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“Amri pericoloso e radicalizzato”, l’Italia lo aveva segnalato alla polizia europea – Repubblica.it

repubblica.it/ – “Amri pericoloso e radicalizzato”, l’Italia lo aveva segnalato alla polizia europea.

Il tunisino ricercato per la strage di Berlino in prigione in Sicilia minacciò un detenuto cristiano: “Ti taglio la testa”. Si distinse anche per “comportamenti violenti” che il Dap denunciò all’antiterrorismo. E appena sbarcato a Lampedusa, nel 2011, appiccò un incendio insieme ad altri a una struttura dell’isola   – di FRANCESCO VIVIANO

Radicalizzato”, “soggetto pericoloso”,  “leader tra gli islamici all’interno del carcere”, “trasferito per gravi e comprovati motivi di sicurezza”. Un “curriculum” criminale di tutto rispetto eppure, quando è uscito dalle carceri siciliane nel 2015 dopo avere scontato quattro anni di detenzione, è andato via dall’Italia indisturbato come se fosse un normale turista in vacanza raggiungendo la Germania, Berlino e spostandosi poi chissà dove.

Leader ‘Pegida’ sapeva: “E’ un tunisino”

Un anno dopo si scopre che anche ln Italia Amri Anis era un soggetto da tenere d’occhio, da non lasciare certamente scomparire nell’esercito dei migranti fantasma. Tutti sapevano: dal Dap (Direzione dell’amministrazione penitenziaria) all’Antiterrorismo italiano, ai nostri servizi segreti che Amri Anis, era estremamente pericoloso, tanto da essere stato segnalato al Sis (Sistema Informazioni Schengen), ma nessuno lo ha poi controllato e monitorato, come forse doveva essere fatto.

Ma quando le autorità italiane si allertano o vengono allertate sulla reale pericolosità di Amri Anis? Tardi, troppo tardi, quando il tunisino è ormai uccel di bosco e lontano dall’Italia. Quel che è certo che il nostro antiterrorismo comincia a scavare quando riceve una richiesta di informazioni sulla personalità di Amri nell’estate scorsa.

Lo testimonia una nota datata 21 giugno 2016 che la questura di Catania, rispondendo ad una richiesta arrivata dal Viminale ricostruisce i quattro anni trascorsi nelle carceri siciliane di Amir.

Appena sbarcato a Lampedusa, nel 2011, Amri appiccò un incendio e causò danni insieme ad altri giovani profughi a una struttura dell’isola, la Casa Fraternità della parrocchia. Lo ritrae una foto Ansa scattata a Lampedusa il 3 aprile in cui si riconosce Anis Amri, il giovane seduto a terra e controllato dalle forze di polizia. Amri allora era stato accolto tra i minorenni, ma ci sono dubbi sulla vera età. Intervenne la polizia in tenuta antisommossa.

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La rivolta era esplosa perché, nonostante la promessa che in giornata sarebbero partiti per raggiungere il continente, dovevano ancora restare nell’isola.

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La questura definisce il tunisino “leader dei giovani islamici” sia nella comunità di Balpasso (Catania) dov’era stato ospitato subito dopo il suo arrivo a Lampedusa che nelle carceri di Catania, Enna e Palermo e “rispettoso dei precetti religiosi islamici”, ma non radicalizzato, come invece scrive il Dap in un’altra nota che viene inviata all’antiterrorismo italiano e da questo, insieme a tutti gli altri dati sul tunisino alla banca dati della polizia europea. E, nonostante tutta questa mole di informazioni, sulla pericolosità del tunisino, Amri Anis, continua a girare indisturbato a Berlino dove poi attua la strage.

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La pericolosità e personalità di Amri era stata segnalata dal Dap al Comitato Analisi strategica dell’antiterrorismo, si segnalavano “episodi in cui manifestava forme di radicalizzazione e di adesione ideale al terrorismo di matrice islamica riportando anche alcuni episodi di violenza e tra questi quello con un altro detenuto cristiano minacciandolo: “Ti taglio la testa”.

Sorgente: “Amri pericoloso e radicalizzato”, l’Italia lo aveva segnalato alla polizia europea – Repubblica.it

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