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L’inquietante lettera alla famiglia Cucchi – l’Espresso

Un messaggio intimidatorio destinato alla polizia penitenziaria è finito nella cassetta delle lettera dei genitori di Stefano, che hanno presentato un esposto. Intanto l’indagine bis sulla morte del ragazzo è agli sgoccioli. E potrebbe riservare importanti novità

di Giovanni TizianUna lettera molto sospetta diretta alla polizia penitenziaria di Regina Coeli. Ritrovata l’altra notte nella cassetta dei genitori di Stefano Cucchi. Sul lato dove di solito è indicato il mittente spicca il nome di Stefano. È scritto con una penna nera, la grafia sottile e curata. Due timbri tracciano il cammino della busta. Spedita da Milano il 2 novembre, giorno dei morti, consegnata nove giorni dopo a Roma. E per uno strano giro, dai contorni poco chiari e dal sapore intimidatorio, è stata recapitata a mano alla famiglia un mese dopo. Che subito ha presentato denuncia contro ignoti. Missiva che arriva in una fase delicatissima dell’indagine bis sulla morte del ragazzo.

Quella missiva- adesso in mano alla scientifica- non doveva arrivare ai genitori di Stefano Cucchi, bensì all’indirizzo riportato sulla busta: Polizia penitenziaria, carcere Regina Coeli, via della Lungara 29. Come è stato possibile che una lettera dal contenuto probabilmente minatorio sia arrivata al padre e alla madre del geometra morto nel 2009 dopo l’arresto per droga? «In controluce si vede un foglio e una stoffa con delle macchie, inviata tra l’altro il giorno dei morti» spiega Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano.

Il perché di questo tragitto dovranno cercare di capirlo gli investigatori della polizia. Partendo da un dato oggettivo: i timbri postali sulla busta sono solo due: uno di Milano, e indica l’invio, e l’altro di Roma con data 11 novembre. Non c’è traccia del terzo invio, alla casa, cioè, dei genitori di Cucchi. Per questo l’unica spiegazione è che qualcuno abbia preso la lettera del mitomane, che voleva intimidire gli agenti, e l’abbia portata di persona a casa Cucchi. Come a dire: «Questa è roba vostra».

Non è un caso, infatti, che sulla busta bianca della lettera l’indirizzo di destinazione sia cerchiato con un pennarello rosso e che una freccia indichi il retro, cioè il mittente, dove è scritto il nome di Stefano Cucchi. Come a voler invertire le parti, il mittente e il destinatario. «Il fatto più inquietante di tutta la vicenda è che qualcuno si sia preso la briga, un mese dopo l’arrivo di questa missiva, di andare fin dentro il condominio di casa dei miei genitori per lasciare una busta che peraltro non era indirizzata a noi», spiega Ilaria Cucchi. Nell’esposto denuncia presentato alla polizia, e indirizzato alla procura della repubblica della Capitale, il padre di Stefano chiede chiarezza sia sul contenuto che sul “viaggio” inquietante della lettera.

L’unica cosa certa è che di chiunque sia la mano invisibile ha trasformato l’atto intimidatorio di un esaltato rivolto alla polizia penitenziaria (di cui facevano parte i primi sospettati per il pestaggio di Stefano, poi tutti assolti) in un messaggio contro la famiglia Cucchi, che da sette anni cerca verità e giustizia per la morte del figlio. E così facendo ha alzato ancor di più il livello di tensione attorno a un’inchiesta bis che vede tra gli indagati i carabinieri che la notte dell’arresto di Stefano hanno avuto a vario titolo un ruolo.

L’inchiesta è agli sgoccioli, presto dovrebbero arrivere gli avvisi di conclusione agli indagati. Al momento i reati contestati dal pm Giovanni Musarò sono lesioni per alcuni e falso per altri. Ma non è escluso che anche l’ipotesi di reato possa mutare. Una volta esaminate in maniera scrupolosa le perizie mediche e i documenti dell’incidente probatorio, la procura potrebbe valutare di trasformare le lesioni in un più grave omicidio preterintenzionale. Ipotizzando così il nesso tra le botte ricevute da Stefano la notte dell’arresto e la sua morte.

Sorgente: L’inquietante lettera alla famiglia Cucchi – l’Espresso

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