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La violenza colpisce una donna su 3 «E un’epidemia sanitaria globale»  – 27esima ora

27esimaora – La violenza colpisce una donna su 3 «E un’epidemia sanitaria globale»   –  Sara Gandolfi

Nel mondo una donna su tre subisce violenza. Una vera e propria «epidemia», secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): gli abusi fisici e sessuali sono infatti una delle prime cause di morte o invalidità permanente per le donne.

Nel 42% dei casi si tratta di lesioni e infortuni, ma l’agenzia dell’Onu rileva anche il rischio di gravidanze indesiderate, aborti indotti, problemi ginecologici e infezioni a trasmissione sessuale, compreso l’Hiv. Senza contare le ricadute psicologiche, sia sulle vittime sia sui loro figli.

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Le conseguenze sulla salute

Secondo le stime dell’Oms, diffuse in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, almeno il 35 per cento delle donne ha subito nel corso della propria vita uno stupro o un episodio di violenza domestica.

Con conseguenze pesanti sulla salute: le donne abusate fisicamente o sessualmente hanno 1,5 volte più probabilità di contrarre infezioni a trasmissione sessuale, tra cui l’HIV, rispetto alle altre.

Una violenza durante la gravidanza, poi, aumenta anche la probabilità di dare alla luce bambini nati morti o di avere un aborto spontaneo. Inoltre, queste forme di violenza possono portare a depressione, disturbi da stress post-traumatico e disturbi del sonno, alimentari, stress emotivo e tentativi di suicidio.

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 La prevenzione indispensabile

L’Oms sottolinea che la prevenzione è possibile, anzi necessaria: «E’ provato che i programmi scolastici sono efficaci nella prevenzione della violenza all’interno della coppia — si legge nel rapporto — .

Negli ambiti a basso reddito, ha dimostrato efficacia la strategia che punta all’emancipazione economica e sociale delle donne, attraverso strumenti quali il microcredito, combinata con programmi di formazione alla parità e iniziative comunitarie che affrontino la diseguaglianza di genere».

Il record dell’Etiopia

In situazioni di conflitto, post-conflitto o fra i migranti, la violenza del partner e più in generale gli abusi sulle donne diventano una minaccia ancor più pesante. Un confronto di dati, da questo punto di vista, può essere illuminante: in Giappone circa il 15% delle donne ha denunciato violenza fisica o sessuale da parte di un partner nel corso delal sua vita, in Etiopia questo dato sale al 71 per cento.

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«Attuiamo il piano d’azione globale»

«È sempre più necessario — ha dichiarato Flavia Bustreo, candidata dall’Italia alla Direzione generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità e dal 2010 vice- direttore per la salute della famiglia, delle donne e dei bambini – fare in modo che i Paesi comincino ad attuare il Piano d’azione globale che preveda un rafforzamento della capacità di risposta dei sistemi sanitari ai casi di violenza ma, soprattutto, un rafforzamento dei programmi di prevenzione e il miglioramento dell’informazione.

I Paesi devono adottare azioni contro il proliferare della violenza di genere, sostenere un impegno politico chiaro, condiviso e universale contro gli episodi di violenza di genere, allocare risorse umane e finanziarie e assicurare l’accesso ai servizi».

Molto da fare, anche in Italia

Nel maggio 2016, dopo lunghi negoziati, i Paesi membri dell’Oms, inclusa l’Italia, hanno approvato Il Piano di azione globale sulla violenza contro le donne, le ragazze e i bambini, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. L’Italia, tra l’altro, è stata uno fra i primi Stati a ratificare la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, entrata in vigore nell’agosto di due anni fa.

Eppure nel nostro Paese, fa notare Flavia Bustreo, «la violenza di genere è un crimine che non viene denunciato in oltre il 90 per cento dei casi. E nella maggior parte dei casi il colpevole è un partner o un ex partner, solo in rare circostanze si tratta di uno sconosciuto».

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Sorgente: Corriere della Sera

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