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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

mieidee

Dedicato a quanti non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.

Italia: clima politico pericoloso per la democrazia. Intervenga il Capo dello Stato

Il clima politico in Italia è arrivato a un punto di durezza che non è più tollerabile e mette in pericolo la stessa democrazia italiana. Gli scontri durissimi tra istituzioni, i continui attacchi del Governo ai magistrati, alla società civile e alla libera stampa non possono più essere sottovalutati dal Capo dello Stato.

L’apice si è raggiunto ieri quando il Presidente del Consiglio ha lanciato l’ennesimo attacco contro i magistrati rei, secondo lui, di fare il proprio dovere e di indagare sui reati. Ma ieri si è andato molto oltre perché il Presidente del Consiglio ha parlato apertamente di una alleanza sovversiva tra il Presidente della Camera e l’Associazione Nazionale Magistrati, una accusa gravissima che non può e non deve passare sotto silenzio o essere interpretata semplicemente come l’ennesima buffonata di questo Premier. Quella accusa merita un accurato e tempestivo approfondimento da parte del Capo dello Stato e degli organi preposti.

A questo punto il Presidente della Repubblica, anche nella veste di capo del CSM, ha l’obbligo di convocare con urgenza il Presidente del Consiglio e di pretendere le prove di quanto da lui affermato. Se ciò non avvenisse, cioè se il Primo Ministro com’è prevedibile non fornirà le prove di quanto detto pubblicamente, deve immediatamente attivare la procedura per sollevare dall’incarico il Premier.

Non è più possibile accettare passivamente questo continuo scontro tra istituzioni mentre il Paese si trova immerso nella più grande crisi economica degli ultimi anni. Non è più possibile accettare che il Parlamento sia ostaggio di questo Premier e delle sue vicissitudini giudiziarie mentre il Paese e il Diritto colano a picco. Il rischio per il sistema democratico è troppo alto.

Per questo motivo questa associazione chiede un immediato e deciso  intervento del Presidente della Repubblica al fine di verificare se le gravissime affermazioni fatte ieri dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nei confronti del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, corrispondono a verità. In un caso o nell’altro si chiede di sollevare dal proprio incarico chi si sia reso responsabile di “complotto” o, in alternativa, di “diffamazione”. Occorre che il Capo dello Stato si prenda la responsabilità di difendere quel briciolo di credibilità che resta a questa democrazia.

Secondo Protocollo

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Amore, carità, misericordia! Linciaggio morale ad una giovane donna. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Sulla tua bocca queste espressioni suonano false e invereconde.

Non puoi venire a prenderci per il culo continuando a parlare di peccati, fai torto alla nostra intelligenza! Quelli li andiamo a confessare – se crediamo – al sacerdote. In questo caso si tratta, come sai bene, di presunti reati per i quali attendiamo sereni la sentenza dei giudici.
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Una moralità nuova, ah ah ah!.

Una moralità nuova, ah ah ah!

Noi, ha detto il Premier, abbiamo portato in politica una moralità nuova, con un programma definito, con alleanze certe e il nome certo del presidente del Consiglio.

Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere a crepapelle!
Ma di cosa parla il premier? Cos’é moralità nella sua bocca? Gli incontri clandestini sul lettone di Putin? I festini a Villa Certosa? I bunga-bunga ad Arcore? I loschi affari di tutte le cricche all’ombra di Palazzo Chigi? L’uso della più prestigiosa delle funzioni pubbliche per i suoi interessi personali e privati? L’incetta delle vacche in un parlamento diventato foro boario? 0 cos’altro?
Con la sua bocca può dire ciò che vuole finchè gli italiani saranno disposti a dargli credito!

Bersani, sai tu dire frasi così incisive e toccanti? Frasi che toccano il cuore e la mente degli elettori? La moralità nuova di berlusconi! Intendi?

Le parole sono vere, toccanti e appassionate, degne di un vero leader democratico. Ma ad esse devono seguire fatti, fatti veri e non inciuci! Caccia anche tu i mercanti dal tempio e avvia un vero rinnovamento. Questo ti chiede l’Italia degli onesti che vuole ancora credere per non morire berlusconizzata.

