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L’inchiesta di BuzzFeed sul M5S e internet – Il Post

Il partito di Grillo è la principale fonte di disinformazione in Italia, sostiene un’inchiesta giornalistica, e molte sue notizie false arrivano direttamente dalla propaganda russa

Martedì BuzzFeed ha pubblicato un’inchiesta giornalistica sulla disinformazione prodotta in Italia dal Movimento 5 Stelle e sui legami del partito di Beppe Grillo con diversi siti di news che diffondono la propaganda del governo russo. L’inchiesta, che è stata realizzata dal giornalista italiano Alberto Nardelli, ex data editor del Guardian, e da Craig Silverman, esperto di meccanismi dell’informazione online, ha provato a ricostruire il funzionamento di questa rete, che non include solo il blog di Grillo e gli account social collegati – che presi da soli hanno già milioni di follower – ma anche una serie di altri siti che si presentano come “indipendenti” ma che di fatto sono controllati dal M5S. BuzzFeed ha scritto che «questi siti rigurgitano inesorabilmente le campagne del M5S, la sua disinformazione e i suoi attacchi ai rivali politici, in particolare al presidente del Consiglio di centrosinistra, Matteo Renzi», che è stato definito, tra le altre cose, un dittatore, un bugiardo e un “pappone di stato“.

Per capire come funziona la macchina di propaganda del M5S bisogna partire dalla struttura che ne sta alla base, cioè dall’esteso network di siti e account social legati al partito. Non c’è solo il blog di Beppe Grillo, ma da lì si parte. Il blog si presenta curiosamente come “il primo magazine solo online”, ma non è un magazine e di certo non è “il primo solo online”: non ha niente a che fare con un organo di informazione, tantomeno indipendente. La pagina Facebook collegata ha quasi 2 milioni di follower, molti di più dei 911mila follower della pagina ufficiale del M5S, e i post che pubblica hanno lo stesso livello di interazioni di quelli dell’account del Corriere della Sera, ha scritto BuzzFeed. Se si vuole rimanere nella parte ufficiale della struttura, vanno aggiunti anche gli account Facebook e Twitter dei deputati e senatori del M5S, come Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista con i loro centinaia di migliaia di iscritti, e le molte pagine dei gruppi locali legati al M5S. Ci sono poi altre pagine Facebook affiliate o simpatizzanti che raggiungono decine o centinaia di migliaia di follower (come W Il M5S, 411mila iscritti, che rimette in circolazione materiale già pubblicato sulle piattaforme ufficiali) e altri tre siti molto popolari legati al M5S – TzeTze, La Cosa, e La Fucina – anch’essi controllati dalla Casaleggio Associati, società ora diretta da Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto.

facebook-grilloLa pagina Facebook di Beppegrillo.it

Il rapporto tra Casaleggio Associati, blog di Beppe Grillo e il sito del M5S è molto stretto: l’azienda ha sviluppato e controlla, insieme a un gruppo ristretto di parlamentari del Movimento, le tecnologie per la “democrazia diretta” e per la raccolta fondi che sono alla base della piattaforma “Rousseau” usta dal partito; inoltre, BuzzFeed ha verificato che il blog di Grillo, i siti del M5S e quelli che si definiscono di news utilizzano lo stesso set di server, così come i sistemi per la pubblicità di Google e l’analisi delle visite.

TzeTze, La Cosa, e La Fucina si presentano come fonti di informazioni verificate e affidabili, ma diffondono quotidianamente notizie false. La Fucina è il sito forse più particolare dei tre: si occupa di questioni di salute in una maniera considerata da molti irresponsabile, visto che promuove inesistenti “cure miracolose” e ha spesso posizioni anti-vaccini. I contenuti pubblicati sulle pagine Facebook di questi tre siti raggiungono spesso migliaia di utenti. A marzo, per esempio, la pagina Facebook di TzeTze ha pubblicato un video introdotto dalla scritta «RUSSIA-TURCHIA-AMERICA-EUROPA-ITALIA, ecco tutte le verità che ci stanno nascondendo», pieno di informazioni false o non verificate. Nel video, che è stato condiviso da 46mila persone, si sosteneva che la Turchia avesse abbattuto un aereo russo al confine turco-siriano perché «Putin con i suoi raid contro i terroristi disturbava i traffici di petrolio tra l’ISIS e la Turchia» (ma Putin in Siria bombarda soprattutto i ribelli, non l’ISIS, e non c’è nessuna prova che il governo turco compri petrolio dallo Stato Islamico); sosteneva che il figlio del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan abbia incontrato diverse volte i leader dello Stato Islamico e che si sia fatto ritrarre anche in una fotografia poi diffusa online (ma non ci sono prove della prima affermazione e la seconda arriva da teorie del complotto circolate online ma senza fondamento); poi sosteneva che gli Stati Uniti non fossero interessati a combattere lo Stato Islamico ma solo a destituire Assad (ma chi segue le vicende legate alla guerra in Siria sa che è vero il contrario: l’amministrazione Obama è stata invece accusata di avere fatto una specie di patto di non belligeranza con il governo siriano). E così via.

