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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

giosby

Ecco che dice Gianfranco Mascia …

Mambo Italiano

Questa è la sintesi, ma andiamo ai dettagli:

Il 2 gennaio Gianfranco Mascia, dopo un periodo di meritato riposo dalle fatiche dovute all’organizzazione del No B Day si prende la briga di rispondere sul suo blog alle numerose richieste di chiarimenti.

Da notare che risponde alle domande di un post, (questo: http://www.gianfrancomascia.it/index.php/2009/12/09/le-mie-dieci-risposte-al-no-berlusconi-day/)

in un altro post … (questo: http://www.gianfrancomascia.it/index.php/2009/12/09/le-mie-dieci-risposte-al-no-berlusconi-day/ )

Ma questo è solo un piccolo problema.

Risponde nella fattispecie a Francesco Beato, in data 2 Gennaio 2010 a un commento di Francesco Beato del 10 Dicembre 2009.

Diciamo che di tempo per riprendersi il povero Mascia ne ha avuto abbastanza …

In queste risposte voglio osservare soltanto un PICCOLO particolare:

Mascia scrive:

” Ho scambiato con Franco (Lai) alcuni messaggi in cui lui si rammaricava del fatto che non si sia fatto molto per evitare l’anonimato di San Precario.”

Guardate adesso qui:

Intervista a Gianfranco Mascia

Dai Gianfranco, tutta la rete ha parlato dell’episodio di Franco Lai, tu stesso dici di aver scambiato dei messaggi con lui e poi dici che non lo conosci?
Mah!

AGGIORNAMENTO DEL 7 GENNAIO: GIANFRANCO MASCIA AFFERMA SUL SUO BLOG DI AVERE SCAMBIATO MESSAGGI CON FRANCO LAI SOLTANTO IL 21 DICEMBRE E PERTANTO CHE NELLA DATA DEL VIDEO, 5 DICEMBRE, NON CONOSCEVA FRANCO LAI.
… Mostra tutto
ANCHE LO STESSO FRANCO LAI CONFERMA CIO’ CHE AFFERMA MASCIA.

MI SCUSO PERTANTO CON GIANFRANCO MASCIA, ANCHE SE IL PARTICOLARE E’ PIUTTOSTO IRRILEVANTE E RESTIAMO SEMPRE IN ATTESA DI ALTRE RISPOSTE …

Ma andiamo oltre …

Alla fine Mascia scrive:

“Io spero di aver risposto. Faccio cortesemente notare che sono da due ore al computer e che – sinceramente – preferisco parlare del futuro piuttosto del passato.”

Ecco i miei commenti sul suo blog:

Caro Gianfranco,
grazie per aver passato ben 2 (due!) ore al computer per rispondere a qualche domanda.
L’impresa mi sembra quasi eroica.
Io, che non godo della tua popolarità, a volte ci passo molto più tempo solo per cercare qualcosa che mi convince poco.
Ma probabilmente sono uno stupido maniaco …

Ad ogni modo manca qualche rispostina e io, umilmente ti ripropongo le domandine, anche se aspetto dal 14 Dicembre alcune risposte, specie sugli insulti di San Precario che ho riportato nell’altro post da te completamente abbandonato …

http://www.gianfrancomascia.it/index.php/2009/12/09/le-mie-dieci-risposte-al-no-berlusconi-day/comment-page-1/#comment-2708

Riporto domande inevase poste più sopra:

1)
Gianfranco Mascia scrive che controlla il sito ilpopoloviola.it di cui è intestatario Rosario Mascia. (sono curioso e sono andato a vedere …)
E’ un parente? Mah.

2)
La situazione è ben poco chiara:
quanti POPOLI VIOLA ci sono?
se Gianfranco pensa, finalmente, che l’Anonimato non sia accettabile in un movimento che ha bisogno di TRASPARENZA e correttezza, cosa ci fa nell’altro Popolo Viola?

Cosa possiamo imparare da tutta questa strana storia?

3)
Aggiungo che San Precario è anche un utente del sito
—.popoloviola.it, gestito da Gianfranco Mascia.

Quanti sono i POPOLO VIOLA?

