per impiccagione. A riferirlo e’ il suo avvocato Alessandro Vitale.
Poche le speranze di salvarla. ”Non appena l’arresto della donna sara’ ufficializzato, faremo appello allo Stato italiano perche’ intervenga, oppure a un’associazione internazionale come Amnesty international”, ha detto l’avvocato. (ANSA).
Il sole che picchia. Una coperta per farsi un po’ d’ombra. E una disperazione rassegnata, più preoccupante che se si mettesse a gridare. «Vedo i poliziotti qui sotto – dice Ben Asri Sabri al cellulare – se salgono mi butto di sotto. Sono
qui dentro da sei mesi, non posso dire che mi trattano male ma non c’è niente da fare, non si può rimanere così per tutto questo tempo. Io non voglio tornare in Tunisia, è un paese povero e io non ho niente, ho speso 2 mila euro per tornare in Italia e ci voglio restare». Ben Asri Sabri è arrivato nel 2003, ha fatto
il pescatore ad Ancona, poi è tornato in Tunisia a trovare la famiglia ed è stato «beccato» al largo di Lampedusa. Dopo quello di Crotone, è finito nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Torino. E poi? «Se trovo un lavoro bene, altrimenti voglio andare in Belgio».
Un uomo disperato sale sul tetto perché non ha alternative e minaccia di buttarsi giù. Un altro. Niente di nuovo, vero? E però, anche se non è carino stilare classifiche in casi come questo, si potrebbe aggiungere che sono stati proprio loro, gli stranieri, i primi ad aver inaugurato questa originale forma di protesta che nell’ultimo anno ha segnato il malaugurato ritorno della classe
lavoratrice arrampicata da qualche parte per rivendicare diritti che nessuno più tutela.
Non è una bella soddisfazione, anzi, è un primato piuttosto triste, considerando che da anni (dodici) gli stranieri si arrampicano sui tetti delle carceri dove sono reclusi senza aver commesso alcun reato (prima Cpt, oggi Cie) in attesa di essere espulsi come pericolosi criminali; anni trascorsi inutilmente senza ottenere il minimo riscontro, se non altro di tipo mediatico. Anche se là dentro la
quotidianità è fatta di noia, frustrazione, rivolte, pestaggi e cariche della polizia, omissioni della Croce Rossa che con poche altre associazioni gestisce quelle prigioni, drammatici casi di autolesionismo, psicofarmaci somministrati a forza,
violenze e non solo di tipo psicologico – di un clamoroso tentativo di stupro si è occupato anche il Tribunale di Milano – e poi scioperi della fame… e chissà cos’altro ancora.
Esattamente quello che è successo in questi giorni tra Trapani, Gradisca (Friuli), Torino e Milano. Normale disperazione di sempre. Se possibile, esasperata ancora di più dopo dall’entrata in vigore del «pacchetto sicurezza» che ha allungato da 2 a 6 mesi i tempi di trattenimento delle persone arrestate perché prive del permesso di soggiorno. «Situazione che rischia di diventare esplosiva», ribadiscono i volontari di Medici senza frontiere (Msf).
Ben Asri Sabri, un tunisino di 32 anni, è solo l’ultimo di una lunga serie. La sua è una protesta simbolica, e lui potrebbe diventare un simbolo per tutti i «clandestini» reclusi d’Italia. Da lunedì è sul tetto del Cie di Torino, in corso Brunelleschi. Prima aveva fatto lo sciopero della fame e aveva cercato di inghiottire dei pezzi di ferro. Sono con lui i compagni di detenzione – una quindicina di persone che lo assistono con acqua e cibo e fino ad ora hanno tenuto lontana la polizia – e alcuni antirazzisti in presidio fuori dalle mura del Cie in segno di solidarietà (questa sera organizzano una fiaccolata).
Quella di Ben Asri Sabri è una sorta di lotta contro il tempo. Venerdì scadono i termini della sua permanenza nel Cie, e se riuscirà a resistere, per legge, dovrà essere allontanato con un foglio di via e l’intimazione di lasciare il paese nel giro di cinque giorni. Insomma, sarà libero. Da sei mesi stava aspettando questo momento, la situazione è cambiata in peggio solo dopo l’accordo per il rimpatrio di massa degli immmigrati tunisini e algerini firmato lo scorso 12 luglio tra il Viminale e i governi di Tunisi e Algeri. Proprio in questi giorni, sotto i suoi occhi, altri due tunisini sono stati espulsi in tutta fretta.
In Italia ci sono 13 inutili e crudeli Centri di identificazione ed espulsione (per una capienza complessiva di 1920 posti (stime attendibili parlano di circa 500-750 mila cittadini stranieri irregolari presenti in Italia). Entro la fine dell’anno, secondo quanto dichiarato dal ministro degli interni Roberto Maroni,
ne verranno costruiti altri quattro: in Veneto, Toscana, Marche e Campania.
