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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Acqua pubblica

Arsenico nell’acqua, il Tar ai Ministeri: «Gli utenti vanno risarciti» - Il Messaggero.

ROMA – Multa non da poco per i Ministeri dell’Ambiente e della Salute e che potrebbe aprire la strada ad altri ingenti risarcimenti. Arriva dal Tar del Lazio ed è di circa 200 mila euro. Tanto è l’ammontare dei risarcimenti che i due ministeri dovranno destinare (cento euro ciascuno) a circa 2.000 utenti di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) che, tramite il Codacons, si erano rivolti ai giudici amministrativi per lamentare la presenza di arsenico nell’acqua.

La sentenza.
È stato lo stesso Codacons ad annunciare la clamorosa sentenza di condanna e ad anticipare la predisposizione di un nuovo ricorso che, a detta dell’associazione di utenti e consumatori, potrebbe interessare un milione di persone. Secondo il Tar del Lazio, riferisce il Codacons, bere «acqua all’arsenico può produrre tumori al fegato, a cistifellea e pelle, nonchè malattie cardiovascolari». Ma per il Codacons «la sentenza apre una strada di incredibile valore» in quanto stabilisce che «fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute». Continua a leggere

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WWF Italia – Appello per l’acqua.

16/1/2012 – Firma anche tu. Il Governo Monti intende approvare un decreto sulle strategie di liberalizzazione, sconfessando l’esito del Referendum sull’acqua di giugno.

Il Governo Monti intende approvare un decreto sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, sconfessando l’esito dei Referendum del 12 e 13 giugno scorsi. APPELLO”GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!”. Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica. Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. Continua a leggere

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“Giù le mani dall’acqua!”, l’appello del forum contro le liberalizzazioni.

fotografia da web della redazione N.R.

Stando al testo attuale, l’attacco al risultato referendario dello scorso giugno è diretto e soprattutto indirizzato verso la possibilità di ripubblicizzazione del servizio idrico.

 

Con l’art. 20 (“Aziende speciali e istituzioni”), infatti, si attacca direttamente il risultato ottenuto dal referendum sull’acqua, che, grazie al rimando alla disciplina comunitaria, aveva reso possibili le gestioni dirette degli enti locali attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali: si dichiara infatti che le aziende speciali possono intervenire “per la gestione di servizi diversi dai servizi di interesse economico generale” (presupponendo artatamente che il servizio idrico integrato sia tale) e le si assoggetta per la prima volta al patto di stabilità interno. Un attacco diretto alle esperienze come quella del Comune di Napoli, per fermarla in quel caso, e per evitare il suo proliferare sul territorio nazionale. Continua a leggere

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 Foto da Web, N.R.

Liberalizzazioni, Legambiente: “L’acqua è bene comune, il referendum non si tocca” | Legambiente.

“Il referendum non si tocca” dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza sulle ipotesi di liberalizzazione di diversi settori economici al vaglio del governo in questi giorni. “I cittadini italiani hanno detto chiaramente che l’acqua è un bene comune e che sulla sua gestione non si possono fare profitti – continua Cogliati Dezza – Sarebbe molto grave se nel decreto in preparazione per il rilancio dell’economia l’esecutivo li inserisse tra servizi pubblici locali di rilevante interesse economico. “Non è, comunque, con la privatizzazione che si risolvono i problemi della gestione dell’acqua in Italia, le dispersioni, gli sprechi e le difformità di ripartizione – aggiunge il presidente di Legambiente -. Piuttosto, il risanamento del sistema idrico italiano è una grande opera pubblica che può funzionare da volano per la ripresa economica”.

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È roba pesante il dossier acqua del presidente Monti. Poco tecnico, molto politico, in un settore dove serve giocare sporco.

acqua_colosseoC’è un referendum, ci sono ventisei milioni di voti e c’è un vasto movimento che va dalle parrocchie ai centri sociali, pronto a mobilitarsi. Sull’altro fronte c’è quella precisa regola d’ingaggio arrivata da Bruxelles, dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale, che chiede – più o meno apertamente – di aprire, anzi, spalancare le porte dalle grandi corporation. Altro che Tobin Tax.

La fase due del governo Monti va dunque direttamente all’attacco dei beni comuni, mandando in avanscoperta pezzi importanti del governo. La voce più autorevole è senza dubbio Corrado Passera, ex Ad di banca Intesa, gruppo che ha molti interessi nella gestione degli acquedotti italiani. È lui il titolare del dossier privatizzazioni che il governo sta per discutere, dove – Continua a leggere
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Acqua ‘salata’ in Toscana: dopo il referendum i cittadini invece di rispamiare pagano di più | Enrico Bandini | Il Fatto Quotidiano.

La beffa legata al caso Publiacqua, società pubblica al 60% (la parte privata è controllata dalla politica di ogni colore): la gente risparmia sui consumi, ma deve sborsare anche per quello che non ha utilizzato

Il numero uno di Publiacqua, Erasmo D’Angelis, con il suo mentore politico, il sindaco di Firenze Matteo Renzi

L’Ambito territoriale ottimale (Ato) numero 3 del Medio Valdarno (territorio che comprende le 4 province di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo), ha riconosciuto per i prossimi 10 anni al gestore Publiacqua una remunerazione sul capitale investito con un tasso del 7%, che ammonta in totale alla cifra di 294 milioni di euro. A questa cifra occorre aggiungere che gli utenti hanno già pagato in tariffa remunerazioni e ammortamenti per investimenti non effettuati per un valore di 38,4 milioni di euro. Altri 46 milioni dovranno essere resi a Pubbliacqua che li pretende per i minori consumi effettuati rispetto alle previsioni. Continua a leggere

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Campagna Obbedienza Civile – YouTube.

