Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

.

Che cosa sono e come si svolgono le consultazioni al Colle

Roma – Liturgia laica la più tradizionale che regge immarcescibile dall’alba della Prima Repubblica, le consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo non sono nemmeno previste dalla Costituzione. Da quella formale, almeno, perché quella materiale (vale a dire l’unità di teoria e prassi nell’applicazione della Carta) è ben altra cosa. Dai tempi più antichi del nostro ordinamento l’inquilino di turno del Palazzo ha sempre sentito l’obbligo, prima di dare un nome al Presidente del Consiglio, di sondare gli umori dei gruppi parlamentari. Essendo la nostra una democrazia parlamentare, in cui cioè il fulcro delle decisioni politiche è appannaggio dei rappresentanti del popolo, la cosa ha la sua logica e il suo perché. Dato infatti che il presidente del Consiglio designato si deve presentare alle Camere per ottenerne la fiducia, sarebbe sciocco e illogico non informarsi prima sulle sue possibilità di sopravvivenza. Nel suo scarno stile, la Costituzione regola la materia in due articoli di poche righe, il 92 e il 93. Vi si legge: “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Di seguito: “l Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica”. Dietro queste norme stringatissime si nasconde il racconto di settimane, talvolta molte, passate a sondare e sentire, vagliare e qualche volta mentire con uno scopo unico, quello di dare al Paese un nuovo governo, che sia il più stabile possibile.

 Renzi lascia il quirinale (afp)

Questa la descrizione della prassi seguita, non sempre alla lettera perché per l’appunto non codificata, in casi come quello che si è aperto martedì alle 19, ultima ora del governo Renzi 1.

  • Il primo giro di consultazioni
    Quando il Presidente del Consiglio rimette l’incarico, il Capo dello Stato lo accetta con riserva. Come a dire: puoi sempre ripensarci, ed io posso sempre rimandarti alle Camere a vedere se sei davvero privo della loro fiducia. Quindi avvia gli incontri per capire chi e come mettere insieme, tra le forze parlamentari, per dar vita a una maggioranza che sostenga il nuovo esecutivo. Si inizia sempre dai presidenti emeriti della Repubblica, regola di bon ton personale e istituzionale, basata sull’idea che ci sia sempre bisogno del saggio consiglio di qualcuno che di crisi di governo ne ha già gestita qualcuna. Seguono i presidenti dei due rami del Parlamento, l’uno la seconda carica della Repubblica, l’altro più informalmente la terza. Sono loro che dovranno gestire, nei tempi futuri, i rapporti tra esecutivo e legislativo, e sono quindi nella condizione di dare anche loro dei buoni consigli. Poi si passa alle forze politiche. Il che non vuol dire i gruppi parlamentari, cosa che sarebbe costituzionalmente più corretta. Dipende dalle esigenze del momento: il Presidente della Repubblica può infatti sentire gli esponenti dei singoli partiti, costretti talvolta da mancanza di rappresentanza sufficiente alla Camera e al Senato a confluire nei gruppi misti. In ogni caso, si inizia dal più piccino e si va a salire. Una cura particolare viene dedicata ai rappresentanti delle minoranze linguistiche. Normalmente un giro di consultazioni dura dai due ai tre giorni. Talvolta si è chiuso nell’arco di 24 ore. E’ l’unico momento in cui al Quirinale viene allestita una sala stampa, organizzata per l’occasione tra il corridoio alla Vetrata e la sala dei Precordi. I colloqui invece avvengono nello Studio alla Vetrata, lo studio ufficiale del Capo dello Stato (la maggior parte del lavoro corrente viene svolto nello Studio alla Palazzina, dall’altra parte dell’edificio). Le delegazioni entrano dalla Sala del Bronzino, all’uscita passano di fronte alle telecamere e, se vogliono, spiegano il loro punto di vista.
  • Fino a 3 ‘giri’, poi la pausa di riflessione
    Esaurito il giro il Presidente può deciderne un secondo, addirittura un terzo se ancora non emerge una soluzione (al quarto non si è mai arrivati a memoria d’uomo, e si è passati allo scioglimento delle Camere). Se pare invece che si avvicini il momento delle scelte, al Quirinale si prendono una pausa di riflessione che dura normalmente 24 ore.
  • L’annuncio del nuovo premier incaricato
    Quando le cose sono praticamente sicure, ed il nome è stato scelto, un comunicato della Presidenza della Repubblica annuncia l’imminente riapertura della sala stampa: è il segnale che si è arrivati alla svolta. Mentre i giornalisti attendono accalcati, il prescelto viene convocato, ha un ultimo colloquio e quindi esce davanti alle telecamere il segretario generale della Presidenza. Legge un testo che più o meno recita: “Il Presidente della Repubblica ha ricevuto oggi al Palazzo del Quirinale …., al quale ha conferito il mandato per la formazione del nuovo governo. … ha accettato con riserva”. Esce a questo punto anche il Presidente del Consiglio incaricato, che detta le prime linee programmatiche di un esecutivo che in realtà è ancora tutto da fare.
  • Il giuramento e la nascita del nuovo governo
    Tornerà, se tutto va bene, di lì a pochi giorni con la lista dei ministri. E lì si aprirà un nuovo capitolo, quello incentrato sulla volontà più o meno grande del Capo dello Stato di entrare nel merito della lista. Ultimo e definitivo atto, il giuramento del governo nel Salone delle Feste. La Repubblica a questo punto ha un nuovo governo, la liturgia si è compiuta, il miracolo è stato rinnovato. Laicamente, nell’eterno ciclo della vita repubblicana basato sull’idea dell’eterno ritorno: il ritorno, all’incirca una volta all’anno, del boccino della politica nelle mani del Presidente della Repubblica.

 

Sorgente: Che cosa sono e come si svolgono le consultazioni al Colle

Spread the love
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *