Roma – Nel giorno in cui Raffaele Marra comincia a raccontare la sua verità, su Virginia Raggi piove un’altra tegola. L’Oref, l’organismo di controllo finanziario del comune, ha bocciato il documento di bilancio della Capitale (2017-2019). E dunque sarà necessario ricominciare tutto daccapo; c’è tempo fino al 28 febbraio per l’approvazione, ma la strada appare tutta in salita. Il rischio commissariamento ora è concreto.

A tenere banco, ieri, sono state comunque ancora le rivelazioni dell’ex avvocato del Campidoglio, Rodolfo Murra, sulla stessa lunghezza d’onda di quelle di Carla Raineri, l’ex capo di gabinetto della Raggi. Entrambi hanno parlato di un rapporto poco chiaro tra il sindaco e il suo braccio destro, tale da far sospettare che dietro l’arroganza e le ricorrenti parole di Marra («Se parlo io…») si celasse un ricatto.

«Non è vero – ha detto invece la Raggi – Raffaele Marra non mi ricattava; se temo di più l’interrogatorio di Marra o l’esposto dell’ex capo di gabinetto Carla Raineri? Nessuno dei due», ha tagliato corto uscendo dalla messa di Natale all’Ara Coeli. Tuttavia, la questione Marra rimarrà a lungo uno dei suoi incubi ricorrenti se anche ieri, a sorpresa, ha chiesto una verifica interna sulla legittimità degli atti adottati dallo stesso Marra, in ultimo capo del personale.

Un modo per prendere le distanze anche dagli atti controfirmati da Marra sebbene la posizione della sindaca si sia «aggravata» nelle ultime ore. C’è, infatti, un «cavillo» che può metterla nei guai e che lei stessa ha svelato nella relazione inviata all’autorità Anticorruzione.

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Infatti, al momento di chiedere lumi sulla regolarità della nomina a responsabile del Turismo per il Campidoglio di Renato Marra — fratello di Raffaele — il sindaco ha specificato di aver avviato una «procedura non comparativa». Ma si tratta di un iter non previsto quando esiste la possibilità di incorrere nel conflitto di interessi, come in questo caso. Insomma, quell’avviso di garanzia di cui tutti parlano e che potrebbe esserle recapitato a breve, si potrebbe arricchire di un nuovo elemento.

Ma fosse solo questo. Ieri, come si diceva, sulla testa della Raggi è caduta un’altra grana. I revisori dei conti, che hanno potere di remissione del provvedimento al consiglio comunale, hanno bocciato il bilancio previsionale; non era mai successo prima a Roma. E questo vuol dire che la manovra è da rifare. È stato il presidente, Marcello De Vito, a comunicare lo stop: «È stato depositato il parere dell’Oref e non è favorevole».

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Insomma, bilancio bocciato. Nel parere si legge che è stato «riscontrato il mantenimento del pareggio di bilancio nel rispetto del piano di riequilibrio di Roma Capitale», ma sono stati ritenuti «non sufficienti gli spazi di finanza pubblica necessari al rispetto dell’equilibrio finanziario in relazione alle necessità sul riconoscimento dei debiti fuori bilancio, alle passività potenziali comunque presenti e a tutte le altre criticità evidenziate, tra cui la metro C e le partecipate».

Ma c’è di più. Nelle 42 pagine del documento, cartina di tornasole della capacità di programmazione economica della giunta grillina, si dice inoltre che «sebbene sia conseguibile l’obiettivo programmato del pareggio, il Collegio ritiene che esso sia stato raggiunto anche sulla base di: previsioni di entrate non strutturali (es. concessioni edilizie, contravvenzioni, recupero evasione tributaria, ecc, tutte spese di fatto non esigibili, ndr)».

Inoltre, nella «manovra» non trovano riscontro le raccomandazioni del Mef e le previsioni del piano di rientro, ma la parte più severa arriva verso la fine del dossier, quando l’Oref analizza anche le criticità legate «alle passività potenziali» che riguardano «il contenzioso relativo al CCNL per i dipendenti di Roma Tpl» (azienda di trasporti partecipata che fornisce servizi oltre il Grande Raccordo Anulare, ndr). Il colpo finale è, infine, questo: «Ulteriori risparmi derivanti dalla razionalizzazione della spesa non appaiono possibili se non a danno della qualità dei servizi erogati dall’ente ai cittadini».

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Insomma, Roma è già in ginocchio ma nel bilancio il Movimento 5 Stelle avrebbe voluto tagliare ancora di più quello che di fatto già non c’è, i servizi ai cittadini. Caustico il commento di Stefano Fassina, consigliere di SI: «Io chiedo a Beppe Grillo di mettersi una mano sulla coscienza e ricordarsi che c’è un città che va amministrata, di verificare se hanno le condizioni per andare avanti. A me pare che oggi le condizioni siano davvero scarse».