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La rumorosa agonia della blatta

La ferita narcisistica deve essere lancinante; ora ogni gesto è orientato a ghermire la scena, a testimoniare di esserci stato, ad orinare, per l’ultima volta, sul proscenio del territorio mediatico.
Quattrocentomila euro per lo spin doctor, quattordici milioni di lettere stampate e spedite a spese dello Stato, due mesi a girare come un venditore di pentole, a ri-declinare in migliaia di modi la frase intorno a “costi della politica”,l’unica ossessiva bugia, buona per quegli stupidi.
E invece…niente.
Dopo la scoppola avrebbe potuto, avrebbe dovuto, meditare attendere, invece attendere è impossibile,l’ansia ingovernabile. “il mondo deve capire con chi hanno a che fare”, “voglio proprio vedere come faranno ora”, “credete forse di farmi paura!?”.
Il discorso post-elettorale sembrava sputato fuori ma era , tossico al punto giusto, pronto da ore, le lacrime, più sintomo che emozione, erano vere.
Nessuno gli aveva chiesto niente, avrebbe potuto dare retta ai suoi consiglieri, prendere atto della sconfitta, non personarizzarla, cogitare mosse…ma il terrore di sparire piano, senza clamore, senza suscitare un fremito nella Storia era troppo forte.
Si dimette frettolosamente, poi congela, poi si dimette ancora.
In questa scellerata sequenza nervosa, approva una manovra di bilancio dove si scorda di inserire il piano sicurezza per i terremotati, fondi per i malati di Taranto. Bazzecole, di fronte alla necessità di attestare il proprio piccato disappunto. Adesso è l’ora dei proclami, dell’attizzatoio polemico in vista dell’ultimo atto auto-distruttivo: perdere contro i suoi simili.
E noi? Noi contiamo poco, siamo tutti poveri episodici votanti, insetti fastidiosi nell’ora del suo tracotante risentimento, del suo definitivo grido:
L’ultimo grido della blatta morente.

Massimo Carrano

 

Sorgente: Contro la disinformazione

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