L’anonimato nel popolo viola è accettato?
E’ accettabile?
4)
Aggiungo un’altra richiesta: Tu scrivi sopra ->

“perchè non pubblicate le scansioni di chi ha firmato le richieste di autorizzazione?
Ho risposto sopra su chi siano i firmatari dell’autorizzazione. Spero che ti fidi”

Perché dovrei fidarmi Gianfranco?
Sono anni che assilliamo Berlusconi (GIUSTAMENTE) dicendo che non ci fidiamo di LUI, che vogliamo andare a fondo, vedere i documenti, i processi, le indagini della magistratura e TUTTO ciò che lo riguarda e INVECE di TE dobbiamo FIDARCI !
In base a quale PRINCIPIO?
Una LEGGE AD PERSONAM giusto per te e il Popolo Viola?

La Trasparenza o vale per tutti oppure non vale niente!

Ho la pazienza per aspettare ancora.
Buona Befana!
______________________________________

Dopo aver letto il PREZIOSO CONTRIBUTO di Susanna Ambivero scrivo ancora:

“leggo nel blog di Susanna Ambivero, a proposito di una tua risposta:

(Gianfranco Mascia)”Mi stupisce rivelando che la data del 5 dicembre è stata decisa unilateralmente da Di Pietro e Ferrero salvo poi presentarla come una data proposta dal “popolo della Rete”.

http://susannaambivero.blogspot.com/2010/01/le-verita-di-gianfranco-mascia-sul-nbd.html

E’ vera questa affermazione di Susanna?

O smentisci?”

Aspettiamo trepidanti le tue risposte Gianfranco Mascia.

Le aspettiamo qui, o da Susanna Ambivero, o dal Tafanus che ringrazio per aver riassunto e anche fatto partire qualche domanda, o da Francesco Beato, o su Facebook dove pubblico un NOTA

Insomma dove vuoi …

in attesa di …

Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato …

:-)

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Articolo ORIGINALE su Giosby.it

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Il ricordo della violenza che imperversava a Milano, dove vivevo quando ero ragazzino alle volte mi perseguita.

Parlo degli anni 1971, ’72 e ’73.

Allora ero un militante del Movimento Studentesco e niente era apparentemente più importante, nella mia vita, della politica. Avevo 13 anni, quando ho cominciato, nella fine del ’70 e 17 quando ho smesso, nel ’74.

Allora uscire di casa, vestito con l’eskimo verde, come ero io, era veramente pericoloso. Milano era percorsa da bande estremiste, che si riconoscevano a vista, si puntavano e si scontravano quasi quotidianamente.

Eravamo praticamente tutti in divisa, una divisa non dichiarata, ma evidente.

I compagni avevano l’eskimo, appunto, o il loden, calzavano le clarks, i jeans capelli spesso lunghi e barbe spesso incolte, o baffoni alla Stalin …

I fasci avevano le barrows ai piedi (scarpe a punta eleganti) e i ray ban a goccia come occhiali fissi. Giravano spesso sui vespini 50 o il “primavera” 125.

Poi c’erano le zone controllate dalle diverse bande.

L’Università Statale era la roccaforte dei Rossi, mentre Piazza San Babila era il luogo dei Neri.

Da notare che tra i due punti vi sono più o meno 300 metri di distanza, una zona di confine dove poteva accadere di tutto. Praticamente Corso Europa, che finisce in San Babila da una parte e in Via Larga, a ridosso della Statale dall’altra segnava un confine mai dichiarato ma che era meglio non varcare, quantomeno con un certo abbigliamento.

Ricordo le rare volte che ero costretto a passare da quella zona il batticuore e la paura che avevo, come se, da un momento all’altro potessi essere aggredito.

Poi c’erano le varie piazze e piazzette di quartiere, magari con un lato della piazza nero e l’altro rosso.

Normalmente i compagni avevano una chiave inglese sotto la giacca e i fasci il coltello in tasca.

Le aggressioni dieci contro uno erano all’ordine del giorno.

Si organizzavano i “cucchini” cioè aspettare la gente sotto casa e riempirla di botte …

Il sabato pomeriggio poi era sempre “caccia aperta” o di qua o di là qualcuno all’ospedale ci finiva quasi sempre.

Ogni mattina che paura uscire di casa! E fare quei 200 metri tra la fermata del tram e la scuola …

Eppure sono stato fortunato. Per una serie di casualità non ho mai dato una botta a nessuno e non le ho mai prese!

Diciamo che mi è andata bene.

Ma in questo clima l’ideologia che ci sosteneva era così importante? Nel mio vissuto di allora sì, anche se io ero un po’ particolare. Partecipavo alle attività del Movimento, ma i miei due migliori amici erano due fascisti. Soprattutto durante il primo anno di liceo. Poi i rapporti, a causa delle divisioni create dalla politica, si sono deteriorati.

Anche in estate, del resto, lontano da scuola, nella località marittima dove trascorrevo le vacanze con i miei genitori, nella scelta degli amici non facevo certo una selezione in base al colore della fede politica!

Si stava tutti insieme e si pensava soltanto a divertirsi! La politica era solo un ricordo scolastico. Era come se si andasse in vacanza anche da quella!

Ma la violenza, in tutto questo attivismo politico, che valore aveva? Aggiungeva il pepe a tutte le situazioni! Ogni incontro era un brivido. Era come vivere in continuazione in un film di Hitchcock.

Uscivi di casa e ti chiedevi: riuscirò a tornare a casa vivo? Quale sensazione avrebbe potuto farti sentire più adulto? Quando tutto si era tranne che adulti! Poi il gruppo, i collettivi studenteschi, i ruoli all’interno dei collettivi, le gerarchie che piano piano si scalavano, i capi e i capetti che si guardavano con ammirazione. Tutto quanto contribuiva a creare un mito e una mitologia. Con tutti gli aspetti segreti dell’organizzazione, le cose che non tutti sapevano ma che sapevano tutti: chi aveva menato di qua e chi di là, tutte cronache del pronto soccorso …

Dopo quegli anni molte cose sono cambiate. Direi che da quei giovani sono iniziate diverse strade. Qualcuno ha poi fatto il salto verso la lotta armata, per fortuna non molti. Altri sono tornati a fare i bravi ragazzi. Molti sono passati al consumo di droghe e ad un altra forma di essere “diversi” rispetto alla gente comune, a coloro che nel mondo dei ragazzi di allora erano i “regolari”, cioè quelli che si alzano la mattina e vanno a lavorare.

Erano anni in cui le influenze musicali erano importanti, e la musica diventava occasione per consumo di droga collettivo, soprattutto hashish, ma anche tutto il resto, dall’ LSD alla coca e all’eroina.

L’eroina è diventata in breve una piaga sociale. La violenza è poi diventata il piccolo scippo per procurasi la dose, il furto dell’autoradio o della macchina. La piccola delinquenza quotidiana, ma motivata quasi sempre dalla necessità imposte dall’assuefazione. Poi con la diffusione dell’AIDS la siringa sporca si è trasformata in un arma letale da utilizzare come minaccia! Che orrore!

Cosa ci rimane oggi di quegli anni di violenza?

Ben poco direi! Soltanto LA VIOLENZA.

La violenza non ha più ideologia, non ha più giustificazioni! Nessuno propaganda più la violenza come sistema per mutare la società! Bé qualche volta lo fa Bossi, che dice che si imbracceranno i fucili …, ma fa più sorridere che altro, almeno speriamo.

Eppure le guerre non sono certo finite e abbiamo assistito impotenti al crollo delle torri gemelle, forse l’atto più drammatico cui il mondo ha mai assistito in diretta dopo le esplosioni delle bombe atomiche in Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ma oggi la violenza per i giovani è gioco! Raramente ha conseguenze tragiche, anche se quando avviene sembra che chi la compie non si renda neanche conto delle conseguenze di ciò che ha commesso.

Il Wrestling è ormai quasi passato di moda, anche se ha diffuso una cultura di violenza acrobatica ma piena di sangue “dal vivo” …

In questo aspetto le immagini di violenza che circolano nel mondo virtuale, con la tv e con internet, hanno un peso non indifferente. Reale e virtuale spesso si confondono e la sensazione di sentirsi protagonisti che si prova in un videogioco può essere ricercata anche nella realtà.

Direi che un passo avanti è stato fatto: la violenza dell’ideologia è sconfitta. Non c’è più, o quasi, una ideologia che fa della violenza la propria bandiera!

