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Regeni, il Cairo indaga su due poliziotti accusati di omicidio – Repubblica.it

repubblica.it – Regeni, il Cairo indaga su due poliziotti accusati di omicidio.

La procura egiziana ha iscritto nel registro degli indagati due agenti che parteciparono il 24 marzo scorso alla messa in scena con cui alla magistratura, al Governo e all’opinione pubblica italiana vennero consegnati i cadaveri di cinque innocenti venduti come i responsabili della morte di Giulio. Una decisione che potrebbe essere decisiva nei prossimi me  di CARLO BONINI E GIULIANO FOSCHINI

ROMA – Se c’è uno spiraglio che le 36 ore di vertice a Roma tra i magistrati della procura generale del Cairo e quelli di Roma hanno lasciato intravedere nella tortuosa strada che porta alla verità sull‘omicidio di Giulio Regeni, è in un dettaglio, lasciato scivolare sul tavolo dei colloqui, che rischia di assumere nelle prossime settimane un’importanza decisiva.

La procura generale del Cairo ha iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio due poliziotti che parteciparono il 24 marzo scorso alla cruenta messa in scena con cui alla magistratura, al Governo e all’opinione pubblica italiana vennero consegnati i cadaveri di cinque innocenti venduti come i responsabili della morte di Giulio.

La mossa del procuratore egiziano Sadek di incriminare i due poliziotti, apparentemente scontata dopo l’ammissione degli stessi egiziani dell’estraneità dei cinque assassinati nella vicenda Regeni, in realtà è tutt’altro che neutra.

Come infatti aveva intuito la procura di Roma, che sui fatti del 24 marzo aveva insistito con ben due rogatorie e una dettagliata informativa dello Sco, venire a capo dei responsabili di quella messa in scena significa inevitabilmente fare un passo verso i mandanti e i responsabili della morte del ricercatore italiano.

Detta altrimenti, l’unico movente possibile per giustificare l’esecuzione della asserita “banda criminale” che avrebbe sequestrato e ucciso Giulio significa avvicinarsi ai mandanti del crimine che quella messa in scena doveva coprire: l’omicidio Regeni.

Come il procuratore Sadek ha spiegato al procuratore Giuseppe Pignatone e al sostituto Sergio Colaiocco, le evidenze dell’inchiesta egiziana sulla morte dei cinque non lasciano ormai spazi a dubbi. L’assenza di tracce di sangue all’interno del pulmino su cui vennero ritrovati i cadaveri dei cinque morti ammazzati fa escludere che vi sia mai stato un conflitto a fuoco.

E, a maggior ragione, che a scatenare quel conflitto a fuoco furono i colpi esplosi “per legittima difesa” dalla polizia egiziana, come ha riferito in un verbale ora consegnato alla procura di Roma uno degli agenti coinvolti.

In questo atto, piuttosto lungo, e in queste ore in corso di traduzione dall’arabo, i nostri investigatori sono convinti di poter trovare utili contraddizioni o comunque indizi in grado di aprire una porta su i mandanti di quell’esecuzione dunque dell’attività di depistaggio sull’omicidio di Giulio Regeni.

Non fosse altro perché i poliziotti che parteciparono al 24 marzo possono condurre all’identificazione di chi aveva in mano i documenti di Giulio. E ordinò che venissero collocati nella casa dei cinque innocenti assassinati per dare credibilità alla grottesca messa in scena che doveva scaricare la responsabilità dell’omicidio su cinque cadaveri che non potevano più difendersi.

C’è di più. Alla procura di Roma Sadek ha consegnato i tabulati dei cinque agenti del servizio segreto civile, la National security, che trattarono la pratica Regeni nel mese precedente al suo omicidio. I dati coprono un arco temporale che va dal gennaio al marzo di quest’anno. Lo stesso che copre i dati di altre 11 utenze consegnate martedì.

Un secondo cellulare che, solo ora si scopre era in possesso di Mohammed Abdallah, e dieci utenze di altrettanti soggetti che con Abdallah sono stati in contatto in quei tre mesi. Lo sviluppo di questi tabulati, affidato a poliziotti dello Sco e carabinieri del Ros, potrebbe consentire qualche altro significativo passo avanti.

E sciogliere, solo per fare un esempio, quella che al momento appare l’ennesima menzogna con cui gli apparati di sicurezza egiziani continuano a negare ogni responsabilità nella morte di Giulio.

Una menzogna che suona così: è vero, ci occupammo di quell’italiano, ma soltanto tra il 7 e il 10 gennaio del 2016, per poi lasciar cadere la cosa.

Una menzogna che già ora traballa sulla base di un’evidenza (una telefonata del 22 gennaio partita dal cellulare di Abdallah e diretta al centralino della National security) e che domani potrebbe essere definitivamente travolta da questi nuovi accertamenti tecnici.

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Sorgente: Regeni, il Cairo indaga su due poliziotti accusati di omicidio – Repubblica.it

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