Caro Professor Monti, sappia che chi Le scrive ha apprezzato davvero molto lo stile sobrio ed elegante che Lei ha reintrodotto in politica dopo la lunga parentesi fracassona berlusco-leghista. Per molti di noi infatti non dover più subire paragoni impropri tra la bandiera italiana e la carta igienica o riferimenti alla mole del fondoschiena di un primo ministro tedesco è stato come spostarsi dalla prossimità di una fogna ad un giardino di rose: finalmente ci siamo potuti levare la maschera antigas.
Perché la forma è importante: se la politica parla il linguaggio dei bar, nei bar cosa ci dobbiamo aspettare? Che il barista ci prenda a cazzotti se osiamo fiatare quado ci mette il caffè in una tazzina sporca? Perciò a Lei va il nostro ringraziamento per aver epurato la comunicazione politica per lo meno dagli insulti e dal turpiloquio.
Però temo che questo non basti: se vogliamo ridare alla politica quella dignità perduta occorre eliminare dalle parole anche la spocchia e l’arroganza. Continua a leggere
Tanto per chiarire la sua collocazione nel sistema di coordinate centrosinistra-centrodestra Renzi ha aderito alla carta dei valori dell’associazione “Solidarietà e democrazia” insieme a due campioni di entrambi i principi: Alemanno e Sacconi. Che cosa c’entri con la solidarietà Sacconi è un mistero di cui è a conoscenza solo Renzi: a me risulta invece che si è particolarmente distinto nel mettere scorno tra i sindacati, cioè di quelle associazioni che promuovono la solidarietà dei lavoratori, in modo da poterli colpire meglio. Oddio, Alemanno invece, se vogliamo essere onesti, un qualche segno tangibile di solidarietà l’ha dato: ai suoi parenti sistemandoli nelle minicipalizzate. Continua a leggere
Io non lo so se nel gruppo dirigente e nei militanti frastornati dalla brutta figura di Di Pietro a Report sta affiorando un barlume di consapevolezza circa la fragilità dei partiti fai-da-te, cioè quelli che la mattina uno si sveglia e fa l’annuncio che scende in campo, oppure fa un blog e da lì parte alla conquista del Parlamento. Credo di no, anche se a questo punto dovrebbe essere chiaro qual è il loro ciclo di vita, di esperienza ne abbiamo avuta abbastanza. Possono durare pure parecchio ed andare al governo, ma la loro fortuna coincide con quella del loro padrone: ma non vi viene da ridere a pensare che fino all’altro ieri il PDL poteva spiegare un’enorme potenza di mezzi finanziari e ora non ha i soldi neanche per i gazebo delle primarie? Se il boss non scuce il denaro si chiude bottega. Ma non è che nell’antiberlusconiano IDV lo schema è diverso: il capataz rimedia una figura di niente e questo, invece di provocare le sue dimissioni come sarebbe avvenuto in tempi normali, provoca le dimissioni del partito perché il partito è lui. Con buona pace di Donadi e Pardi, che farebbero bene a cercarsi un altro partito, se vogliono continuare a fare politica. Ma non è diverso nemmeno lo schema di Grillo ed è inutile che faccia diramare vademecum ad uso dei giornalisti per vietare che chiamino “grillini” gli aderenti al movimento: quella roba è sua, ha registrato il marchio, è nata con lui e morirà con lui. Continua a leggere
Dico solo questo sulla vicenda del ricorso di Renzi al Garante della Privacy e poi mi taccio su quest’argomento.
L’idiosincrasia di Renzi per l’albo pubblico degli elettori del centrosinistra non è “strumentale”. Non fa questa battaglia perché pensa che avvantaggi Bersani. O almeno non solo per questo. Fa questa battaglia per una questione ideologica: sottoscrivere un impegno a sostenere il centrosinistra significa dichiarare un’appartenenza. Ma nel futuro che vede e di cui è entusiasta (“Non bisogna aver paura del futuro”), nella società “fluida” senza ancoraggi, nel mare magnum di individui solitari che cercano di conquistarsi con il merito (altra sua parola preferita) un posto al sole nella competizione globale le appartenenze sono una zavorra che manda a fondo. Per lui sono inconcepibili perché le appartenenze sono radici, sono abbarbicate ad un sistema di valori, cioè a qualcosa di stabile e duraturo. Il futuro che c’è nel suo orizzonte invece consuma un cambiamento dopo l’altro e quello che conta è stare al passo, sapersi adattare agli scenari mutevoli, mentre rimanere legati alle radici significa voler “fermare il vento con le mani” (capito il senso di quella frase stucchevole che trabocca dai luoghi renziani?) Continua a leggere
Non è un caso che io abbia scelto la befana come immagine del mio blog: le befane sono creature molto acide. Oggi poi sono particolarmente urticante, ne sa qualcosa mio figlio.