Venisse pure sfiduciato martedì (ovvio auspicio di ogni cittadino decente), il Putin di Arcore non sarà affatto finito fino a che il potere abnorme di cui gode non gli verrà tolto. Potere che si chiama proprietà bulgara sul sistema televisivo, proliferazione metastatica di giganteschi affari economici propiziati dalle attività politiche, intrecci con criminalità organizzata e finanza grigia all’ombra delle post-P2, leggi “ad personam”.
Fino a che questo mostruoso e composito bubbone non verràdrasticamente inciso non avrà senso parlare di dopo-Berlusconi.

Non sarà l’attuale parlamento, secondo Paolo Flores d’Arcais a realizzare la deberlusconizzazione di cui il paese ha estremo bisogno. La liberazione dell’Italia dal fantasma putiniano è perciò affidata all’impegno dei cittadini, ai movimenti di opinione e alle lotte sociali. Solo se ci sarà una mobilitazione crescente e sempre più consapevole della società civile, forse (forse) accadrà qualcosa di positivo anche in parlamento. Ma per Paolo Flores d’Arcais non sarà sufficiente a costruire il nuovo.

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Le mie idee, le nostre idee: PER 30 SPORCHI DENARI.

Questo governo affonda nella melma
mentre il Paese assiste attonito e sgomento allo scempio della democrazia.
Ma finirà assieme al suo capocomico nel fango dal quale è nato.
Siatene certi: faremo piazza pulita di loro col voto!

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La campagna di delegittimazione del Giornale di famiglia contro Saviano, una voce sola ma libera che denuncia la mafia e i suoi metodi mettendo a repentaglio la propria vita, è ignobile e vile.

Lo scrittore potrà avere sbagliato il tono o gli accenti, ma il contenuto della sua denuncia a Vieni via con me è corretto e sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono leggere la realtà senza il prosciutto sugli occhi.

Se dovessimo stigmatizzare le sbavature – per usare un eufemismo – nel linguaggio di tanti esponenti della Lega, quante firme contro dovremmo raccogliere?

Una volta l’ho detto e lo voglio ripetere:

se quelli del Giornale e di Libero sono giornalisti, io sono San Francesco di Sales.

Leggi Il caso Saviano

viaLe mie idee, le nostre idee: Coraggio Roberto, siamo con te!.

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QUESTO E’ UN GIORNALE ?

RISPOSTE RACCOLTE ONLINE:

  • Il Giornale è solo merda politica, scritto da mentecatti prezzolati, pagati dai contribuenti italiani, per lettori gonzi, che si contentano delle briciole che cadono dal piatto del padrone
  • Si perchè esce tutti i giorni, non certo per la qualità dell’infornazione che fornisce ai lettori. Non l’ho mai letto ma lo ritengo una cosa RIPUGNANTE e basta
  • “IL GIORNALE” PERSONALMENTE LO TROVO MOLTO UTILE E LA SUA CARTA MOLTO RESISTENTE!!! FACCIO IL DECORATORE EDILE E SPESSO LO USIAMO PER COPRIRE INFISSI E PARTI CHE NON DEVONO SPORCARSI CON LA VERNICE. COME INFORMAZIONE INVECE NON SERVE A NIENTE. SPERIAMO SOLO CHE NON CAMBINO TIPO DI CARTA!!!
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Il nostro Paese è destinato a una lenta e progressiva regressione per due fondamentali ragioni: l’emigrazione intellettuale giovanile e la disuguaglianza morale, giuridica, politica, sociale ed economica della donna rispetto all’uomo.
Non c’è dubbio che l’emigrazione intellettuale rappresenta la più grave perdita di ricchezze, la sciagura peggiore che possa capitare ad una comunità, poiché questa è costretta a rinunciare alle sue personalità migliori, alle intelligenze più pronte e vivaci, a privarsi dei suoi figli più capaci e brillanti, quindi delle risorse più preziose. Per capire le ragioni di una generazione che fugge, leggi le parole di Morfina.

