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Mps, che succede dopo il voto di Camera e Senato – MilanoFinanza.it

E’ arrivato poco fa il via libera di Camera e Senato ai salvataggi bancari. Le due assemblea hanno dato infatti al Governo l’autorizzazione ad aumentare l’emissione di debito pubblico fino a un massimo di 20 miliardi di euro per finanziare provvedimenti a sostegno del sistema bancario. E il primo provvedimento sarà evidentemente quello per il salvataggio di Montepaschi .

Il testo che è stato sottoposto al voto dei due rami del Parlamento è il seguente:

“La Camera, premesso che:
la Relazione, presentata ai sensi dell’articolo 6, comma 6, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, tenuto conto della coerenza con le regole europee, contiene la richiesta di autorizzazione da parte del Governo a emettere titoli del debito pubblico, fino a un massimo di 20 miliardi di euro per l’anno 2017, per l’eventuale adozione di provvedimenti finalizzati ad assicurare la stabilità economico-finanziaria del Paese, il rafforzamento patrimoniale del sistema bancario e la protezione del risparmio; qualora necessario, l’aggiornamento del quadro programmatico di finanza pubblica e del piano di rientro, dipendente dalla tipologia di interventi adottati e dall’entità delle risorse utilizzate, dovrà essere definito con i prossimi documenti di programmazione;
autorizza il Governo ai sensi dell’articolo 81, secondo comma, della Costituzione e dell’articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a dare attuazione a quanto indicato nella Relazione citata in premessa, nei limiti massimi ivi indicati”.

Ora andrà capito come il Governo intende intervenire. Mps  nel supplemento al documento di offerta di acquisto dei bond subordinati dice chiaramente che “gli investitori devono considerare che, ai sensi della comunicazione della Commissione Europea relativa all’applicazione, dal 1° agosto 2013, delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria (la “Comunicazione sul settore bancario”), prima di concedere ad una banca qualsiasi tipo di aiuto statale alla ristrutturazione (sia nella forma di misure di ricapitalizzazione sia di sostegno a fronte di attività deteriorate) dovrebbero, di norma, essere esaurite tutte le misure che generano capitale, tra cui la conversione delle passività della banca (c.d. burden sharing o “condivisione degli oneri”). Ove ne ricorrano i presupposti, dunque, come meglio di seguito indicato, i Titoli LME potrebbero essere
soggetti a conversione forzosa in azioni della Banca. Le condizioni a cui avverrebbe tale conversione non sono note”.

Detto questo, in caso di default degli emittenti, e quindi in caso di attuazione del processo di bail-in introdotto a partire dallo scorso 1°gennaio, ad assorbire le perdite sarebbero per prime le azioni della banca coinvolta e poi via via i vari strumenti di capitale, da quello subordinato Tier 1 a quello subordinato Tier 2, per passare poi alle obbligazioni senior non supportate da garanzia reale, al pari degli altri crediti chirografari, che comprendono pure prodotti finanziari emessi dalle banche come certificates e covered warrant; e arrivare infine alle obbligazioni senior secured e poi ai depositi oltre i 100 mila euro.

In base alla direttiva Ue sui salvataggi bancari (Bank Recovery and Resolution Directive) e alla normativa italiana, nel caso di una cosiddetta procedura di risoluzione bancaria, spiega Banca d’Italia nel suo approfondimento dedicato al salvataggio di Banca Marche, Banca Popolare Etruria  , Carife e CariChieti, «l’entità della riduzione di valore e l’eventuale conversione delle obbligazioni subordinate in azioni della banca non dipendono da scelte discrezionali dell’Autorità di Risoluzione, ma dall’entità delle perdite, determinata in base a precise modalità e criteri di valutazione stabiliti dalla Brrd».

Secondo quanto previsto dalla normativa, infatti, aggiunge Bankitalia, «l’Autorità di Risoluzione deve innanzitutto ridurre il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate finché ci sono perdite della banca da coprire; ne consegue che se le perdite superano quel valore, esso dovrà essere azzerato; solo se le perdite sono inferiori al valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate, l’Autorità di Risoluzione prima riduce, in sequenza, il valore di azioni e obbligazioni subordinate nella misura necessaria a coprire le perdite e, a seguire, dispone la conversione del valore residuo delle obbligazioni subordinate in azioni della banca, nei limiti necessari per assicurare il rispetto dei requisiti prudenziali».

Purtroppo, prosegue Banca d’Italia, «nel caso delle quattro banche messe in risoluzione in novembre, le perdite di ciascuna banca erano superiori al valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate; per questa ragione le azioni e le obbligazioni subordinate sono state sacrificate per l’intero ammontare del loro valore. Le perdite ulteriori sono state coperte dal Fondo di Risoluzione».

Sorgente: Mps, che succede dopo il voto di Camera e Senato – MilanoFinanza.it

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