Uno dei punti più interessanti e approfonditi dell’inchiesta di BuzzFeed riguarda il rapporto tra il M5S e la Russia, che è una storia nella storia. Fino al 2014 l’interesse del M5S verso la Russia era minimo, e per lo più critico: e d’altra parte erano anni in cui Putin in Italia era visto soprattutto come un amico e alleato autoritario di Silvio Berlusconi, che Grillo e il M5S contestavano e a cui lo associavano spesso. Il partito di Grillo accusava il governo russo di adottare politiche repressive nei confronti dei media: per esempio alla fine del 2007 aveva pubblicato un post proponendo Anna Politkovskaja, giornalista russa uccisa a Mosca nel 2006, come “Woman of the Year”, in polemica con la nomina di Putin a “Person of the Year” da parte di Time (peraltro le scelte di Time non sono in alcun modo un endorsement, come ha spiegato lo stesso giornale).

Alla fine di marzo 2014, quando i primi uomini armati col viso coperto entravano in Ucraina orientale, il M5S parlò di invasione russa e accusò il governo italiano e l’Unione Europea di non voler prendere una posizione netta per paura di far saltare gli accordi di fornitura col gas con Putin. Le cose cambiarono alla fine del 2014. Grillo cominciò a raccontare storie positive su Putin e alcuni deputati del M5S andarono a Mosca per partecipare al congresso di Russia Unita, il partito di Putin che controlla il paese. Manlio Di Stefano, capogruppo M5S della commissione Affari esteri, cominciò a sostenere che le proteste del 2013 a Kiev erano state in realtà un colpo di stato contro l’allora presidente filo-russo Viktor Yanukovych, ed erano state possibili grazie al coinvolgimento di Stati Uniti e Unione Europea.

L’uomo che parla con Di Stefano è il vice presidente del parlamento russo Sergei Zheleznyak, sottoposto a sanzioni dall’Unione Europea.

Uno degli episodi più noti che mostra bene il nuovo rapporto tra propaganda russa e M5S è stato un intervento alla Camera della deputata del M5S Marta Grande, nel giugno 2014. Grande sostenne che in Ucraina erano stati aperti dei “centri di concentramento” per raccogliere i rivoltosi del sud-est del paese, e che i cittadini russi erano sottoposti a massacri e torture (entrambe informazioni senza alcun riscontro). Disse anche che erano in atto pratiche di cannibalismo, basando la sua affermazione esclusivamente su una foto che in realtà veniva dal set di un film di produzione russa girato cinque anni prima e diretto da Andrei Maliukov (la foto, che fa abbastanza impressione se non si tiene a mente che è finta, si può vedere qui).

Il legame tra M5S e propaganda russa è evidente anche dal tipo di notizie riprese dai siti e dagli account social collegati al partito di Beppe Grillo: molto spesso sono informazioni pescate da siti o giornali russi sotto il controllo del governo di Mosca, come Sputnik e Russia Today. Per esempio lo scorso agosto TzeTze ha pubblicato un articolo intitolato «Gli Usa finanziano il traffico di migranti verso l’Italia?», riprendendo una notizia pubblicata su Sputnik Italia che citava delle fonti di un giornale semi-sconosciuto vicino alle forze armate austriache. L’articolo sosteneva che il governo americano, tramite il dipartimento di Stato e la Fondazione Soros, finanziasse il traffico di migranti dalla Libia all’Italia. Diceva anche che le organizzazioni americane responsabili di questi traffici erano le stesse avevano «gettato nel caos l’Ucraina» durante le proteste a Kiev del 2013 e 2014. Di nuovo: nessuna di queste teorie è stata sostenuta da prove serie e documentate.

Come ha scritto Mattia Salvia in un articolo pubblicato su Vice e intitolato “Mi sono informato solo tramite pagine Facebook grilline per una settimana”, «là fuori esiste un vero e proprio Facebook parallelo frequentato solo da militanti grillini e occasionali troll del PD, un mondo composto da decine e decine di pagine dai nomi tipo “opinioni, informazioni, emozioni” (11mila like) e gruppi tipo “CLUB LUIGI DI MAIO” (55mila membri) dedicati alla discussione politica e alla diffusione di notizie e informazioni». Salvia ha fatto un esperimento: per un’intera settimana non ha mai aperto un sito di news o ascoltato qualcosa che non arrivasse direttamente dalla propaganda del M5S, e ha scritto:

«Quando ci stai dentro per qualche giorno capisci: in mezzo a tutte queste pagine che ti tirano addosso meme sul no al referendum e ti urlano nelle orecchie in caps lock che Pizzarotti è un traditore finisci per forza a condividere se non proprio le loro idee almeno le fondamenta su cui si basa la loro visione. È una logica da culto. E in più c’è una sorta di normalizzazione del clickbait, della condivisione ossessiva, del sensazionalismo: tutto questo ti cade addosso da ogni lato e finisce per sembrarti assolutamente normale. Probabilmente succede lo stesso anche per altri partiti, ma non credo a questi livelli; il caso del Movimento 5 Stelle è una peculiarità proprio per la centralità di internet e della propaganda su internet e per le dimensioni raggiunte dalla massa critica dei suoi simpatizzanti su Facebook».

Alberto Nardelli, uno dei due giornalisti autori dell’articolo di Buzzfeed, ha scritto su Twitter di avere fatto una dozzina di domande al M5S e alla Casaleggio Associati, ma di non avere ricevuto alcuna risposta.

Sorgente: L’inchiesta di BuzzFeed sul M5S e internet – Il Post

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