Hanno più di 25 anni e meno di 40. Sono nati quando l’Europa era già unita.
Hanno fatto l’Erasmus, il Leonardo, il Placement o, semplicemente, si sono spostati per cercare un lavoro e imparare un’altra lingua. Hanno vissuto il boom delle linee aeree low cost, scoperto com’era facile viaggiare senza cambiare i soldi, imparato a muoversi come palline di flipper da una parte all’altra del Vecchio Continente spinti da un’irrequietezza esistenziale, personale, professionale, affettiva. Molti hanno deciso di fermarsi all’estero per lavorare. Sono italiani e vivono altrove. Altrove dall’Italia.

Lo stesso discorso vale per le condizioni disuguali in cui è tenuta ancora la donna nel mondo del lavoro, nella famiglia, in politica e nella società.
La questione delle pari opportunità rimane un problema aperto che non sembra trovare reale e autentico riconoscimento da parte del maschio ex dominante, incapace di un approccio positivo alla tematica. Pari Opportunità: ITALIA PEGGIO DEL MALAWI

Non fisserei una data esatta (gli anni Sessanta o i Settanta, chissà?) ma, fatto sta, le donne nel mondo, in occidente, in America, perfino in oriente sono orrmai uscite di casa. La selvaggina ha lasciato la tana ed ha, coraggiosamente affrontato il cacciatore. A suon di cortei, di libri, di organizzazioni femminili e/o femministe. A suon di leggi ma e soprattutto, a suon di presenza nel mondo del lavoro, della culltura, della scienza, dell’organizzazione sociale, della politica. Ora che tutto questo patrimonio viene fuori e si afferma, l’uomo quasi sente di non essere all’altezza di fronteggiare, di incontrare la grande onda del femminile. Perciò si ritira, fugge, nega alle donne l’anima e il corpo. (da Il Portale delle Donne)
Finchè il sogno coltivato dalle nostre ragazze sarà quello di trovare uno spazio in TV, affascinate dalla convinzione di avere soldi e successo solo attraverso un’effimera, bella  presenza senza il supporto dell’impegno e dello studio; finchè i nostri ragazzi penseranno di costruire il loro futuro tramite la partecipazione al Grande Fratello, sarà difficile dare alla fuga dei cervelli e al tema delle pari opportunità l’importanza che meritano.
Ma questi sogni, purtroppo, sono favoriti e sostenuti dalla mancanza di progetti e prospettive di una società miope che si affida a una politica cieca.

Visita i seguenti siti:
Vivo altrove

Cervelli in fuga
Il Portale delle Donne

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Io non capisco tanta acrimonia contro i giudici da parte di un imputato eccellente che guida il governo del Paese con l’unico obiettivo di accrescere la propria impresa e scansare i processi che incombono su di lui. I giudici, finchè ci sono, se non si vendono fanno il loro mestiere: mandare al fresco i colpevoli di reati.
Perchè non eliminare completamente i giudici? Tra l’altro costano molto, sia allo Stato  che a chi decide di comprarne, quando possibile, le sentenze. Perchè stressare il povero Ghedini e l’Angelino nell’elaborazione spasmodica di leggi e leggine che non riescono a superare il vaglio della Consulta? Perchè dare al Paese e al mondo l’impressione che il capo del governo voglia parossisticamente evitare i processi perchè profondamente convinto di non poterla fare franca?
Occorre dimostrare, invece, che il Paese è sano e non ha bisogno di quell’ingombrante apparato giudiziario  che lo appesantisce. Se si prescinde dai piccoli reati perpetrati dai clandestini e dai poveracci nostrani, quelli che di fatto riempiono le carceri, la legge viene sempre rispettata e l’indagine e i conseguenti processi nei confronti di tutte le altre categorie di cittadini sono solo tempo e denaro sprecato.

