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La vittoria di Assad non segnerà la fine dei combattimenti in Siria

Finora le fasi finali della guerra in Siria si sono svolte esattamente com’era prevedibile. Tutta la città di Aleppo è tornata nelle mani del governo siriano. Dopo questa vittoria decisiva per il presidente Bashar al Assad e i suoi alleati russi, è arrivato il cessate il fuoco, e Mosca sta organizzando una conferenza di pace ad Astana, in Kazakistan.

La sorpresa è che la Turchia, che è stata a lungo la più importante sostenitrice dei ribelli, parteciperà alla conferenza. Questo significa che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan deve aver raggiunto una qualche forma di accordo con il leader russo Vladimir Putin, dal momento che evidentemente ad Astana saranno i russi a farla da padroni. Gli Stati Uniti non sono stati invitati e probabilmente neanche all’Arabia Saudita sarà chiesto di partecipare.

Che genere di accordo possono aver stretto Erdoğan e Putin? È probabile che i dettagli saranno tenuti nascosti, perché la Turchia continua a insistere sul fatto che Assad rinunci alla presidenza della Siria. Ma è possibile immaginare di cosa si parlerà ad Astana, sempre ammesso che il cessate il fuoco regga fino ad allora.

I sostenitori dei ribelli si defilano
Assad ha vinto la guerra, grazie soprattutto all’intervento della Russia e dell’Iran, e il destino dei ribelli è segnato. Non ha senso continuare a combattere perché tutti i loro alleati esterni si stanno defilando. Se da una parte la Turchia collabora con la Russia, presto Donald Trump entrerà in carica come presidente degli Stati Uniti e anche lui collaborerà con Mosca, mentre l’Arabia Saudita è fin troppo impegnata nella guerra in Yemen.

Anche il piccolo Qatar, che un tempo era uno dei principali finanziatori dei ribelli siriani, ha perso interesse nel destino dell’opposizione armata: di recente ha raggiunto un accordo da 11 miliardi di euro per acquistare il 19,5 per cento delle azioni di Rosneft, la principale azienda petrolifera russa. I ribelli sono ormai isolati, e le loro uniche possibilità sono la resa o la morte.

Oggi gran parte dei ribelli siriani appartiene a gruppi jihadisti, ma ai meno estremi tra loro ad Astana verrà probabilmente offerta un’amnistia in cambio della firma di un accordo di pace. Quest’ultimo potrebbe contenere un vago riferimento a delle elezioni che in un vago futuro potrebbero portare alla sostituzione di Assad come presidente della Siria. È questo il massimo a cui possono ambire, perché l’attuale presidente siriano non ha intenzione di andarsene, e Mosca non lo costringerà a farlo.

La principale domanda senza risposta è cosa accadrà ai curdi siriani

I gruppi jihadisti più estremi – l’organizzazione Stato islamico (Is), che controlla una grossa parte della Siria orientale e dell’Iraq occidentale, e l’ex Fronte al nusra, il ramo siriano di Al Qaeda, che controlla parte della Siria occidentale – non sono stati invitati ad Astana né avrebbero accettato di partecipare. L’ex Fronte al nusra (oggi ribattezzato Fatah al sham) è stato molto esplicito nel respingere il cessate il fuoco e le trattative di pace: “Non abbiamo negoziato un cessate il fuoco con nessuno. L’unica soluzione è rovesciare il regime attraverso l’azione militare”. Una soluzione politica sarebbe “uno spreco di sangue e di rivoluzione”.

Ma la vittoria militare contro Assad non è più possibile, e questi gruppi sono destinati a perdere sul campo di battaglia e a ricorrere unicamente a operazioni di tipo terroristico. Quanto all’aspetto che avrà la Siria dopo la guerra civile, la principale domanda senza risposta è cosa accadrà ai curdi siriani.

L’indifferenza della Russia
I curdi sono un decimo della popolazione siriana, ma controllano ormai quasi tutte le aree dove sono in maggioranza nella Siria settentrionale. Come unico alleato degli Stati Uniti sul campo, hanno svolto un ruolo fondamentale nel contenere l’Is. Non sono jihadisti, non sono terroristi e hanno evitato lo scontro con Ankara, nonostante la guerra che Erdoğan conduce contro la minoranza curda in Turchia.

Tuttavia Erdoğan parla dei curdi siriani come dei nemici della Turchia, e questi ultimi non sono stati invitati ad Astana. Possibile che il prezzo pagato dalla Russia per ottenere il voltafaccia della Turchia sia stato lasciargli mano libera per distruggere il Rojava, il proto-stato dei curdi siriani? Probabilmente sì. Assad ne sarebbe felice, a patto che la Turchia riconsegni il territorio recuperato. A Putin la cosa non interessa minimamente, e molto probabilmente neanche a Trump. L’esercito turco avrà un bel da fare contro i curdi siriani, ma ha i numeri e la potenza di fuoco necessari per spuntarla.

E quindi, anche se l’attuale cessate il fuoco dovesse tenere, e anche se la conferenza di pace di Astana andrà esattamente secondo i piani di Mosca, ci saranno altri combattimenti in Siria. L’esercito di Assad, con il sostegno di Russia e Iran, dovrà farla finita sia con l’Is sia con l’ex Fronte al nusra, mentre i turchi dovranno piegare i curdi siriani.

Ci vorrà del tempo, ma ora che armi e denaro hanno smesso di arrivare dall’esterno (visto che la Turchia ne ha interrotto il flusso), questo è quello che succederà in definitiva. Questo significa che un giorno probabilmente Assad sarà nuovamente a capo di una Siria unita. È una prospettiva sconfortante, ma forse anche il male minore.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Sorgente: La vittoria di Assad non segnerà la fine dei combattimenti in Siria – Gwynne Dyer – Internazionale

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