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Una domanda a Renzi e a una legione di miei ex compagni

di Fabio Mussi

Ma perché nessuno fa mai una domanda semplice semplice al torrenziale presidente del Consiglio? “Scusi, presidente Renzi, ma Lei, come ha votato nel referendum costituzionale del 2006?”. Si trattava di referendum confermativo -come quello di quest’anno, 2016- di una riforma costituzionale approvata dalla maggioranza del Parlamento legittimamente in carica (ed eletto con una legge elettorale non incostituzionale). La riforma prevedeva, tra l’altro, il superamento del bicameralismo perfetto, la revisione dei poteri di Stato e Regioni, la riduzione del numero dei parlamentari, la riduzione dei costi della politica. BastavaunSì. O no?
So per certo che tutti i miei ex, allora Ds oggi Pd, in maggioranza ora fieri alfieri del Sì, votarono No. E Matteo Renzi, all’epoca, già passati i trent’anni, presidente della Provincia di Firenze, che fece, che fece? Suppongo che scelse il No, come tutto il centrosinistra. Se avesse la cortesia di confermare, gliene sarei grato.
Suppongo anche che, nel caso avesse davvero votato No, l’avesse fatto perché, nonostante tutte quelle bellurie di allora che egli vanta anche nella riforma così fortemente voluta dal suo governo oggi, non fosse convinto della bontà del complessivo impianto della nuova costituzione sottoposta a referendum. Giusto. È il modo in cui ho ragionato anch’io, e la grande maggioranza dei cittadini che votarono bocciando la riforma.
Era un cambiamento, purtroppo sbagliato. Cui ci si oppose a ragion veduta, compreso Renzi Matteo di Rignano sull’Arno, e non perché mossi dall’odio e dal rancore, o inguaribilmente affetti da una psicopatologia da bastian contrari.
Allora perché tanto ininterrotto fiammeggiare oggi -assai stridente in bocca a chi governa da tre anni, e ha dalla sua le corazzate del potere economico e finanziario- contro l'”accozzaglia” del No, tutti difensori delle “poltrone, dei privilegi, della casta”? A me, come a molti altri, capita di votare No dopo aver valutato la qualità e gli effetti della attuale riforma costituzionale. Punto.
Non mi spingerò a dire che “fa schifo” (secondo il ponderato giudizio di Massimo Cacciari, che conseguentemente vota Sì), mi limiterò a dire che non mi piace perché impoverisce la democrazia e concentra il potere.
Tanto più accoppiata all’Italicum, la legge elettorale imposta a suon di voti di fiducia, ieri esaltata come la più bella del mondo, oggi giudicata trattabile (che ovviamente resterà, nonostante Cuperlo, se vince il Sì). E l’idea, su cui c’è gran battage, che non ci sia alcun rapporto tra riforma costituzionale e legge elettorale, è una “scemenza asinina”: i “sistemi politici” son determinati da assetti istituzionali, leggi elettorali, stato dei soggetti politici in campo. Per questo si chiamano “sistemi”.
“Chiacchiere”, si dirà, perché “bisogna cambiare”. E cambiar bisogna. Purché si sappia che i cambiamenti son di tanti tipi: correzioni, restauri, aggiornamenti, riforme, controriforme, reazioni. E incasinamenti. Il cambiamento tanto voluto da Renzi è del settimo tipo rafforzato: “incasinamento pericoloso”. E questo è un libero e meditato giudizio.
Perciò: presidente Renzi, se Lei ha votato No, come immagino voglia confermare, in un altro referendum costituzionale, abbia rispetto per chi vota No in questo. Compreso il rispetto dovuto a molti esponenti del suo partito.
Ascolti Richard Sennett (che peraltro temo non avrebbe apprezzato il suo Jobs Act): “Il rispetto non costa niente. Perché, allora, ne viene dispensato così poco?”. Soprattutto da chi sta in alto, al governo, nel cuore dell’establishment, e non tra i reietti e gli esclusi, di cui si possono ben comprendere la ribellione e la rabbia (do you know Trump?).

Sorgente: facciamosinistra!: Una domanda a Renzi e a una legione di miei ex compagni

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