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Siamo tutte Jenni Galloni – Al di là del Buco

Jenni, ci piace ricordarla così. Senza saccheggiare, come fanno le varie testate giornalistiche, la sua bacheca facebook.

abbattoimuri. – Siamo tutte Jenni Galloni – di Eretica

Lei scrive:

Ciao Eretica,
scrivo questa lettera chiedendo di rimanere anonima.
La “ragazza incinta di 25 anni trovata morta”, quella cui “la madre pubblica la foto choc del cadavere su Facebook” io la conoscevo. Forse lei non si ricordava nemmeno più di me, ho vissuto 7 anni a Bologna ma non vi abito più da quasi 3.

Ho conosciuto Jenni che era ancora una bambina, ad una serata tekno in uno dei tanti locali, e ruppi le palle all’entrata perchè facessero entrare lei e il suo ragazzo di allora assieme al loro cucciolo di cane. La rividi poi a molte feste, ci si scambiava un saluto e un sorriso, ma non ci siamo mai conosciute molto.

Eppure ricordo una ragazza sorridente, forse un po’eccessiva, però piena di vita e amabile forse proprio per il suo essere “esagerata” nel bene e nel male. Una visione molto diversa da quel piccolo corpo inerme e livido, più indifesa di quando è nata, postato dalla persona che le ha dato la luce.

Non giudico il gesto della madre, seppure vi sia rimasta sconcertata, ma non posso non giudicare la cattiveria ferina di chi l’ha derisa, sfottuta, giudicata con fare oscenamente bigotto: sta di fatto che quel corpicino e la sua creatura sono state date in pasto a degli avvoltoi, ad un orrido circo mediatico che ne ha infangato la memoria.

Non si sa ancora di cosa sia morta Jenni, parlando però di droga, rave party, cattive compagnie il suo nome è stato infangato e lei è stata giudicata, passata al tritacarne, sbattuta in prima pagina col suo volto pallido e violaceo di bambina su un freddo tavolo d’obitorio.

Io sono una ragazza che ai rave ci è andata per molto tempo, ho visto fiorire e sfiorire il movimento, ho visto tante albe ballando, ho vissuto la discesa negli inferi della dipendenza e il lento, difficile risalire per amore della piccola creatura che mi sta accanto, mio figlio.

Per quanto non sia un mondo di sicuro fatto di rose e fiori, per quanto la droga ti possa mangiare l’anima, ci sono stati molti momenti in cui sono stata felice e sebbene le dipendenze, sì, tutto ciò mi piaceva. Come piaceva a Jenni.

Sono una mamma imperfetta, da tempo non uso più nulla, ho ancora una dipendenza da metadone seppure ne prenda dosi bassissime (2 mg), le stesse dosi con cui ho partorito mio figlio, un bambino sanissimo e bellissimo, di 4 kg, nato a termine dopo una bellissima gravidanza e un parto stupendo, che in ospedale mi è stato strappato a 2 ore dalla nascita e sottoposto a mille test, con gli stessi protocolli per chi nasce da mamme che usano dosi alte di metadone/subutex e addirittura gli stessi protocolli applicati per chi nasce da memme tossicodipendenti.

Ogni minimo movimento, pianto, starnuto del mio bambino sono stati ricollegati alle mie “colpe”, sono stata processata mille volte, ho subito violenza ostetrica da 2 operatrici a sole sei ore dal parto, finchè ho chiesto di portare a casa il mio bambino su mia responsabilità e lì abbiamo iniziato a rinascere, ma la disperazione, le lacrime, le umiliazioni di quei primi giorni non le scorderò mai e hanno avuto anche ripercussioni sul mio corpo, non sono riuscita ad allattare e ho smesso di piangere e cominciato a risalire solo a casa, giorni dopo.

Mio figlio non è nato in astinenza, non è stato trattato farmacologicamente, è un bimbo estremamente calmo, di appetito robusto e che non piange quasi mai, eppure su di lui sono ricadute tutte le mie colpe.

Le colpe di aver avuto certi problemi, di esser appartenuta ad un mondo che dai più è disprezzato, temuto e a volte, per le libertà connesse, anche sotto sotto invidiato.

Guardo il mio bambino e mi auguro non viva mai la discesa nel Maelstrom che è la dipendenza da droghe. Eppure mi spezzerebbe il cuore di più vederlo diventare una bestia che magari non ha mai toccato nemmeno una canna ma è pronta a giudicare, tritare, schiacciare il prossimo dall’alto della sua immacolata superiorità.

Farò di tutto perchè cresca un piccolo uomo giusto e gentile, almeno vi proverò. Farò in modo che le mie esperienze, la mia sofferenza, le mie risate, la mia risalita siano un bagaglio che ci arricchisca e ci renda più forti.
Sono sicura che anche Jenni ci avrebbe provato.

Nel bene e nel male, lei è tutte noi. Tutte le ragazze dei free party, col trucco colato rifatto nei camper e le scarpe infangate, le tasche piene di sogni, di dipendenze e di tentativi di uscirvi, tutte le mamme imperfette che lottano per sè stesse e per i loro bambini, magari sbagliando.
Non sappiamo ancora di cosa sia morta, e anche se fosse stato di droga, possiamo pensare a tutto ciò con dolore e non con la spada tagliente del giudizio.

Siamo tutte Jenni, nel bene e nel male, su un tavolo di obitorio avremmo potuto finirci, per i più disparati motivi, tutte/i noi. Mai avrei voluto che una/o di noi venisse ricordat@ ed espost@ brutalmente alla folla così.
Ciao Je. Vorrei tanto pensare che ci sia un posto dove tu e la tua creatura possiate essere in pace, ma credo nel presente. Che la terra ti sia lieve. Ciao sorellina.

 

 

Sorgente: Siamo tutte Jenni Galloni – Al di là del Buco

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