Perciò avverto i lettori che questo post è antipaticissimo, anche perché tratta di un argomento oltremodo fastidioso: il capro espiatorio.
E’ noto (o meglio dovrebbe esserlo, ma siccome attraversiamo tempi bui di analfabetismo di ritorno non si sa mai) che il capro espiatorio era quella povera bestia che veniva mandata a morire di fame e di sete nel deserto per espiare le colpe di un’intera comunità. Non era un’usanza molto civile: prima di tutto perché la protezione animali avrebbe avuto molto da ridire e poi perché non assumersi le proprie responsabilità e addossarle ad un essere inerme è da vigliacchi. Continua a leggere
Uno di questi giorni dirò perché sostengo Bersani alle primarie. Quando avrò finito di dire perché non voterò Renzi. Potrei anche non fare in tempo per il 25 novembre, ogni giorno si aggiunge un motivo nuovo. Quello di oggi è grave. Reggi, l’ex sindaco di Piacenza, il coordinatore (o quello che è) del comitato per Renzi ha sparato una salva di colossali boiate infiocchettandole con il più sputtanato dei proverbi cinesi: siediti sulla riva ecc. ecc. Nel quartier generale di Bersani hanno contato fino a dieci ed hanno risposto cercando di moderare i toni. Hanno fatto bene a non scendere a quel livello, Bersani non sa più come dirlo che se non si restituisce prestigio alla politica questo Paese non ce la farà mai. E la politica si fa anche con le parole, quindi non si possono rilasciare dichiarazioni come se si stesse parlando nel tinello di casa. Ma si dà il caso che io in questo momento sto scrivendo queste righe proprio nel tinello di casa, quindi non sono tenuta al politicamente corretto. Continua a leggere
Caro Marchionne, io quest’estate ho trascorso le mie vacanze in una città piccola e brutta. Fa talmente schifo che ogni anno è visitata da milioni di turisti che vengono dal Giappone, dalla Cina, dalla Russia, dall’America e da ogni parte del mondo per vedere quanto è brutta. Pensa che all’ingresso di Palazzo Vecchio ti danno i sacchetti di carta come sugli aerei: ti lascio immaginare quanto fa senso entrare lì dentro. Non so se sei mai stato su Ponte Vecchio. Peggio del terzo mondo! Gioiellieri buttati a terra chiedono l’elemosina davanti alle loro botteghe perché le loro cianfrusaglie non le compra nessuno. Povera gente, fa la fame nera! E le chiese? No, dico, hai visto come sono brutte? Hai fatto caso che hanno i muri tutti imbrattati? Ma io mi domando e dico: che stavano facendo i preti quando quei vandali facevano gli scarabocchi sulle pareti? Pure le volte hanno impiastricciato! Ma una mano di bianco non si può dare per ricoprire quegli obbrobri? Continua a leggere
L’Unità sta pubblicando in questi giorni le firme di quelli che hanno aderito all’appello per l’istituzione della Tassa sulle Transazioni Finanziarie, meglio nota come Tobin Tax europea. Non ho visto quella di Matteo Renzi. Però c’erano le firme delle truppe cammellate, si vede che i cammelli sono più veloci dei camper quando si tratta di correre a fare qualcosa di sinistra.
Capisco che in questi giorni Renzi aveva altro da fare, cioè prima montare un teatrino contro il doppio turno e l’elenco degli elettori delle primarie e poi fare repentinamente marcia indietro e dichiararsi d’accordo come se nulla fosse. E tutto questo è comprensibile che faccia perdere la concentrazione sulle questioni centrali per il destino dell’Italia e dell’Europa. Ma dopodomani, quando potremo finalmente archiviare questa faccenda delle regole delle primarie, ce lo farà sapere cosa ne pensa della Tobin Tax? Continua a leggere








