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Il Sud Sudan sprofonda – nigrizia.it

nigrizia.it – La crisiIl Sud Sudan sprofonda. Sempre più grave la situazione nel paese: il conflitto civile si allarga e rischia di sfociare in un genocidio, il valore della moneta è crollato e i generi di prima necessità sono troppo costosi.

La popolazione, sull’orlo della carestia, scappa nei paesi vicini in cerca di cibo. E sono ormai quasi 3 milioni i profughi e gli sfollati.  – di Bianca Saini

Da Juba si susseguono senza sosta notizie decisamente preoccupanti. L’ultima, diffusa in queste ore, riguarda il tasso d’inflazione: secondo dati ufficiali dell’ufficio nazionale di statistica, avrebbe raggiunto l’835,7% da quando, nello scorso dicembre, è stato abbandonato il tasso di cambio fisso sul dollaro. Nell’ultimo mese l’inflazione è aumentata del 17%.

In questi giorni nella capitale il valore di mercato di un dollaro è di 100,5 sterline sud sudanesi (Ssp); erano 17 meno di un anno fa.

La situazione è anche peggiore nel resto del paese. L’inflazione determina l’aumento incontrollato dei prezzi dei beni di prima necessità, e soprattutto del cibo, che è diventato inaccessibile per buona parte della popolazione.

La stagione agricola, inoltre, non potrà essere soddisfacente. Quest’anno le regioni del paese più fertili sono state quelle maggiormente interessate dall’aggravarsi del conflitto.

Secondo un rapporto delle agenzie dell’Onu competenti (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, il Programma alimentare mondiale e l’Unicef per la particolare vulnerabilità dei bambini), il 37% della popolazione è sull’orlo della carestia.

Il rapporto avrebbe dovuto essere reso pubblico in settembre, in modo da poter spingere la comunità internazionale ad intervenire, ma il governo non ha dato l’approvazione, così è rimasto un documento interno, che ora comincia a filtrare.

Sta di fatto che il flusso continuo dei profughi verso i paesi confinanti – Uganda, Etiopia e Sudan, soprattutto – molti in cerca di cibo, testimonia della gravità della situazione. I sud sudanesi che dipendono totalmente dalla comunità internazionale sono ormai poco meno di 3 milioni: 1 milione e 200 mila profughi, 1milione 700 mila sfollati. Solo il 64% dei fondi richiesti per far fronte al bisogno sono per ora stati raccolti.

Rischio genocidio
Ma le notizie più allarmanti sono quelle che riguardano la diffusione del conflitto ormai in tutto il paese. E un conflitto in cui le vittime sono sempre più spesso i civili.

Nei giorni scorsi Adama Dieng, consigliere speciale dell’Onu per la prevenzione dei genocidi, ha lanciato un accorato allarme: nella sua missione di una settimana ha potuto osservare chiari segni di una deriva che fa pensare ad una prossima esplosione di violenza su base etnica.

Particolare preoccupazione desta la situazione a Yei, una cittadina nel sud dello stato dell’Equatoria Centrale che non era stata toccata dal conflitto fino allo scorso luglio, ed era uscita indenne perfino dalla guerra civile che aveva insanguinato il Sud Sudan fino al 2005.

Dopo gli scontri a Juba lo scorso luglio tra l’esercito governativo (Spla) e le forze dell’opposizione (Spla-Io), la situazione a Yei è diventata drammatica. Human Rights Watch (Hrw), l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani ha raccolto la testimonianza di 70 abitanti, tra vittime e testimoni di atti di violenza raccapriccianti.

Sono la base di un rapporto pubblicato nei giorni scorsi, in cui si documentano, tra l’altro, assassini a colpi di panga – una sorta di machete locale – di donne e bambini, i cui cadaveri vengono buttati nei fiumi e talvolta nei pozzi per inquinare l’acqua e assetare la popolazione.

Adama Dieng ha potuto vedere con i suoi occhi una decina di persone bruciate vive nella loro capanna. Generalmente questo genere di azioni è condotto dalle forze governative, in maggioranza dinka, contro la popolazione locale, appartenente ad altre etnie. Ma le forze dell’opposizione non sono da meno.

Hrw ha raccolto testimonianze relative ad un attacco ad camion carico gente, in maggioranza dinka – il gruppo etnico del presidente e dell’attuale leadership sud sudanese -, che avevano lasciato la città.

Molti sono stati uccisi dagli assalitori, poi il camion è stato incendiato e le persone all’interno sono state bruciate vive.

Due esempi, tra i molti possibili, che confermano i timori di un possibile genocidio nel prossimo futuro. Ma quello che succede a Yei succede anche in molti altri posti nel paese: Wau, Yambio, Kajo Keji, per nominarne alcuni. Su scala leggermente minore, per ora, ma un peggioramento è possibile in qualsiasi momento.

Hrw conclude il suo rapporto chiedendo l’imposizione di un embargo per le armi, l’aumento di sanzioni mirate ad esponenti della leadership, il supporto all’organizzazione di un tribunale ibrido, cioè parzialmente costituito da giudici internazionali, per processare i colpevoli di quanto avvenuto duranti gli ormai quasi tre anni di guerra civile.

Esattamente quello su cui non è stato trovato l’accordo nell’ultimo Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Non solo libiche le armi nel Sahel

Sorgente: Il Sud Sudan sprofonda – nigrizia.it

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