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Etiopia, la grande diga che minaccia il lago – National Geographic

foto – Un’immagine della diga Gibe III, inaugurata il 17 dicembre nella valle dell’Omo. Fotografia AFP / Getty Images

nationalgeographic.it – Etiopia, la grande diga che minaccia il lago. Un faraonico sistema di sbarramenti mette in pericolo gli ecosistemi della valle dell’Omo e del Turkana  –  di Davide Michielin

Alcuni cataloghi turistici la definiscono “valle dell’Eden” per la natura rigogliosa dei suoi paesaggi patrimonio dell’Unesco. Altri ricordano i numerosi reperti di ominidi venuti alla luce nella regione, descrivendola come “culla dell’umanità”. Promettono escursioni paragonabili a viaggi nel tempo alla scoperta di popolazioni dai rituali primordiali, rimaste isolate per secoli.

Di certo, come scoprì a proprie spese l’esploratore Vittorio Bottego che perse la vita nel tentativo di raggiungere per primo la sorgente del fiume, la posizione defilata di questo angolo di Rift Valley rende tuttora la valle dell’Omo una delle regioni più inaccessibili del globo.

Un paradiso verde circondato da distese sconfinate di savana, la cui esistenza è resa possibile dalle piene stagionali dell’Omo che, raccolte le precipitazioni sull’altopiano etiopico di Shewa, inizia la sua corsa impetuosa fino a riversarsi nel Turkana, il più grande lago permanente a trovarsi in ambiente desertico.

Le acque dell’Omo garantiscono la sopravvivenza delle oltre 300 mila persone che abitano le sponde del lago; altre 200 mila beneficiano della generosità del fiume nella bassa valle dell’Omo.

Sulla sorte di queste popolazioni indigene, già costrette alla pura sussistenza dal cambiamento climatico, si allungano cinque ombre scure: un sistema di centrali idroelettriche costruite sul Gilgel Gibe, principale affluente dell’Omo, e sull’asta principale del fiume stesso.

Per raggiungere l’indipendenza energetica e aumentare l’accesso alla rete elettrica che è tra i più bassi del pianeta, negli anni ottanta il governo etiope ha approvato la costruzione di cinque dighe idroelettriche, una delle quali talmente grande da raddoppiare da sola la produzione di energia del paese.

Progettata e costruita dall’azienda italiana Salini-Impregilo, la centrale “Gibe III” ha una potenza installata di 1.870 MegaWatt, che la rende la terza del suo genere in Africa. La diga ha un’altezza di 250 metri e una larghezza di cresta pari a 630 metri.

Un colosso di calcestruzzo il cui costo è lievitato durante la costruzione fino a superare 1,8 miliardi di dollari, buona parte dei quali finanziati dalla Banca africana di sviluppo.

La diga è stata completata nel gennaio del 2015 e ha iniziato a produrre energia dall’ottobre successivo, aumentando progressivamente il numero dei generatori operativi fino all’inaugurazione ufficiale avvenuta il 17 dicembre 2016.

Controversa fin dalla fase progettuale perché considerata sproporzionata per il fabbisogno dell’Etiopia, ancora alla ricerca di acquirenti del surplus energetico, Gibe3 sconvolgerà drasticamente gli ecosistemi della valle dell’Omo e del Turkana, il cui flusso in ingresso è costituito per oltre il 90% dalle acque dell’Omo.

Eppure, la valutazione di impatto ambientale e sociale dell’opera, rimasta secretata fino a due anni dopo l’inizio della costruzione, non comprende che vaghe considerazioni sulla sorte del lago.

Secondo alcuni osservatori internazionali, la perizia risulterebbe viziata sia in termini di completezza sia di obiettività, allo scopo di non intralciare la realizzazione della diga. Per il governo etiope, la diga regimenterà l’approvvigionamento del lago, garantendo un volume di acqua costante anche durante la stagione secca.

Tuttavia, uno studio idrologico commissionato dalla Banca africana di sviluppo ipotizza un abbassamento del livello del lago di circa 2 metri, purché nel frattempo non vengano intraprese politiche di irrigazione. Una prospettiva che per molti è destinata a tramutarsi in realtà: secondo un rapporto dell’Oakland Institute, nei prossimi anni circa 445.000 ettari nella bassa valle dell’Omo saranno destinati alle piantagioni di cotone e canna da zucchero, privando il lago di quasi il 70 per cento dell’acqua. La valutazione di impatto commissionata dall’associazione “Friends of Lake Turkana” predice infatti una riduzione del livello del lago di 10 metri.

Poiché il Turkana è un bacino endoreico, cioè privo di emissari, il minor apporto di acqua si tradurrebbe in un’impennata della salinità, a discapito delle numerose specie ittiche che lo abitano.

I rapporti di Human Rights Watch e di International Rivers concordano nel ritenere che in Kenya possa ripetersi quanto accaduto al Lago d’Aral: il graduale prosciugamento e la divisione del bacino in due piccoli laghi.

Con conseguenze drammatiche per l’ambiente e per la popolazione della contea del Turkana, rimasta per lungo tempo all’oscuro di ciò che si stava costruendo 500 chilometri più a monte.

La regimentazione del fiume ha messo fine al ciclo di inondazioni alla base delle tradizionali pratiche agricole della regione e le esondazioni controllate, che avrebbero dovuto sopperire a quelle naturali, non sono mai avvenute in questi due anni.

Nel marzo scorso Survival International ha presentato un’istanza all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico contro Salini-Impregilo per non aver richiesto il consenso della popolazione locale prima di avviare i lavori di costruzione della diga.

“Derubare della loro terra popoli largamente autosufficienti e causare ingenti devastazioni ambientali non è ‘progresso’: per i popoli indigeni è una sentenza di morte” ha ammonito Stephen Corry, direttore generale di Survival.

Nel frattempo, l’addomesticazione dell’Omo prosegue senza interruzioni: in aprile il governo etiope ha commissionato a Salini-Impregilo anche la costruzione di Gibe IV, che avrà una potenza installata di1472 MW e a cui seguirà la più piccola Gibe V. Sommando le potenze installate dei cinque elementi, la cascata idroelettrica Gilgel Gibe fornirà una capacità produttiva di oltre 4600 MW, quattro volte superiore al consumo interno massimo dell’Etiopia.

Un totale destinato ad accrescersi nel luglio del 2017 quando sarà completata la faraonica Diga della Rinascita sul Nilo Azzurro, prima centrale idroelettrica del continente (6000 MW) costruita a sua volta da Salini-Impregilo. Una valle dell’Omo sempre meno somigliante al paradiso terrestre delle cartoline ma “culla dell’idroelettrico”, simbolo di un progresso non a misura d’uomo.

Sorgente: Etiopia, la grande diga che minaccia il lago – National Geographic

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