MILANO – Qualche giorno fa la denuncia dei radicali Marco Cappato e Sergio Rovasio: «Il servizio trasfusionale dell’ospedale Gaetano Pini di Milano ha dichiarato di non voler accettare la donazione di sangue da un donatore dichiaratamente gay che finora lo aveva donato almeno venti volte (per otto anni, ndr). Ciò che sconcerta – prosegue la nota – è che la direttiva per la quale una persona gay non può donare il sangue nella struttura del Policlinico di Milano è nuova e nemmeno ha tenuto conto del fatto che la direttiva della Commissione europea (direttiva 2004/33/Ec) riguardo i donatori di sangue precisa che i gruppi a rischio sono coloro che “hanno comportamenti sessuali a rischio”, indipendentemente dal loro orientamento sessuale così come previsto anche dal decreto ministeriale 13/4/2005».
IL PRECEDENTE – Non è la prima volta che il problema viene posto in questi termini. Nel 2007 c’era stata la denuncia di un giovane gay, che aveva scritto al Corriere: «Ho 28 anni, non ho mai fatto uso di droghe, non sono anemico, non ho malattie importanti come tumori o diabete, non sono sieropositivo, non ho mai avuto nessun tipo di epatite e non ho comportamenti a rischio per le malattie a trasmissione sessuale. Ma sono gay e non mi hanno permesso di donare il sangue». Sotto accusa era finito il Policlinico e la notizia aveva scatenato l’interesse dei lettori del Corriere, che hanno commentato la lettera e inviato le proprie testimonianze.
INTERROGAZIONE - Ora il nuovo caso ha scatenato, oltre che irritazione, uno scontro politico. «Respingere le donazioni di sangue da persone omosessuali è del tutto illegale, lo stabilisce con chiarezza il decreto sulla donazione dell’aprile 2001 dell’allora ministro della sanità Umberto Veronesi» attacca l’esponente Idv Franco Grillini. Gli fa eco Leoluca Orlando, presidente della Commissione sugli errori sanitari: «L’orientamento sessuale non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue». La Commissione ha inviato una richiesta di relazione all’assessore alla Sanità lombardo Bresciani. E Luciana Pedoto (Pd), della Commissione affari sociali della Camera, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute Fazio: «Il protocollo per la donazione non può che essere unico per tutto il territorio nazionale, non potendo la donazione stessa essere oggetto di alcuna fase sperimentale. Rispettando tali corrette e uniformi indicazioni un potenziale donatore può essere ammesso o escluso alla donazione».
PROTOCOLLO – Parole facilmente condivisibili ma resta il dubbio se i gay possano o meno donare il sangue. Sul sito internet dell’Avis (l’associazione volontari italiani sangue) si legge che sono esclusi dalle donazioni coloro che hanno avuto «rapporti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive (occasionali, promiscui)». Non si parla di omosessualità. Stessa cosa sul sito del Centro trasfusionale del Policlinico, dove si fa riferimento a generici “rapporti sessuali, anche protetti, con persone a rischio”. E a quanto pare non esiste un protocollo nazionale. Infatti, come spiega il direttore dell’ospedale milanese, Amedeo Tropiano, «il Gaetano Pini aderisce al protocollo per la medicina trasfusionale della Città di Milano, di cui è capofila il Policlinico, e a cui aderisce anche il Fatebenefratelli». Dal canto suo il Policlinico afferma in una nota che «recentemente l’Fda americana (Food and Drug Administration) ha riconfermato l’esclusione dalla donazione di sangue di uomini che abbiano avuto un rapporto omosessuale anche solo una volta nella vita». Inoltre, viene spiegato, i gay che vengono respinti come donatori sono meno di tanti altri, che vengono esclusi per motivi diversi: chi ha avuto più di tre partner nell’ultimo anno, chi ha avuto rapporti con una prostituta o occasionali, chi ha frequentato nei tre mesi precedenti Paesi in cui è alto il rischio di contrarre la malaria. Spiegazioni che non convincono Aurelio Mancuso, ex presidente nazionale di Arcigay, che sollecita «un intervento immediato e chiarificatore da parte del ministro della Salute».
«Emarginata in parrocchia e osteggiata dai genitori»
diversi da chi?
