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L’Europa punta sulla continuità ma teme un governo euroscettico – corriere.it

corriere.it – L’Europa punta sulla continuità ma teme un governo euroscettico. Scambi febbrili tra cancellerie e ambasciate sul dopo referendum. Critiche sui toni anti Ue di Renzi. Perché il premier è ritenuto «la migliore opzione contro i populismi»  –  di Massimo Franco

Ritengono che Matteo Renzi sia ancora «la migliore opzione contro i populismi». Sperano che dopo il 4 dicembre non si debbano «cambiare di nuovo i numeri di telefono del governo italiano», come spiega semiserio un ambasciatore. Ma temono il suo «populismo dall’alto». Mettono in fila gli attacchi crescenti all’Europa durante la campagna referendaria. Registrano che i sondaggi confortano la retorica anti-Bruxelles.

Si accorgono che nello stesso Pd l’irritazione contro la Commissione Ue e contro la Germania, in particolare, stanno lievitando. E si chiedono con apprensione se l’offensiva «elettorale» del premier nei confronti delle istituzioni continentali finirà dopo la consultazione sulle riforme, o continuerà.

Sovraccarico di significati politici

La vera domanda che rimbalza nelle cancellerie europee è questa, molto più della vittoria del Sì o del No. Sull’esito del referendum italiano, nonostante rimanga una preoccupazione istintiva, la sensazione diffusa è che i mercati finanziari abbiano già scontato i possibili contraccolpi.

Quanto è accaduto dopo la Brexit in Gran Bretagna il 23 giugno scorso e in seguito all’elezione di Donald Trump l’8 novembre negli Stati Uniti, in qualche maniera rassicura.

E tende a declassare l’appuntamento italiano a perturbazione minore. Pesa il sovraccarico di significati politici attribuito a quella scadenza dallo stesso Renzi: un possibile boomerang. Nelle analisi degli alleati occidentali, è preferibile la continuità del governo. Ma soprattutto influirà la strategia che Palazzo Chigi e l’Italia saranno in grado di trasmettere nei prossimi mesi.

L’incubo degli altri governi europei, alle prese con un’ondata anti-sistema che ipoteca le elezioni in Francia nell’aprile del 2017 e in Germania in autunno, è un Renzi che «combatte il populismo con il populismo».

Il timore è che un’impostazione del genere si sedimenti nell’opinione pubblica e la sposti sempre più su posizioni euroscettiche.

«Alla fine, il governo si ritroverebbe prigioniero della propria retorica. Rimettere nel tubetto il dentifricio antieuropeo diventerebbe difficile», si fa notare.

Junker «furibondo»

Il problema è che, più aumentano le difficoltà del suo governo, più Renzi intravede nelle cancellerie europee e nella Bce il fantasma di un commissariamento della politica economica. Il suo assillo non sono né la minoranza del Pd né il fronte del No né le opposizioni.

Lo spettro da esorcizzare è il «governo tecnico» che qualcuno addita come unica via d’uscita per far riprendere l’economia; e che invece è considerato una negazione della democrazia e il fallimento della politica.

Per questo lo scontro con Bruxelles potrebbe continuare anche nei prossimi mesi, sebbene in realtà l’Ue punti sull’attuale governo anche per il futuro.

Un profondo conoscitore della Commissione definisce il presidente Jean-Claude Juncker «furibondo» con il premier italiano per il modo in cui bolla da tempo i vertici di Bruxelles, definendoli burocrati.

E ritiene che i «dispettucci» delle ultime settimane abbiano reso l’Italia più invisa. Ha colpito la decisione, corretta rapidamente, di togliere la bandiera europea dallo sfondo dello studio di Palazzo Chigi. Né è piaciuto il modo in cui, nell’ultima visita a Washington, un Renzi convinto della vittoria di Hillary Clinton ha contrapposto l’America di successo a un’Europa in profonda crisi, della quale il mondo intero sarebbe preoccupato.

«Austerità miope»

La vittoria di Donald Trump ha sgretolato la sponda Usa di Palazzo Chigi; e ha restituito al Vecchio continente un Renzi più solo. «L’Ue è una rete di protezione reciproca. Ma l’Italia ultimamente sta causando smagliature», è la critica. «Una certa superficialità non aiuta.

Danneggia l’Unione e rende l’Italia meno influente in una realtà che deve tenere conto di 27 Paesi; è imperfetta e complicata; e ha regole da rispettare», spiega l’ambasciatore di una nazione europea. In realtà, non tutti le rispettano, e su temi come l’immigrazione le rimostranze italiane sono difficili da contestare.

La crescita di umori antitedeschi rilevata da un recente sondaggio della Fondazione Ebert nell’opinione pubblica italiana è una novità dell’ultimo anno.

La Germania è identificata con una linea di «austerità miope», e la Commissione Ue percepita come portavoce degli interessi tedeschi.

E l’Italia deve fronteggiare la sfiducia sulla sua volontà e capacità di riformarsi e di risanare i conti pubblici. Il risultato è una divergenza che campagne referendarie e elettorali rischiano di ingigantire. «Sono attacchi che finiranno col referendum», si assicura nei rapporti diplomatici.

E la voce grossa di Renzi alla fine potrebbe fargli ottenere alcune concessioni. Ma non va escluso che di qui a qualche mese si ritrovi nel ruolo scomodo di capro espiatorio, sacrificato anche per velare le crisi altrui.

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Sorgente: Corriere della Sera

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