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 Il capitalismo se ne infischia e continua nella sua vita criminale

Dopo l’esito del referendum costituzionale, visto il risultato inaspettato, molti si domandavano preoccupati: “Ed adesso cosa accadrà?” Alcuni cantilenavano “…via Renzi, cosa c’è?” Travaglio, in televisione ha detto, in uno dei suoi tanti passaggi: “Troveranno un clone ecc. ecc.” Trovato il clone, è stato subito trovato.

E chiaramente a vecchie volpi, come D’Alema, non è sfuggita la solita tendenza al suicidio di questo partito che deriva, ed è una tragedia nella tragedia dall’ex Partito Comunista Italiano. Cosa ha mantenuto di quello? cosa esprime ora? cosa accadrà? Bene, io penso che di tutte queste domande, e di altre simili poco interessi. Quello che è successo, il 60% dei No al referendum con un’affluenza alta per la situazione, il 68,48%, è l’unico dato importante.

Si vede che quando le cose vanno vicino al delirio assoluto il popolo italiano, in qualche modo, reagisce. Lo aveva fatto con Berlusconi, dieci anni fa, lo ha fatto ora con Renzi. E la sconfitta alle votazioni – una testa un voto – ha disvelato il grandissimo vuoto di potere presente ora in Italia. Nei primissimi giorni dopo l’esito referendario nessuno sapeva cosa fare e cosa dire. Poi, coma aveva vaticinato Travaglio, ecco un clone che risolverà nulla, che garantirà tempo di governo buono per rimettere un po’ di pezze, con alle spalle però questa chiara presa di posizione popolare.
Sulla piazza tutte le sensibilità politiche, tutte dedite al nulla. Manca quella comunista, di classe, quella marxista. In un Paese che ha avuto il più grande partito comunista dell’Occidente, più altri piccoli ma combattivi gruppi e partiti, quali Democrazia Proletaria, citata ancora l’altra sera in televisione da Paolo Mieli, come uno dei partiti allora presenti in Parlamento, ed in aggiunta, gruppi culturali, centri di studio ecc. ecc., quello che rimane è veramente l’assenza di qualsiasi organizzazione che abbia un minimo senso nazionale.

Alle consultazioni, nei palazzi del potere, non ci sono marxisti, non c’è questa sensibilità. I discorsi fatti e i rimedi proposti sono squilibrati e monchi. La sinistra in Italia non c’è più, intendo la sinistra di classe. Ora, molti si dicono anche contenti di questo, e le parvenze oggi esistenti – il raggruppamento Sinistra italiana, SEL – potrebbero accontentare. Ma non può esser così. Senza una reale alternativa di classe ogni discorso si aggroviglia attorno alla voglia di fare più bello il capitalismo.

In questo periodo, da anni invero, sono stati pubblicati libri e studi su come rimodulare in senso etico il capitalismo. Anche lavori egregi, solo che il capitalismo se ne infischia e continua nella sua vita criminale in ogni parte del mondo, convivendo benissimo con la crisi che non passa mai, anzi facendo affari lucrosi anche in questa situazione.

Non si vedono nuovi effetti moderatori della sua ingordigia. Basti guardare alle guerre in Medio oriente, agli episodi terroristici in ogni dove, alle miserie di troppi luoghi del mondo e ai grandi profitti di aziende e singoli, osannati dai media. Insomma discorsi buonisti discordanti con il reale stato delle cose. Non è eticamente negativo o deludente o brutto indicare una moderazione nel distruggere il pianeta, non è deprimente pensare sia possibile un capitalismo etico – vi sono anche le banche etiche.

Il problema è mettere in atto tali propensioni. Impossibile fino ad ora farlo con successo. L’unico pensiero strutturato che coglie i limiti di queste e di altre situazioni simili è quello marxista. Nella crisi, gli economisti di mezzo mondo hanno riscoperto Marx e lo hanno studiato, salvo poi a lasciarlo alla storia delle idee, per non metterlo in atto. Basti pensare all’eterno carosello attorno alle banche in crisi. Chi ci rimane sotto – ed abbiamo capito cosa è successo, in soldoni – sono i risparmiatori. Come reagire? Sarebbe semplice politicamente e socialmente rispondere ma ci vuole una teoria generale che sappia guidare. Ci vogliono poi una serie di atti politici reali per metterla in atto.

Purtroppo nel nostro panorama politico manca addirittura una voce critica, manca una posizione critica marxista. Figurarsi poi una pratica di tal senso. Tale “salutare” assenza – per molti  così vissuta – non ha portato il Paese al bengodi ma allo schifo sociale che abbiamo ora. Il governo Gentiloni, brutta copia sbiadita del precedente, è l’ennesimo funerale del buon senso che viene messo in atto.

Verrà in mente al nostro popolo, che ha votato così saggiamente al referendum costituzionale, di proseguire nell’azione di risanamento delle coscienze e pretendere una serietà anche in altri campi politici? Verrà in mente ai pochi politici impegnati in sbriciolati partiti comunisti, di mettere assieme le proprie tendenze per cercare di formare una piattaforma politica da proporre al popolo italiano?

Quando sperare in un sussulto di decenza e sano buon senso comunista? Le altre parole le vediamo all’opera e non funzionano. Perché lasciare nella disperazione milioni di italiani – leggi, astensionismo – che sono così costretti a votare per alternative che tali non sono? La lezione, il lavoro e l’attività politica della coppia Marx-Engels dovrebbero stimolarci. Perché attendere ancora?

Tiziano Tussi

Sorgente: VOCI DALLA STRADA: Il capitalismo se ne infischia e continua nella sua vita criminale

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