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A Vienna nel quartiere operaio roccaforte dell’estrema destra – La Stampa

Oggi il nuovo ballottaggio per le presidenziali che spaventa l’Europa

«Si guardi intorno: qui non ci sono più negozi gestiti dagli austriaci, nelle scuole non si parla più il tedesco, le case popolari le danno solo agli stranieri; vuol sentire una battuta che diciamo qui? “Vuoi avere un appartamento? Tua moglie deve portare il velo”». Johann cammina a passo svelto lungo la Hauptstraße, la strada che taglia in due il quartiere viennese di Simmering. Negozi di cellulari, supermercati turchi di frutta e verdura, chioschi di kebab. «Promozione: Döner Sandwich oppure Schnitzel Sandwich: 3 Euro», si legge su un cartello che punta sulla par condicio.

 

Johann ha fretta, deve accompagnare al lavoro sua moglie, che cammina accanto a lui, non porta il velo, è nata in India da genitori cinesi, fa la cameriera nel ristorante di un hotel e ora ripete con orgoglio: «Noi siamo blu». Blu, come il colore della Fpö, il partito della destra populista che al ballottaggio per le presidenziali austriache di oggi sogna di conquistare per la prima volta la Hofburg, il Quirinale austriaco. In un solo quartiere in tutta Vienna Norbert Hofer, il candidato presidente della formazione che fu di Jörg Haider, aveva superato a maggio il 50% dei voti al secondo turno delle presidenziali, poi annullato: a Simmering, col 50,3%. E in un solo quartiere la Fpö è riuscita finora a conquistare la presidenza di una circoscrizione nella storia della capitale austriaca: a Simmering, ex zona operaia diventata una roccaforte della Fpö.

 

Johann, che ha 50 anni ed è dipendente di un commerciante all’ingrosso di attrezzi da lavoro, non ha dubbi: oggi metterà la crocetta sul nome di Hofer. In passato ha votato per diversi partiti, persino per i Verdi ai tempi in cui erano guidati proprio da Alexander Van der Bellen, il candidato che sfida Hofer per la presidenza. Oggi «i socialdemocratici e i popolari non li posso più vedere», chiarisce, facendosi portavoce di quella frustrazione nei confronti dello strapotere ormai decennale della Spö e della Övp, riuniti oggi nella Grande coalizione, che rappresenta uno dei fattori che aiutano a capire il successo di Hofer. Un altro, molto sentito tra queste strade, riguarda le sue posizioni restrittive sui rifugiati. Quello che non va giù ad Hans è l’arrivo di «tutti questi musulmani» e l’atteggiamento di quei migranti «che chiedono un trattamento speciale invece di attenersi alle regole valide qui». Mia moglie, dice non senza orgoglio, parla solo tedesco coi suoi due figli. «E poi ha mai sentito di asiatici che creano problemi?».

 

Anche Ronny voterà per Hofer. «I profughi che hanno bisogno davvero di aiuto vanno bene, il problema è che molti vengono a sfruttare il nostro Stato sociale e ricevono dallo Stato soldi e uno smartphone nuovo, mentre io devo prestare 200 euro a mia nonna, che è austriaca, perché possa accendere il riscaldamento: qui non abbiamo bisogno di migranti economici, non ho altra scelta che votare in modo patriottico, cioè a destra», spiega. Ronny ha 34 anni e vive da sempre a Simmering. Com’è cambiato il quartiere? «Gli immigrati hanno preso sempre più il sopravvento», nota il cameriere, che l’anno scorso ha dovuto chiedere il sussidio di disoccupazione per tre mesi: «427 euro al mese, dopo aver versato i contributi per 16 anni, mentre la mia vicina, che è arrivata dalla Romania con un bambino e non ha mai pagato le tasse, ne prendeva 870».

 

Sono racconti come questi, che rimbalzano di strada in strada, che hanno spinto al rialzo la Fpö. Come l’ha spinta al rialzo la strategia di Hofer, che fa di tutto per presentarsi come un moderato piuttosto che come un esponente dell’estrema destra (nonostante i suoi contatti con le Burschenschaften, le confraternite studentesche su posizioni nazionaliste), nonché come un politico dinamico. «Non credo sia un populista di destra e poi essere di destra non significa automaticamente essere fascista», nota Johann. «Porta una ventata di nuovo: meglio un presidente giovane e dinamico, Van der Bellen invece è vecchio e dovrebbe starsene in un ospizio», aggiunge Hannelore, che ha 70 anni (due in meno di Van der Bellen) e in passato ha lavorato come assistente per gli anziani.

 

«Non siamo populisti di destra, lo dicono gli altri partiti in quanto hanno paura di noi, là dove governiamo le persone non ci temono, perché vedono che siamo assolutamente normali», sostiene uno che Norbert Hofer lo conosce bene: Paul Stadler, presidente di circoscrizione di Simmering, il primo politico della Fpö a guidare un quartiere della capitale nella storia di Vienna. L’anno scorso ha interrotto qui lo storico dominio socialdemocratico, prendendo quasi il 41,8% dei voti. Come c’è riuscito? «Ascoltando le persone e i loro problemi: gli altri partiti si sono occupati di dividersi i posti e non hanno più pensato ai cittadini». La rivoluzione anti-establishment: l’altro ingrediente che potrebbe aprire le porte della Hofburg a Norbert Hofer.

Sorgente: A Vienna nel quartiere operaio roccaforte dell’estrema destra – La Stampa

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