Tuttavia c’è un linguaggio molto violento, abbiamo immagini molto violente, abbiamo violenza sulle donne e sugli animali, sui deboli in generale.

Abbiamo casi di violenza cieca e immotivata, stupida e inutile, ma mai sostenuta da una ideologia, sempre più emarginata dalla ragione e da una società che vuole crescere piuttosto che combattersi.

Ma allora? Che fare con questo residuo di violenza?

Io penso che occorra gestirla, farne gioco civile. Porre limiti ma usarla per divertimento.

Se guardiamo due o tre cuccioli di cane o di gatto o di altri mammiferi spesso li vediamo lottare tra di loro, mordicchiarsi, graffiarsi e comunque aggredirsi. Non si fanno quasi mai male! E’ uno spasso osservarli.

Pensare che i nostri ragazzi non abbiano di questi impulsi è assurdo. Val la pena giocarci e cominciare a considerare l’aggressività come una parte di ognuno di noi che si può gestire. Come la sessualità.

Altro aspetto della crescita che preoccupa molto chi cresce. Aggressività e affettività sono comunque ancora oggetto di censura nella nostra società. Ai ragazzi resta difficile parlarne. Non lo fa la scuola e spesso anche i genitori sono imbarazzati.

Invece io credo che organizzare delle “risse scolastiche”, ovviamente rispettando delle norme di sicurezza evitando che qualcuno si faccia male, in cui i ragazzi possono divertirsi, esprimendo la propria aggressività senza farsi male, farebbe un gran bene alla loro convivenza.

Assurdo? E allora perché i ragazzi filmano in continuazione episodi di piccole risse tra di loro? Non è forse un gioco?

Creano addirittura dei club e si ritrovano per prendersi a cinghiate …

Certo, c’è una identità di destra nella cinghiamattanza, ma sembrano più i richiami alla violenza fine a se stessa, che non all’ideologia. Anche se gli adepti parlano di una “danza macabra” che “non è odio cieco, eccesso sadico, escamotage per scatenare masochismo represso” ma “in ultima istanza (aguzza la vista) è un atto d’amore…”

Anche il calcio, con i suoi riti domenicali, è privo di qualsiasi ideologia, e anche il tifo sembra soltanto una scusa per soddisfare gli istinti aggressivi.

Ma aggressività e amore sono gli aspetti maggiormente censurati dalla cultura. E sono anche le cose che maggiormente attraggono, fatalmente.

La trasgressione è un richiamo troppo forte per gli adolescenti che devono superare le prove di iniziazione per accedere al mondo degli adulti.

In fondo gli adulti danno molti esempi di un mondo inaccessibile ai giovani. Soltanto l’esistenza di film VIETATI AI MINORI DI 18 ANNI, sembra un richiamo irresistibile per un mondo adulto dominato dalle PROIBIZIONI.

Ecco che i ragazzi, per diventare adulti, devono essere capaci di accedere al PROIBITO. Ciò che è proibito, nella fantasia dei ragazzi, non lo è perché dannoso, ma soltanto perché riservato agli adulti che possono goderne LIBERAMENTE.

Se ne deduce che tutte le proibizioni, relative al sesso e alla violenza, non fanno altro che eccitare gli animi.

Che fare allora?

Potremmo parlare di sesso molto più liberamente, rendere noiosi, come in realtà sono, tutti i film pornografici, e giocare con i ragazzi e la loro aggressività, un aspetto naturale e non pericoloso, di per sé.

Ai ragazzi piace giocare.

E perché mai gli adulti non dovrebbero aiutarli a giocare? Solo reprimere?

La repressione, senza alcuna comprensione, accompagnata soltanto dalla condanna, perché non si fa, può portare alla violenza, perché la repressione è già di per sé un atto violento.

E’ meglio condividere le esperienze con i ragazzi, e vivere vicino a loro, piuttosto che lontani, ipercritici e repressivi.

E’ per questo che con i miei figli faccio a botte quasi tutti i giorni …

O no?

:-)

Per scaricare La Ragnatela del Grillo in PDF vai qui:
Oppure qui per leggere la sinossi del racconto

Articolo originale: http://www.giosby.it/2008/10/03/violenza-gioco-e-ideologia/

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

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