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Di Jolanda Bufalini | I Comitati di nuovo mobilitati per l’acqua bene comune: «Rispettate il referndum». Corteo nazionale a Roma da piazza Esedra: il raduno alle ore 14. La campagna per l’autoriduzione delle tariffe: «No alla remunerazione».
Acqua, ti voglio bene comune
  • Quella di oggi a Roma sarà la prima manifestazione di «obbedienza civile», il capovolgimento di ruoli si è determinato dopo la proclamazione dei risultati referendari del 12 e 13 giugno. Da quella data in poi gli attivisti per i beni comuni rivendicano di essere nella legge, insieme ai 27 milioni di sì pronunciati nelle cabine elettorali, mentre fuori della legge si collocano le molte situazioni che procedono sulla vecchia strada degli articoli cancellati del decreto Ronchi. Situazione aggravata, denunciano i referendari, dalla manovra estiva che, all’articolo 4, prevede «una nuova stagione di privatizzazione dei servizi pubblici locali». Così oggi da piazza Esedra alle 14 si snoderà il corteo del variegato mondo dell’acqua bene comune per chiedere il rispetto del risultato del referendum e per lanciare una campagna di autoriduzione delle tariffe per non finanziare i gestori privati.
Arrivano, intanto, alcune buone notizie per i comitati: la Consulta ha dichiarato incostituzionali due passaggi della legge sull’acqua della Regione Lombardia sul conferimento a società patrimoniali delle reti e degli impianti del servizio idrico da parte dei Comuni. Analoga decisione ha preso la corte di giustizia siciliana in favore del comune di Melilli (Siracusa), commissariato perché aveva rifiutato di conferire l’acqua a un gestore privato. Continua a leggere
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A giugno tutte le forze politiche si intestarono vittoria. Ora no

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      INFOPHOTO<br />

Roma, 26 nov. (TMNews) – A giugno, quando la maggioranza assolutadegli elettori italiani si recò alle urne per esprimersi contro la privatizzazione dei servizi idrici, contro il nucleare e il legittimo impedimento, ci fu la corsa dei partiti del centrosinistra per intestarsi la vittoria referendaria. Una gara cui parteciparono (con buon successo mediatico) tutti, sia quelle forze politiche impegnate con il comitato referendario nella raccolta delle firme per la consultazione, sia chi invece non puntò fin dall’inizio sulla battaglia per i beni comuni. E persino i partiti del centrodestra spesero parole di ascolto per il risultato referendario. Oggi quel 57 per cento di no al nucleare e alle privatizzazioni dei “servizi idrici” e dei “servizi pubblici locali di rilevanza economica” è praticamente scomparso dal dibattito politico. Continua a leggere

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26 Novembre – In piazza per l’acqua, i beni comuni e la democrazia.

  Foto da www.fritegotto.it

Roma, ore 14.00 – Piazza della Repubblica. Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico. Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un’inversione di rotta rispetto all’idea del mercato come unico regolatore sociale.

Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali – ad eccezione del Comune di Napoli – proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.

Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum. Governo e Confindustria, poteri finanziari e lobbies territoriali, resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia. Continua a leggere
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Beni comuni: per una nuova idea di pubblico – Italia – l’Unità.

referendum acqua festa

In questi mesi ci stanno provando in tutti i modi possibili e immaginabili a cancellare i referendum dello scorso giugno. La maggioranza degli italiani si era espressa chiaramente sulla non privatizzazione dell’acqua. Ma l’intento del governo è più ampio: vogliono scardinare i servizi pubblici in sé.

Speciale oggi in edicola,
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Un primo passo verso questa direzione l’hanno mosso con l’approvazione della manovra, e ora Sacconi rilancia: «Altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per rimettere in discussione il referendum» . Continua a leggere

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Sacconi: “Ridiscutiamo referendum acqua” – Ambiente – l’Unità.

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«Altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per rimettere in discussione il referendum». Così parlò ieri Maurizio Sacconi a un convegno del Centro studi di Confindustria. Un “coming out” assai improvvido, a soli tre mesi dal referendum con cui 27 milioni di italiani si sono chiaramente espressi per l’acqua pubblica. Ma il ministro si deve essere sentito autorizzato, in qualche modo, dalla crisi a travolgere i fastidiosi lacciuoli del voto popolare. E infatti le sue parole sono arrivate pochi minuti dopo un summit con industriali e banchieri, insieme a Giulio Tremonti, tutto dedicato alle misure per far ripartire la crescita e alle liberalizzazioni. A partire proprio dal settore dei servizi pubblici locali…

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa



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febbraio ...arriveremo :)

programmazione di Donato Monsellato "INDIGNATOS"

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    Sarà sicuramente eccezionale! Con tutte le pessime previsioni che ha addosso mostrerà senza dubbio le qualità di un anno fuori dal comune. Un anno di transizione con cambiamenti imprevedibili, al di là delle previsioni più funeste! Mio Papà mi diceva sempre: “se Dio vuole” per rammentare che la nostra volontà è sempre importante, ma in […]
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