Roma, 2 dicembre 2016 – È il referendum, bellezza. Beppe Grillo alza la voce: «Denunceremo penalmente Renzi per il reato di abuso della credulità popolare in merito alla falsa scheda elettorale del Senato che ha mostrato pubblicamente». Il premier replica: «È la scheda che i cittadini potranno avere se passerà la proposta Chiti.

Il punto qualificante è che alle prossime elezioni ci sarà una scheda. Le accuse di non democrazia sono false». Botte da orbi tra il fronte del Sì e quello del No. La scommessa è che continueranno domani – sui social e in rete – a dispetto di ogni prescritta decantazione nel giorno del silenzio. Chiunque esca vincitore, una campagna asperrima. Ecco un promemoria per parole chiave.

ACCOZZAGLIA Definizione renziana dei favorevoli al No, sistemati in apposito recinto contenitivo (presumibilmente privo di servizi igienici) senza troppe distinzioni tra famiglie politiche.

BRUNETTA Il capogruppo di Forza Italia alla Camera. Ma anche la sua signora Titti, con l’account paragrillino Beatrice Di Maio (poi smascherato), usato a insaputa del marito. Una twittata all’ora contro il premier Renzi mantiene la coppia vispa e unita.

CLIENTELE L’arringa di Vincenzo De Luca ai ‘suoi’ sindaci: «Vi piace Renzi, non vi piace Renzi, a me non me ne fotte un c… Sono arrivati fiumi di soldi. Che dobbiamo chiedere di più?».

DERIVA AUTORITARIA Il No la teme. A partire da «Casapound» (copyright Matteo Renzi).

EUROPA Un po’ matrigna (si sa), un po’ tirchia (sui conti), un po’ tifosa (in nome della stabilità). Utile diversivo per ogni fuga dialettica. Tipo: «Dobbiamo votare sì (ce lo chiede l’Europa)». Ma anche: «I poteri forti stanno tutti da una parte (guardate l’Europa!)».

FINANCIAL TIMES Dopo il fiasco Brexit, studia profezie che si autoavverino. Fingendo dolore, invita a mazzolare le nostre banche.

GRILLO Preoccupato per i guai della giunta Raggi e per il caso Palermo, sfugge al duello tv con Renzi che gli ruba l’approccio social e fa campagna anti-casta tra i pentastellati. La denuncia penale è sintomo di tensione.

HASHTAG Il più introvabile segno della tastiera eletto a simbolo di contemporaneità. Con l’hashtag davanti, qualsiasi fesseria referendaria – anche #lapiùspregevole – acquisisce un suo status di pensosa dignità. Per un attimo.

ITALIANI ALL’ESTERO Tirati per la giacchetta. Temuti. Insultati. Se il Sì dovesse prevalere grazie ai residenti esteri, il No ricorrerà. Parafrasando Giobbe Covatta: «Noi non siamo razzisti, sono loro che votano per corrispondenza».

LACERAZIONI Tutti le descrivono, nessuno le ricuce. Ago e filo al Quirinale. Buon lavoro.

MALATI Meglio se oncologici. Citati come beneficiari del Sì, se le Regioni perderanno potere e la sanità del Sud si riqualificherà. Voto di scambio? No, di chemio.

Quelli che la riforma non gli piace. Sono indecisi. Molto indecisi. Ma forse alla fine voteranno Sì.

OBAMA Periodo duro. Aria di trasloco. Fa l’endorsement per Renzi. Si ritrova Trump in salotto.

PARTIGIANI L’Anpi si schiera in blocco per il No. Contro il segretario-premier arriva l’anatema.

QUORUM L’assente: stavolta non c’è. E non sa cosa si perde.

REPUBBLICHINI Chi voterà Sì, nel giudizio del nuovo presidente del Tribunale di Bologna Francesco Caruso. Anche Bill Emmott (ex Economist) agita lo spauracchio mussoliniano.

SCROFA FERITA Oppure «serial killer». Il premier visto dal Movimento 5 Stelle.

TV Geneticamente orientata al Sì. O No?

UNITÀ (del Paese). Ora la invocano tutti. Con decorrenza lunedì.

VENEZUELANO Il defunto generale cileno Augusto Pinochet ‘arruolato’ con sfondone geografico dal pentastellato Luigi Di Maio per descrivere il futuro dell’Italia se vincerà il Sì. Già pronti gli squadroni della morte.

ZAGREBELSKY Il costituzionalista simbolo dei guerrieri del No. A suo giudizio, questo referendum è ancora più divisivo di quello Monarchia-Repubblica del 1946. Lui ricorda bene quei giorni. Aveva tre anni, ma politicamente era già molto impegnato.