Basta, dunque, una sola legge che smantelli il sistema giudiziario perchè non serve e affidi alla polizia il compito di arrestare e punire i colpevoli dei reati di cui sopra. Avvocati e giudici potranno dedicarsi a compiti e attività più utili alla società e il governo con la sua maggioranza potrà dedicarsi  finalmente, a tempo pieno, a quelle tanto sbandierate riforme che esistono solo negli annunci da decenni.
Come mai nessuno ci ha ancora pensato?

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21 giugno 2010 -

La presidenza di Libertà e Giustizia lancia un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento affinché si impegnino a restituire al cittadino il potere previsto dalla Costituzione di eleggere propri rappresentanti alla Camera e al Senato. E’ infatti unanimemente riconosciuto che con l’attuale legge elettorale detta “porcellum” questo potere è stato totalmente sottratto all’elettore e depositato nelle mani di pochi capi partito.
L’attuale Parlamento è dunque composto da parlamentari “nominati” e non eletti: è questo il più grave vulnus alla Repubblica parlamentare disegnata nella nostra Carta costituzionale.
LeG chiede che se non fosse possibile trovare un accordo in tempi rapidi su una legge elettorale realmente rispettosa delle scelte del popolo, i partiti si impegnassero almeno a ripristinare la legge elettorale in vigore fino al 2005, nota come “Mattarellum”, basato su un sistema misto, maggioritario e proporzionale.
Una democrazia non può vivere in un regime in cui deputati e senatori “nominati” sono sostanzialmente sotto perenne “ricatto” dei pochi capi partito cui è attribuito il potere di nomina. Il presidente onorario di LeG, Gustavo Zagrebelsky e tutto l’ufficio di presidenza dell’associazione si impegnano a promuovere al più presto una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare composta di soli due articoli: il primo che dichiara abrogata l’attuale legge elettorale, il secondo che stabilisce il ritorno alla legge precedentemente in vigore.
Nel frattempo vi chiediamo di firmare quest’appello.

Nome e Cognome:

Indirizzo Email:

Provincia:
AG AL AN AO AQ AR AP AT AV BA BT BL BN BG BI BO BZ BS BR CA CL CB CI CE CT CZ CH CO CS CR KR CN EN FM FE FI FG FC FR GE GO GR IM IS LT LE LC LI LO LU MC MN MS MT VS ME MI MO MB NA NO NU OG OT OR PD PA PR PV PG PU PE PC PI PT PN PZ PO RG RA RC RE RI RN RM RO SA SS SV SI SR SO SP TA TE TR TO TP TN TV TS UD AO VA VE VB VC VR VV VI VT Estero
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Vai al sito di LeG

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Finalmente, dopo due anni, il governo ‘percepisce’ la crisi …

