Sarebbero infatti circa un migliaio le città del nostro Paese in cui il sistema fognario o gli impianti di depurazione non rispettano le norme comunitarie in merito di acque reflue, rappresentando un rischio per la salute dei cittadini.

In quasi dieci anni a Bruxelles sarebbero stati accumulati dossier che potrebbero portare all’emissione di onerose sanzioni per l’Italia da milioni di euro.

La normativa europea vigente è stata varata nel 1991: ciò significa che le metropoli, i comuni e le mete turistiche fuori norma non sarebbero riuscite ad adeguare i propri impianti in 25 anni, un quarto di secolo.

La maggior parte delle località individuate sono concentrate in Sicilia, Calabria, Campania e Lombardia, per quanto tutte le altre regioni (a parte il Molise che scarica in Puglia e Abruzzo) sono coinvolte con almeno un centro “fuorilegge”.

Una prima condanna era già arrivata nel 2012, e l’8 dicembre scorso la Commissione europea ha raddoppiato la sanzione in quanto l’Italia non avrebbe mai rispettato in pieno la sentenza emessa quattro anni fa.

Si tratta di un totale di 62,6 milioni di euro, con una penalità di 347mila euro per ogni giorno ulteriore di infrazione e la possibilità di un deferimento alla Corte di giustizia nel 2017, nel caso in cui non vi sia alcun provvedimento immediato e definitivo in questo senso.