Acqua, l’Italia rischia siccità e multe per mala gestione. Esce Ambiente Italia 2012 | Legambiente.
(Foto da Web, N.R.) Scarichi inquinanti, depurazione e artificializzazione dei corsi d’acqua: problemi irrisolti del Belpaese. Massimi consumi in agricoltura: oltre il 50% dei prelievi totali. Legambiente: “Tariffazione progressiva contro gli sprechi e Green economy dell’acqua per sviluppo e nuova occupazione: 450 mila occupati in 10 anni”. Italia è tra i paesi più ricchi di risorse idriche: 2.800 metri cubi per abitante l’anno, pari ad una disponibilità teorica di circa 52 miliardi di metri cubi, distribuiti in tutta la penisola con disponibilità reale massima nell’area del Nord-Est (1.975 metri cubi per abitante l’anno) e minima in Puglia (220 mc/abitante/anno). La quota media disponibile in tutte le regioni è comunque di almeno 400 metri cubi per abitante, cioè dieci volte superiore alla quota disponibile nei paesi del sud del Mediterraneo. Nonostante ciò, abbiamo problemi di scarsità idrica nei mesi caldi, al Sud come anche al Nord. Continua a leggere
IL MANIFESTO – attualità – “Frenare la finanziarizzazione e la privatizzazione dell’acqua”.
WWF Italia – Appello per l’acqua.
16/1/2012 – Firma anche tu. Il Governo Monti intende approvare un decreto sulle strategie di liberalizzazione, sconfessando l’esito del Referendum sull’acqua di giugno.
Il Governo Monti intende approvare un decreto sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, sconfessando l’esito dei Referendum del 12 e 13 giugno scorsi. APPELLO”GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!”. Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica. Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. Continua a leggere
“Giù le mani dall’acqua!”, l’appello del forum contro le liberalizzazioni.
fotografia da web della redazione N.R.
Stando al testo attuale, l’attacco al risultato referendario dello scorso giugno è diretto e soprattutto indirizzato verso la possibilità di ripubblicizzazione del servizio idrico.
Con l’art. 20 (“Aziende speciali e istituzioni”), infatti, si attacca direttamente il risultato ottenuto dal referendum sull’acqua, che, grazie al rimando alla disciplina comunitaria, aveva reso possibili le gestioni dirette degli enti locali attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali: si dichiara infatti che le aziende speciali possono intervenire “per la gestione di servizi diversi dai servizi di interesse economico generale” (presupponendo artatamente che il servizio idrico integrato sia tale) e le si assoggetta per la prima volta al patto di stabilità interno. Un attacco diretto alle esperienze come quella del Comune di Napoli, per fermarla in quel caso, e per evitare il suo proliferare sul territorio nazionale. Continua a leggere
Foto da Web, N.R.
Liberalizzazioni, Legambiente: “L’acqua è bene comune, il referendum non si tocca” | Legambiente.
“Il referendum non si tocca” dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza sulle ipotesi di liberalizzazione di diversi settori economici al vaglio del governo in questi giorni. “I cittadini italiani hanno detto chiaramente che l’acqua è un bene comune e che sulla sua gestione non si possono fare profitti – continua Cogliati Dezza – Sarebbe molto grave se nel decreto in preparazione per il rilancio dell’economia l’esecutivo li inserisse tra servizi pubblici locali di rilevante interesse economico. “Non è, comunque, con la privatizzazione che si risolvono i problemi della gestione dell’acqua in Italia, le dispersioni, gli sprechi e le difformità di ripartizione – aggiunge il presidente di Legambiente -. Piuttosto, il risanamento del sistema idrico italiano è una grande opera pubblica che può funzionare da volano per la ripresa economica”.
È roba pesante il dossier acqua del presidente Monti. Poco tecnico, molto politico, in un settore dove serve giocare sporco.
C’è un referendum, ci sono ventisei milioni di voti e c’è un vasto movimento che va dalle parrocchie ai centri sociali, pronto a mobilitarsi. Sull’altro fronte c’è quella precisa regola d’ingaggio arrivata da Bruxelles, dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale, che chiede – più o meno apertamente – di aprire, anzi, spalancare le porte dalle grandi corporation. Altro che Tobin Tax.
La beffa legata al caso Publiacqua, società pubblica al 60% (la parte privata è controllata dalla politica di ogni colore): la gente risparmia sui consumi, ma deve sborsare anche per quello che non ha utilizzato
Il numero uno di Publiacqua, Erasmo D’Angelis, con il suo mentore politico, il sindaco di Firenze Matteo Renzi
L’Ambito territoriale ottimale (Ato) numero 3 del Medio Valdarno (territorio che comprende le 4 province di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo), ha riconosciuto per i prossimi 10 anni al gestore Publiacqua una remunerazione sul capitale investito con un tasso del 7%, che ammonta in totale alla cifra di 294 milioni di euro. A questa cifra occorre aggiungere che gli utenti hanno già pagato in tariffa remunerazioni e ammortamenti per investimenti non effettuati per un valore di 38,4 milioni di euro. Altri 46 milioni dovranno essere resi a Pubbliacqua che li pretende per i minori consumi effettuati rispetto alle previsioni. Continua a leggere
A giugno tutte le forze politiche si intestarono vittoria. Ora no

Roma, 26 nov. (TMNews) – A giugno, quando la maggioranza assolutadegli elettori italiani si recò alle urne per esprimersi contro la privatizzazione dei servizi idrici, contro il nucleare e il legittimo impedimento, ci fu la corsa dei partiti del centrosinistra per intestarsi la vittoria referendaria. Una gara cui parteciparono (con buon successo mediatico) tutti, sia quelle forze politiche impegnate con il comitato referendario nella raccolta delle firme per la consultazione, sia chi invece non puntò fin dall’inizio sulla battaglia per i beni comuni. E persino i partiti del centrodestra spesero parole di ascolto per il risultato referendario. Oggi quel 57 per cento di no al nucleare e alle privatizzazioni dei “servizi idrici” e dei “servizi pubblici locali di rilevanza economica” è praticamente scomparso dal dibattito politico. Continua a leggere
26 Novembre – In piazza per l’acqua, i beni comuni e la democrazia.
Foto da www.fritegotto.it
Roma, ore 14.00 – Piazza della Repubblica. Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico. Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un’inversione di rotta rispetto all’idea del mercato come unico regolatore sociale.
Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali – ad eccezione del Comune di Napoli – proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.

