Giulia e la dura vita del credente gay
«Emarginata in parrocchia e osteggiata dai genitori»
MILANO - Le difficoltà a farsi accettare dagli amici e dai genitori, la diffidenza di un’intera comunità che non riesce a superare i conflitti tra fede e omossessualità. E’ questo il dramma che ha vissuto Giulia, 20 anni, una delle protagoniste del progetto «Diversi da chi?» promosso da Mtv. Ai microfoni dell’emittente impegnata in un viaggio tra i giovani gay italiani, Giulia ha raccontato cosa significa dichiararsi lesbica in una delle città più cattoliche della cattolicissima Italia, Assisi. Prima osteggiata dal padre, che per un mese non le ha rivolto la parola, quindi, anche grazie al suo aiuto, finalmente compresa e riabbracciata dalla madre. Infine, costretta a cambiare città e vita, trasferendosi a Bologna dove ora frequenta il Dams, per superare la diffidenza e i silenzi della sua città e persino della sua parrocchia, luogo fondamentale per lei così credente.
ESSERE GAY L’iniziativa di Mtv punta a dare risposte ad alcuni quesiti prima di tutto: cosa vuol dire per un adolescente e per un giovane italiano essere omosessuale? Come si fa a dirlo alla famiglia? Agli amici? Alla società? Secondo i dati dell’Eurispes, più del 15% della popolazione italiana si rifiuta di riconoscere l’omosessualità come un semplice orientamento sessuale. Il risultato sono i continui episodi di violenza omofobica registrati dalla cronaca. Sulla base dei dati raccolti dall’Arcigay tra il 2006 e il 2009 in Italia ci sono stati quasi 300 episodi di violenza grave contro gli omosessuali: 37 omicidi, 189 violenze e aggressioni, 21 estorsioni, 14 atti di bullismo e 29 atti vandalici. Una recrudescenza spaventosa, aggravata dal fatto che la nostra legislazione, a contrario di quella di Francia, Spagna, Inghilterra, Belgio, Svezia, Danimarca e altri paesi europei non prevede pene più severe per i colpevoli di violenze o offese a carattere omofobico. La storia di Giulia verrà raccontata da Mtv martedì 20 luglio.
dopo l’autolesione compiuta da un prigioniero mercoledi scorso (che è stato trasferito a Roma, ove tuttora si trova) oggi un altro recluso del CIE di Torino si è tagliato per protesta contro la possibile espulsione; portato all’ospedale e poi di nuovo al CIE
è arrivato in Italia dal mare, subito preso dalla polizia è finito a Crotone e poi a Torino
è al CIE da 5 mesi e 24 giorni
l’unica cosa che chiede è la libertà e la possibilità di tentare di farsi una vita qui
anche la terza domenica di luglio si è svolto il presidio mensile di solidarietà coi reclusi del CIE di Torino, partecipato da una trentina di persone, alla fine di una lunga settimana di mobilitazioni e lotte contro questi nuovi lager
come sempre per un paio d’ore circa musica slogan striscioni e cori, ai quali i reclusi rispondono con urla e fischi
tra un susseguirsi di notizie su Gradisca, Milano e la Libia, si apprende che i reduci della rivolta di mercoledi sono ancora stipati nell’area viola, tra le cattive condizioni di detenzione e il comportamento strafottente di alcuni crocerossini; la rabbia dei detenuti di questa sezione si sente anche attraverso le testimonianze ai microfoni di radio blackout, che li intervista in diretta durante il presidio
1) 6 video-Paolo Barnard il
trattato di LIsbona e il colpo di stato
2)tutti i motivi per cui il signoraggio è
3) 2 video-altra bufala del cosidetto signoraggio
E’ gravissimo e fuori dal mondo, ormai digitale, il passaggio sui blog del Disegno di legge Alfano sulle intercettazioni. Non c’è stato ascolto, finora, rispetto a un’indicazione molto chiara che viene dall’universo della rete: stralciare un comma che equipara impropriamente i siti alla carta stampata. C’è ancora la possibilità, se si vuole, alla ripresa del […]
Lesioni da metalli pesanti al fegato, ai polmoni e ai linfonodi di circa un terzo dei bovini allevati nella zona di Taranto. La notizia segue le lumache alla diossina e le aree verdi vietate ai bambini a causa dell’inquinamento nel quartiere Tamburi.La ricerca sui bovini è fresca di pubblicazione sul periodico scientifico Folia Histochemica et Cytobiologica, […]
uomini e donne amore e morte spesso s’intersecano senza spiegazioni apparenti flirt, corteggiamento, abbordaggio, chat donne che disdegnano, donne insultate, donne massacrate. poi si parla dei massacri e di cosa gira per la testa agl uomini che massacrano amore, non amore. possesso, gelosia un fenomeno di follia individuale o una lucida follia che ha messo r […]
Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. E quindi l’appello che io faccio ai giovani è […]
Era dall'anno di creazione di 2PIU2UGUALE5 che non riuscivo a prendermi una vera Vacanza, giustamente con la V maiuscola. Probabilmente mi ci vuole anche perché col passare del tempo la voglia di scrivere e di fare qualcosa per questo “stupido paese” passa. Anzi, te la fanno passare. A presto e buone vacanza a tutti! Risvegliati Italia! […]
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