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Ue, l’era dei salvataggi pubblici non è finita

di Neil Unmack
ROMA (Reuters) – Il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena ha colpito il nuovo regime europeo sugli aiuti alle banche in crisi dove più duole. Lo Stato italiano finanzierà tre quarti dei circa 8,8 miliardi di capitale chiesti dalla Banca centrale europea, piuttosto che lasciare fallire il Monte. Eppure è difficile immaginare un candidato più adatto di Mps per una risoluzione.

Le autorità europee pensano di poter far quadrare il cerchio. Mps ha attinto ad una clausola della Bank Recovery and Resolution Directive (Brrd) che ammette l’iniezione di capitali pubblici nelle banche ancora solventi.

La regola si applica al caso di un istituto che ha fallito gli stress test e con un ‘burden sharing’ ridotto, cioè perdite per obbligazionisti subordinati ma non per creditori senior e titolari di conti correnti oltre quota 100.000 euro, come invece prevede il più severo ‘bail in’.

Eppure, si discute se la clausola sia davvero applicabile a Mps. Il tedesco Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha sollevato due domande: il rischio di “gravi turbolenze” per il sistema era davvero tale da giustificare il salvataggio di Mps? E il capitale pubblico sarà utilizzato per coprire probabili perdite di bilancio?

Sfortunatamente, è difficile dire chi abbia ragione. Il requisito base di solvibilità, come stabilito dalla Bce, è che la banca soddisfi i requisiti minimi di capitale e che registri perdite solo di fronte a uno scenario avverso.

Mps rispetta entrambi i requisiti. Tuttavia, si può essere solventi anche senza essere robusti. La pulizia delle perdite derivanti dalla prevista vendita di sofferenze lascerebbe Mps con un Cet1 sotto 7%.

Con tutta probabilità, le regole europee sono deliberatamente vaghe. La Brrd non definisce “grave turbolenza” o “probabili perdite a breve”. E collegare la solvibilità agli stress test ha senso, ma aumenta i rischi se i test sono poco severi.

La Commissione europea potrebbe giustificare un approccio più duro. La risoluzione di Mps avrebbe potuto non innescare il caos finanziario ma produrre conseguenze difficili da gestire, come la necessità di salvare banche in migliore salute o un’impennata del sentimento anti-europeo in vista delle elezioni.

Se Mps costituisce un punto di riferimento, autorità e regolatori europei preferiranno percorrere la strada della ricapitalizzazione precauzionale anziché quella della risoluzione ad eccezione di casi estremi. Ciò significa che l’era dei salvataggi pubblici non è del tutto finita.

Sorgente: Ue, l’era dei salvataggi pubblici non è finita | Prima Pagina | Reuters

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