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In democrazia non esistono vincitori e vinti…

congresso675

In una democrazia non esistono vincitori e vinti ma i diversi poteri che, divisi e bilanciati, la preservano da abusi e ingerenze dell’uno o dell’altro.

Negli Stati Uniti vige una divisione netta e rigida tra i diversi poteri e la legge elettorale per il Congresso (cioè il Parlamento) non prevede furbate e raggiri come il Porcellum ieri e il figliastro Italicum oggi che trasformano una minoranza in maggioranza e ai quali il premier può ricorrere per nominarsi i deputati.

Trump è presidente ma non può influenzare il Congresso (eletto a suffragio universale e separatamente da lui) che è l’unico è solo a detenere il potere legislativo, esercitato in regime paritario. Tra due anni Camera e Senato andranno rinnovate e potrà perdere la maggioranza.

È successo ad Obama e potrà succedere a lui.

Se gli Stati Uniti sono definiti una “grande democrazia” non è certo per la “democrazia esportata” in altri Paesi ma per il loro sistema di suddivisione e bilanciamento dei poteri nonché per la partecipazione attiva degli elettori alla vita politica.

Con la riforma invece saranno eletti in blocco sia il potere esecutivo che quello legislativo, cosa che, per ovvi motivi di tenuta democratica del sistema, non succede neppure nelle Repubbliche presidenziali come gli Stati Uniti.

E quale sarà il contrappeso? Nessuno. Il premier potrà legiferare con una sua solida maggioranza monocolore nell’unica Camera titolare del rapporto di fiducia, gli organi di garanzia saranno inevitabilmente espressione di quella falsa maggioranza monocolore, il Senato sarà ridotto ad un camerino senza alcun peso e le opposizioni avranno margine di manovra solo se sarà il governo a concederglielo con uno statuto da approvare alla Camera e con la semplice maggioranza assoluta che ha.

Considerato che il cambiamento sarà peggiorativo, voto No.

Sorgente: Contro la disinformazione

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