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Garlasco, la difesa chiede di riaprire il processo: quel ragazzo ha lo stesso numero di scarpe di Stasi – milano.corriere.it

milano.corriere.it – Garlasco, la difesa chiede di riaprire il processo: quel ragazzo ha lo stesso numero di scarpe di Stasi  –  di Andrea Galli e Cesare Giuzzi

I frammenti del Dna scoperto sotto le unghie di Chiara Poggi, isolato e associato grazie ai prelievi su un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua, a un giovane che frequentava la villetta del delitto al civico 8 di via Pascoli, non sono l’unico elemento dell’indagine difensiva condotta da una società di investigazioni su incarico dello studio Giarda, che assiste Alberto Stasi e la mamma Elisabetta Ligabò, e svelata lunedì dal Corriere.

Quel giovane, che pare all’epoca avesse intorno ai vent’anni d’età, era noto ai genitori della 26enne uccisa la mattina del 13 agosto 2007. Era stato ascoltato per due volte dagli inquirenti, in un lungo elenco che comprendeva altri della cerchia di conoscenze dei Poggi e del paese di Garlasco, diecimila abitanti in provincia di Pavia.

La prima volta era stato sentito nei giorni successivi all’omicidio, per il quale Stasi (dopo una doppia assoluzione) è stato condannato in via definitiva a sedici anni di pena che sta scontando nel carcere di Bollate, nell’hinterland di Milano.

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Più di un anno dopo, il giovane aveva parlato davanti agli investigatori una seconda volta: in quella circostanza, rispondendo ai carabinieri di Vigevano che lo stavano interrogando, aveva anche fornito un alibi (apparso da subito assai solido e «convincente») per la mattina del delitto. Chiara Poggi era stato uccisa tra le 9.12 e le 9.35. Era in pigiama ed era stata aggredita vicino alla scala dell’abitazione che conduce al piano superiore.

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Adesso, alla luce della differente ricostruzione svelata dalle indagini difensive, quell’alibi del giovane per il 13 agosto 2007 potrebbe esser rimesso in discussione. Non ci sarebbe dunque unicamente da dimostrare per quale ragione ebbe un contatto strettissimo e diretto con Chiara — il suo Dna lasciato sotto le unghie — ma anche, per appunto, il motivo di un’eventuale «distorsione» della testimonianza e soprattutto i suoi movimenti durante la giornata.

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I legali Fabio Giarda e Giada Bocellari hanno indicato il nome di questa persona all’interno della memoria presentata alla Procura generale, anche se mantengono il massimo riserbo sull’identità del giovane. Di lui si sa soltanto che non ha precedenti penali, in questi anni ha avuto una vita regolare, ha un’occupazione e soprattutto non avrebbe mai avuto un legame con Alberto Stasi.

Gli avvocati hanno ribadito che la richiesta di revisione non è affatto un atto d’accusa nei confronti del giovane («Non sappiamo nemmeno se in questo momento sia indagato oppure no») quanto un’«indicazione» per svolgere indagini mirate nei suoi confronti.

video – I legali di Stasi: «Nuova pista sul delitto Poggi»

Erano a Palazzo di Giustizia, lunedì, i legali di Stasi. E c’era l’avvocato di parte civile Gianluigi Tizzoni. Quest’ultimo ha chiesto che intanto Stasi versi immediatamente quanto dovuto alla famiglia della vittima e ha precisato che i frammenti del Dna, confrontati da un noto genetista con il profilo biologico del giovane, sarebbero completamente superflui «come del resto già stabilito nel 2014 dal perito genetista Francesco De Stefano», il quale ha a sua volta spiegato: «Non è possibile effettuare ulteriori analisi sul Dna in quanto pochissimo e non più utilizzabile».

Il perito dei giudici ha aggiunto che già in passato non era stato possibile «definire un’ipotesi d’identità poiché non si era raggiunto un risultato replicabile sullo stesso campione (l’analisi ripetuta due volte non aveva fornito uguali risultati)» e che non si poteva nemmeno «escludere che nel materiale subungueale prelevato nel corso dell’autopsia di Chiara (…) fosse presente anche Dna riferibile ad Alberto Stasi».

Lo stesso materiale biologico era stato però messo a confronto con il Dna di Stasi (solo cinque gli «indicatori» erano risultati positivi). Ed ecco perché, a detta della difesa dell’ex studente della Bocconi, oggi nulla impedisce di raffrontare gli stessi frammenti con il profilo genetico del «sospettato».
Eppure già nel corso del processo di Appello bis, De Stefano aveva chiarito che i campioni sotto le unghie di Chiara non erano interamente «affidabili» anche a causa del rischio di «contaminazione ambientale». Ora, è evidente, sarà decisiva la mossa della Procura generale di Milano per valutare la richiesta di revisione del processo avanzata dalla difesa. Le eventuali indagini potrebbero essere di competenza della Procura di Pavia.
La speranza degli avvocati e della mamma è che Alberto Stasi possa essere scarcerato al più presto. «Lui è innocente, è la persona sbagliata» dice la madre. Al 33enne venne collegata l’impronta macchiata di sangue scoperta nella villetta della morte e appartenente a una scarpa tra il 42 e il 42,5. L’identica misura del giovane attorno a cui potrebbe riaprirsi uno dei più controversi casi di cronaca nera italiana degli ultimi dieci anni.
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