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Un aereo russo precipita nel Mar Nero I precedenti e le ipotesi su cos’è successo

 

Nella storia dell’aviazione russa si trovano casi di guasti, ma anche di attentati. Qualche punto
da fissare per c apire quale siano state le cause dello schianto del jet nel mar Nero

di Guido Olimpio

1.

Il terrorismo non è escluso

WASHINGTON – Le autorità russe, nell’arco di poche ore, hanno cambiato posizione sul disastro del Tupolev precipitato in Mar Nero. Inizialmente hanno escluso l’ipotesi terrorismo, successivamente l’hanno considerata insieme ad altre cause. Posizione prudente, specie quando non si hanno tutti gli elementi a disposizione per arrivare ad un verdetto certo. È giusto e normale che sia così, sarebbe strano l’opposto. Detto ciò fissiamo alcuni punti.

2.

Tanti precedenti

La storia dell’aviazione russa è segnata da molti incidenti, da imputare a guasti tecnici, errori del pilota, manutenzione non adeguata, maltempo. Anche la missione militare in Siria, la meta del Tu 154, ha lamentato perdite: due caccia si sono inabissati in mare a causa di problemi sulla portaerei Kuznetsov. Dunque ci sta che il jet passeggeri – in servizio dall’83 – possa essere caduto per un’avaria improvvisa al decollo, un evento che non ha dato tempo ai piloti di reagire.

Un Tu-154 alla base militare Chkalovsky a nord di Mosca
3.

L’ipotesi terrorismo

Lo scenario del sabotaggio è compatibile con il «momento». Qualche gruppo potrebbe voler colpire i russi come ritorsione alla campagna in Siria e in particolare la vittoria d’Aleppo. Pochi giorni fa un agente turco ha ucciso l’ambasciatore russo ad Ankara. Lo si può leggere come un episodio isolato, legato alle intricate dinamiche della Turchia, ma anche l’inizio di una nuova fase. Resta però da capire come avrebbero fatto i sabotatori trattandosi di un jet «speciale». C’erano complicità a terra? Spetta agli inquirenti verificarlo, da qui le dichiarazioni che lasciano aperte diverse teorie.

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4.

Il caso del Metrojet

Non è ancora chiuso il caso del Metrojet, l’Airbus esploso nei cieli del Sinai nel novembre 2015. La tesi prevalente è che sia stato distrutto da un ordigno nascosto tra i bagagli nello scalo egiziano di Sharm el Sheikh. Ne sono certi russi, americani e inglesi: almeno a livello ufficiale. Gli egiziani lo pensano a metà mentre l’Isis ha rivendicato l’attentato. Tuttavia non mancano esperti che mostrano cautela se non scetticismo. C’è una carenza di trasparenza, aggravata dai contrasti tra Mosca e il Cairo. Esiste sempre il rischio di una gestione politica di un disastro, un incrociarsi di versioni che nascondono la verità.

I resti dell’Airbus della Metrojet, precipitato nel deserto del Sinai nel novembre del 2015

Sorgente: Corriere della Sera

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