Firenze, 14 dicembre 2016 – Da superministra delle riforme a Lady Richelieu di Gentiloni. Per Maria Elena Boschi l’avventura, qualcuno dice la scalata, a Palazzo Chigi, è appena ripartita anche se stavolta più sola che mai. Sì, perché la giovane ex ministra dai lunghi capelli biondi e i look aggressivi mai come in questo momento è consapevole di non poter contare sul sostegno di quel «giglio magico» da cui è partita. Un’affermazione rampante, quella della ‘Mari’, come la chiama Renzi e come si sono abituati a chiamarla con formale deferenza i renziani doc. Già, rispetto, deferenza. Non troppa simpatia e scarso affetto per una giovane donna alla quale persino i suoi compagni di viaggio renziani rimproverano di essere arrivata «troppo in fretta e troppo in alto».

Parlamentare grazie all’elezione (nel 2013) con il listino bloccato, senza bisogno di trovare voti, nella segreteria del Pd senza gavetta politica, ministra subito e nel dicastero che più stava a cuore all’ex premier. I «moschettieri» più vicini a D’Artagnan-Renzi non l’hanno mai particolarmente amata. Fatta eccezione per il tesoriere del partito, oggi deputato, Francesco Bonifazi, l’amico e collega avvocato che l’ha presentata a Matteo nel 2009 quando il Rottamatore, neo sindaco di Firenze, non aveva ancora mosso i primi passi verso Roma.

Se la simpatia e l’apprezzamento di Renzi per la Boschi sono andati crescendo (la prima Leopolda e le pose da “giaguara”, il lungo viaggio in camper per le primarie contro Bersani, la sparuta pattuglia di parlamentari renziani catapultati a Roma), non altrettanto affetto la Boschi ha mai riscontrato nel cerchio ristretto, per esempio tra altri amici di Matteo come Marco Carrai e Luca Lotti, con il quale la convivenza a palazzo Chigi non è stata facile e, anzi, ha vissuto alcuni momenti di tensione, anche recente.

Vietato parlare di guerre e correnti interne, fra i renziani, perché – raccontano – nessuno sopravviverebbe alla vendetta del capo. Ma a Roma, come sulla piazza fiorentina, la recente débacle della ministra ha dato la stura a quelle critiche a stento trattenute prima. Più che mai nei giorni della sua riconferma al governo. Proprio lei che, dalle infelici battute sui partigiani, alle complicate vicende familiari legate a Banca Etruria, è stata – secondo molti – la prima ad aprire la falla che ha portato la nave di Renzi al naufragio.

Scarso feeling antico, del resto, con i big renziani. Non è un caso che, nel 2014, proprio Marco Carrai organizzando le sue nozze, superpartecipate dal Gotha dell’economia e della politica renziana, decise di non invitare la pur ministra Maria Elena Boschi. E chi si chiedeva il perché della sorprendente assenza della bionda Mari, trovava la risposta nel legame di amicizia che da sempre legava lo sposo, amico intimo di Renzi, ad Agnese.

Già, Agnese, la moglie presente al fianco di Matteo in tutte le occasioni importanti. Immagine sottolineata negli ultimi mesi su consiglio, pare, della sempre vincente coppia presidenziale americana Michelle e Obama. La sera dello spoglio del referendum, mentre i No seppellivano il governo del marito, Agnese era a Palazzo Chigi. E in quel frangente proprio ad Agnese – raccontano alcuni testimoni – sarebbero sfuggite, nel corso di un breve ma vivace alterco con la Boschi, accuse amare e senza appello alla ministra, additata come la principale responsabile della disfatta.

Ancora voci di corridoio hanno poi raccontato di una Boschi in lacrime nella sua Laterina (la prima a tradirla, nei voti al referendum). E poi di affannati contatti con Renzi per non essere esclusa dal governo Gentiloni. Una sequela infinita di messaggi per chiedere di non essere la sola a pagare per una battaglia combattuta insieme. Renzi le avrebbe consigliato un passo indietro. Lei non ha ascoltato. Lui ha ceduto. E ora la Mari riparte: più isolata che mai.