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antifa: Caidate Saluti nazisti e croci runiche: viaggio dentro la comunità che nega l’Olocausto

caidate, nel varesotto, dove 300 naziskin vivono organizzati militarmente. Ecco come si raccontano. I nemici sono “immigrati, ebrei, gay, centri sociali, polizia, banche”. La festa per il compleanno di Hitler, la famiglia, i volantini col volto di Eva Braun per il gruppo femminile, il rifiuto di avere contatti con il resto dell’estrema destra07 dicembre 2016CAIDATE (VARESE) – La runa di legno stava lì, sdraiata nel giardino ingabbiato da una rete metallica: la runa Tiwaz, simbolo dei guerrieri di Odino, mitologia germanica che influenzò l’ascesa del Terzo Reich. I neonazisti varesotti l’altro giorno l’hanno portata al monte San Martino e, posando in parata, hanno profanato il sacrario simbolo della lotta partigiana contro le SS nel ’43. “L’anno scorso ci hanno fermato i carabinieri…”, taglia corto il capo dei Do.Ra., Alessandro Limido. Sul retro del villino una massicciata di cemento. “Non abbiate paura del cane… Preoccupatevi del padrone” è scritto sul cartello al civico 8 di via Papa Giovanni XXIII. Due disegni: un bulldog e una mano che stringe la pistola. Se non fosse per quel benvenuto sinistro e per niente astratto (ad aprile Limido ha massacrato di botte un ladro che stava rubando un’auto sotto casa), si direbbe che l’atmosfera è quasi familiare. Hinterland di Varese: c’erano una volta Bossi e la Lega. Il Pil trainato dall’industria aeromeccanica. Oggi ci sono i naziskin. “Siamo nazionalsocialisti. Neghiamo l’Olocausto. Sono stati gli ebrei, per difendere il capitalismo, a volere la guerra contro Hitler e Mussolini: non il contrario. Da qui parte la nostra attivita’, dalla controinformazione alle iniziative sul territorio”.I Do.ra. – acronimo della Comunità militante dei dodici raggi (i raggi del Sole nero, simbolo del castello tedesco di Wewelsburg, sede operativa delle SS) – sono la più numerosa e organizzata comunità nazionalsocialista italiana. Quattro anni di vita sottotraccia. Formalmente “associazione culturale”. In pratica un micro pezzo di popolazione varesotta che, 71 anni dopo la fine del regime nazista, prospera sugli orrori incisi nella storia. “I veri eroi sono i nazisti che hanno combattuto. Noi possiamo solo contestare il sistema e vivere secondo le nostre regole Comunitarie”. Cose dell’altro mondo. Eppure Alessandro Limido, 34 anni, figlio di una ex hippie e di Bruno Limido, già calciatore della Juventus poi coinvolto in una vicenda di caporalato e fatture false, non fa una piega. Limido jr è “Ale di Varese”, il “presidente”. Vende piscine con la Almipool group di Azzate. Ma il senso della vita è la leadership di questa tribù marziana cresciuta sul modello del nazismo delle origini nel ventre della periferia di Varese.Varese: Viaggo tra saluti nazisti e croci runiche nella comunita che nega l’OlocaustoNavigazione per la galleria fotografica1 di 16Immagine PrecedenteImmagine SuccessivaSlideshow{}{}Caidate. Il giardino coperto di foglie ricorda i boschi dove i Do.Ra. organizzano i “solstizi”: mogli, bambini, cani, canti identitari, birra a fiumi, salamelle. E svastiche bruciate e loro intorno, a cerchio. Nella Germania del Reich il solstizio era un rito propiziatorio che serviva a rievocare le virtù del sacrificio e del prestigio: i falò erano elevati in onore al Führer. Del quale i Do.ra., il 20 aprile, celebrano la nascita. “Mica ci nascondiamo noi”. Non la dissimulazione di Casapound. Nemmeno le velleità politiche di Forza Nuova. Piuttosto la sintesi dell’esperienza ventennale degli skinhed razzisti di Varese. Disciplina interna quasi maniacale. Un autorigore inversamente proporzionale alla disinvoltura a cui sono ispirate le azioni contro i “nemici”: immigrati, ebrei, gay, centri sociali, polizia, banche. Anche Salvini, che “fa il duro contro gli ultimi della società e poi striscia in Israele a leccare la mano al suo amico sionista Avigdor Liberman”, è la sintesi di Limido.La sede dei Do.ra. è questo ex magazzino. Regolare contratto d’affitto. Enrico Quirico, il proprietario, fa l’operaio e dice che ha idee “diverse da loro”. Ma tant’è, avere in casa un gruppo di neonazisti non gli provoca imbarazzo: “Ho affittato con agenzia, pagano puntuali: mai un problema”. Questione di punti di vista. E di leggi. Per esempio quelle sull’apologia fascista, la discriminazione e l’odio razziale.La normalità antisemita dei Do.ra.? Ha una struttura di stampo militare. C’è un nucleo direttivo, un presidente (Limido), un vice, Matteo Bertoncello, capo dei Blood and Honour, gli ultrà razzisti e xenofobi del Varese calcio; un responsabile operativo chiamato “sergente”, Andrea De Min; una “guida suprema”, Maurizio Moro, che ha fondato il gruppo nel ’93 fondendo i Varese skineah e gli Ultras 7 Laghi. Ma non di soli uomini è formato il corpaccione dei Dodici raggi.Le donne della comunità hanno resuscitato il Servizio ausiliario femminile (Saf) della Rsi: volantini con il volto di Eva Braun, incontri a tema. “Non siamo subordinati alla figura e al ruolo dell’uomo – dice Silvia Malnati , un tempo legata

Sorgente: antifa: Caidate Saluti nazisti e croci runiche: viaggio dentro la comunità che nega l’Olocausto

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