… e a chi si rivolge per far cassa? Ai ‘soliti noti’!
Dopo la cura da cavallo imposta dalla Gelmini alla scuola e da Brunetta a tutto il pubblico impiego, ecco, ci risiamo! Percepite le difficoltà di cassa, la tremontiana finanza ‘creativa’ riscopre l’anello debole da colpire: i lavoratori, il pubblico impiego, i pensionati, gli enti locali. Ma bravi, bis! Il ministro ‘creativo’, dimentico da dove viene questa crisi, a chi ha alleggerito il portafoglio, a chi, invece, lo ha gonfiato a dismisura, torna sul luogo del delitto, ma attenzione, “senza mettere le mani nelle tasche degli italiani”. VERGOGNA!
Ministro, mi ascolti, ci sono italiani che avrebbero un gran bisogno di alleggerire le tasche che già scoppiano! Si rivolga a quelli, potrebbero essergliene grati!
Gli Italiani o, meglio, quelli di loro che pagano le tasse, che osservano la Legge, che non hanno più le tasche dove poter mettere le mani; quelli dalle cui tasche il ‘pizzo’ è stato trattenuto furtivamente prima che si costituisse il reddito, quelli che non riceveranno più i servizi che avevano già pagato con le imposte ringraziano questo governo e questa cossiddetta maggioranza ma avvertono che stanno preparando il conto che saranno lieti di poter presto presentare, opposizione permettendo!
“Questa non è una finanziaria qualsiasi. Dobbiamo gestirla tutti insieme – ha dichiarato il ministro del Tesoro – perché non sarà una passeggiata”.
Da Pechino, Pier Luigi Bersani ha duramente criticato l’atteggiamento e le parole di Tremonti: “ci hanno raccontato che i conti erano in equilibrio, invece non è vero niente. La Grecia non c’entra nulla: è un problema nostro. E non vedo riforme. Questa è una manovra depressiva, è solo un giro di specchi. Non si affronta nulla di strutturale, tagli indiscriminati e nessuna crescita”.
Dello stesso parere anche Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, preoccupato per le profonde ripercussioni che la misura da 24 miliardi avrà sugli enti locali: “è una manovra insostenibile per le ricadute che avrà e per i servizi ai cittadini che le Regioni devono erogare”.
“Da giorni è cominciato il “canto delle sirene” che invita il Pd a sostenere la manovra, necessaria ad evitare per l’Italia il “rischio Grecia”. Nessuno però ricorda che in questi due anni il governo ha sistematicamente sminuito la dimensione straordinaria della crisi e ha costantemente negato, tacciando l’opposizione di catastrofismo, ciò che oggi è invece drammaticamente evidente: che l’Italia con il suo debito pubblico enorme e la bassa crescita ha bisogno di misure vere di risanamento e di riforme in grado di far ripartire l’economia”. Così Marina Sereni, vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Pd. “Se Berlusconi e Tremonti vorranno confrontarsi in Parlamento – ha aggiunto Sereni – l’opposizione discuterà nel merito su ciascun punto della manovra. Già da ora debbono tuttavia sapere che una seria lotta all’evasione fiscale è incompatibile con l’ennesimo condono (edilizio) e che non si può scaricare i tagli di spesa principalmente sulle spalle dei lavoratori dipendenti, privati e pubblici, degli imprenditori e degli Enti Locali, quando i responsabili di questa crisi sono coloro che in questi anni si sono arricchiti speculando sui debiti degli Stati e delle famiglie e giocando sui mercati finanziari senza regole. Se ci vogliono sacrifici che almeno si abbia il coraggio di scontentare coloro che hanno di più e immeritatamente. Misureremo dai fatti se l’equità e l’etica sono, oltre che oggetto di colte conferenze del ministro Tremonti, anche la bussola vera delle scelte che il governo proporrà stasera al Paese”.
Dai microfoni di UnoMattina, il Vice Presidente del Senato Vannino Chiti ha dichiarato: “finiamola con questa storia che non si mettono le mani nelle tasche degli italiani. Il momento è grave e ci vuole serietà. Se non aumento le tasse ma costringo un bambino ad andare con la carta igienica a scuola, se tanti lavoratori sono in cassa integrazione, se ci sono giovani precari a vita, se aumenta il costo del metano, se non ci sono i posti negli asili nido pubblici, tutti questi sono costi per le famiglie che già non riescono a arrivare a fine mese. Se, come sembra, quasi la meta’ di questa manovra, 10 miliardi su 24, viene da tagli a comuni, province e regioni, come fanno a dare i servizi ai cittadini?”
“A pagare saranno ancora un volta i ‘soliti noti’: famiglie, lavoratori dipendenti, enti locali. Così non va”, aggiunge la presidente del Pd Rosy Bindi.
“Dov’è l’equità chiesta da Napolitano?”, chiedono i capigruppo Idv di Senato e Camera, Felice Belisario e Massimo Donadi. “Questa manovra – sottolineano – punisce come al solito i lavoratori dipendenti, soprattutto quelli pubblici, massacra le regioni e avrà una ricaduta terribile sulla domanda interna. Insomma, esattamente il contrario di quello che si sarebbe dovuto fare”.
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UNA NOTA DI PIPPO POLLINA SU FACEBOOK E L’EDITORIALE SUL FATTO DI OGGI DI ANTONIO PADELLARO – Il mio viatico per i giorni che verranno!

Siamo davvero messi male se siamo costretti a ricercare nella memoria di un passato più o meno recente le figure cui ispirarci per dare un senso alla nostra vita, e all’impegno di un fotoreporter che muore in Thailandia negli scontri tra esercito e camicie rosse per trovare la forza e il coraggio civile di dire NO! Purtroppo siamo a questo, perché i modelli che abbondano nel nostro quotidiano sono quelli di servi, venduti, ladri, profittatori e affini.
Mentre ringrazio Pippo e Antonio per le pagine di autentica denuncia dei guasti che produce giornalmente questa classe politica al governo del Paese, mi dico certo che l’ultima infamia perpetrata (il bavaglio) non passerà perchè il vaso è già colmo e questa, che non è solo una goccia, lo farà traboccare.

Pippo Pollina – Quello che mi manca -
Sono donne e uomini. Sono pietre sicure su un cammino pieno di vento e di bugie distese al sole. Sono gli interpreti di utopie vecchie come il mattino che verrà. Sono gli occhiali di osso scuro di Pier Paolo Pasolini e le sue eresie in bianco e nero, le sue parole prestate all’arte senza un perchè…
È il canto della terra di Mercedes Sosa, madre di ogni madre, voce dei disperati e di ogni dolore che recita la pioggia al contraio nei barrios sperduti dell’America latina…
È la sigaretta di Leonardo Sciascia, tormentata dalle sue dita colore di seppia, col suo cinismo tenero e oscuro presagio di un desiderio irredimibile e morboso.
È l’occhio smorto di Borgès, la sua cecità inveroconda da oracolo, dove l’incenso ridiventa tempio e il tempio ridiventa radura.
È il ventre sporto di De Moraes, la sua sensualità sboccata che nutre la poesia come il fiore appanza l’ape nell’orgia della primavera.
È il sorriso antico della Magnani, italiana d’Italia tutta, risparmiata alla guerra e alle recite spergiure che vennero dopo il suo precoce addio.
È il naso adunco di Gesualdo Bufalino, chè ascoltarlo parlare aumentava il rimorso di non avere vissuto l’adolescenza a Comiso, a studiare il latino all’ombra di un ficus Magnoliens.
Sono i calciatori con la barba, come Paolo Sollier per gli antidiluviani o come quello della Roma, di recente passato e del quale non ricordo il nome ma l’animo gentile.
Ciò che mi manca è sentire il coraggio per le strade di questo mondo, di questa gente, di questa società di cartone. Il coraggio come un desaparecido, scappato via da ogni anima, da ogni vocabolario, da ogni galateo, da ogni gesto…
Mi manca la parola strascicata di Piero Ciampi, il suo sorriso avvinazzato, la bestemmia toscana a penzolare dal suo labbro tremante.
Mi mancano Berlinguer e Almirante, chè almeno chiamavano le cose con nome e cognome e sull’altare del danaro non c’erano servi a cantare un bordone in maggiore.
Mi mancano le telecronache di Bruno Pizzul (Baggio scende in campo con fiero cipiglio!) che da quando non commenta più l’Italia vince più spesso ma gioca da cani.
Tutto questo mi manca.
Perchè non è vero che si stava meglio quando si stava peggio.
Si stava meglio prima perchè prima era meglio. Punto.

