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Svanita l’ultima illusione della fuga: “Non sappiamo dove nasconderci” – La Stampa

Tornati indietro i mezzi che dovevano portare via i siriani intrappolati. “Il cessate il fuoco boicottato dai filo iraniani per poterci massacrare”

«Quando diciamo che qualsiasi soluzione possa salvare le nostre vite è benvenuta non significa che sia giusta ma soltanto che è la migliore tra tutte le pessime opzioni di questo mondo ingiusto…». Il messaggio della giovane architetto Lina Shamy arriva di primo mattino, quando ancora gli abitanti di Aleppo Est credono che i pullman verdi adibiti all’evacuazione della città li portino via dalle macerie della loro vita. Durerà poco. Tempo qualche ora e gli audio con il martellamento dell’artiglieria postati su WhatsApp lasciano pochi dubbi sul fatto che il cessate il fuoco sia saltato.

 

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A raccontare gli ultimi giorni della più iconica enclave anti Damasco di questa carneficina iniziata 6 anni fa con una pacifica richiesta di democrazia e degenerata nell’azzeramento dell’umanità, ci saranno sempre due narrative antagoniste, quella degli assedianti e quella degli assediati. Ma in queste ore la gente bloccata nel presente senza fine degli estremi quartieri ribelli urla a squarciagola attraverso i social network come se facendosi udire dal mondo potesse aver salva la vita.

 

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«Sono ricominciati i bombardamenti e le persone sono nel panico, chi stava aspettando di salire sui pullman è tornato indietro correndo, ci si nasconde dove si può, un missile ha colpito il tetto della mia abitazione» scrive il 28enne Salah Ashkar. Chiusasi la finestra reale verso l’esterno si riapre quella virtuale. Il fotografo Rami Zien posta freneticamente temendo il momento in cui sarà offline: «Ogni singolo metro è stato colpito. Lo ripeto ai giornalisti che mi intervistano e poi mi sento deluso, ho l’impressione che mi chiedano come stanno le cose qui e poi mi congedino, good by…». Un altro racconta la paura della rappresaglia dei vincitori: «L’evacuazione è saltata perché ad accordo raggiunto la milizia sciita irachena al-Nujba ha chiesto la contemporanea fuoriuscita degli sciti assediati dai ribelli nella provincia di Idlib, una scusa per allungare i tempi e massacrarci, è al-Nujba che ha commesso gli eccidi degli ultimi giorni».

 

L’Onu, che martedì denunciava le esecuzioni sommarie da parte dei governativi trionfanti, mette adesso in guardia dalla minaccia interna, gruppi di combattenti che starebbero impedendo ai civili di lasciare i quartieri sotto assedio utilizzandoli come scudi umani.

 

 

Ora bisogna concentrarsi sulla vita degli innocenti di Aleppo

 

Chi è dentro smentisce: «Quanti saranno i combattenti? Seimila? Settemila? I civili sono dieci volte tanto, possibile che riescano a contenerci tutti?». Possibile in parte, difficile in todo. «Aleppo non è una roccaforte dell’Isis come Raqqa» spiega il geopolitologo di Sciences Po Nicolas Tenzer. Da Chicago Zaher Sahloul, il chirurgo siriano ex compagno d’università del presidente Assad che a luglio ha aperto la chat «Aleppo Siege Media Center», ci garantisce la buona fede dei suoi collaboratori ad Aleppo Est, un pedigree per noi impossibile da verificare: «Ci saranno di sicuro gruppi che tengono in ostaggio i civili, ma i 130 mila che nelle settimane scorse hanno lasciato la città provano come a varchi aperti si possa uscire».

 

Il tempo, che con l’offensiva governativa del 21 novembre aveva preso a correre, si è fermato. «La Russia ha i suoi interessi e l’Iran ne ha altri. E i nostri interessi di siriani? Ecco perché questa non è una guerra civile» twitta in serata Abdulkafi al Hamdo mentre i concittadini riprendono a lanciare SOS: «Ho contato 100 bombe in un ora, aiutateci!». «Ho paura di restare qui ma anche di uscire, perché fuori ci considerano tutti miliziani». «L’incubo nell’incubo è che questa attesa non finisca mai». Le immagini degli edifici sventrati postate da Zohuir moltiplicano la distruzione. « È forse l’ultima volta che fotografo queste strade devastate» scrive sognando l’evacuazione ma temendo altro.

 

La Tour Eiffel si spegne per le vittime di Aleppo

 

 

Sorgente: Svanita l’ultima illusione della fuga: “Non sappiamo dove nasconderci” – La Stampa

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