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Referendum, il popolo del Family day in piazza per il ‘no’. Ma i cattolici si dividono – Repubblica.it

repubblica.it/ – Referendum, il popolo del Family day in piazza per il ‘no’. Ma i cattolici si dividonoI vertici della Chiesa hanno lasciato carta bianca per il voto e così, anche gli oppositori delle unioni civili, sono indecisi.

Domani manifestazione nazionale del Comitato famiglie per il ‘no’ a Verona    – di PAOLO RODARI e ALESSIA CANDITO

ROMA – Massimo Gandolfini, leader del popolo del Family Day, continua a ripeterlo durante i tanti incontri pubblici – centinaia nelle parrocchie italiane – a cui partecipa in queste settimane: “Renzi non ci ha ascoltato, votate ‘no'”. Insomma, la vendetta – termine che a lui non piace – per la legge sulle unioni civili è servita a freddo, sul piatto del referendum costituzionale.

Ma quanto conta il suo popolo? Davvero i cattolici – erano due milioni al Circo massimo secondo Gandolfini, in rappresentanza di molti altri rimasti a casa – conteranno per la vittoria finale del No?

Difficile rispondere. La sensazione, comunque, è che anche fra i duri e puri del ‘no’ alle unioni civili e del ‘sì’ alla vita, sul referendum vi siano pareri disomogenei. Nel senso che non tutti i cattolici – molti neocatecumenali, alcuni ciellini e altri di aggregazioni varie presenti al Circo Massimo sono decisi per il ‘no’. L’incertezza, anche fra i cattolici, regna sovrana.

Soprattutto perché, ancora una volta, i vertici della Chiesa non hanno avallato alcuna campagna referendaria, hanno lasciato carta bianca e tutto questo ha un peso fra i credenti.

Gandolfini ci prova. Dopo centinaia di incontri in tutta Italia, lui e il suo “Comitato famiglie per il ‘no'” organizza una manifestazione nazionale di piazza domani, a Verona. Dal palco i vertici del movimento illustreranno le ragioni della loro contrarietà alla riforma costituzionale.

Un ‘no’ motivato, dicono, e ragionato per fermare l’attacco ai principi della sussidiarietà e della rappresentanza democratica, e per denunciare la deriva antropologica che mette in un angolo la famiglia, annulla i corpi intermedi e allontana la partecipazione del popolo alle decisioni che lo riguardano.

Oltre a Verona, ci saranno analoghe manifestazioni in tutta Italia. Così, ad esempio. questo pomeriggio a Reggio Calabria, il laicato cattolico si dà appuntamento per un “incontro dibattito di respiro nazionale” per dire ‘no’ alla riforma.

Due le norme che a detta dell’inedito schieramento testimoniano la ‘preoccupante’ rotta del governo, la legge Cirinnà sulle unioni civili e il Jobs act.

A Reggio sono il comitato del Family day e il Movimento Cristiano Lavoratori a schierare i propri vertici nazionali: Vincenzo Massara, per il Mcl e Giancarlo Cerrelli, per le ‘Famiglie per il ‘no’ al referendum’, insieme al numero uno del Fast, sindacato autonomo dei trasporti.

Cattolici divisi. A ben vedere, come per il Family Day del Circo Massimo, le organizzazioni cattoliche sono divise. I grandi movimenti ecclesiali non hanno dato indicazioni di voto e anzi, una parte di essi ha implicitamente fatto capire di essere più propensa a votare ‘sì’. Il tutto mentre il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha invitato i credenti a informarsi personalmente al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze.

Alcune autorevoli voci della Chiesa hanno comunque offerto orientamenti più precisi. Tra i primi a intervenire i gesuiti di Civiltà Cattolica con un articolo di padre Francesco Occhetta, che ha posto tra i criteri di riferimento un’attenzione al merito libera da strumentalizzazioni politiche.

Per il ‘sì’. Le Acli, dopo un lungo e appassionato dibattito interno, motivano il ‘sì’ alla riforma partendo dai dati di fatto, ma in sostanza ripetendo alla lettera il credo di Renzi – Boschi: “Prima di tutto c’è il tema del bicameralismo paritario – ha detto Rossini – lo stiamo vivendo sulla nostra pelle: stiamo proponendo insieme ad altri soggetti dell’alleanza contro la povertà legge che introduce reddito di inclusione sociale.

È stata approvata alla Camera ora deve passare al Senato, ma già sappiamo che ci saranno cambiamenti e quindi ripasserà alla Camera. Se il bicameralismo fosse stato non paritario oggi già avremmo la legge”.

Tra chi ha scelto il ‘sì’ ci sono costituzionalisti cattolici come Stefano Ceccanti, Marco Olivetti, Francesco Clementi, Giuseppe Ignesti, Angelo Rinella, Lorenza Violini, ma anche il vicepresidente nazionale dei laureati cattolici, Luigi D’Andrea e lo storico Francesco Malgeri. “Fu il congresso della Fuci di Bari del marzo 1989 a lanciare l’idea di un referendum, su questi stessi temi – spiega Ceccanti –.

L’idea era ed è che i governi dovessero essere espressione chiara dei cittadini e questo esigeva una sola Camera che dà la fiducia per non esporsi a maggioranze diverse. Rispetto al tema dei rapporti tra regioni e seconda camera, è un tema che i cattolici democratici avevano approfondito già ai tempi dell’Assemblea Costituente.

Francamente, non capisco cosa i cattolici del no vogliano difendere. In particolare, c’è chi si preoccupa di una politica subalterna a pezzi di economia, ma poi difende un sistema di veti che favorisce proprio quei fenomeni”.

Per il ‘no’. Dalla parte del ‘no’, invece, l’ex ministro della Giustizia e vicepresidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, secondo il quale “la riforma introduce una serie di errori che la rendono un’insalata russa andata a male”, ma anche i costituzionalisti Valerio Onida, Ugo De Siervo e Raniero La Valle.

Oltre a loro, tra gli altri, padre Alex Zanotelli, Vittorio Bellavite del movimento di contestazione ‘Noi Siamo Chiesa’, storiche riviste dell’area cattolico-progressista come Adista e Il tetto.

Con Gandoflini si schierano apertamente per il ‘no’ il Movimento Cristiano Lavoratori, che non nasconde la forte valenza politica di questo voto.

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