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È lo spazio l’Eden per turisti ed esploratori – lastampa

Il rover della missione ExoMars prevista per il 2020.

lastampa.it – Al vertice dell’Esa l’Italia strappa un ruolo da leader. Spazioplani e navette e nel 2020 si tornerà su Marte

roberto battiston,  agenzia spaziale italiana

Un turista si affaccia all’oblò di uno spazioplano e, mentre galleggia in microgravità, vede la Terra nel blu siderale.

Sarà possibile e non bisognerà aspettare molto. Quando guardiamo il cielo, abbiamo una certezza. Dobbiamo correre, perché stiamo costruendo il mondo di domani.

E allora ci appare chiaro come il concetto di spazio si sia dilatato: da una parte verso destinazioni più ambiziose e lontane, come l’uomo su Marte, e dall’altra è tornato negli strati bassi dell’atmosfera, con i voli sub-orbitali fino 100 km d’altezza. Ma qual è il senso di questa nuova sfida?

Siamo entrati nell’era del «commercial space transportation», che cambierà lo scenario tecnologico e il nostro modo di vedere lo spazio – scopi scientifici, commerciali e turismo, così come tecnologie e aziende – e che porterà una maggiore popolarità e partecipazione allo spazio stesso: sarà un terreno dove costruire nuovo business.

La conferma di questo cambiamento ci è arrivata con alcune novità che vedono l’Italia protagonista. A partire dall’accordo tra l’Altec di Torino (una società partecipata da Thales Alenia Space e Agenzia Spaziale Italiana) e la Virgin Galactic per effettuare ricerche sui primi voli suborbitali degli spazioplani turistici.

È il vento della «space economy» che soffia dagli Usa grazie ai privati che sviluppano sistemi d’accesso allo spazio alternativi a quelli delle agenzie governative.

Tra questi, i «reusable single stage to orbit», aeroplani che evolvono in spazioplani, con il vantaggio di avere capacità di decollo e atterraggio da una pista.

Si tratta di una rivoluzione, in cui lo spazio diventa un ambiente per sistemi di trasporto diversi e integrati. È questo il senso del velivolo di rientro orbitale «Space Rider», fortemente voluto dall’Italia la scorsa settimana al vertice dei ministri dello spazio dell’Esa.

Il programma, che vedrà una leadership di Thales Alenia Space (joint venture Thales-Leonardo Finmeccanica) e il Centro di ricerche aerospaziali di Capua è l’evoluzione di «Ixv» («Intermediate eXperimental Vehicle»), che era stato testato con successo nel 2015, decollando da Kourou, in Guyana, e ammarando nell’Oceano Indiano.

«Space Rider» è un programma importante perché non solo mette l’Europa e l’Italia sul fronte più avanzato della tecnologia per il rientro orbitale (forse, un giorno, potrebbe rientrare in uno spazioporto italiano), ma perché coinvolge tutto il Made in Italy spaziale. A partire dal lanciatore europeo «Vega», realizzato in Italia da Avio, e che porterà in orbita «Space Rider» forse già nel 2021. Il vertice dell’Esa ha infatti confermato lo sviluppo di «Vega».

I razzi rimarranno ancora il mezzo più importante per portare gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale: qui si svolgeranno importanti test in campo biomedico per valutare gli effetti delle missioni di lunga durata alla volta di Marte.

Il Pianeta Rosso, il secondo «grande passo dell’umanità», rimane l’obiettivo primario dell’esplorazione e forse dell’evoluzione stessa dell’uomo. In questa impresa sono impegnati sia le agenzie sia i privati, come SpaceX.

Ecco perché è importante la decisione di proseguire la missione ExoMars, che ci sta trasmettendo analisi fondamentali sulla composizione dell’atmosfera del pianeta e immagini bellissime con la fotocamera italiana «Colour and stereo surface imaging system».

ExoMars 2020, la missione con un rover per il prelievo di campioni di terreno, è essenziale, dato che l’obiettivo sarà la ricerca di tracce di vita marziana.

Ma c’è un altro punto del perché andiamo nello spazio: la scienza ci insegna che l’uomo non fa solo cose utili, ma si impegna in imprese in cui lo scopo è la conoscenza di verità che ci raccontano una storia che altrimenti non avremmo mai conosciuto.

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