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Le storie delle vittime – La Stampa

lastampa.it/ – Le storie delle vittime  – a cura di nadia ferrigo

Mamme e figlie, ragazze tradite dal primo amore e donne che non riescono più a fuggire dall’inferno di un matrimonio scandito da botte e insulti.

Nelle storie raccolte nelle scorse settimane sul nostro sito con l’iniziativa #AlzaLaVoce, c’è il dolore di una finestra aperta sul vuoto e la convinzione che l’unico modo per salvarsi sia saltare giù.

Laura Boldrini : “Stop agli insulti sessisti, ho chiesto di eliminarli dai social”

La paura di essere violentata ogni notte, la rabbia per non aver avuto il coraggio di denunciare al primo pugno. E poi l’inadeguatezza della legge, che non riesce a impedire a un uomo pericoloso di continuare a presentarsi ogni notte sotto casa, e urlare la sua follia.

Tante si chiedono se il seme della violenza non stia nella cultura maschilista, nell’educazione sbagliata. Tutte concludono le testimonianze con lo stesso messaggio: bisogna smettere di vergognarsi, di sperare in un domani migliore. E reagire, senza aspettare il secondo schiaffo.

CORTINA D’AMPEZZO

“Ogni volta si pentiva poi ricominciava”  

Sono stata con il mio ex per un anno e mezzo. Lui era molto geloso, non potevo uscire con le mie amiche, mi umiliava dicendomi che ero stupida perché «femmina». Ha iniziato con pugni sulle braccia, calci, strattoni, morsi.

Mi ricattava, urlava che mi avrebbe ammazzato e poi si sarebbe suicidato.

Si pentiva ogni volta, ma poi ricominciava. Ho dovuto cambiare città. Ero sicura di riuscire ad affrontare tutto da sola, ma più il tempo passa più sto male. Ogni macchina che vedo simile alla sua, mi si ferma il cuore.

G. 19 anni

BOLOGNA 

“Attraverso la tempesta insieme a mia figlia”

Il mio corpo apriva la persiana e usciva in balcone, mentre la mia testa diceva di no. Mi ha fermato il freddo della notte. Ho intrapreso un percorso con una psicologa e con le mie forze ce l’ho fatta. Oggi sono passati dodici mesi esatti da quella notte, ho ripreso la mia vita, mia figlia è con me e stiamo attraversando la tempesta insieme. Lui continua a minacciare, insultarmi e lanciarmi maledizioni, ma la sua prepotenza mi fa sempre meno male.

P. 39 anni

MONZA E BRIANZA 

“Mi segue ovunque vivo in prigione”

Dopo anni di pestaggi, insulti e violenze quotidiane a luglio di due anni fa abbiamo firmato la separazione consensuale. Il giorno dopo sono scappata, dopo l’ennesimo tentativo di violenza sessuale. Quando ho conosciuto un uomo con il quale ho iniziato una relazione, si è scatenato l’inferno.

Abbiamo sopportato insulti, gomme tagliate, inseguimenti, fino a che dopo innumerevoli denunce gli è stato dato l’allontanamento prima e gli arresti domiciliari poi. Finiti gli arresti domiciliari, tutto è ricominciato. Non è più vita, noi siamo in galera.

M. 54 anni

CHIVASSO (TORINO) 

“Ho conservato i capelli che lui mi ha strappato”

Conservo ancora, in una bustina, i capelli che mi ha strappato quando mio figlio aveva tre mesi e piangeva spaventato sul fasciatoio. Al processo il giudice lo ha «sgridato» per avermi sottratto un diario. Le botte che ho preso alle braccia, i morsi, il dolore alla cervicale per quando mi strappava i capelli tirando con forza, le strizzate alle orecchie e al naso perché così non rimanevano segni?

Vorrei che anche solo uno schiaffo bastasse come capo d’ accusa per tutte quelle donne che dopo di me avranno la sventura di incontrare un personaggio del genere.

Sorgente: Le storie delle vittime – La Stampa

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