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La lista dei cattivi debitori di Montepaschi è l’autobiografia dell’Italia – Linkiesta.it

linkiesta.it – La lista dei cattivi debitori di Montepaschi è l’autobiografia dell’ItaliaC’è la crisi senza fine della nostra economia, certo. Ma c’è anche il capitalismo relazionale, c’è il territorialismo amorale, c’è la politica sprecona, i controllori che non controllano. E la nostra voglia di autoassoluzione dietro cento nomi da mettere alla gogna   –  di Francesco Cancellato

Seriamente: davvero avete bisogno di scorrere i nomi della lista dei primi cento debitori insolventi del Monte dei Paschi per sapere cosa c’è dentro? Davvero è così impellente il bisogno di avere cento facce, cento capri espiatori sui quali scaricare tutte le colpe del salvataggio pubblico dell’istituto di Rocca Salimbeni, come se fosse loro e solo loro la colpa del dissesto della fu terza banca italiana? Davvero vi basta questo?

Sia chiaro: non c’è nessun tentativo di minimizzare il disastro. E il “tutti colpevoli, nessun colpevole” è un giochino che non ci piace e non funziona più. Anche perché tocca a un giudice distribuire colpe e assoluzioni, non certo a una giuria popolare, ai giornali o all’opinione pubblica. E qualcuno, ne siamo convinti, si metterà di buzzo buono e cercherà di capire se è stato dato denaro a persone che non lo meritavano, in virtù di chissà quale altro motivo.

Noi, al massimo, si può discutere delle responsabilità. E se parliamo di questo, di responsabilità, dentro i primi stralci di quella lista scorgiamo gli inconfondibili tratti somatici del nostro capitalismo di relazione, la fisionomia della nostra malsana gestione dei beni pubblici, i segni particolari del nostro familismo e del nostro territorialismo amorale.

Prima di tutto, però, va detto, vediamo gli effetti della crisi economica iniziata nel 2008. La gestione Mussari, quella sotto esame, va dal 2006 al 2012. Diversi tra i prestiti poi declassati a “non performing” nel 2014 sotto la gestione Viola-Profumo, sono antecedenti al crac di Lehman Brothers.

Quel che è accaduto dopo al nostro Pil, ai nostri investimenti, alla nostra produzione industriale, ai nostri saldi occupazionali lo sapete bene. Assumere, senza il minimo dubbio, che tutti i crediti che oggi, ex post, siano figli di pratiche fraudolente è quantomeno azzardato. Ragionare caso per caso è doveroso, così come è doveroso, nel caso, che sia una commissione parlamentare ad occuparsene.

Noi, al massimo, si può discutere delle responsabilità. E se parliamo di questo, di responsabilità, dentro quella lista scorgiamo gli inconfondibili tratti somatici del nostro capitalismo di relazione, la fisionomia della nostra malsana gestione dei beni pubblici, i segni particolari del nostro familismo e del nostro territorialismo amorale

Poi, certo, ci sono storie che già oggi puzzano di capitalismo relazionale, di rapporti che bypassano il merito di credito, di conti che non tornano. Perché a Sorgenia, allora di proprietà della Cir di Carlo De Benedetti oggi sotto controllo delle banche creditrici, per prima proprio Mps con il 22% – è stato concesso ulteriore credito nonostante un debito molto consistente con l’istituto e con numerose altre banche?

Perché non ha restituito a Mps i soldi che le doveva? Non ci risulta che l’Ingegnere, pur con tutte le difficoltà degli ultimi anni, sia finito sul lastrico. Ancora: perché tutta questa generosità nel concedere affidamenti alla società immobiliare della famiglia Mezzaroma affinché comprasse, tra le altre cose, il Siena Calcio sponsorizzato – toh! – dallo stesso Monte dei Paschi?

E ancora, ci sono un bel po’ di aziende municipalizzate, comunali e regionali. Poltronifici e stipendifici per amici e compagni, in buona parte dei casi, per la cui sopravvivenza a chiusure e fusioni si sono battuti fior di politici, in nome dei servizi al cittadino e di un’interpretazione quantomeno opinabile della difesa del territorio. Fossero state gestite come si deve – diciamolo: come aziende – forse non comparirebbero oggi nel listone dei cento grandi debitori del Montepaschi.

E poi c’è la grande bolla delle costruzioni, ovviamente. Ci sono immobiliaristi in crisi perché hanno costruito troppo e non riuscivano a vendere nulla, non ai prezzi necessari per rientrare dall’esposizione bancaria che avevano accumulato. E che magari finivano per coprire quell’esposizione, con un debito ancora maggiore, nell’erronea convinzione che le cose sarebbero cambiate. Con la compiacenza di comuni strozzati dal patto di stabilità desiderosi di intascarsi gli oneri d’urbanizzazione, che importa se legati a case che nessuno avrebbe mai comprato.

Infine c’è tutto il resto: c’è il riflesso condizionato di un mondo bancario che pensa di autoassolversi puntando il dito sui debitori, come se dipendesse solo da loro la concessione di un affidamento, esattamente come quando era colpa degli algoritmi cattivi e dei semaforini rossi di Basilea 2 quando non potevano concederlo

Forse non sono in quella lista, non tutti, ma ci sono tante obbligazioni date in pegno sui prestiti che fanno ipotizzare – l’ha fatto Nicola Borzi in un bell’articolo sul Sole24Ore che anche a Siena, così come a Vicenza e Montebelluna, fosse pratica comune quella delle “obbligazioni baciate”. In estrema sintesi: tu compri i miei titoli, io ti do i soldi per far sopravvivere la tua impresa. Un patto scellerato su cui a quanto pare si è fondata la mistica del credito di territorio, perlomeno fino al 2015.

Infine c’è tutto il resto: c’è il riflesso condizionato di un mondo bancario che pensa di autoassolversi puntando il dito sui debitori, come se dipendesse solo da loro la concessione di un affidamento, esattamente come quando era colpa degli algoritmi cattivi e dei semaforini rossi di Basilea 2 quando non potevano concederlo, così come controllori e vigilanti – Bankitalia, Consob, Abi, Patti Chiari – che non hanno controllato né vigilato nulla, evidentemente.

E c’è un Paese allergico al merito, che se la prende quando le banche non prestano e se la prende quanto prestano troppo. E che mette alla gogna i presunti debitori senza merito di credito di una banca privata, mentre mendica flessibilità per il proprio debito pubblico. Che, guarda un po’, è pure quello in pancia alle banche.

Sorgente: La lista dei cattivi debitori di Montepaschi è l’autobiografia dell’Italia – Linkiesta.it

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