Antonio Padellaro – Non gli daremo tregua -

Molti di noi hanno cominciato a fare i giornalisti spinti da un ideale giovanile.
Dicevamo a noi stessi: troverò le notizie che gli altri non hanno, racconterò le verità che gli altri non raccontano e, se ne vale la pena, rischierò pure la pelle.
Come tutti gli ideali coltivati a vent’anni non sempre sono durati abbastanza e qualche volta la vita con le sue necessità materiali ha reso più astratto il nostro sogno di perfezione. Non è stato così per Fabio Polenghi il fotoreporter italiano caduto a Bangkok. Lui, come centinaia di altri giornalisti uccisi in prima linea, mentre cercavano di cogliere quella immagine o raccontare quella scena che nessun altro avrebbe pubblicato.
L’infamia di una legge sulle intercettazioni voluta da un tirannello borioso per nascondere certe sue vergogne e votata da parlamentari che si nascondono come ladri nella notte, consiste certamente nella violazione del diritto dei cittadini di sapere e del dovere dei giornali di informare, come ha detto Ezio Mauro nell’intervista a Silvia Truzzi. Ma c’è qualcosa che è forse peggio della soppressione di una libertà ed è la spinta alla rassegnazione, all’accettazione supina di un arbitrio. Negli anni abbiamo imparato a conoscere il personale di cui si serve il premier per le sue malefatte. Si tratta di gente che in cambio di denaro e poltrone si è venduta dignità e reputazione. Sono gli eunuchi del sultano, manutengoli sazi e appagati ma con il cruccio che non tutti siano ridotti come loro. Per esempio. Ci sono dei giornalisti che vogliono raccontare le risate degli sciacalli del terremoto o come un senatore si è venduto ai boss o l’affaire di un ministro a cui comprarono la casa sul Colosseo?
Spezziamogli la penna, mettiamogli paura finché si convincano che l’unica informazione possibile in questo Paese è quella autorizzata dall’alto. Naturalmente, è una violenza che non può essere accettata. Naturalmente, se la legge infame passerà, assieme ai tanti giornalisti liberi che ancora ci sono, noi del Fatto ricorreremo a tutte le forme possibili di disobbedienza civile. Lo diciamo ai nostri lettori ed è bene che lo sappiano gli eunuchi di Palazzo: non gli daremo tregua.
Se per una fotografia c’è chi si fa ammazzare, per una notizia si può anche rischiare un po’ di galera.

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LA PENA DI VIVERE IN UN PAESE MALATO

Gli infortuni mortali sul lavoro sono diminuiti; non perchè siano migliorate le condizioni di lavoro o aumentate le protezioni e i controlli ma soltanto perchè, in questi anni di crisi e di grave recessione, sono diminuiti la produzione e il lavoro. In compenso, però, si intensificano i casi di suicidio o di tentato suicidio da parte di quanti, strangolati dai debiti e impossibilitati a mantenere la famiglia, decidono di metttere in atto la soluzione estrema.
Il fenomeno colpisce, in particolare, piccoli imprenditori e commercianti che sono costretti a chiudere la loro attività e si considerano responsabili delle difficoltà in cui mettono i propri dipendenti. Dopo il caso dell’imprenditore edile di Camposampietro (PD), assommano a 18 negli ultimi 16 mesi i suicidi prodotti dalla crisi nella sola Regione Veneto.
Negli ultimi due anni, secondo i dati CISL, sono stati 42 mila tra imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi costretti a chiudere la propria attività. L’anno scorso, in Italia sono stati dichiarati 9255 fallimenti, ossia +23% rispetto al 2008. Sia la Confindustria che i Sindacati denunciano la gravità della situazione e prevedono per l’anno in corso la perdita di altri 200.000 posti di lavoro. Perciò chiedono che le politiche di contrasto alla crisi e di rilancio dello sviluppo diventino più incisive e consistenti.
Le carceri italiane hanno toccato il centesimo suicidio in 18 mesi, il 24° dall’inizio dell’anno, più di uno a settimana. Ma il suicida nel carcere di Como non ha trovato alcuno spazio nei tg. Una situazione che conferisce al paese un vera patente di inciviltà e sulla quale vanno accesi i riflettori.
Visita in proposito il sito Ristretti orizzonti.

Tragico e inquietante il caso di Mariarca Terracciano, l’infermiera di 45 anni, dell’ospedale San Paolo di Napoli, che nelle scorse settimane aveva protestato contro il mancato pagamento degli stipendi nella Asl Napoli togliendosi 150 ml di sangue al giorno.  La donna che aveva sospeso la sua singolare protesta ma aveva proseguito lo sciopero della fame, è stata colta da un improvviso malore mentre si trovava al lavoro nel reparto di maternità dell’ospedale partenopeo. Si è spenta dopo tre giorni di agonia  ed il marito ha deciso di donare gli organi.
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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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