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Crisi di governo – Direzione Pd, una cerimonia degli addii (anche con lacrime) | l’Unità TV

Grande preoccupazione in attesa di capire come evolve la crisi di governo

Lui, Matteo Renzi, non è sembrato affatto nervoso o abbacchiato. Prima di salire nella grande sala della Direzione (strapiena come un uovo), il segretario del Pd si è fermato con un po’ di collaboratori,
ha stretto mani con la baldanza di sempre, eppure quella di oggi era la riunione meno felice di tutte. Qui era nata la leadership di Renzi nel lontano febbraio 2014, qui lo stesso Renzi ringrazia gli astanti per il lungo applauso che lo accoglie, ora che se ne va dal governo.

Alla cerimonia degli addii c’erano più o meno tutti. C’erano anche quelli della sinistra – si temevano contestazioni all’entrata ma non ci sono state – c’è anche Pier Luigi Bersani. Fra di loro era circolata la domanda: ma senza dibattito che riunione è? La protesta anzi è stata riportata, dopo la relazione di Renzi, da Walter Tocci, al quale Orfini ha chiesto di soprassedere perché ci saranno altre riunioni (la Direzione resta convocata in modo permanente per seguire gli sviluppi della crisi di governo). Ma dentro Bersani, Speranza, Stumpo, Zoggia non chiedono di parlare.

Effettivamente, è stata solo una “comunicazione” di Renzi. Una rivendicazione del buono realizzato in questi 1000 giorni, soprattutto un segnale psicologico per rimarcare che lui è in campo e che ha una proposta precisa da avanzare non solo e non tanto a Mattarella quanto a tutto il mondo politico: un nuovo governo? Bene, il Pd è disponibile ma solo se lo saranno tutti gli altri. E’ la linea già nota dalla quale il leader non deflette: governo istituzionale con tutti dentro oppure elezioni, perché “il Pd non ha paura di nulla, non ha paura delle urne, non ha paura della democrazia”.

Quando finisce, l’applauso per Renzi è insistito. Lui saluta, abbraccia Emanuele Fiano, prima di lasciare la grande sala, destinazione Quirinale, per l’ultimo atto.

Tutti sanno che siamo solo all’inizio di una partita complicata, che sarà fatta di mille mosse e contromosse. Renzi fa capire che vuole giocarla in prima persona. Ma sa benissimo che le insidie sono molte. Fra queste forse c’è anche quella oggi  circolata molto di un Renzi bis. E sa che anche nel suo partito parecchia gente non è precisamente entusiasta di andare presto alle elezioni, meglio far decantare la situazione, costruire una soluzione ragionevole partendo dalla maggioranza che c’è “altrimenti si va incontro ad un’altra sconfitta”, come ci ha detto Gianni Cuperlo. che allude alla necessità di “un congresso”. Mentre un altro big come Graziano Delrio, pressato dai giornalisti, si limita a dire: “Ottimo discorso del presidente del Consiglio”.

La componente di AreaDem di Fassino, Franceschini, Rosato, Zanda, Sereni sembra voler aspettare di capire l’evolversi della situazione. E così anche Andrea Orlando, che ci è parso particolarmente preoccupato. Anche quello dei Giovani turchi è un tassello molto importante per la tenuta della maggioranza di Renzi.

C’è anche chi scherza, “non ci si capisce niente…”. Ma soprattutto c’è chi si commuove per quella che è incontrovertibilmente la parola “fine” al racconto dei “mille giorni”. E così scorrono lacrime sulle guance di alcune deputate renziane, e scoppia pure qualche diverbio fra pasdaran di correnti diverse. Sono nervi che cedono, dopo l’incredibile pressione che da domenica sera si è scaricata sui dirigenti di un partito che, questa sera, se ne tornano a casa con molte angosce e poche certezze, sperando che nei prossimi giorni l’aria cambi, almeno un po’.

Sorgente: Crisi di governo – Direzione Pd, una cerimonia degli addii (anche con lacrime) | l’Unità TV

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