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Cameron, Hollande, Renzi, Rajoy: l’annus horribilis dei leader europei – Repubblica.it

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Il 2016 è stato l’anno della bocciatura da parte del popolo o del trionfo dei loro sfidanti populisti. E il prossimo non si annuncia migliore. Dalla Francia alla Scandinavia, la situazione caso per caso   –  di ANDREA TARQUINI

BERLINO – Da David Cameron a François Hollande, da Matteo Renzi agli scandinavi: per molti leader europei, democratici tradizionali d’ogni colore, il 2016 è stato l’annus horribilis.

L’anno della caduta, della bocciatura da parte del popolo, del trionfo annunciato dei loro sfidanti populisti. E il 2017 non si annuncia certo migliore. Vediamo la situazione caso per caso.

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video –  Hollande a sorpresa: “Non mi candido alle presidenziali 2017

Francia. Potenzialmente il quadro più pericoloso, tenendo anche conto che Parigi è membro permanente del Consiglio di sicurezza e dispone di potenti forze armate soprattutto con trecento bombe atomiche. Crisi sociale, declino industriale, tensioni etniche ed economiche tra banlieues e centri dei ceti alti, hanno esasperato la mancanza di leadership di François Hollande che era stato eletto come presidente della speranza dopo gli anni di Sarkozy.

L’intesa con Angela Merkel non lo ha salvato, nel suo stesso partito le rivalità sono esplose. La paura del mondo è che un giorno sieda all’Eliseo, con sul tavolo la valigetta dei codici delle trecento testate nucleari a raggio intercontinentale, Marine Le Pen, leader populista e in parte erede cultural politica di Petain e Laval, insomma di Vichy.

Il presidente delle scappate in vespa dall’amichetta ha gettato la spugna. Nel Ps resta il caos, la speranza dei democratici terrorizzati dal Front National è il neogollista iperconservatore François Fillon, certo non esempio di europeismo.

Gb, Cameron dimentica microfono acceso: saluta Downing Street …

Regno Unito. David Cameron aveva commesso l’errore di scommettere tutto sul referendum della Brexit legando il suo destino ai risultati. Ha sottovalutato, lontano come élitario ex studente modello, i veri umori popolari: paura dei migranti, impoverimento nelle periferie.

E così quando Boris Johnson suo rivale nei Tories e a destra Nigel Farage e gli altri dell’Ukip hanno cavalcato la tigre del Brexit, dell’uscita dalla Ue per tornare sovrani, hanno vinto. E a lui con un discorso dignitoso ma commosso davanti al cancello numero 10 di Downing Street non è restato che presentare le sue dimissioni. Anche qui carriera politica finita.

Spagna: Rajoy giura da nuovo premier

pagna. Mariano Rajoy, leader del Partito popolare (membro dei Popolari europei, insomma democristiano) seguendo le ricette d’austerità tedesche e i consigli di Draghi aveva cominciato a rilanciare l’economia spagnola. Ma troppo alta è rimasta la disoccupazione giovanile, troppo pesante il fardello delle conseguenze della bolla immobiliare per milioni di famiglie.

E la struttura industriale non è abbastanza forte da compensare. Così alle elezioni, ripetute due volte, non è riuscito a vincere. Alla fine, in un paese diviso tra partiti tradizionali, populisti di sinistra (Podemos) e centristi (Ciudadanos), Rajoy si ritrova a guidare un governo d’emergenza che si regge non sulle proprie forze ma solo sull’astensione di altri gruppi.

Merkel si ricandida: “Pronta a guidare ancora CDU e Germania …

Germania. Angela Merkel ha deciso di ripresentarsi ma rischia grosso, con coraggio. Da quando nel 2015 (senza consultare gli altri leader Ue) avea detto ‘wir schaffen das’, ce la faremo) decidendo di accogliere milioni di migranti in tutto il Vecchio continente, ha suscitato umori e paure xenofobe a casa come in Austria o Scandinavia, dove i migranti passavano o puntavano ad andare.

Con Alternative fuer Deutschland è sorto per la prima volta un partito nazionalista e antieuropeo a destra della Cdu-Csu. Nei ranghi di democristiani e cristianosociali bavaresi la fronda contro la cancelliera si rafforza. Ma manca di uno sfidante. E lei sembra decisa a non cedere. Nel suo ultimo incontro con Obama, il presidente le ha quasi affidato il compito di difendere i valori del mondo libero.

Austria, Van der Bellen: “Spero che Renzi vinca il referendum

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