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Recuperata la scatola nera del Tupolev precipitato domenica

Mosca, 27 dic. (askanews) – Proseguono senza sosta le ricerche, dopo che è stata trovata e riportata in superficie la principale scatola nera del Tupolev militare, schiantatosi nel Mar Nero il 25 dicembre: era diretto in Siria. Secondo gli esperti, i dati provenienti dal registratore di volo parametrico sono in buone condizioni e possono essere estratti entro la fine della settimana. Come spiegato dal Dipartimento di Informatica e comunicazioni di massa del Ministero della Difesa russo, il ritrovamento della scatola nera è avvenuto quando in Italia erano le 03.42 a una distanza di 1.600 metri dalla riva, ad una profondità di 17 metri. La scatola, immersa nell’acqua affinchè l’aria non deteriori il materiale registrato, verrà portata all’Istituto centrale di ricerca a Lyubertsy, centro d’eccellenza alla periferia Sud-Est di Mosca. Mentre al momento non risultano coinvolti gli specialisti dell’autorità areonautica russa (civile) che però si sono detti pronti a dare una mano.Nel frattempo l’attività subacquea non si interrompe, nonostante le condizioni meteo in deterioramento. Gli specialisti russi del ministero delle Emergenze, tramite sonar a scansione laterale, stanno esaminando la zona sud dello schianto. In 70 immersioni sono stati rinvenuti grandi frammenti della fusoliera del Tu-154, sprofondato nelle acque al largo di Sochi. Mentre è stato già scandagliato il 100% della superficie del mare, dove è avvenuto lo schianto. Durante la notte, i soccorritori hanno trovato altri 5 frammenti hanno rinvenuto detriti del motore. Secondo informazioni non ufficiali, sono stati riportati a riva 16 cadaveri e centinaia di detriti umani.La tragedia aerea non è però ancora metabolizzata dalla società russa. Mosca, dopo la giornata di ieri di lutto nazionale, è come sprofondata in un abisso di tristezza e sgomento, simile a quando il sottomarino Kursk si inabissò nel Mare di Barents, all’inizio del primo mandato presidenziale di Vladimir Putin: all’epoca furono 114 le vittime. Allora, come oggi, la tragedia scosse profondamente l’opinione pubblica. Allora come oggi non si parlava d’altro in metropolitana, nelle sale d’attesa, sui media. Ieri in Tv, ora sui social network. Il ministro della Difesa Sergey Shoigu ha chiesto anche oggi ai suoi sottoposti un minuto di silenzio e ha commemorato le vittime dello schianto. “C’è stata una grande tragedia. Sono rimasti uccisi i nostri compagni, colleghi, persone con cui abbiamo lavorato in direzioni diverse, le persone che rappresentano il colore, il volto delle nostre forze armate, la nostra cultura, e, naturalmente, coloro che nel corso degli anni ci hanno aiutato e sostenuto, e noi li abbiamo sostenuti in grandi e importanti operazioni umanitarie in luoghi diversi, in diversi territori” ha detto Shoigu durante una riunione. Nel caso del Tupolev però le circostanze non farebbero pensare a un fattore esterno, ma a un problema tecnico.Ma per quanto la macchina in questione è considerata una corazzata dell’aria, capace di volare in condizioni complicate e in grado di offrire grande stabilità, sono stati sospesi tutti i voli dei Tupolev 154. Il Tu-154 è precipitato pochi minuti dopo il decollo da Sochi, dove ha fatto una sosta di rifornimento prima di dirigersi in Siria. La versione principale è considerata un guasto tecnico. In prima battuta il ministero della Difesa ha escluso categoricamente l’ipotesi di un attentato terroristico, che però talora rispunta come un fantasma. Tutte le circostanze smentirebbero tale possibilità, persino lo scalo a Sochi, inizialmente previsto invece in un aeroporto militare. Ma proprio Sochi, alle porte del Caucaso, avrebbe potuto costituire una variabile imprevista, per quello che in genere sono questi voli militari verso la Siria, posti sotto controllo totale delle forze armate.A bordo c’erano 92 persone: tra loro 65 artisti della Alexandrov, ensemble militare conosciuta in tutto il mondo come il coro dell’Armata Rossa, il loro direttore, il generale (e compositore) Valery Khalilov. E ancora Anton Gubankov, direttore delle attività culturali del ministero della Difesa russo, nonchè autore delle parole de “L’inno dei giusti”, eseguito dal coro dell’Armata Rossa nel maggio 2014 in Crimea e considerato uno schiaffo all’Occidente che non riconobbe il referendum, per il passaggio alla Russia della penisola ucraina. A bordo c’era anche la bella Ralina Ghilmanova, solista dell’Armata rossa. Altri militari, nove giornalisti dei tre principali canali nazionali, e l’attivista sociale, filantropa Elizaveta Glinka, nota in Russia come Doktor Liza: fu lei qualche giorno prima della partenza ad annunciare che sarebbe andata in Siria. Gli aiuti umanitari che Glinka voleva portare alle istituzioni mediche di Aleppo sono state nel frattempo già state consegnate alla base aerea di Hmeymim (Latakia), secondo il ministro della Difesa della Federazione Russa Sergei Shoigu. Cgi/Int9

Sorgente: Recuperata la scatola nera del Tupolev precipitato domenica

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